“Nichilismo” è pensare che l’essere viene dal niente e ritorna nel niente: è pensare, assumere e vivere come niente ciò che non è un niente, testo proposto nel gruppo Amici di Emanuele Severino

"Nichilismo" è pensare che l'essere viene dal niente e ritorna nel niente: è pensare, assumere e vivere come niente ciò che non è un niente. Qualsiasi altra definizione di nichilismo (e la cultura europea ne è indubbiamente ricchissima) deve inevitabilmente fare i conti con questo significato centrale ed elementare del termine. (Emanuele Severino) fonte: Amici … Leggi tutto “Nichilismo” è pensare che l’essere viene dal niente e ritorna nel niente: è pensare, assumere e vivere come niente ciò che non è un niente, testo proposto nel gruppo Amici di Emanuele Severino

EMANUELE SEVERINO RISPONDE AI SUOI CRITICI: “La mia tesi è che il passato non è l’esser ormai nulla e il futuro non è l’esser ancora nulla …”, da La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 196-197

  La mia tesi è che il passato non è l'esser ormai nulla e il futuro non è l'esser ancora nulla, sì che il passato e il futuro esistono come il presente. ( ... ) Ora si dà il caso che quella mia tesi, considerata in se stessa sia identica a una delle tesi centrali … Leggi tutto EMANUELE SEVERINO RISPONDE AI SUOI CRITICI: “La mia tesi è che il passato non è l’esser ormai nulla e il futuro non è l’esser ancora nulla …”, da La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 196-197

Emanuele Severino, La moda che elargisce alle masse l’apparenza di felicità, citazione da LA BILANCIA. Pensieri sul nostro tempo, BUR – Biblioteca Universale Rizzoli, 1992/2011, pagg. 24-26

La moda riflette fenomeni sociali molto profondi; come la pelle è il segno delle condizioni di salute del corpo. Herbert Spencer ha mostrato che la moda è l’opposto del cerimoniale. Il cerimoniale ha lo scopo di rendere visibile la differenza tra chi sta in alto, e ha autorità, e chi sta in basso. La parola … Leggi tutto Emanuele Severino, La moda che elargisce alle masse l’apparenza di felicità, citazione da LA BILANCIA. Pensieri sul nostro tempo, BUR – Biblioteca Universale Rizzoli, 1992/2011, pagg. 24-26

Sulla negazione della differenza degli essenti, in Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Milano, Adelphi 2019, pp. 273-274

  Poiché la struttura originaria è l'apparire dell'esser sé degli essenti che appaiono - e del loro non esser altro, ossia della loro differenza, la negazione della differenza è, insieme, negazione 'dell'esistenza' dei differenti. Negare che questa lampada differisca da questa finestra significa insieme negare che questa lampada e questa finestra esistano, giacché il loro … Leggi tutto Sulla negazione della differenza degli essenti, in Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Milano, Adelphi 2019, pp. 273-274

Sull’interpretare, citazione da : Emanuele Severino,Testimoniando il destino, Milano, Adelphi 2019, pp. 41-42

  Che l'interpretare esista è incontrovertibile perché esso è un contenuto che appare nella struttura originaria, ma l'interpretare non è un sapere incontrovertibile (che cioè si fonda sulla struttura originaria): esso è la terra isolata dalla struttura originaria e da ciò che su di essa si fonda. L'interpretare è l'isolamento della terra e tale isolamento … Leggi tutto Sull’interpretare, citazione da : Emanuele Severino,Testimoniando il destino, Milano, Adelphi 2019, pp. 41-42

Entro la dimensione nichilistica dell’Occidente non si può non essere “leopardiani”. Ma qual’è in Leopardi la forma del rapporto tra filosofia e poesia? citazioni di Emanuele Severino proposte da Vasco Ursini

  Negli iniziali "pensieri" dello 'Zibaldone' poesia e filosofia sono due cose essenzialmente diverse. "La filosofia è la visone della verità, cioè della nullità delle cose; la poesia è l'illusione che volta le spalle alla verità e unisce l'uomo all'"infinito". Ma successivamente Leopardi capisce che, nell'età della scienza e della tecnica, all'uomo non è più consentita alcuna illusione in relazione al nulla che … Leggi tutto Entro la dimensione nichilistica dell’Occidente non si può non essere “leopardiani”. Ma qual’è in Leopardi la forma del rapporto tra filosofia e poesia? citazioni di Emanuele Severino proposte da Vasco Ursini

Non basta possedere un campo: bisogna coltivarlo …, in Testimoniando il destino”, il nuovo libro Adelphi di Severino, 2019

Bisogna coltivare il campo "Non basta possedere un campo: bisogna coltivarlo. Il campo di cui qui si tratta è l'insieme dei "miei scritti". Un linguaggio, dunque. E anche questo libro intende indicare l'autentica "pianura della verità". Non è immodesto, perché esso è soltanto il segno che la indica. Il segno va coltivato. Quella pianura non … Leggi tutto Non basta possedere un campo: bisogna coltivarlo …, in Testimoniando il destino”, il nuovo libro Adelphi di Severino, 2019

Emanuele Severino: «Noi siamo Re che si credono Mendicanti. Non metto in discussione solo il Cristianesimo, ma tutta la civiltà occidentale e la sua filosofia, secondo la quale noi veniamo dal nulla e finiamo nel nulla. » – Corriere.it, 30 dicembre 2018

ANTOLOGIA del TEMPO che resta

«Noi siamo Re che si credono Mendicanti. Non metto in discussione solo il Cristianesimo, ma tutta la civiltà occidentale e la sua filosofia, secondo la quale noi veniamo dal nulla e finiamo nel nulla. Questa è l’essenza del nichilismo. No, ognuno di noi è un dio con la convinzione di essere contingenza, ombra di un sogno. L’uomo è una povera cosa: lo dice Pindaro, lo dicono Shakespeare e Leopardi, è il clima creato da Bertolt Brecht. In realtà siamo l’eterno apparire del destino. I nostri morti ci attendono come le stelle del cielo attendono che passino la notte e la nostra incapacità di vederle se non al buio. Siamo destinati a una Gioia più intensa di quella che le religioni e le sapienze di questo mondo promettono. …

da

Emanuele Severino: «Un tedesco mi consegnò il mitra e scappò» – Corriere.it

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Ai critici della tecnica, citazione proposta da Vasco Ursini, in Emanuele Severino, Gli abitatori del tempo, Armando, Roma 1978, p. 417

Ai critici della tecnica Sono molti coloro che criticano la tecnica alla luce della dignità dell'uomo o con simili argomentazioni. A loro Emanuele Severino dice: "Tutti coloro che appartengono alla cultura che condanna la civiltà della tecnica falliscono inevitabilmente perché sono infedeli alle loro radici autentiche (cioè all'alienazione essenziale), perché sono incoerenti rispetto alla persuasione … Leggi tutto Ai critici della tecnica, citazione proposta da Vasco Ursini, in Emanuele Severino, Gli abitatori del tempo, Armando, Roma 1978, p. 417

Filosofia e tecnica, citazione da: E. Severino, Dall’Islam a Prometeo, Rizzoli, Milano 2003, p. 107

La potenza suprema, oggi, 'non' è la tecnica in quanto separata, ma in quanto unita alla filosofia contemporanea. In quanto così separata, la tecnica non può riuscire a liberarsi dalla sua sudditanza rispetto alle forze che intendono servirsi di essa. (E. Severino, Dall'Islam a Prometeo, Rizzoli, Milano 2003, p. 107).

La filosofia e la tecno-scienza del nostro tempo, citazione da: Emanuele Severino, Destino della tecnica, Rizzoli, Milano 1998, p. 187

La filosofia del nostro tempo è il fondamento essenziale della scienza e della tecnica (che dunque ignorano il senso autentico del loro rapporto con la filosofia), perché mostra che non può esistere alcuna dimensione immutabile, cioè alcun limite inoltrepassabile e dunque rende possibile la crescita indefinita della capacità di produrre scopi. (E. Severino, Destino della … Leggi tutto La filosofia e la tecno-scienza del nostro tempo, citazione da: Emanuele Severino, Destino della tecnica, Rizzoli, Milano 1998, p. 187

L’anelare e l’attesa, citazione da: Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, p. 113

  Se l'uomo non è il mortale, ma l'apparire del destino della verità; e se l'apparire della verità è contraddizione (contraddizione C), allora l' "anelare" è l'irrequietezza della contraddizione e quindi l'uomo è l'anelante 'par excellence'. Quella irrequietezza è l'apparire della necessità che ogni configurazione della terra sia oltrepassata. L'anelare è un vedere la necessità … Leggi tutto L’anelare e l’attesa, citazione da: Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, p. 113

Nella storia dell’Occidente tutto è stato téchne …, citazione da: Emanuele Severino, L’identità della follia, Rizzoli, Milano 2007, pp. 93-94

«Nella storia dell'Occidente tutto è stato téchne – l'arte, la religione, anche la filosofia; e ciò che oggi non è considerato tecnica non è altro che l'insieme di tutte le tecniche che risultano perdenti rispetto alla tecnica contemporanea. La verità è evocata per la prima volta dal pensiero greco come strumento per ottenere la felicità. … Leggi tutto Nella storia dell’Occidente tutto è stato téchne …, citazione da: Emanuele Severino, L’identità della follia, Rizzoli, Milano 2007, pp. 93-94

Già da tempo […] la dimensione umana è sempre più estromessa dal sistema di mezzi che sono coinvolti nel processo produttivo. Le “macchine”, si dice, sostituiscono sempre di più l’uomo. E già da tempo si delinea la possibilità che l’Apparato stesso della tecno-scienza si configuri, nel suo insieme, come qualcosa che può essere interpretato come “Coscienza”, “Sistema cosciente” o “Intelligenza Artificiale” …, citazione da Emanuele Severino, Capitalismo senza futuro, Rizzoli, Milano 2012, pp.90-92

«Già da tempo […] la dimensione umana è sempre più estromessa dal sistema di mezzi che sono coinvolti nel processo produttivo. Le “macchine”, si dice, sostituiscono sempre di più l’uomo. E già da tempo si delinea la possibilità che l’Apparato stesso della tecno-scienza si configuri, nel suo insieme, come qualcosa che può essere interpretato come … Leggi tutto Già da tempo […] la dimensione umana è sempre più estromessa dal sistema di mezzi che sono coinvolti nel processo produttivo. Le “macchine”, si dice, sostituiscono sempre di più l’uomo. E già da tempo si delinea la possibilità che l’Apparato stesso della tecno-scienza si configuri, nel suo insieme, come qualcosa che può essere interpretato come “Coscienza”, “Sistema cosciente” o “Intelligenza Artificiale” …, citazione da Emanuele Severino, Capitalismo senza futuro, Rizzoli, Milano 2012, pp.90-92

Il “mortale” nella terra isolata, in Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, Il nuovo melangolo, Genova 2002, p. 73

  Il "mortale" è l'abitatore della terra separata dal destino della verità - della terra che egli non vede e non vive come separata dalla verità, ma come la vera terra. Nella sua genesi storica la filosofia rende radicale questa separazione e, testimoniando per la prima volta l'opposizione assoluta tra essere e nulla, pensa la … Leggi tutto Il “mortale” nella terra isolata, in Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, Il nuovo melangolo, Genova 2002, p. 73

Vasco Ursini, IL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO SI PONE COME IL LINGUAGGIO CHE TESTIMONIA IL “DESTINO DELLA VERITA’”. Citazione da La Gloria, Adelphi, Milano 2oo1, p. 22

gennaio 7, 2017 Severino nei suoi scritti usa spessissimo l’espressione  “destino della verità” e anche quella “verità del destino”. Sono espressioni che devono essere spiegate ad evitare equivoci interpretativi. Severino non intende la parola “de-stino” nel suo significato usuale di corso delle cose considerato come predeterminato e indipendente dalla volontà dell’uomo, ma in quello etimologico … Leggi tutto Vasco Ursini, IL PENSIERO DI EMANUELE SEVERINO SI PONE COME IL LINGUAGGIO CHE TESTIMONIA IL “DESTINO DELLA VERITA’”. Citazione da La Gloria, Adelphi, Milano 2oo1, p. 22

Il dominio della tecnica nel tempo presente, Emanuele Severino, Storia, Gioia, Adelphi, Milano 2016, pp.88-90

  Il tempo presente appartiene alla situazione storica che è intermedia [ ... ] tra il tempo della tradizione e quello del dominio della tecnica, e propriamente, tra il tempo dell'uso soprattutto capitalistico della tecnica e il tempo in cui la tecnica usa, essa, le forze (e innanzitutto quella capitalistica) da cui oggi è ancora usata. … Leggi tutto Il dominio della tecnica nel tempo presente, Emanuele Severino, Storia, Gioia, Adelphi, Milano 2016, pp.88-90

“Per affermare che l’essere è non c’è bisogno, né puo esserci bisogno, di alcuna mediazione” …, passi da Emanuele Severino, La struttura originaria

Vasco Ursini <<"Per affermare che l'essere è non c'è bisogno, né puo esserci bisogno, di alcuna mediazione": ciò significa : "Che l'essere sia è per sé noto". Per sé noto: cioè noto non per altro. Se ciò per cui l'essere è noto è lo stesso essere che è noto, che l'essere sia è immediatamente noto … Leggi tutto “Per affermare che l’essere è non c’è bisogno, né puo esserci bisogno, di alcuna mediazione” …, passi da Emanuele Severino, La struttura originaria

Postmoderno e violenza, in Emanuele Severino, Téchne. “Le radici della violenza” (1979)

  « Larghi strati della nostra cultura si trovano ancora nella situazione patetica di voler dar vita, insieme, a una raffinata coscienza critica del carattere problematico di ogni sapere umano, e a una condanna morale del nazismo – o dello sfruttamento capitalistico, o della dittatura sovietica […]. Ma chi non preferisce il modo di vivere delle … Leggi tutto Postmoderno e violenza, in Emanuele Severino, Téchne. “Le radici della violenza” (1979)

Emanuele Severino ci dice come va interpretata la tesi dell’ “eterno ritorno” del grande Nietzsche, in L’anello del ritorno, Adelphi, Milano 1999, pp. 168 – 172

Emanuele Severino ci dice qui come va interpretata la tesi dell' "eterno ritorno" del grande Nietzsche. ‎Vasco Ursini‎ a Amici di Emanuele Severino 19 agosto 2016 LA POTENZA DELLA VOLONTA' SUL PASSATO COME FONDAMENTO DELL'ETERNO RITORNO Ciò che getta in catene la volontà liberatrice è il suo sentirsi impotente di fronteallo spettacolo del passato. Per l'intera tradizione … Leggi tutto Emanuele Severino ci dice come va interpretata la tesi dell’ “eterno ritorno” del grande Nietzsche, in L’anello del ritorno, Adelphi, Milano 1999, pp. 168 – 172

LA POTENZA DELLA VOLONTA’ SUL PASSATO  COME FONDAMENTO DELL’ETERNO RITORNO, in Emanuele Severino, L’anello del ritorno, Adelphi, Milano 1999, pp. 168 – 172

  Ciò che getta in catene la volontà liberatrice è il suo sentirsi impotente di fronteallo spettacolo del passato. Per l'intera tradizione metafisico-morale, la volontà non ha alcuna potenza sul passato " E' impossibile che ciò che è già fatto divenga qualcosa di non fatto " (factum infectum fieri nequit). [ ... ] Allora questo … Leggi tutto LA POTENZA DELLA VOLONTA’ SUL PASSATO  COME FONDAMENTO DELL’ETERNO RITORNO, in Emanuele Severino, L’anello del ritorno, Adelphi, Milano 1999, pp. 168 – 172

Affermare che la verità appare all’uomo è un modo di negare la verità, Emanuele Severino, “L’identità del destino”, Milano, Rizzoli, 2009, p. 94

"Affermare che la verità appare all'uomo è un modo di negare la verità. Perché lo sguardo umano, a cui la verità appare, è uno sguardo che, in quanto distinto dalla verità, è non verità. Dire «la verità appare all'uomo» significa dire «la non verità pensa la verità» - e quindi non può pensare la verità." … Leggi tutto Affermare che la verità appare all’uomo è un modo di negare la verità, Emanuele Severino, “L’identità del destino”, Milano, Rizzoli, 2009, p. 94

La Necessità: Tutto ciò che accade deve accadere, in Emanuele Severino, Destino della necessità. Adelphi, Milano 1999, p. 98

  "L'ente che accade [ ... ] e il suo accadimento è un eterno: quindi è necessario che l'ente accada. Nemmeno la sintesi tra l'ente che accade e il suo accadere può non essere (ossia essere niente). Ma affermando che l'ente che entra nell'apparire sarebbe potuto non entrarvi (o che sarebbe potuto apparire l'ente che … Leggi tutto La Necessità: Tutto ciò che accade deve accadere, in Emanuele Severino, Destino della necessità. Adelphi, Milano 1999, p. 98

Ma chi siamo veramente noi ?, da Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, il Melangolo, 2002, p. 83

Vasco Ursini   Noi siamo il Tutto eterno. Noi, il finito, siamo l'infinito. L'infinità della Gioia ( che è l'oltrepassamento totale della contraddizione del finito, ossia è l'apparire infinito del tutto) è ciò che l'apparire finito del destino della verità 'in verità è'. Certamente, "noi", nella nostra essenza più profonda e originaria, siamo l'apparire finito … Leggi tutto Ma chi siamo veramente noi ?, da Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, il Melangolo, 2002, p. 83

EMANUELE SEVERINO  SULLA POTENZA DELLA VOLONTA’, da: Emanuele Severino, Sul divenire – Dialogo con Biagio de Giovanni, Mucchi editore, Modena 2014, pp.43-44

Vasco Ursini 16 novembre 2015   Si richiami - non più che un cenno, che però va forse incontro allo spirito delle domande di de Giovanni - che nella terra isolata la volontà 'crede' di avere la potenza di trarre gli essenti dal loro non essere e di risospingerveli, ossia 'crede' anche, in certi casi, … Leggi tutto EMANUELE SEVERINO  SULLA POTENZA DELLA VOLONTA’, da: Emanuele Severino, Sul divenire – Dialogo con Biagio de Giovanni, Mucchi editore, Modena 2014, pp.43-44

Di ‘tutti’ i miei possibili critici, (dunque, oltre che di quelli passati e presenti, anche di quelli futuri) va detto che ‘tutti’, con maggiore o minore potenza sviluppano il Contenuto a cui si rivolgono i miei scritti …, da: Emanuele Severino, ‘Ancora sul senso del discutere’, in ‘La potenza dell’errare, Rizzoli, 2013, pp.178-180

Di 'tutti' i miei possibili critici, (dunque, oltre che di quelli passati e presenti, anche di quelli futuri) va detto che 'tutti', con maggiore o minore potenza sviluppano il Contenuto a cui si rivolgono i miei scritti. Questa affermazione non suona paradossale se si tiene presente [...] che 'tutte' le possibili critiche al Contenuto dei … Leggi tutto Di ‘tutti’ i miei possibili critici, (dunque, oltre che di quelli passati e presenti, anche di quelli futuri) va detto che ‘tutti’, con maggiore o minore potenza sviluppano il Contenuto a cui si rivolgono i miei scritti …, da: Emanuele Severino, ‘Ancora sul senso del discutere’, in ‘La potenza dell’errare, Rizzoli, 2013, pp.178-180

Il destino è negazione della propria negazione …, Emanuele Severino

Il destino è negazione della propria negazione, perché la negazione del destino (o di uno qualsiasi dei suoi tratti) è autonegazione (cfr., in Essenza del nichilismo, Ritornare a Parmenide, par. 6). Che tale negazione sia autonegazione appare nello guardo del destino, non in ciò che tale negazione sa di se stessa. E l'essere negazione della … Leggi tutto Il destino è negazione della propria negazione …, Emanuele Severino

Che le cose divengano altro e che la volontà di farle diventare altro non è alcunché di strano per l’uomo …, Emanuele Severino, Oltrepassare, p. 64

"Che le cose divengano altro e che la volontà di farle diventare altro non è alcunché di strano per l'uomo. Anzi, è ciò su cui egli non ha alcun dubbio: è l'evidenza suprema secondo la quale egli vive" (Emanuele Severino, Oltrepassare, p. 64).

Se si sostiene che rimane pur sempre la libertà di pensare ad altre cose …, Emanuele Severino

"Se si sostiene che rimane pur sempre la libertà di pensare ad altre cose, di scegliere o di prendersi cura per altre cose che non siano la filosofia, questa libertà è la libertà di trovarsi nell’infondatezza o addirittura nella contraddizione." (Emanuele Severino)

Se l’essere non apparisse, l’apparire sarebbe un niente …, Emanuele Severino, “Essenza del nichilismo”

« Se l'essere non apparisse, l'apparire sarebbe un niente. È dunque necessario che l'essere appaia, e che quindi appaiano quelle determinazioni, il cui apparire è richiesto dall'apparire di ogni cosa. Esse costituiscono lo sfondo di ogni ulteriore manifestazione dell'essere. Le determinazioni, di cui non si sa ancora se appartengano o no allo sfondo, danno luogo al problema della libertà. C'è libertà nell'essere? … Leggi tutto Se l’essere non apparisse, l’apparire sarebbe un niente …, Emanuele Severino, “Essenza del nichilismo”

Emanuele Severino sulla proposizione 6.54 del “Tractatus” del Wittgenstein , da La struttura originaria

« La proposizione 6.54 del "Tractatus" del Wittgenstein suona: "Dalle mie proposizioni resta chiarito che chi mi ha compreso riconoscerà da ultimo che esse sono prive di significato quando attraverso e per mezzo di esse è salito al di sopra di esse. (Egli dovrà, per così dire, gettar via la scala dopo che è salito con … Leggi tutto Emanuele Severino sulla proposizione 6.54 del “Tractatus” del Wittgenstein , da La struttura originaria