Emanuele Severino sul problematicismo di Ugo Spirito

Emanuele Severino sul problematicismo di Ugo Spirito

Vasco Ursini a Amici di Emanuele Severino

Il problematicismo riconduce l’attualismo allo scetticismo e lo vede incapace di resistere “alla logica dell’argomento contro lo scettico”. L’attualismo cadrebbe nella “più flagrante contraddizione”, perché pone come definitiva e immutabile l’affermazione che non vi è nulla di definitivo e di immutabile.
Ma lo scetticismo di cui parla Spirito (e insieme a lui molti altri) è un’astrazione, non è una figura storica. Non esiste nella storia dell’Occidente una filosofia che abbia negato senza motivi ogni verità definitiva. Nella sua concreta configurazione storica, lo scetticismo non è una gratuita volontà di negare la verità. Tutte le forme di scetticismo storicamente apparse, e quindi gran parte della filosofia contemporanea, sostengono in modi diversi l’impossibilità di ogni verità definitiva ‘che pretenda di porsi al di là e al di sopra del divenire del mondo, come sua spiegazione’.
Ciò significa che ogni scetticismo comparso lungo la storia dell’Occidente, ‘non’ mette in questione la fede nell’esistenza del divenire, ma, collocandosi all’interno di questa fede (che quindi non appare mai come fede, ma come la suprema evidenza), ritiene che essa sia incompatibile con qualsiasi ‘altra’ convinzione che si presenti come verità definitiva o come Senso ultimo e definitivo del divenire del mondo – come Senso sovrastante al senso che il divenire di per se stesso possiede nel suo apparire evidente. Questo processo acquista un’intensità estrema nel pensiero contemporaneo. L’attualismo stesso avverte, in modo particolarmente rigoroso e consapevole, la necessità di salvare il divenire da ogni verità immutabile che, in quanto tale, lo renda impossibile. Il problematicismo di Spirito abbandona l’attualismo, perché anche l’attualismo renderebbe impensabile il divenire. Si tratta ora di rendersi conto che il passaggio dall’attualismo al problematicismo è un passo ‘indietro’, relativamente alla coerenza interna della fede nel divenire.

(Emanuele Severino, Oltre il linguaggio, Adelphi, Milano 1992, pp. 113 – 114).

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