Un giudizio del compianto Franco Volpi su “Essere e tempo”, la cui attualità è fuori discussione, testo di Vasco Ursini

Vasco Ursini

Un giudizio del compianto Franco Volpi su “Essere e tempo”, la cui attualità è fuori discussione

A un intervistatore che gli pose questa domanda: “Mi sembra che nel suo intendimento di “Essere e Tempo” ci sia questa concezione della filosofia come praxis che incide sulla tendenza della vita verso quella che potremmo definire la sua disfatta. Ci potrebbe tratteggiare brevemente quello che è l’impianto di “Essere e Tempo”?”, Franco Volpi rispose così:

“Essere e Tempo è un titolo magico, due parole enigmatiche e allo stesso tempo accattivanti e intriganti che fendono come una crepa la comprensione della filosofia del Novecento e forse “Essere e Tempo” è l’opera che più di ogni altra, assieme al “Tractatus” di Wittgenstein, ha caratterizzato la riflessione filosofica contemporanea. Perché io credo che il segreto della profonda incidenza che “Essere e Tempo” ha avuto nel dibattito contemporaneo, il segreto della sua perdurante presenza nelle discussioni culturali e filosofiche dei nostri giorni stia nel suo particolarissimo statuto. “Essere e Tempo” non è semplicemente una teoria filosofica tra le altre, ma è il tentativo di ripensare a fondo l’accadere della filosofia occidentale nel suo insieme e di trovare una via d’uscita rispetto all’empasse, rispetto ai problemi e alla crisi in cui la filosofia tradizionale si era arenata. Come Heidegger riesce in questo compito? Riprendendo innanzitutto il problema fondamentale che ha caratterizzato la discussione filosofica occidentale e cioè il problema dell’essere. Ma declinando questo problema e facendo confluire in questo problema tutta una serie di inquietudini che caratterizzano l’uomo contemporaneo: la crisi dei valori assoluti, la crisi dei valori tradizionali, la ricerca di nuove risorse simboliche, l’attivazione di un atteggiamento lucido e disincantato rispetto al mondo contemporaneo in cui vediamo una macchina tecnica sempre più complessa e un uomo sempre più elementare. Heidegger risponde a tutte queste questioni raccogliendole nella grande questione tradizionale della filosofia, il problema dell’essere, ma affrontandole dfa una prospettiva assolutamente nuova, quella dell’analisi della vita umana nel suo particolare movimento, della sua particolare capacità di modificarsi in modo tale da rendere possibile una conduzione critica, un orientamento critico del movimento stesso. L’analisi dell’esistenza che Heidegger conduce in “Essere e Tempo” per risolvere la questione dell’essere, è in fondo un’analisi che, nascendo dall’esistenza stessa, si ripercuote sull’esistenza orientandola verso la sua riuscita, verso una sua forma riuscita, ‘quasi come se l’esistenza fosse un’opera d’arte a cui “Essere e Tempo” intende dare una forma bella’. Dunque lo Statuto di “Essere e Tempo” non è quello di una teoria astratta, ma quello di una filosofia pratica, che nascendo dalla vita ricade sulla vita cercando di orientarla verso il suo successo, verso la sua riuscita. In questo senso a me piace vedere in “Essere ne Tempo” non solo una filosofia pratica, ma una versione moderna dell’ “Etica Nicomachea”, che è il primo trattato di filosofia pratica vero e proprio nella storia della filosofia occidentale. Questo spiega molte delle categorie che Heidegger usa in “Essere e Tempo”, prima fra tutte quella dialettica di ‘autentico’ e ‘inautentico’ che connota in maniera così significativa l’andamento dell’intera opera, l’argomentazione portata avanti da Heidegger in tutta la prima parte dell’opera. Credo che in questa chiave di lettura, che vede in “Essere e Tempo” un trattato di filosofia pratica, si possa trovare la chiave per spiegare, almeno in parte, il successo di quest’opera. Naturalmente come tutte le grandi opere “Essere e Tempo” può essere vista da molti altri scorci, da molte altre prospettive, può essere considerato come, per esempio, un capitolo della storia di quella che è stata la religione della cultura occidentale, il suo valore simbolico. […] “Essere e Tempo” può essere letto anche come un grande romanzo gnostico proprio nel senso in cui Heidegger fa i conti con la finitudine, con la caducità dell’esistenza finita, cioè con quella dimensione di cui noi non disponiamo, ma nella quale siamo gettati e nella quale dobbiamo, in questa gettatezza, progettare la nostra esistenza. […]Nonostante le grandi figure che caratterizzano il pensiero primo novecentesco, Husserl, Dilthey, Rickert, Jaspers, e molti altri, Heidegger è convinto che la filosofia si trovi oggi in crisi, non sia più la grande filosofia di Platone, di Aristotele, di Kant e di Hegel, e che siano necessari un suo radicale rinnovamento e una trasformazione profonda della coscienza filosofica. Ebbene Heidegger è, dopo Hegel e dopo Nietzsche, tra i pochissimi che riescono a darci la vertigine del fare filosofia in grande stile, e in questo senso “Essere e Tempo” è il capolavoro filosofico della prima metà del novecento e forse della filosofia contemporanea”.

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