Giovanni Gentile.- L’individuo incondizionato

“ La concretezza dell’individuo non è quella dell’esistenza sensibile nello spazio e nel tempo, nella natura; ma quella invece dell’essere che esiste nello spirito, come autocoscienza; che è sì sempre particolare, ma non come un esistente tra gli esistenti, ma come esistente unico, e perciò infinito e quindi universale. E l’individuo pertanto, in concreto, anziché essere l’opposto dell’’universale, è lo stesso universale. Come l’universale concreto è appunto lo stesso individuo nella attualità della autocoscienza in quanto autocoscienza determinata, unica. S’intende che per concepire l’essenza di tale individualità non si deve tornare a rappresentarsi l’individuo tra gli individui nella loro corpulenza tra gli oggetti dell’esperienza. L’individuo così rappresentato è sempre l’individuo realistico e aristotelico dal cui fantasma il pensiero deve liberarsi. L’individuo-autocoscienza non è nello spazio né nel tempo né in natura, perché contiene in sé spazio, tempo e natura. Solo a questo patto egli può essere, com’è, incondizionato, libero.”GIOVANNI GENTILE (1875 – 1944), “Genesi e struttura della società. Saggio di filosofia pratica” (lezioni 1942-1943), in “Giovanni Gentile. Opere”, ‘Opere sistematiche’ IX, Sansoni, Firenze 1946 (prima edizione, postuma finita di stampare il 22 dicembre 1945), II ‘L’individuo’, 6. — ‘La concretezza dell’individuo’, p. 20.

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