Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino proposto da Nicoletta Cusano nelle ultime pagine del suo “Emanuele Severino – Oltre il nichilismo”, Morcelliana 2011, ri proposto da Vasco Ursini. Prima parte

Vasco Ursini a Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino proposto da Nicoletta Cusano nelle ultime pagine del suo “Emanuele Severino – Oltre il nichilismo”, Morcelliana 2011:

De-stino: significa lo “stare innegabile dell’essere”. Il termine deve essere inteso in senso etimologico: il “de-” non ha significato depotenziante ma potenziante (Severino richiama il caso del verbo latino “de-amo” che significa “amare più intensamente”); “-stino” che dal verbo greco da cui deriva significa “stare”. Il de-stino è dunque lo stare innegabile ed eterno che “sta e non cede” alla propria negazione.

Necessità: indica l’impossibilità che il destino “ceda” al proprio negativo. Il fondamento di tale impossibilità consiste nella immediata autonegatività della negazione del destino.

Epi-stéme e anti-epistéme: sono le due forme fondamentali di sapere all’interno della civiltà occidentale. Sono in antitesi tra loro, poiché l’epistéme è affermazione dell’esistenza di una verità assoluta e definitiva mentre l’antiepistéme è negazione che tale verità possa esistere, ma hanno il medesimo fondamento: la fede nell’evidenza del “divenire”. Per questo non si deve confondere il de-stino severiniano con l’epistéme occidentale.

Nichilismo: la fede nell’evidenza del divenire porta a ritenere che l’essente sia essenzialmente libero di oscillare tra l’essere e il niente, ovvero che il suo “ciò che” sia originariamente separato dal suo “è”. Da Platone in poi l’ente è quel “non-niente” cui compete essenzialmente la libertà di venire dal niente e tornare nel niente. Per questo Severino, riprendendo Parmenide, definisce gli abitanti della civiltà occidentale “dikranoi”, ossia dalla “doppia testa”, e parla di “follia” del nichilismo, mettendone in luce il carattere essenzialmente “inconsapevole”: il nichilismo non si accorge di pensare l’essere come nulla, ma crede, al contrario, di pensarlo come essere. Un esempio primario è il principio di non contraddizione aristotelico, che, temporalizzando l’essere, identifica l’essere al non essere proprio nell’atto in cui è convinto di contrapporli. In questo senso il nichilismo è definito l’ “inconscio del mortale”.

Mortale: all’interno del nichilismo l’uomo è convinto di essere mortale, pur essendo presente in lui, seppur nel più profondo inconscio, la propria eternità. L’uomo è questa convivenza. Per questo Severino definisce “mortale” chi dimora nel nichilismo, intendendo la dimensione in cui ha luogo lo scontro tra il destino e l’isolamento dal destino.

Isolamento: è la fede che separa l’essente dal destino e dunque vuole l’impossibile. L’isolamento fondamentale consiste nell’isolare il “ciò che” dell’essente dal suo “è”.

Struttura originaria: è la “sintassi” fondamentale dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto un esente appare. In questo senso essa è il “fondamento”, anzi l’ “essenza del fondamento”. Ciò significa che essa non è “semplicemente” fondamento, ma che è ciò che il fondamento deve essere per essere fondamento: essere fondamento significa essere “originario” ed essere originario significa essere “struttura”. Originario “significa” immediatamente essente e immediatamente apparente, ovvero essente per sé e non per altro (se fosse noto o essente per altro, non sarebbe originario). Che l’essere sia è “per sé noto”: ciò per cui l’essere è noto è lo stesso essere che è noto. Ciò significa che l’essente è “immediatezza fenomenologica” (F-immediato”), ovvero l’immediatezza della “presenza” della connessione tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è”. L’immediatezza della “connessione” tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è” è l’immediatezza dell’identità-incontraddittorietà dell’essere: “immediatezza logica” (L-immediato”). Il fondamento è originario perché la sua negazione è tolta originariamente (in quanto autonegazione immediata); se non fosse originario, non sarebbe fondamento. Dunque il fondamento è originario e l’originario è fondamento. Ma in questo modo il fondamento-originario è un “fascio” di significati, un semantema complesso, un “complesso” di predicazioni e significati cooriginari: una “struttura”. L’essere è “struttura” in quanto è “originario”, ed è “originario” in quanto è “struttura”. La “struttura originaria è il complesso logico-semantico che costituisce la “forma essenziale” di ogni essente, ciò che ogni essente “formalmente” “è”, o meglio, ciò con cui è necessariamente “in relazione”.

(Questo glossario continuerà in un prossimo scritto).

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