Emanuele Severino su “Musica e peccati di gioventù”, in Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 21

 

C’era anche la musica. Sin da bambino avevo incominciato a suonare il pianoforte. Mio fratello lo suonava bene, ma a me piaceva soprattutto improvvisare qualcosa di mio. Poi, col maestro Manenti, che divenne direttore del Conservatorio di Brescia, studiai composizione. La pianista Roma Ferrari eseguì, intorno al 1948-’49, musiche di Camillo Togni, Luigi Manenti, Franco Margola e anche un mio pezzo. In quel periodo scrissi parecchia musica, tra cui una ‘Suite’ per strumenti a fiato e pianoforte, che dieci, quindici anni fa venne più volte eseguita in pubblico al Teatro San Carlo di Brescia e alla “Milanesiana”. Lo stile, tra Bartok e Stravinskij.
Agli strumenti a fiato mi aveva introdotto il papà di Esterina, che era anche professore d’orchestra (aveva suonato anche con Toscanini) : oboe, corno inglese, fagotto. Era a che uno dei poeti bresciani più noti e aveva scritto il libretto dell”opera “Salambò” del Maestro Manenti, che le mie ripetute sollecitazioni e la sua bellezza non è stata più eseguita.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 21).

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