Sulla negazione della differenza degli essenti, in Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Milano, Adelphi 2019, pp. 273-274

 

Poiché la struttura originaria è l’apparire dell’esser sé degli essenti che appaiono – e del loro non esser altro, ossia della loro differenza, la negazione della differenza è, insieme, negazione ‘dell’esistenza’ dei differenti. Negare che questa lampada differisca da questa finestra significa insieme negare che questa lampada e questa finestra esistano, giacché il loro esistere è il loro differire. L’esser “questa” da parte della lampada e della finestra significa che esse ‘appaiono’, e pertanto negare la loro differenza è insieme negare l’esistenza di essenti che appaiono nella struttura originaria. L’autonegazione della negazione della differenza dei differenti è cioè, insieme, l’autonegazione della negazione di ciò che appare. L’ ‘élenchos’ di quella prima negazione é cioè, insieme, l’ ‘élenchos’ di questa seconda negazione. Non se ne sono rese conto nemmeno le riflessioni, per giunta rarissime, che lungo la storia del pensiero occidentale hanno messo a tema l’ ‘élenchos’ della negazione dell’aristotelica ‘bebaiotate arché (‘principium firmissimum, ” principio di non contraddizione “).

(Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Milano, Adelphi 2019, pp. 273-274).

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