L’Essere va sempre tenuto distinto dall’ente e dunque anche dalla totalità degli enti … da Amici di Emanuele Severino | Facebook

L’Essere va sempre tenuto distinto dall’ente e dunque anche dalla totalità degli enti. Pertanto ridurre l’Essere alla totalità degli enti significa “errare” e tutto ciò che ne può conseguire è un insieme di errori. Significa trasformare l’Essere in altro da sé e dunque reificarlo. Certo cosa sia l’Essere ancora ce lo domandiamo dopo millenni di risposte tutte inadeguate e prive del crisma della incontrovertibilità. Resta tuttavia fuor di dubbio che per cercare di afferrarne il significato occorre trovare una risposta – che abbia il crisma della incontrovertibilità – alla domanda: “Perché c’è dell’essere e non piuttosto il nulla?” Al di fuori di questa cornice si può soltanto essere e rimanere stabilmente nell’errore, lontani dal proposito di afferrare la verità originaria e le altre verità che da essa inevitabilmente scaturiscono.

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Se fosse così staremmo a posto, da Amici di Emanuele Severino | Facebook

Se fosse così staremmo a posto: Nessuna cosa richiede un Fondamento della sua appartenenza all’essere, perché ogni cosa è, appunto e soltanto in quanto essa è una cosa, un non-niente Proprio in quanto è cosa, ogni cosa ‘é’ e non può non essere.

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La poesia pensante (v. Leopardi, Montale, Ungaretti, Quasimodo ed altri) , di Vasco Ursini

Vasco Ursini

2 h  · La poesia pensante (v. Leopardi, Montale, Ungaretti, Quasimodo ed altri) mostra, a chiare note, di rappresentare la ” condizione umana, il “dasein”, l’esserci”, meglio dei filosofi delle università italiane, che solitamente parlano un linguaggio del tutto “staccato” da tale condizione: un linguaggio astratto, un “bla bla” senza senso, un parlarsi addosso per il gusto di apparire e niente altro

Vasco Ursini: Degno di nota il testo di Friedrich Wilhelm von Herrmann e Francesco Alfieri, edizione Morcelliana, titolo MARTIN HEIDEGGER. LA VERITÀ SUI QUADERNI NERI.

Vasco Ursini

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  · Degno di nota il testo di Friedrich Wilhelm von Herrmann e Francesco Alfieri, edizione Morcelliana, titolo MARTIN HEIDEGGER. LA VERITÀ SUI QUADERNI NERI.

I professori Friedrich von Herrmann e Francesco Alfieri dimostrano che la questione antisemita non sussiste nel contenuto dei Quaderni neri di Heidegger, tale pensiero diffamante, voluto fortemente introdurlo nel discorso di Heidegger, è opera di una stampa internazionale che per opportunismo ideologico si pone contro il filosofo Heidegger. La domanda se Heidegger fosse o non antisemita, non si pone affatto in quanto priva di fondamento e di sostanza nel pensiero contenuto in tale testo.Friedrich von Herrmann che è il custode del pensiero di Heidegger di cui è stato assistente particolare e Francesco Alfieri, docente di Fenomenologia delle religioni all’Università Pontificia Lateranense e assistente del prof. von Herrmann, affermano che il termine “judentum” utilizzato da Heidegger sta ad indicare l’errore o, diciamolo in termine escatologico, il peccato originale della cultura occidentale che ha tratto linfa avvelenata nella tradizione giudaico-cristiana e nella trattazione filosofica greca “post-socratica”. Qual è questo peccato od errore commesso dalla cultura occidentale per il quale errore o peccato ha la sua colpevolezza?!Quello di essersi allontanata (laCultura occidentale) dalla questione dell’Essere. Heidegger non si pone quindi in termini razziali, bensì in termini metafisici.Secondo il prof. von Herrmann e il prof. Alfieri, “l’autoannientamento” di cui parla Heidegger è conservazione e mantenimento dell’ente quando la possibilità di trattenersi all’Essere viene a mancare. Non va inteso in senso fisico e la questione antisemitica è una falsificazione operata da una esasperante stampa internazionale atta a denigrare il filosofo, come per sostenere che l’antisemitismo è entrato e si è avvalorato nella Filosofia tramite il pensiero di Martin Heidegger.Avanzano verso il fruitore, nel prosieguo contenutistico del testo, molti passaggi interessantissimi posti con attenzione, all’interno di un contesto di linguaggio e di pensiero, dal von Herrmann e Alfieri che valgono l’attenzione di essere soppesati con onestà intellettuale e rigorismo, onestà e rigorismo che sono le virtù fondanti di una ricerca filosofica, nonché del Sapere.Consiglio un’attenta lettura di questo testo per coloro che considerano la Filosofia non asservita ad alcuna ideologia di potere.גבריאל

Baldo Lami: Un libro eccezionale e appassionato per comprendere il pensiero di Emanuele Severino all’interno del dibattito filosofico contemporaneo: Il dilemma verità dell’essere o nichilismo, Book Sprint, 2013, di Vasco Ursini

Un libro eccezionale e appassionato per comprendere il pensiero di Emanuele Severino all’interno del dibattito filosofico contemporaneo: Il dilemma verità dell’essere o nichilismo, Book Sprint, 2013, di Vasco Ursini, che ringrazio, di cui riporto un intero brano tratto dalla pag. 141.…………………………………………………………………« […] La tecnica infatti presuppone che le cose possono essere prodotte (dal niente) e distrutte (nel niente), secondo il proprio volere. Questo compito di creare e distruggere le cose un tempo prerogativa di Dio, è ormai rivendicato dalla tecnica. Pertanto si può dire che la teologia è la prima forma di tecnica e la tecnica è l’ultima forma di teologia. E Severino può scrivere: «Dio e la tecnica moderna sono le due fondamentali espressioni del nichilismo metafisico».Sulla base di questa concezione del nichilismo Severino elabora la sua diagnosi critica del mondo contemporaneo e dei valori da esso prodotti.Il venire e l’andare nel niente implica inevitabilmente il dissolvimento e il tramonto di tutti gli “immutabili” dell’Occidente, prodotti nella storia: il Dio del cristianesimo, quello di tutte le altre religioni, il capitalismo, il marxismo, tutto il pensiero filosofico da Platone ai nostri giorni.La causa del loro tramonto sta, non soltanto negli accadimenti di un processo storico-culturale, ma soprattutto nell’accettazione nichilistica, pressoché generale, del divenire.Da quanto detto sin qui mi pare risulti evidente che la concezione del nichilismo di Severino va ben al di là dell’accezione filosofica comune del termine.Essa propone di abbandonare senza ulteriori indugi il “Sentiero della Notte” finora seguito e di incamminarsi nel “Sentiero del giorno” aperto da Parmenide. Ci si pone così nella condizione di riconoscere la necessità che “l’essere è e non gli è consentito di non essere”, e che “il nulla non è e non gli è consentito di essere”. Severino propone dunque di “ritornare a Parmenide” ma correggendone la posizione, convincendosi cioè che quello che Parmenide dice dell’essere va detto degli enti, di ciascun ente.Occorre dunque ripetere, secondo Severino, il “parricidio” con il quale Platone aveva tentato, senza riuscirvi, di salvare il mondo dei fenomeni. Occorre ripetere il parricidio per ricondurre finalmente le differenze nell’essere. […] »

L’originario mistero dell’ “Essere”Nonostante le millenarie indagini e riflessioni condotte sull’ “Essere” dagli umani, il mistero originario che lo vela resta impenetrato. di Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino | Facebook

Vasco Ursini

2 settembre 2019  · L’originario mistero dell’ “Essere”Nonostante le millenarie indagini e riflessioni condotte sull’ “Essere” dagli umani, il mistero originario che lo vela resta impenetrato. Ridurlo, come fa Severino, all’insieme degli enti significa vederlo come un ente, come l’insieme degli enti. Significa non concepire come essere alcunché al di fuori degli enti. Concepirlo come un “trascendens”, come fa Heidegger, significa dargli il crisma dell” esistere come luce degli enti riaprendo così il capitolo della defunta “metafisica” ricominciando a domandarsi daccapo che cosa esso è. Le filosofie di Heidegger e Severino, i due giganti del Novecento, stanno a testimoniare, con questa biforcazione della risposta finora data alla domanda “Cosa è l’essere”, proprio questa persistenza dell’originario mistero e la necessità di tentare di dargli una risposta finalmente univoca.

Vasco Ursini, L’apparire finito e l’apparire infinito … in Amici di Emanuele Severino | Facebook

Vasco Ursini, L’apparire finito e l’apparire infinito

Alcuni amici mi hanno domandato in privato di dire una parola esplicativa su queste due forme dell’apparire. Poiché i richiedenti sono numerosi, mi pare più opportuno e veloce rispondere con questa breve nota. Nello sguardo del destino (da intendersi nell’accezione che Severino dà a questa parola) appare che, al di là della luce dell’apparire attuale, in cui sopraggiungono gli eterni, c’è la luce dell’apparire infinito. Per spiegare la differenza tra queste due forme dell’apparire occorre richiamare alcuni punti della riflessione severiniana e cioè: ognuno di noi è contraddizione; ogni determinatezza è una contraddizione. Il risolvimento della contraddizione non è un futuro come Hegel o Marx pensavano, ma il toglimento della contraddizione “è già da sempre”. Il toglimento di questa e di tutte le altre possibili contraddizioni è “l’apparire definitivo e infinito del Tutto”. Che non è ‘questo’ apparire. Ma è un apparire che non consente il sopraggiungere e l’assentarsi delle determinazioni. Negli scritti severiniani (cui rinvio) si mostra che l’esser già da sempre tolta della totalità delle contraddizioni non può essere un apparire in cui via via gli essenti vanno comparendo e da cui cui vanno congedandosi. Occhio dunque al nesso che c’è tra toglimento totale della contraddizione ed apparire totale ed esaustivo. Ora non c’è alcun dubbio che noi siamo autenticamente noi, la società è autenticamente se stessa là dove tutte le contraddizioni in cui si è imbrigliati sono tolte. In conclusione diciamo che attualmente l’apparire è ‘finito’, perché è appunto la dimensione in cui le cose entrano ed escono dal cerchio dell’apparire. Aggiungiamo che questo apparire finito, che è la struttura originaria della verità, è anche la struttura originaria della contraddizione. Il toglimento di ogni contraddizione è l’apparire infinito, che è il vero essere dell’apparire finito, ossia della tensione tra l’originario apparire della verità e l’isolamento della terra.

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caro Sergio Piccerillo, Adriano Tilgher, secondo il mio giudizio, é un grande scrittore, che si muove, sì, nell’area nichilistica, non partecipa all’eroico tentativo di testimoniare la verità del destino, ma … testo di Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino | Facebook

A Sergio Piccerillo Vedi, caro Sergio Piccerillo, AdrianoTilgher, secondo il mio giudizio, é un grande scrittore, che si muove, sì, nell’area nichilistica, non partecipa all’eroico tentativo di testimoniare la verità del destino, ma si muove con grande sensibilità e con lo sguardo rivolto all’infinito

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Se esistesse, al di là del divenire, un Essere immutabile, un Dio eterno, una verità definitiva, il divenire sarebbe solo un’apparenza, Vasco Ursini

Se esistesse, al di là del divenire, un Essere immutabile, un Dio eterno, una verità definitiva, il divenire sarebbe solo un’apparenza, cioè non potrebbe esistere. Ma per la cultura dell’Occidente, e ormai del Pianeta, il divenire è la suprema evidenza, dunque non può esistere alcun essere immutabile.

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Ogni desiderio appagato ne genera uno nuovo, Vasco Ursini

“Ogni desiderio appagato ne genera uno nuovo. Ogni meta raggiunta è a sua volta principio di un nuovo processo, e così all’infinito”.

In queste espressioni di Schopenhauer ritorna uno dei temi più antichi e fondamentali della riflessione dell’uomo sulla propria vita.

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Vasco Ursini , Un amico mi ha chiesto: “come si può eliminare un errore, in Amici di Emanuele Severino | Facebook

Vasco Ursini 4 h  · Un amico mi ha chiesto: “come si può eliminare un errore, cancellare un’offesa”? Gli ho risposto: ogni errore, come ogni cosa che si fa, dunque anche ogni offesa, non è annullabile, cancellabile, eliminabile. Puoi solo dire, se vuoi, non lo farò più. Ma l’errore o l’offesa resta lì, in eterno. Nessuno, nemmeno un Dio, può annullarli. Chi sa mettere in moto il pensiero, rifletta!

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Vasco Ursini, Un confronto mancato. Al congresso internazionale “Heidegger nel pensiero di Severino”, svoltosi a Brescia …

Vasco Ursini
Amministratore  · 16 agosto 2019  ·
Un confronto mancato.
Al congresso internazionale “Heidegger nel pensiero di Severino”, svoltosi a Brescia lo scorso mese di giugno 2019, molto si è discusso sul fatto che Heidegger leggeva le opere del primo Severino, “Heidegger e la metafisica” e “Ritornare a Parmenide”. Al congresso il confronto tra Heidegger e Severino si è limitato a affrontare le questioni poste dal primo lontanissimo scritto (che è la tesi di laurea del filosofo bresciano), senza toccare, se non assai parzialmente, le opere successive di quei due giganti del pensiero, che nella loro totalità configurano con assoluta chiarezza le loro rispettive posizioni filosofiche.
È un lavoro dunque da farsi ancora più accuratamente di quanto sia già stato fatto. Noi siamo determinati a fornire il nostro contributo alla realizzazione di questo prezioso confronto delle due posizioni filosofiche, senza escludere che alla fine si possa pervenire a mostrare quale delle due risponda meglio al bisogno di verità.

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Vasco Ursini   “Ogni desiderio appagato ne genera uno nuovo … 15 agosto 2017 

“Ogni desiderio appagato ne genera uno nuovo. Ogni meta raggiunta è a sua volta principio di un nuovo processo, e così all’infinito”.
In queste espressioni di Schopenhauer ritorna uno dei temi più antichi e fondamentali della riflessione dell’uomo sulla propria vita.

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Vasco Ursini, In che modo si può ancora tentare di fare filosofia

Amministratore

31 luglio 2019

In che modo si può ancora tentare di fare filosofia
Dopo Heidegger, fare filosofia è possibile solo se chi la fa rimane attaccato alla vita, all’ “esserci”. Se ci si allontana da questo limite inevitabilmente si sprofonda nell’abisso che si intravede nel pronunciamento wittegensteiniano: ” Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere “. Se qualcuno, o anche molti, in cui spesso ci si imbatte, continuano a raccontare favole, lasciamoli al loro destino – che li obbliga al loro “bla bla” quotidiano – ma evitiamo di “ascoltarli”. Chi tenta ancora di fare filosofia tenga invece stabilmente l’occhio sulle conquiste delle scienze e le valuti secondo i canoni filosofici, imprescindibili.

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