Il “realismo” e le “stravaganze” di Maurizio Ferraris evidenziate da Mario Ciattoni, segnalato da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

Il “realismo” e le “stravaganze” di Maurizio Ferraris evidenziate da Mario Ciattoni.

Mario Ciattoni

Maurizio Ferraris, professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino, propone di distinguere tre tipi di oggetti: “gli oggetti fisici (i sassi, le montagne, i fiumi, ecc.), che occupano un posto nello spazio e nel tempo e che non dipendono dai soggetti; gli oggetti ideali (le teorie matematiche, ecc.), che non occupano un posto nello spazio e nel tempo, e che non dipendono dai soggetti; e infine gli oggetti sociali (le banconote, i contratti, le promesse, i matrimoni, ecc.) che occupano un modesto posto nello spazio e nel tempo, e che dipendono dai soggetti, pur non essendo soggettivi”.
Nel volume di Ferraris Il tunnel delle multe ci imbattiamo nella seguente sentenza: “Senza gli uomini, le montagne resterebbero quello che sono, e i numeri manterrebbero le medesime proprietà, mentre non avrebbe alcun senso parlare di offese e di mutui, di premi Nobel e di anni di galera”. Dunque, Ferraris ci sta dicendo che sia gli oggetti fisici sia gli oggetti ideali esisterebbero anche senza gli uomini, ma se non ci fossero gli uomini, non avrebbe senso parlare di oggetti sociali. Ebbene: queste considerazioni per Ferraris sono ovvie, del tutto scontate, come per lo più viene ritenuta ovvia la convinzione che noi uomini siamo esseri insignificanti nell’immensità di un universo che ci trascende.
Faccio un veloce esperimento mentale: provo a immaginare un universo senza uomini. Non è forse facilissimo immaginare il “nostro” universo pieno soltanto di “oggetti fisici” e “ideali”? Apparentemente sì, però un universo senza uomini, ossia tutto pieno soltanto di galassie, stelle, con il nostro pianeta pieno di montagne, onde dell’oceano profondo, laghi, giungle impenetrabili, sterminati deserti, vulcani, pietre, ruscelli, colate di lava, spiagge bianchissime, ghiacciai, fondali marini, numeri, ecc., è un universo…Immaginato, ossia pensato. Che cosa voglio dire? Voglio dire che c’è una difficoltà sul piano logico: per immaginare sino in fondo un universo senza uomini devo tirar via anche il “mio” pensiero che pensa un universo senza uomini, perché, forse è il caso di sottolinearlo, se un universo è senza uomini, allora, in quell’universo fatto SOLTANTO di “oggetti fisici” e “ideali”, non ci sono nemmeno io; in quell’universo non viene meno soltanto la mia capacità di sperimentare qualcosa, di vedere, toccare, odorare, gustare, ma è assente pure la mia capacità di “immaginare” qualcosa, ossia è assente tutto il mio mondo interiore fatto di fantasie e desideri; in quell’universo è assente pure la mia capacità di pensare quel pensiero che ritiene che sia pensabile un universo senza uomini, ossia un universo pieno soltanto sia di “oggetti fisici” che “ideali”. Un universo siffatto è peggio del buio pesto: nulla posso dire di un mondo nel quale io non esisto. Certo, la storia ci racconta gli avvenimenti storici, la cosmologia ci racconta gli avvenimenti cosmologici, ma sono…Racconti. Chiediamoci: che cos’è un “racconto”? Di più: non dobbiamo dare nemmeno per evidente il significato di una parola chiave come “uomo”…

via (1) Amici di Emanuele Severino

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