Emanuele Severino, I PRESOCRATICI, lezione da Il caffè filosofico/la Nascita della Filosofia, Digital edizioni, 2017. AUDIO lezione

Emanuele Severino, Vincenzo Vitiello, Il Decalogo: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE, CD pubblicato nella collana Chorus / cultura libri da ascoltare, a cura di alboversorio.wordpress.com

Intervista radiofonica a Emanuele Severino, a cura di In Labore Fructus .link condivisi da Vasco Ursini 19 luglio 2019

alle origini della parola FESTA, a partire da una lezione di Emanuele Severino

ANTOLOGIA del TEMPO che resta

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

benvenistedhe221

Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

benvenis2223

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di significati trovati…

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CONVERSARE SULLA CENTRALITA’ DELLA FILOSOFIA PER IL NOSTRO TEMPO ATTRAVERSO LA VOCE DI EMANUELE SEVERINO. Incontro con Paolo Ferrario, Como, 15 maggio 2012, ore 21. Audio ascoltati e Grafici

ANTOLOGIA del TEMPO che resta

All’origine di questa serata di conversazione c’è questo invito di Anna e Alessandro:

CIAO A TUTTI,

E’ NATO CON MOLTA SPONTANEITA’ IL DESIDERIO DI UN INCONTRO CON L’AMICO PAOLO FERRARIOAPPASSIONATO ESTIMATORE DEL FILOSOFO EMANUELE SEVERINO. CON ALESSANDRO ABBIAMO CONTEMPORANEAMENTE MATURATO L’INTERESSE DI INVITARLO NEL NOSTRO GRUPPO A TESTIMONIARCI IL SUO  TIPO DI APPROCCIO CON LA FILOSOFIA.

L’INCONTRO, SECONDO NEL MESE , E’ PROPOSTO PER MARTEDI’ 15 MAGGIO ALLE H.21.00, A CASA MIA.

L’OCCASIONE E’ PARTICOLARE DATA LA MOLTEPLICITA’ D’INTERESSI, LA CURIOSITA’ E LA RICERCA DI TIPO ESISTENZIALE DELL’AMICO PAOLO.

PREMESSA
Per dare subito l’idea dei TEMI DI FONDO e del LINGUAGGIO ho proposto questo suo frammento di testo:
E’ quindi inevitabile che, da che nasce, l’uomo avverta come prioritario l’andare alla ricerca di un Rimedio, di un Riparo che gli consenta di sopportare o addirittura di vincere l’angoscia, la sofferenza, la morte. Nascere è avvertirle da…

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La musica di Parmenide. Settant’anni fa un giovanissimo Emanuele Severino compose una suite. Ora si potrà ascoltare. Il filosofo racconta qui come nacque quella passione. E come è andata a finire. Articolo di Daniela Monti, in Corriere – La Lettura 15.4.18

 

Viene prima Stravinskij, con il suo radicale anti-wagnerismo, o Parmenide, il filosofo dell’essere che è e non può non essere? Detto in altro modo: prima il suono o il pensiero? Prima la musica o la filosofia?

Settant’anni dopo essere stata composta, martedì 17 verrà eseguita al Conservatorio di Milano Zirkus Suite , in sette movimenti per ensemble di fiati, marimba e timpani, opera che Emanuele Severino scrisse nel 1947, fresco studente universitario.

Dal punto di vista della cronologia biografica del filosofo, dunque, viene prima la musica: «Sin da bambino avevo incominciato a studiare il pianoforte — racconta a “la Lettura” —. Mio fratello lo suonava bene, ma a me piaceva soprattutto improvvisare qualcosa di mio». Severino studia composizione, cerca sulla tastiera suoni, successioni e sovrapposizioni, scrive «parecchia musica» fra cui la suite originariamente pensata per sette fiati e pianoforte, ora sostituito con timpani e marimba su suggerimento di Alessandro Bombonati, che ha curato la revisione critica della partitura. Con il tempo, gli spartiti giovanili vengono perduti.

Smarrite anche le tracce audio delle improvvisazioni che il filosofo, sempre in quegli anni, esegue al pianoforte. Resta solo la suite, a cui è stato dato il nome Zirkus «per sottolineare il clima grottesco che la composizione intende evocare», dice Severino. Un «peccato di gioventù», che «non va preso sul serio»: «Di buono in quella musica c’è l’atteggiamento autoironico. Ed è questo che la salva».

L’anno prima, nell’estate fra la maturità e l’ingresso all’università, Severino aveva scritto un piccolo libro La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia , dove la coscienza è la musica e la musica è l’antifilosofia che convive con la filosofia, «il tentativo di dare un senso unitario alle due dimensioni che, sia pure con tanta ingenuità, mi erano state e mi stavano a cuore». Sette i movimenti della suite, ciascuno si porta dietro domande e risposte.
Preludio
La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia verrà poi ripudiato: «Ho cercato con ogni mezzo di toglierlo dalla circolazione — racconta il filosofo —. Uno scritto ancora acerbo, ma da qualche parte bisognava pure cominciare. Chi lo lesse, mi disse che lo stile era troppo secco e duro. Mi adeguai al suggerimento e il risultato fu una prosa che fece sparire in una specie di melassa il nucleo iniziale».

Nel saggio — a cui Severino si riferisce come il «povero libretto» — la musica è definita attività pensante irrazionalmente, «è coscienza perché pensa qualcosa, ma ignora ciò che essa è», mentre la filosofia — che ora ha fatto la sua comparsa — è già un passo avanti, «è autocoscienza perché oltre a essere coscienza del mondo è anche coscienza di sé stessa».
Il saggio risente del discorso di Eduard Hanslick, che nel 1864 aveva scritto Il bello musicale sostenendo che la musica non descrive alcun contenuto del mondo. Lo fanno la pittura, la scultura, la letteratura, che trasfigurano il materiale proveniente dalla natura. Non la musica. «Ero su quelle posizioni allora. Poco dopo la scrittura di quel libretto le avevo già abbandonate, per incamminarmi sulla strada che poi ho seguito».
Scherzo
Zirkus Suite segue ancora regole classiche: Bombonati la descrive come «partitura caratterizzata da una densa strumentazione e un’iniziale chiara visione neobarocca». Dal punto di vista armonico i riferimenti sono Stravinskij, Bartók, Schönberg, che in quegli anni Quaranta del Novecento sono l’avanguardia. «Nelle registrazioni al pianoforte che feci dopo la suite, sentii l’esigenza di rompere anche la regolarità del ritmo, che qui è ancora molto accademico. Ne uscirono cose buone, ma poi la filosofia ha preteso il tempo che meritava e allora ho smesso anche di fare quelle». Il riferimento del giovane Severino musicista sono dunque il XIX e XX secolo quando tutto crolla: non c’è più uno stato assoluto, non c’è più un diritto naturale e la scienza non è più quella in cui credeva Galileo, cioè sapere incontrovertibile, ma sapere ipotetico, falsificabile.

«Cos’è l’arte astratta? È arte astratta dalla regola — riprende il filosofo —. E allora ecco Kandinskij, Picasso, il fenomeno della atonalità, Schönberg, la musica dodecafonica, cioè l’abbandono di quelle regole che in arte sono il corrispettivo della Parola con la p maiuscola. Non è un caso che in quegli anni in Unione Sovietica, dove è ancora presente la Parola non di un dio ma della filosofia marxista, condannino la musica atonale dodecafonica perché si rendono conto che è la distruzione di ogni regola».
Aria
La maturità di un pensiero che spinge fino in fondo il suo rigore porta Severino lontano dalle posizioni acerbe dei primissimi scritti.

Nel Parricidio mancato (Adelphi), pubblicato nel 1985 — il padre che viene ucciso è Parmenide, il «folle» che nega il divenire e per questo è fatto fuori dalla filosofia greca che vuole salvare il mondo — ci sono le pagine più dense riservate alla musica e alla sua origine. «Anche la musica — come arte, religione, filosofia, scienza, tecnica, mito — è riconducibile a un fenomeno arcaico che ritengo tuttora di primaria importanza: la festa», dice il filosofo.
La festa è «l’opera che genera il mondo sociale». Comincia con un grido dissonante — lo schianto della barriera che si incrina sotto i colpi dell’uomo che vuole farsi spazio, dilatarsi, respirare. Certo: anche gli animali gridano, ma solo l’uomo si raccoglie intorno al proprio grido. Quando nella festa arcaica il grido dissonante diventa un unisono, incomincia la musica. Come la storia dell’uomo è un progressivo dilatarsi, prendere spazio, la storia della musica è la rievocazione del grido arcaico. «Nella festa non accade nulla di nuovo rispetto alla vita: c’è il canto di guerra, la rievocazione dello scontro, la celebrazione dell’eros, ma tutto questo diviene un’immagine, è un sollevarsi sulla vita, mettersi al di sopra, quindi al riparo. La festa è la forma originaria di rimedio dal dolore e dalla morte. Più tardi si dissolve e le sue membra diventano religione, tecnica, arte. Oggi la festa si celebra soprattutto in quelle sue deformanti e impallidite derivazioni che sono le folle delle partite sportive, del rock».
Sarabanda
Viene prima la musica o il pensiero? «Il pensare è il logo all’interno del quale accade tutto (vorrei ricordarlo anche agli scienziati). Se non c’è apertura di pensiero, non si presenta nulla: né l’azione, né l’arte, né la scienza, né la filosofia, né i vari tipi di prassi», risponde il filosofo. Il riferimento all’antica origine della musica torna quando Severino accenna a Wagner: «Nel realizzare il concetto di opera d’arte totale, fa uno degli sforzi più potenti che siano mai stati compiuti nella storia dell’umanità per ripristinare la festa arcaica. Nell’idea di opera d’arte totale wagneriana, tutti gli elementi originariamente uniti e poi dispersi tornano ad essere uno: la vita dell’uomo è espressa in un’immagine totale». Wagner sostiene l’assoluta rappresentatività della musica (ed ecco allora l’insanabile dissidio con Stravinskij, che crede invece in una musica «incapace di esprimere nient’altro che sé stessa»). E l’essenza del vitale è il movimento, quello che comincia con l’espansione che rompe la barriera, con il «farsi largo» nel mondo di cui la musica del tedesco è espressione.
Burlesca e interludio
Che divenire è quello espresso dalla musica: il divenire com’è concepito dall’intera tradizione occidentale, cioè quella forma di fede che consiste nel credere che le cose nascano dal nulla e lì ritornino, o è altro? Massimo Donà, filosofo e jazzista, nel volume Zirkus Suite (che ha allegato il cd con l’esecuzione dell’opera severiniana) appena uscito per Mimesis, propone una lettura diversa, che in qualche modo «salva» la musica dall’errore nichilista: «Nel motivo che suona come un ta ta ta taaaa — scrive riferendosi alla Quinta di Beethoven — passato, presente e futuro non sopraggiungono l’uno sull’altro o peggio ancora l’uno scalzando l’altro, ma si fanno presenti in un’attesa che, neppur essa, mancherà mai di quel che verrà ad aggiungersi a quella stessa unità». I suoni insomma «non escono di scena».
Severino nel divenire espresso dalla musica vede altro: «Thomas Mann diceva che la musica esprime l’anima del popolo tedesco, che è essenzialmente un vendersi al diavolo per avere potenza. Alle spalle di Hitler, Mann vede Lutero, Bach, Goethe, Schopenhauer, Nietzsche. La musica è la distruzione del mondo perché — dice Severino guardando di nuovo a Hanslick — cancellandone la rappresentazione vuole sostituirlo con un mondo nuovo instaurato dai cantori (i maestri cantori di Norimberga di Wagner non sono poi così innocenti)».
Nel discorso filosofico di Severino la volontà di potenza è ben più ampia della volontà di potenza musicale, ma la include: «Che gli individui umani, me compreso, amino la musica vuol dire che il peccato, l’errare, il carattere luciferino delle cose si fa amare perché è bello, sapiente, potente, luminoso. Tutto il mio discorso filosofico ha il carattere della povertà perché si mette al di là di questa ricchezza meravigliosa dell’errare che include quella luminosità e sonorità potente che è la musica».
Finale

Insomma: che cos’è la musica? «La definizione per sua natura stacca, separa — risponde il filosofo —. Ma se i singoli fenomeni vengono separati dal passato, diventano incomprensibili. Mi piace però quel che diceva Schopenhauer e che già annotavo in quel mio primo povero libretto: la musica non è arte, ma exercitium metaphysicae occultum nescientis se philosophari animi , esercizio occulto metafisico dell’animo che non sa di filosofare (faceva il verso a Leibniz per il quale la musica è exercitium arithmeticae occultum nescientis se numerare animi , esercizio matematico nascosto nel quale l’anima calcola senza rendersene conto). Schopenhauer dice che la musica considera l’universale ante rem : ecco, in questo mi ritrovo. La musica indica l’universale, per esempio la gioia, ante rem cioè prima che esista la gioia mia, tua, vostra. Però dovrei avvertire Schopenhauer che c’è un universale ancora più originario della musica, che mi fa dire che è il pensiero il luogo in cui tutto può manifestarsi, universale ante rem compreso».
Il filosofo ha vinto sul giovane musicista che è stato. «Mi fa tenerezza pensare a quel ragazzo», dice Severino. Il pianoforte al centro del salotto, nella sua casa bresciana, è un Petrof a mezza coda. «Non lo apro dal 2009, quando è morta mia moglie».

La filosofia, invece, continua a reclamare spazio: «Sto concludendo un testo per Adelphi che uscirà a fine anno», dice. Il titolo: Testimoniando il destino .

Emanuele Severino commenta il SECRETUM (Il mio Segreto) di Francesco Petrarca, da Radio 3 Suite, 2004, Audio di cinque ore

Francesco Petrarca , De secreto conflictu curarum mearum (Secretum)

QUI l’Audio in formato Mp3:  

Le letture sono a cura di Alberto Donatelli.

Il commento filosofico è di Emanuele Severino


Vai al Testo in latino, a cura di Liber Liber Progetto Manuzio, in formato Dbf


Cominciato nel 1347 e terminato nel 1354 il Secretum è due cose insieme

E’ il documento di una fase difficile della sua vita (rottura dei rapporti di dipendenza da coloro che gli garantivano la sopravvivenza economica, impatto con la peste del 1348, morte di Laura, decisione di abbandonare Valchiusa).

Ed è anche il risultato di una operazione intellettuale e letteraria tesa a scrivere, alle soglie della vecchiaia, la propria esperienza di uomo e scrittore

tratto dal frontespizio di

Francesco Petrarca, SECRETUM, a cura di Enrico Fenzi, Mursia editore, 1992

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GIACOMO LEOPARDI, LA GINESTRA (1836). Lettura di Carmelo Bene e un commento (purtroppo breve e troppo spezzettato) di Emanuele Severino (2010)

ANTOLOGIA del TEMPO che resta

Carmelo Bene recita LA GINESTRA: 
Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς
E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
Giovanni,  III, 19

Qui su l’arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
la qual null’altro allegra arbor nè fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti. Anco ti vidi
de’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
che cingon la cittade
la qual fu donna de’ mortali un tempo,
e del perduto impero
par che col grave e taciturno aspetto
faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
lochi e dal mondo abbandonati amante,
e d’afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
di ceneri infeconde, e ricoperti
dell’impietrata lava,
che sotto i passi al peregrin risona;
dove s’annida e si contorce al sole
la serpe, e dove al noto
cavernoso covil torna il coniglio;
fur liete ville e…

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Emanuele Severino, APPARENZA, REALTA’ E L’ISOLAMENTO DELLA TERRA, rassegna “Abitatori del Tempo”, Monza, 8 febbraio 2013. Audio e Video della lezione

E’ affidata ad Emanuele Severino – filosofo tra i più noti in Italia ed intellettuale pubblico – l’apertura della nona edizione della rassegna “Abitatori del Tempo“, il ciclo itinerante di incontri con i più grandi filosofi e pensatori contemporanei, tutti dedicati alla riflessione sull’oggi, per offrire “una maggiore consapevolezza del tempo che abitiamo”

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Intitolata quest’anno al tema “Apparenza e Realtà” la rassegna

si aprirà venerdì 8 febbraio 2013 al teatro Manzoni di Monza – ore 21, ingresso gratuito –

con l’ intervento del prof. Emanuele Severino dal titolo “L’isolamento della terra” 

da   Monza e Brianza


  • Audio della presentazione:
  • Audio della Lezione magistrale di Emanuele Severino:
  • Audio della risposta su Parmenide

Lezione magistrale, prima ora:

gli ultimi 20 minuti della lezione:


Associo ai contenuti della lezione questa pagina tratta da Emanuele Severino, LA MORTE E LA TERRA, Adelphi, 2011, pag. 188- 189

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Un ricordo della serata in fotografia:

il professor Fabio Botto, l’amico dottore in scienze pedagogiche Maurizio Fratea e il professor Emanuele Severino

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caro maurizio
anche per me ieri sera è stato un grande piacere incontrarti
questa fotografia è BELLISSIMA !!!mi spiace di essere andato via alle 11 e 10, ma avevo un treno alle 11 e 25. comunque è stato un ritorno pieno di pensieri legati alla lezione (realtà , apparenza, terra, verità, uomo, pensiero arcaico, miti, presente,  passato, scienza ….)
ho perso l’occasione di essere immortalato in una fotografia con emanuele severino!
tuttavia questa vostra fotografia “fa memoria” ancora di più. ci sei tu, con il tuo coraggio e la tua forza di “essente”, c’è il tuo amico che fa con tanta passione il suo lavoro culturale  e c’è questo straordinario interprete filosofico della nostra appartenenza alla “terra isolata dal destino”.
oggi metto sul mio blog filosofico video e audio della lezione di ieri sera e ti darò qualche suggerimento su come accostare la architettura del pensiero severiniano
mi autorizzi a pubblicare anche questa “eterna” fotografia?
un caro saluto
e a rileggerci

Paolo


PROGRAMMA degli incontri

EMANUELE SEVERINO – L’ISOLAMENTO DELLA TERRA

Venerdì 8 febbraio 2013
Monza – Teatro Manzoni
Via Manzoni, 23

Filosofo tra i più noti in Italia, intellettuale pubblico, a partire dai saggi giovanili è venuto articolando un organico sistema filosofico che muovendo dalla riflessione su temi come l’essere, il divenire e il nulla, fornisce un’analisi di fenomeni quali la natura della tecnica, il nichilismo, la fede religiosa.

MICHELE LENOCI – REALTÀ, APPARIRE, APPARENZA, PARVENZA: IL MONDO È FORSE UN SOGNO COERENTE?

Giovedì 14 febbraio 2013
Cesano Maderno – Teatro Excelsior
Via San Carlo, 20

Professore ordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Ontologia e metafisica e Storia della filosofia contemporanea. Sue pubblicazioni più recenti: “Le filosofie cristiane”, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani 2012, “Il materiale e il formale nell’etica: Scheler vs. Kant”, Guida 2011, “Si può amare la verità?”, Mimesis 2011.

MASSIMO CACCIARI – LA REALTÀ E I NOMI DEI MORTALI

Lunedì 25 febbraio 2013
Monza – Teatro Manzoni
Via Manzoni, 23

Filosofo, uomo politico, intellettuale pubblico, ha sviluppato, a partire da figure di riferimento quali Nietzsche e Heidegger, un percorso filosofico che ha tra i suoi motivi principali i temi del pensiero negativo e del tragico.

GIULIO GIORELLO – FILOSOFI E FANTASMI

Lunedì 4 marzo 2013
Lissone – Palazzo Terragni
Piazza Libertà

Filosofo, matematico, intellettuale pubblico, la sua riflessione ha al suo centro l&rsquointreccio tra impresa scientifica e pensiero libertario.

FRANCESCO BOTTURI – FILOSOFIA DELL’AMORE APPARENTE

Venerdì 8 marzo 2013
Giussano – Sala Consiliare
Piazzale Aldo Moro, 1

Professore ordinario di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Etica e Filosofia morale. Sue pubblicazioni più recenti: “Experience: Reason and Faith”, Peter Lang 2012, “Affettività e generatività”, il Mulino 2011, “La generazione del bene. Gratuità ed esperienza morale”, Vita e Pensiero 2009.

CLOTILDE CALABI – CHE COSA È UN’ILLUSIONE PERCETTIVA?

Venerdì 15 marzo 2013
Vimercate – Centro Omnicomprensivo
Via Adda, 6

Professore associato di Filosofia e teoria dei linguaggi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell&rsquoUniversità degli Studi di Milano, dove insegna Teorie del linguaggio e della mente. Suoi campi di ricerca: filosofia della percezione, teorie dell’intenzionalità, filosofia dell’azione. E’ autrice di numerosi articoli su riviste internazionali; tra le sue pubblicazioni: con A. Voltolini, “I problemi dell’intenzionalità”, Einaudi 2009 e “Filosofia della percezione”, Laterza 2009.

ELIO FRANZINI – ARTE TRA APPARENZA E REALTÀ?

Venerdì 5 aprile 2013
Arcore – Teatro Nuovo
Via S. Gregorio, 25

Studioso di estetica, ha condotto le sue ricerche ispirandosi alla tradizione della fenomenologia e concentrando la sua attenzione soprattutto sul ruolo dell’immaginazione e del sentimento nell’esperienza dell’arte.

ANDREA MORO – L’EFFETTO “BABELE”. CERVELLI E GRAMMATICHE

Venerdì 12 aprile 2013
Villasanta – Teatro Astrolabio
Via Mameli, 8

Professore ordinario di Linguistica generale presso la Scuola Superiore Universitaria ad Ordinamento Speciale IUSS di Pavia dove dirige il NeTS, centro di ricerca per la Neurosintassi e la linguistica teorica e il dottorato in Neuroscienze cognitive e filosofia della mente. Oltre a molti importanti studi internazionali, è autore di: “Parlo dunque sono”, Adelphi 2012, “Breve storia del verbo essere”, Adelphi 2010, “I confini di Babele”, Longanesi 2006.

ROBERTO MORDACCI – LA LIBERTÀ NON APPARE

Lunedì 15 aprile 2013
Desio – Auditorium Liceo Scientifico E. Majorana
Via Agnesi, 20

Filosofo morale, si è occupato di questioni di bioetica e dei fondamenti della filosofia pratica, in particolare attraverso i due temi delle ragioni morali e dell&rsquoidentità personale.


Conduce gli incontri
FABIO BOTTO
Insegna scienze umane al Liceo “Legnani” di Saronno. È dottorando in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Milano-Bicocca. Si occupa del rapporto tra nichilismo e rimozione del pensiero simbolico. Tra le sue pubblicazioni: Da Yahwèh ai Fantastici Quattro, Atì, 2008; Madre della filosofia, vol. I, Nichilismo e immaginazione, Mimesis, 2005.

 

via Emanuele Severino, APPARENZA, REALTA’ E L’ISOLAMENTO DELLA TERRA, rassegna “Abitatori del Tempo”, Monza, 8 febbraio 2013. Audio e Video della lezione – ANTOLOGIA del TEMPO che resta

La musica di Parmenide. Settant’anni fa un giovanissimo EMANUELE SEVERINO compose una suite. Ora si potrà ascoltare. Il filosofo racconta come nacque quella passione. E come è andata a finire: Daniela Monti, in Corriere La Lettura 15.4.18. CD: ZIRCUS SUITE. Un peccato di gioventù, a cura di Massimo Donà, Mimesis, 2018

Corriere La Lettura 15.4.18
La musica di Parmenide
Settant’anni fa un giovanissimo Emanuele Severino compose una suite. Ora si potrà ascoltare
Il filosofo racconta qui come nacque quella passione. E come è andata a finire
di Daniela Monti

Viene prima Stravinskij, con il suo radicale anti-wagnerismo, o Parmenide, il filosofo dell’essere che è e non può non essere? Detto in altro modo: prima il suono o il pensiero? Prima la musica o la filosofia? Settant’anni dopo essere stata composta, martedì 17 verrà eseguita al Conservatorio di Milano Zirkus Suite , in sette movimenti per ensemble di fiati, marimba e timpani, opera che Emanuele Severino scrisse nel 1947, fresco studente universitario. Dal punto di vista della cronologia biografica del filosofo, dunque, viene prima la musica: «Sin da bambino avevo incominciato a studiare il pianoforte — racconta a “la Lettura” —. Mio fratello lo suonava bene, ma a me piaceva soprattutto improvvisare qualcosa di mio». Severino studia composizione, cerca sulla tastiera suoni, successioni e sovrapposizioni, scrive «parecchia musica» fra cui la suite originariamente pensata per sette fiati e pianoforte, ora sostituito con timpani e marimba su suggerimento di Alessandro Bombonati, che ha curato la revisione critica della partitura. Con il tempo, gli spartiti giovanili vengono perduti. Smarrite anche le tracce audio delle improvvisazioni che il filosofo, sempre in quegli anni, esegue al pianoforte. Resta solo la suite, a cui è stato dato il nome Zirkus «per sottolineare il clima grottesco che la composizione intende evocare», dice Severino. Un «peccato di gioventù», che «non va preso sul serio»: «Di buono in quella musica c’è l’atteggiamento autoironico. Ed è questo che la salva». L’anno prima, nell’estate fra la maturità e l’ingresso all’università, Severino aveva scritto un piccolo libro La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia , dove la coscienza è la musica e la musica è l’antifilosofia che convive con la filosofia, «il tentativo di dare un senso unitario alle due dimensioni che, sia pure con tanta ingenuità, mi erano state e mi stavano a cuore». Sette i movimenti della suite, ciascuno si porta dietro domande e risposte.
Preludio
La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia verrà poi ripudiato: «Ho cercato con ogni mezzo di toglierlo dalla circolazione — racconta il filosofo —. Uno scritto ancora acerbo, ma da qualche parte bisognava pure cominciare. Chi lo lesse, mi disse che lo stile era troppo secco e duro. Mi adeguai al suggerimento e il risultato fu una prosa che fece sparire in una specie di melassa il nucleo iniziale». Nel saggio — a cui Severino si riferisce come il «povero libretto» — la musica è definita attività pensante irrazionalmente, «è coscienza perché pensa qualcosa, ma ignora ciò che essa è», mentre la filosofia — che ora ha fatto la sua comparsa — è già un passo avanti, «è autocoscienza perché oltre a essere coscienza del mondo è anche coscienza di sé stessa».
Il saggio risente del discorso di Eduard Hanslick, che nel 1864 aveva scritto Il bello musicale sostenendo che la musica non descrive alcun contenuto del mondo. Lo fanno la pittura, la scultura, la letteratura, che trasfigurano il materiale proveniente dalla natura. Non la musica. «Ero su quelle posizioni allora. Poco dopo la scrittura di quel libretto le avevo già abbandonate, per incamminarmi sulla strada che poi ho seguito».
Scherzo
Zirkus Suite segue ancora regole classiche: Bombonati la descrive come «partitura caratterizzata da una densa strumentazione e un’iniziale chiara visione neobarocca». Dal punto di vista armonico i riferimenti sono Stravinskij, Bartók, Schönberg, che in quegli anni Quaranta del Novecento sono l’avanguardia. «Nelle registrazioni al pianoforte che feci dopo la suite, sentii l’esigenza di rompere anche la regolarità del ritmo, che qui è ancora molto accademico. Ne uscirono cose buone, ma poi la filosofia ha preteso il tempo che meritava e allora ho smesso anche di fare quelle». Il riferimento del giovane Severino musicista sono dunque il XIX e XX secolo quando tutto crolla: non c’è più uno stato assoluto, non c’è più un diritto naturale e la scienza non è più quella in cui credeva Galileo, cioè sapere incontrovertibile, ma sapere ipotetico, falsificabile. «Cos’è l’arte astratta? È arte astratta dalla regola — riprende il filosofo —. E allora ecco Kandinskij, Picasso, il fenomeno della atonalità, Schönberg, la musica dodecafonica, cioè l’abbandono di quelle regole che in arte sono il corrispettivo della Parola con la p maiuscola. Non è un caso che in quegli anni in Unione Sovietica, dove è ancora presente la Parola non di un dio ma della filosofia marxista, condannino la musica atonale dodecafonica perché si rendono conto che è la distruzione di ogni regola».
Aria
La maturità di un pensiero che spinge fino in fondo il suo rigore porta Severino lontano dalle posizioni acerbe dei primissimi scritti. Nel Parricidio mancato (Adelphi), pubblicato nel 1985 — il padre che viene ucciso è Parmenide, il «folle» che nega il divenire e per questo è fatto fuori dalla filosofia greca che vuole salvare il mondo — ci sono le pagine più dense riservate alla musica e alla sua origine. «Anche la musica — come arte, religione, filosofia, scienza, tecnica, mito — è riconducibile a un fenomeno arcaico che ritengo tuttora di primaria importanza: la festa», dice il filosofo.
La festa è «l’opera che genera il mondo sociale». Comincia con un grido dissonante — lo schianto della barriera che si incrina sotto i colpi dell’uomo che vuole farsi spazio, dilatarsi, respirare. Certo: anche gli animali gridano, ma solo l’uomo si raccoglie intorno al proprio grido. Quando nella festa arcaica il grido dissonante diventa un unisono, incomincia la musica. Come la storia dell’uomo è un progressivo dilatarsi, prendere spazio, la storia della musica è la rievocazione del grido arcaico. «Nella festa non accade nulla di nuovo rispetto alla vita: c’è il canto di guerra, la rievocazione dello scontro, la celebrazione dell’eros, ma tutto questo diviene un’immagine, è un sollevarsi sulla vita, mettersi al di sopra, quindi al riparo. La festa è la forma originaria di rimedio dal dolore e dalla morte. Più tardi si dissolve e le sue membra diventano religione, tecnica, arte. Oggi la festa si celebra soprattutto in quelle sue deformanti e impallidite derivazioni che sono le folle delle partite sportive, del rock».
Sarabanda
Viene prima la musica o il pensiero? «Il pensare è il logo all’interno del quale accade tutto (vorrei ricordarlo anche agli scienziati). Se non c’è apertura di pensiero, non si presenta nulla: né l’azione, né l’arte, né la scienza, né la filosofia, né i vari tipi di prassi», risponde il filosofo. Il riferimento all’antica origine della musica torna quando Severino accenna a Wagner: «Nel realizzare il concetto di opera d’arte totale, fa uno degli sforzi più potenti che siano mai stati compiuti nella storia dell’umanità per ripristinare la festa arcaica. Nell’idea di opera d’arte totale wagneriana, tutti gli elementi originariamente uniti e poi dispersi tornano ad essere uno: la vita dell’uomo è espressa in un’immagine totale». Wagner sostiene l’assoluta rappresentatività della musica (ed ecco allora l’insanabile dissidio con Stravinskij, che crede invece in una musica «incapace di esprimere nient’altro che sé stessa»). E l’essenza del vitale è il movimento, quello che comincia con l’espansione che rompe la barriera, con il «farsi largo» nel mondo di cui la musica del tedesco è espressione.
Burlesca e interludio
Che divenire è quello espresso dalla musica: il divenire com’è concepito dall’intera tradizione occidentale, cioè quella forma di fede che consiste nel credere che le cose nascano dal nulla e lì ritornino, o è altro? Massimo Donà, filosofo e jazzista, nel volume Zirkus Suite (che ha allegato il cd con l’esecuzione dell’opera severiniana) appena uscito per Mimesis, propone una lettura diversa, che in qualche modo «salva» la musica dall’errore nichilista: «Nel motivo che suona come un ta ta ta taaaa — scrive riferendosi alla Quinta di Beethoven — passato, presente e futuro non sopraggiungono l’uno sull’altro o peggio ancora l’uno scalzando l’altro, ma si fanno presenti in un’attesa che, neppur essa, mancherà mai di quel che verrà ad aggiungersi a quella stessa unità». I suoni insomma «non escono di scena».
Severino nel divenire espresso dalla musica vede altro: «Thomas Mann diceva che la musica esprime l’anima del popolo tedesco, che è essenzialmente un vendersi al diavolo per avere potenza. Alle spalle di Hitler, Mann vede Lutero, Bach, Goethe, Schopenhauer, Nietzsche. La musica è la distruzione del mondo perché — dice Severino guardando di nuovo a Hanslick — cancellandone la rappresentazione vuole sostituirlo con un mondo nuovo instaurato dai cantori (i maestri cantori di Norimberga di Wagner non sono poi così innocenti)».
Nel discorso filosofico di Severino la volontà di potenza è ben più ampia della volontà di potenza musicale, ma la include: «Che gli individui umani, me compreso, amino la musica vuol dire che il peccato, l’errare, il carattere luciferino delle cose si fa amare perché è bello, sapiente, potente, luminoso. Tutto il mio discorso filosofico ha il carattere della povertà perché si mette al di là di questa ricchezza meravigliosa dell’errare che include quella luminosità e sonorità potente che è la musica».
Finale
Insomma: che cos’è la musica? «La definizione per sua natura stacca, separa — risponde il filosofo —. Ma se i singoli fenomeni vengono separati dal passato, diventano incomprensibili. Mi piace però quel che diceva Schopenhauer e che già annotavo in quel mio primo povero libretto: la musica non è arte, ma exercitium metaphysicae occultum nescientis se philosophari animi , esercizio occulto metafisico dell’animo che non sa di filosofare (faceva il verso a Leibniz per il quale la musica è exercitium arithmeticae occultum nescientis se numerare animi , esercizio matematico nascosto nel quale l’anima calcola senza rendersene conto). Schopenhauer dice che la musica considera l’universale ante rem : ecco, in questo mi ritrovo. La musica indica l’universale, per esempio la gioia, ante rem cioè prima che esista la gioia mia, tua, vostra. Però dovrei avvertire Schopenhauer che c’è un universale ancora più originario della musica, che mi fa dire che è il pensiero il luogo in cui tutto può manifestarsi, universale ante rem compreso».
Il filosofo ha vinto sul giovane musicista che è stato. «Mi fa tenerezza pensare a quel ragazzo», dice Severino. Il pianoforte al centro del salotto, nella sua casa bresciana, è un Petrof a mezza coda. «Non lo apro dal 2009, quando è morta mia moglie». La filosofia, invece, continua a reclamare spazio: «Sto concludendo un testo per Adelphi che uscirà a fine anno», dice. Il titolo: Testimoniando il destino .

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EMANUELE SEVERINO pensa GIACOMO LEOPARDI, al Teatro Franco Parenti di MILANO, in: LAVIA dice Leopardi, SEVERINO lo pensa |domenica 25 marzo 2018, ore 19,30-20,30

vai al sito del Teatro Parenti

https://www.teatrofrancoparenti.it/


AUDIO della lezione di Emanuele Severino, 19,30-20,30:


AUDIO della recita di Gabriele Lavia, 21-21,30:


IL SABATO DEL VILLAGGIO

 

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E’ come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.


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EMANUELE SEVERINO, La guerra e il mortale, a cura di Luca Taddio, con un saggio di Giorgio Brianese, Mimesis, 2010. Con 18 lezioni in formato audio. Indice del libro e delle lezioni

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