Martin Heidegger. Essere e tempo. La differenza ontologica tra essere e ente. L’ente non è la totalità dell’essere. “Una filosofia per il tempo che viviamo” Vasco Ursini. Pag. 43

Martin Heidegger. Essere e tempo. La differenza ontologica tra essere e ente. L’ente non è la totalità dell’essere. “Una filosofia per il tempo che viviamo” Vasco Ursini. Pag. 43

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Novant’anni dopo la pubblicazione di ‘Essere e Tempo’, cosa resta di Heidegger – L’Espresso, 27 apr 2017

Novant’anni dopo la pubblicazione di ‘Essere e Tempo’, cosa resta di Heidegger La prima edizione del capolavoro del filosofo tedesco è dell’aprile del 1927. Ecco cosa ci dice ancora oggi l’opera che ha voluto demolire la storia del pensiero occidentale di Marco Pacini

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Novant’anni dopo la pubblicazione di ‘Essere e Tempo’, cosa resta di Heidegger – L’Espresso

Martin Heidegger sulla “questione del pensare” , testo di Vasco Ursini

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Il compito del pensiero oggi, come lo vedo io, è in qualche modo tanto nuovo da esigere un metodo anch’esso assolutamente nuovo e questo modo può essere ottenuto solo attraverso il dialogo diretto da persona a persona e attraverso un lungo apprendistato ed in una certa misura attraverso l’esercizio della visione nel pensare. In altre parole questa modalità del pensare è concepibile solo per pochi uomini, inizialmente; può però in seguito essere comunicato agli altri tramite diversi ambiti dell’educazione. Le faccio un esempio: oggi ognuno di noi può agire con una radio e con una televisione senza per questo conoscere le leggi fisiche soggiacenti, senza per questo conoscere i metodi necessari alla loro scoperta, metodi che solo cinque o sei fisici (!) comprendono realmente. In un primo tempo, sarà cosi anche per questo pensare”. Il concetto di linguaggio come strumento di informazione si sta spingendo ai nostri giorni fino all’estremo. La relazione tra l’essere umano e il linguaggio sta subendo una trasformazione, le cui conseguenze noi non siamo ancora in grado di misurare. Lo sviluppo di questo processo non può essere arrestato in modo diretto. E inoltre sta procedendo nel più profondo dei silenzi. Evidentemente dobbiamo affermare che il linguaggio nella vita di tutti i giorni appare come un mezzo per comprenderci ed è usato nelle questioni ordinarie della vita come un mezzo. Ma ci sono altre relazioni con il linguaggio oltre a quella comune. Goethe chiama queste relazioni “le più profonde” e dice a proposito del linguaggio: “Nella vita ordinaria il linguaggio è appena sufficiente per capirsi perché con esso indichiamo solo relazioni superficiali. Non appena si parla di relazioni più profonde, allora emerge improvvisamente un altro linguaggio, quello poetico”.

VASCO URSINI, Una filosofia per il tempo che viviamo, Edizioni Nuova Prhomos, 180 pagine, Città di Castello (PG), 2021, INDICE del libro e modalità di acquisto

Sito della casa editrice: https://www.nuovaprhomos.com/

COLORO CHE INTENDESSERO ACQUISTARE IL SAGGIO DEL PROF. VASCO URSINI CON ESTREMA VELOCITA POSSONO CONTATTARE L’UFFICIO DISTRIBUZIONE DELLA CASA EDITRICE (ore 9-13; 14-16) AL NUMERO TELEFONICO

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Vasco Ursini, Pensiero prezioso di M. Heidegger, in Amici di Emanuele Severino | Facebook

Pensiero prezioso di M. Heidegger

“Solo sul fondamento dell’originaria manifestatezza del niente, l’esserci dell’uomo può dirigersi all’ente e occuparsene. Ma in quanto l’esserci per sua essenza si rapporta all’ente, all’ente che egli non è e all’ente… Altro…

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Massimo CACCIARI, “Lichtung”: intorno a Heidegger e Maria Zambrano, in Le parole dell’Essere. Per Emanuele Severino, a cura di Arnaldo Petterlini, Giorgio Brianese, Giulio Goggi, Bruno Mondadori editore, 2005, pagine 123-130

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Martin Heidegger, Abbandonare il nome di “amore per la sapienza”, in CONVERSAZIONI DI FILOSOFIA

CONVERSAZIONI DI FILOSOFIA

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Martin Heidegger.

– Abbandonare il nome di «amore per la sapienza» –

“ Il pensiero a venire non è più filosofia, perché esso pensa in modo più originario della metafisica, termine che indica la stessa identica cosa. Ma il pensiero a venire non può neppure più, come pretendeva Hegel, abbandonare il nome di «amore per la sapienza» e divenire la sapienza stessa nella forma del sapere assoluto. Il pensiero sta scendendo nella povertà della sua essenza provvisoria. Il pensiero raccoglie il linguaggio nel dire semplice. Il linguaggio è così il linguaggio dell’essere come le nuvole sono le nuvole del cielo. Con il suo dire, il pensiero traccia ne linguaggio solchi poco vistosi. Essi sono ancor meno vistosi dei solchi che il contadino, a passi lenti, traccia nel campo.”

MARTIN HEIDEGGER (1889 – 1976), “Lettera sull’ «umanesimo»”ᵃ (ᵃ 1ᵃ edizione 1949: ciò che qui si dice non è stato ideato solo al tempo della sua stesura, ma si basa sul corso di un cammino che fu iniziato nel 1936, nell’ «attimo» di un tentativo di dire in modo semplice la verità dell’essere. – La lettera parla ancor sempre nel linguaggio della metafisica, e ciò in modo deliberato. L’altro linguaggio rimane sullo sfondo), [La lettera fu indirizzata a Jean Beaufret (Parigi) nell’autunno del 1946. Per la pubblicazione il testo della stessa fu rivisto e ampliato in alcuni punti. Essa apparve assieme al saggio “Platons Lehre von der Wahrheit” presso l’editore A. Francke, Bern 1947. Come scritto a sé stante fu pubblicata col titolo “Über den Humanismus” presso Klostermann, Frankfurt am Main 1949. Ottava edizione 1981], in ID., “Segnavia”, a cura di Friedrich von Herrmann, edizione italiana, traduzione e ‘Avvertenza’ a cura di Franco Volpi, Adelphi, Milano dicembre 1987 (seconda edizione, prima edizione settembre 1987), p. 314 – 315.

“ Das künftige Denken ist nicht mehr Philosophie, weil es ursprünglicher denkt als die Metaphysik, welcher Name das gleiche sagt. Das künftige Denken kann aber auch nicht mehr, wie Hegel verlangte, den Namen der «Liebe zur Weisheit» ablegen und die Weisheit selbst in der Gestalt des absoluten Wissens geworden sein. Das Denken ist auf dem Abstieg in die Armut seines vorläufigen Wesens. Das Denken sammelt die Sprache in das einfache Sagen. Die Sprache ist so die Sprache des Seins, wie die Wolken die Wolken des Himmels sind. Das Denken legt mit seinem Sagen unscheinbare Furchen in die Sprache. Sie sind noch unscheinbarer als die Furchen, die der Landmann langsamen Schrittes durch das Feld zieht.”

MARTIN HEIDEGGER, “Brief über den «Humanismus»”ᵃ (ᵃ 1. Auflage 1949: Das hier Gesagte ist nicht erst zur Zeit der Niederschrift ausgedacht, sondern beruht auf dem Gang eines Weges, der 1956 begonnen wurde, im «Augenblick» eines Versuches, die Wahrheit des Seins einfach zu sagen. – Der Brief spricht immer noch in der Sprache der Metaphysik, und zwar wissentlich. Die andere Sprache bleibt im Hintergrund), [“Brief an Jean Beaufret”, Paris, Herbst 1946, dessen Text für die Veröffentlichung durchgesehen und an einigen Stellen erweitert wurde. Zuerst erschienen zusammen mit “Platons Lehre von der Wahrheit” bei A. Francke A. G., Bern 1947. Als selbständige Schrift 1949 bei Vittorio Klostermann, Frankfurt am Main. Siebente Auflage 1974], in “Wegmarken”, “Martin Heidegger Gesamtausgabe”, I. Abteilung ʽVeröffentlichte Schriften 1914-1970ʼ, Band 9, Unveränderter Text mit Randbemerkungen des Autors, erausgegeben von Friedrich-Wilhelm von Herrmann, Klostermann, Frankfurt am Main 1976 (Erstausgabe), S. 364.

Carlo ROVELLI, Natura e individuo. Un fisico a tu per tu con Heidegger, articolo in La Lettura / Corriere della Sera, 6 dicembre 2020

letto in edizione cartacea nell’inserto LA LETTURA del Corriere della Sera

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Francesco Alfieri. Martin Heidegger interprete di Emanuele Severino – in Filosofia – Rai Cultura

Francesco Alfieri. Martin Heidegger interprete di Emanuele Severino Heidegger nel pensiero di Severino

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Francesco Alfieri. Martin Heidegger interprete di Emanuele Severino – Filosofia – Rai Cultura