L’opposizione del positivo e del negativo è la base essenziale del principio di non contraddizione, dunque è il suo fondamento implicito …

Angelo Santini in Amici di Emanuele Severino

L’opposizione del positivo e del negativo è la base essenziale del principio di non contraddizione, dunque è il suo fondamento implicito. Non è pertanto semplicemente un principio analogo ma è proprio il suo stesso nucleo essenziale. Severino ha mostrato che Aristotele lo ha però espresso in forma contraddittoria dal momento che secondo lui una cosa è quando è (ed esiste quando esiste) e non è quando non è (non esiste quando non esiste): Il fatto che una cosa non possa avere attributi opposti simultaneamente secondo il medesimo rispetto è stabilito sulla base del principio di opposizione: se le due proprietà opposte coesistessero, nessuna delle due sarebbe quel che è perché coesistendo con il suo opposto non se ne distinguerebbe, e non distinguendosene non sarebbe sé medesima.Il fatto che una cosa, secondo la formulazione aristotelica del principio di non contraddizione, sia quando è e non sia quando non è non elimina la contraddizione, ma la occulta: infatti è vero che elude la contraddizione per la quale uno stesso ente sarebbe e non sarebbe nello stesso momento e sotto il medesimo rispetto, però occulta il fatto che ad essere posto come ciò che diviene nulla è proprio l’ente e ad essere posto come ciò che diviene ente e proprio il nulla. Infatti, quando si pensa, di una cosa X, che in T1 esiste ed è distinta dal nulla mentre in T2 non esiste ed è dunque equivalente al nulla, si sta affermando che X, alla fine, è equivalente al nulla: a prescindere dai momenti diversi, nel fluire del presunto (e impossibile) divenire nichilistico (inteso come trasformazione, annullamento e produzione, e non come apparire processuale di momenti, configurazione, enti, determinazioni e relazioni eterni) X è identificato al nulla perché é dello stesso X che in T1 si era posto come distinto dal nulla che in T2 se ne predica invece l’identità, la coincidenza, contravvenendo così a ciò che lo stesso principio di non contraddizione stabilisce (ovvero che i distinti non sono identici).Severino è decine di spanne sopra i più grandi filosofi della storia della filosofia, c’è poco da fare. Non è neanche, semplicemente e soltanto, uno dei più grandi filosofi contemporanei ma il migliore di tutti i tempi: di Severino filosofo ne nasce uno nell’arco dell’eternità, non soltanto ogni mille anni. E, si sappia, con lui la filosofia non è finita ma è appena nata, dal momento che prima era nel suo stato embrionale: tutta la storia della filosofia (ma anche del pensiero umano in generale) si è mossa nella persuasione nichilista del divenire, che Severino ha sviscerato e mostrato in tutta la sua contraddittorietà ed assurdità, giungendo alla consapevolezza della necessaria eternità di tutte le cose. Le implicazioni che derivano dagli esiti delle tesi illustrate da Severino sono incalcolabili e aprono nuovi scenari inesplorati che possono e devono intrecciarsi anche con ciò che dottrine e prospettive spirituali (soprattutto orientali) hanno indicato nel corso dei millenni.

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