Un autoritratto, Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 138-139

 

Pur essendo orgoglioso non mi piaccio. Sono antipatico a me stesso. Da molto tempo. Molti diranno che ho ragione ad esserlo. Difficile, comunque, che siano scontenti di sé come io lo sono di me. Sono orgoglioso – l’ho già detto – perché i miei scritti si rivolgono al Centro del Tutto, che è capace di mostrare quale forza abbia condotto Nietzsche ad affermare che non esiste alcun Centro e che ormai tutte le cose “rotolano via dal Centro”. Infatti un Centro che si lasci scappar via le cose è soltanto una prepotenza incapace di imporsi.
Ma il Centro non ha bisogno della mia fede che esso sia il Centro, ossia non ha bisogno che il mio esser “uomo” creda che il contenuto dei miei scritti sia il Centro di tutto e del Tutto. Quel che “io” credo essere il Centro non è il Centro: proprio perché sono “io” a crederlo. È nel mio esser Io del destino che il Centro appare come ciò che in verità esso è.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 138-139).

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