Emanuele Severino, La moda che elargisce alle masse l’apparenza di felicità, citazione da LA BILANCIA. Pensieri sul nostro tempo, BUR – Biblioteca Universale Rizzoli, 1992/2011, pagg. 24-26

La moda riflette fenomeni sociali molto profondi; come la pelle è il segno delle condizioni di salute del corpo. Herbert Spencer ha mostrato che la moda è l’opposto del cerimoniale. Il cerimoniale ha lo scopo di rendere visibile la differenza tra chi sta in alto, e ha autorità, e chi sta in basso. La parola latina caerimonia indica la venerazione delle cose sacre, resa visibile dal comportamento. Il cerimoniale è in vigore da quando chi sta in alto e ha il potere è anche qualcosa di sacro, che il cerimoniale ha appunto il compito di rendere pubblicamente percepibile.

La moda, invece, tende a rendere simile l’aspetto di chi sta in basso e di chi sta
in alto. È chiaro quindi perché in Europa l’affermazione della moda sia connessa
con l’ascesa della borghesia. […]

Nei continui cambiamenti della moda si rispecchia l’irrequietezza sociale, il bisogno di trasformare ciò che esiste. Si tratta di un bisogno che non può essere provato da chi si trova ai due estremi della scala sociale. Chi è in alto è potente e sta bene, e dai cambiamenti non può ricevere altro che danni. All’estremo opposto, l’immobilismo è invece dovuto all’impotenza. Chi vuol cambiare è dunque chi sta in mezzo: ha la forza di far cambiare le cose e da guadagnare cambiandole. È appunto accaduto alla borghesia. Hegel diceva qualcosa di simile, affermando che la storia è fatta dai “servi” (che si differenziano sia dai padroni, sia da chi muore di fame). E questo fenomeno si è riproposto nelle società di massa, dove è stato il proletariato a voler ridurre le distanze rispetto ai modelli borghesi. Sul piano dell’apparenza, il processo — la distruzione del cerimoniale borghese — è anzi già concluso. Per quasi tutta la giornata la commessa ha lo stesso aspetto della principessa d’Inghilterra o della figlia del grosso industriale. Ma, appunto, si tratta di una eguaglianza e quindi di una democrazia apparente. Il potere si è trasferito altrove. E tuttavia l’apparenza ha un peso che non possedeva in passato. Tutto ciò che conta non può rimanere nascosto, privato, chiuso nell’intimità, ma deve diventare pubblico, visibile a tutti. Questo è sempre accaduto per il potere.

Potente è chi vien riconosciuto tale dalla società. Oggi questo accade anche per la felicità. Felice è chi è riconosciuto tale dagli altri; e questo riconoscimento si produce sostanzialmente quando si sembra felici. Nei Paesi industrializzati la moda consente alle masse di sembrare felici e quindi elargisce loro una porzione di ciò che per la nostra cultura è la felicità reale. La pubblicità, poi, raddoppia l’apparenza, identificando quella porzione di felicità alla felicità piena e completa.

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