Realismo, attualismo, tecnica, sottosuolo del nostro tempo, Emanuele Severino, Introduzione a Giovanni Gentile,L’attualismo, Bompiani, Milano 2014, pp. 9-10. Citazione proposta da Vasco Ursini

Realismo, attualismo, tecnica, sottosuolo del nostro tempo

Il “realismo” è la prospettiva all’interno della quale scienza e tecnica anche oggi procedono. Non senza alcune spinte in direzione opposta, ad esempio la fisica quantistica di Heisenberg. Per il realismo il mondo esiste indipendentemente dalla conoscenza umana. E’ una prospettiva filosofica (in certo senso ereditata da alcune configurazioni storiche del senso comune). Adottando la quale, la tecno-scienza è oggi capace di trasformare radicalmente il mondo: più di qualsiasi altra forza che abbia tentato e tenti di farlo. Anche per questo motivo la filosofia del nostro tempo ha sempre più emarginato la prospettiva “idealistica” – per la quale, invece, il mondo, la natura, Dio stesso ‘non’sono indipendenti e separabili dalla conoscenza umana. Inoltre, per “idealismo” si è inteso soprattutto l’idealismo assoluto di Hegel, sì che il generale atteggiamento, divenuto preminente, di rifiuto della tradizione metafisica ha inteso la propria presa di distanza da Hegel, in cui la metafisica giunge al proprio culmine, come la definitiva chiusura dei conti con l’idealismo i quanto tale.
Eppure realismo e idealismo hanno in comune un tratto fondamentale: la convinzione che la realtà includa la realtà che ‘diviene’. Alle culture che precedono la filosofia non è certamente ignota la trasformazione continua e variegata del mondo: teogonie e cosmogonie e, in generale, le metamorfosi costantemente presenti nel mito, la attestano nel modo più esplicito. Ma è loro ignoto il senso che la filosofia, sin dal primo inizio, assegna al ‘divenire’ – che rimane alla base dell’intero sviluppo della civiltà occidentale, ossia della dimensione i cui tratti essenziali si sono posti ormai alla base di ogni altra civiltà.
Sin dall’inizio la filosofia intende il divenire come “unità di essere e di non essere”. Ciò che diviene, infatti, “è” sin tanto che è, ma nel proprio passato e nel proprio futuro “non è”, e quindi, come diceva Platone, di esso non si può dire, separando il suo essere dal suo non essere, né soltanto che “è”, né soltanto che “non è” (Civitas, 479 e), ma è necessario dire che “insieme è e non è” […], ossia è appunto “unità di essere e di non essere”. Anche Hegel definisce così il divenire – ma oramai è il senso comune ad esser convinto che le cose del mondo che ora “sono”, prima “non erano” ancora e poi “non saranno” più, e cioè, insieme, sono e non sono.

D’altra parte la filosofia porta alla luce un senso inaudito del divenire perché indica un senso inaudito dell'”essere” e del “non essere”, dei quali il divenire è l’unità. Ossia porta alla luce l’opposizione infinita che sussiste tra l”essere’ e il ‘nulla’ (che è appunto la forma più radicale del non essere), intendendo l’essere come ciò che ‘ogni’ cosa (e si intenda questa parola nel senso più ampio) ha in comune con ogni ‘altra’, e che pertanto costituisce e configura la totalità della realtà; e intendendo il nulla come la totale assenza di ogni forma di essere.
Orbene, per lo più non si comprende come sia proprio il senso greco del divenire, che realismo e idealismo condividono, a far sì che il realismo, nonostante il suo attuale predominio sociale, sia destinato a mostrare la propria debolezza concettuale rispetto all’idealismo; ma non rispetto all’idealismo genericamente inteso, bensì rispetto a quella forma specifica di idealismo che è l'”attualismo” di Giovanni Gentile.
Questa affermazione riesce sorprendente già nella cultura italiana; in quella internazionale, poi, può suonare come un’esagerazione fuori luogo. Ma se si riesce a raggiungere il ‘sottosuolo’ essenziale del nostro tempo, al di là cioè di quanto il nostro tempo crede di sapere di sé, ci si imbatte in qualcosa di estremamente più sorprendente e sconcertante. Innanzitutto l’essenziale ‘solidarietà’ tra attualismo e tecno-scienza.

(Emanuele Severino, Introduzione a Giovanni Gentile,L’attualismo, Bompiani, Milano 2014, pp. 9-10)

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