Vasco Ursini: Alcuni amici mi chiedono se il termine “infinito” abbia, negli scritti di Emanuele Severino, una connotazione spazio-temporale o solo temporale …

Alcuni amici mi chiedono se il termine “infinito” abbia, negli scritti di Emanuele Severino, una connotazione spazio-temporale o solo temporale.
Rispondo che l’ “infinito” di cui parla Severino non ha nulla a che vedere né con l’una né con l’altra connotazione. Negli scritti di Severino, il termine “infinito” ha un significato ontologico che è diverso dall’uso scientifico che se ne fa, indica la “totalità”: l’infinito è tale perché non lascia alcunché al di fuori di sé; è il Tutto che, al di fuori di sé, lascia solo il nulla, cioè non lascia nulla.
Spero di essere stato chiaro

in  (1) Amici di Emanuele Severino

L’essenza della filosofia contemporanea, testo di Vasco ursini

L’essenza della filosofia contemporanea

Chi sa portarsi e muoversi nel sottosuolo filosofico del nostro tempo vede l’impossibilità dell’esistenza di ogni dio immutabile e di ogni verità immutabile che lo manifesti. Perché vede che la loro esistenza comporterebbe l’inesistenza del divenire del mondo che per la stessa tradizione filosofica è l’evidenza originaria e assolutamente innegabile. Ne consegue che è innegabile che per codesta duplice negazione – del dio immutabile e di ogni verità immutabile – si manifesti un mondo che non ha più alcun stabile fondamento e alcun senso unitario e che dunque si presenti come una molteplicità di parti isolate, che uscendo dal nulla si uniscono fra di loro in modo soltanto accidentale formando una molteplicità di ‘frammenti’, che si possono conoscere soltanto in modo specialistico.
A questo, dunque, approda la filosofia del nostro tempo: che non esista alcun senso unitario e fondamentale del mondo.

via (3) Amici di Emanuele Severino

testo rielaborato del colloquio tra il prof. Zaccaria e Emanuele Severino, Brescia 13 gennaio 2003. A cura di Vasco Ursini

Vasco Ursini a Amici di Emanuele Severino

 

Mi pare assai utile pubblicare, a puntate, il testo rielaborato del colloquio tra il prof. Zaccaria e Emanuele Severino, avvenuto a Brescia il 13 gennaio 2003. Indicherò con Z: il prof Zaccaria e con S: Severino.

Z: Professore Severino, ho raccolto in tre tracce le questioni che Le porrò: 1) le posizioni guida sul nichilismo. 2) l’essere e il divenire. 3) l’interpretazione heideggeriana della filosofia,
S: D’accordo. Se vuole, possiamo incominciare.
Z: Ecco la prima traccia.
Quando pensiamo alla questione del nichilismo europeo-occidentale, si prospettano due posizioni guida che costituiscono anche due diagnosi dell’ora mondiale cui, fin dall’inizio greco, che lo vogliamo o meno, apparteniamo: la posizione di Nietzsche e quella di Heidegger. Le seguenti citazioni possono forse aiutare il lettore: “Che cosa vuol dire “nichilismo”? Che i più alti valori si svalutano. Viene meno lo scopo; viene meno la risposta al “perché?” (1887-88)
Heidegger: “Il nichilismo consiste in quella ‘Geschichte’ nella quale dell’essere stesso non è niente” [dal ‘Nietzsche’)
Ora però leggiamo quello che Lei scrive, a tale proposito, ad esempio in ‘Essenza del nichilismo?:

L’Occidente è la civiltà che cresce all’interno dell’orizzonte aperto dal senso che il pensiero greco assegna all’esser-cosa delle cose. Questo senso unifica progressivamente, e ormai interamente, la molteplicità sterminata di eventi che chiamiamo “storia dell’Occidente”; e domina ormai tutta la terra: l’intera storia dell’Oriente è così diventata anch’essa preistoria dell’Occidente. Da tempo i miei scritti indicano il senso occidentale – e ormai planetario – della cosa: la cosa (una cosa, ogni cosa) è, in quanto cosa, niente; il non-niente (un, ogni non-niente) è, in quanto non-niente, niente. La persuasione che l’ente sia niente è il nichilismo: In un senso abissalmente diverso da quello di Nietzsche e di Heidegger, il nichilismo è l’essenza dell’Occidente.

Le chiedo: dal punto di vista dello sguardo del Destino, ha un qualche senso tener conto del fatto che Heidegger interpreta la propria determinazione essenziale del nichilismo che, a sua volta, abissalmente diversa da quella di Nietzsche? Che genere di differenze – o di abilità – vengono evocate sia in Heidegger sia nel Suo discorso?

S: Bene. Intanto è chiaro che, nella definizione di “nichilismo” data da Heidegger, è dell'”essere” che si pensa l’esser niente; mentre nel mio discorso filosofico, “nichilismo significa che è dell’essente in quanto essente che si pensa e si vive l’esser niente. E l’essente in quanto tale, nel proprio significato più ampio (ossia in quanto non niente) ‘include’ sia i “valori” di cui parla Nietzsche, sia l'”essere” di cui parla Heidegger. Heidegger vede certamente una differenza abissale fra la propria definizione di nichilismo e quella di Nietzsche, perché l'”essere” di cui egli parla non è l’essere di cui parla Nietzsche (così come non è l’essere di cui parla l’intero pensiero occidentale). Heidegger pensa l'”essere” come “differente” dall’ente. Se vogliamo una indicazione provvisoria. l'”essere” è, per Heidegger, la manifestazione o l’apparire in cui l'”ente” esce dal nascondimento e si pone nella luce. Husserl – come maestro di Heidegger – avrebbe detto che questo “essere” è l'”Io trascendentale” (l’Io come apparire dell’ente). L’oblio dell'”essere” di cui parla Heidegger, è allora (stando a Husserl) l’oblio della luce in cui si manifestano le determinazioni del mondo. Questo oblio ha come corrispettivo, in Husserl, il tema della crisi della scienza occidentale, dove la scienza ha occhi per le cose ma non per il ‘vedere’ le cose. Si tratta di una crisi molto vicina all’alienazione di cui parla l’idealismo, l’alienazione che è propria della concezione ingenuamente realistica, dove si hanno occhi solo per l'”essere” – e in questo caso “essere” significa le “mere cose”. Certo, Heidegger ha ragione nel sottolineare la differenza fra la propria determinazione del nichilismo e quella di Nietzsche. Con una metafora: in Heidegger l'”essere” è la ‘luce’ come distinta o addirittura separata dai colori (gli enti) che essa illumina. L'”essere” è l’apparire; nella metafora, l'”essere” è l’analogo della luce; gli enti sono l’analogo dei colori. La dimenticanza dell'”essere” è la dimenticanza della luce. Non credo che in Heidegger, questo, si discosti dalla diagnosi di fondo di Husserl e di Gentile ( con tutti i “distinguo” del caso).
Per Heidegger il “nichilismo” è che dell'”essere” non è più niente. Questo “essere” non è alcun ente, ossia: non è riducibile a nessuno degli enti che, invece, assorbono l’attenzione di chi ha obliato l'”essere”. L'”essere” di cui non è niente è l'”essere” che è stato dimenticato, la luce in cui si illuminano gli enti. Dimenticato, è come non ne sia più niente. Quando invece Nietzsche definisce il nichilismo nel modo che Lei ha ricordato – il quale peraltro non è l’unico (altrove il filosofo chiama “nichilismo” il Cristianesimo) – egli pone l’accento sul “venir meno” di quegli enti che sono i “valori.

La rete e il mare, di Vasco Ursini,

La rete e il mare
Con questa metafora ci si intende riferire alla dibattuta questione relativa alla possibilità di una esperienza di pensiero che vada “oltre la ragione” per verificare se la “rete” della ragione può arrivare a cogliere la verità del grande “mare” dell’essere sul quale essa continua a riflettere per tentare di agguantare la verità originaria.

È questa la questione assolutamente centrale nell’ambito della millenaria fatica filosofica, sia per coloro che pensano che la verità sia davanti a noi e che possiamo afferrarla alla fine di un percorso fitto di sfibranti tentativi di ricerca, sia per coloro che invece ritengono che essa – la verità originaria – sta dentro noi, è già manifesta in ciascuno di noi.
La questione resta aperta, anche dopo la testimonianza severiniana della “verità del destino”, che però non è riconosciuta come verità incontrovertibile dal pensiero filosofico contemporaneo.
La riflessione su di essa va ripresa con forza senza mettere nessuno in “epoché”.

A coloro che sostengono che l’espressione “apparire dell’apparire” sembra un’ulteriorita’ riflessiva …, di Vasco Ursini 25 marzo 2018

Vasco Ursini

A coloro che sostengono che l’espressione “apparire dell’apparire” sembra un’ulteriorita’ riflessiva, cioè qualcosa che si aggiunge al puro e già perfetto apparire, rispondiamo che questo loro convincimento è errato: infatti va sottolineato che un ente può apparire solo in quanto appare il suo apparire: l’ente appare, ossia è presente, in quanto questo suo essere presente è presente; se non lo fosse, il suo essere presente sarebbe un essere presente che “non è presente”, cioè l’ente non apparirebbe. Dunque, dire che un ente appare significa dire che appare il suo apparire, apparire che è un essente, che, in quanto tale, è eterno ed è presente come tale

La struttura originaria e l’apparire,di Vasco Ursini 25 marzo 2018

Vasco Ursini

La struttura originaria e l’apparire

Finalmente da qualche tempo si parla spesso di “struttura originaria”. Era ora!

Ma ci si dimentica di sottolineare che anche “l’apparire” è una “struttura”, cioè un complesso logico-semantico, una unità non semplice.

L’apparire, infatti, non è qualcosa di fenologicamente “puro”, ma un’identità-innegabilita’ logica, un esser-sé che nega di non esser non-sé.

Proprio in quanto l’apparire “è” apparire il “fenomenologico” è già “logico”, così come il “logico” è già “fenomenologico” in quanto l’identità-innegabilita’ logica “appare” come identità-innegabilita’ logica.

Questa struttura fenomeno-logica si articola in 3 momenti, che costituiscono quell’unico atto che è “l’apparire”: “l’apparire dell’apparire dell’apparire”, cioè la “coscienza di autocoscienza”.

Schopenhauer , Nietzsche, Freud: elementi per un confronto critico, di U. Galimberti, segnalato da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

vai a

https://sigmund-daubmir.blogspot.com/2007/05/schopenhauer-nietzsche-freud-elementi.html?m=1&fbclid=IwAR3gwoD4fGXcF7Fs88lcG3GVVmz1X37BZCYWZaZIGBT2g2AXnIcBtEfLylM

segnalato in

(2) Amici di Emanuele Severino

Riguardo agli assiomi, ascoltiamo Aristotele, testo di Vasco Ursini

Riguardo agli assiomi, ascoltiamo Aristotele: Tra gli assiomi ve ne sono alcuni che sono comuni a più scienze e altri che lo sono a tutte:

è il caso del principio di non contraddizione, in virtù del quale non è possibile affermare e negare dello stesso oggetto, nello stesso tempo e sotto lo stesso rapporto, due predicati contraddittori;

nonché del principio di identità (ogni cosa è se stessa: a= a)

e del terzo escluso ( non può esserci un termine medio tra due contraddittori: o a o non-a, tertium non datur), che sono connessi a quello di non contraddizione.

Tali principi hanno un carattere trascendentale: valgono, cioè, per ogni ente in quanto tale e, dunque, per ogni forma del pensare. Essi sono, inoltre, per sé noti, e quindi primi, e costituiscono le condizioni incondizionate di ogni dimostrazione (essi stessi sono, naturalmente, indimostrabili, in quanto ogni forma di dimostrazione li presuppone).

Heidegger, Bontadini e Severino, testo di Vasco Ursini

 

Dopo il suo “Ritornare a Parmenide” (1964, con un “Poscritto”, 1965) che produsse un’intensa discussione con il suo maestro Bontadini (il quale dalla contraddittorietà del divenire ricavava l’esistenza di un essere trascendente che non diviene, mentre Severino invece che postulare un principio trascendente che non diviene e che è assolutamente diverso dal divenire stesso, affermava che tutto ciò che è deve essere pensato come eterno e necessario), ma anche scalpore e scandalo e un “processo” da parte della Chiesa, Severino sviluppa con coerenza e vigore la sua posizione filosofica che è stata, non so quanto giustamente, delineata come un’ontologia neoparmenidea. Dopo la condanna del suo pensiero da parte della Chiesa, Severino ha continuato a svilupparlo in modo sempre più rigoroso e radicale. Particolare importanza ha assunto la sua diagnosi della civiltà condotta all’insegna del nichilismo. Questo suo insistere sul nichilismo e sulla tecnica quali snodi caratteristici dell’attuale epoca del mondo hanno spinto ad associare quasta sua analisi alla celebre tesi heideggeriana del compimento della metafisica nel nichilismo e nell’essenza della tecnica moderna. Va detto subito che è del tutto fuorviante giudicare il pensiero severiniano come una sorta di heideggerismo all’italiana. Infatti, Severino fa filosofia in termini assolutamente contrapposti a quelli di Heidegger, giungendo a una conclusione nettamente diversa. Heidegger ha teorizzato una visione storico-epocale dell’essere, mentre Severino sostiene che l’essere non può essere contaminato dal tempo.

Vasco Ursini, Ancora ci parlo, come se Emanuele non se ne fosse andato … I tuoi libri e le nostre telefonate mi tengono compagnia, 8 marzo 2020

Vasco Ursini, Ancora ci parlo, come se Emanuele non se ne fosse andato
Te ne sei andato ma i tuoi libri sono qui con noi. Il telefono è muto, ma il ricordo delle tante telefonate tra noi due è vivissimo e mi intiepidisce le giornate. I tuoi libri e le nostre telefonate mi tengono compagnia. Il contenuto delle telefonate lo tengo per me, ma i libri li voglio indicare a tutti coloro che vorranno leggermi. Li richiamerò uno per uno, seguendo gli anni della loro composizione e della loro pubblicazione. Tutti vi si potranno rivolgere e potranno leggerli, rileggerli, ruminarli nell’ambito delle loro ricerche filosofiche che non hanno mai fine e si riempiono, giorno dopo giorno, degli input che si propongono al fine di portarsi oltre il nichilismo.
Richiamiamole allora queste opere. Emanuele Severino (1929-2020) pubblica le sue prime opere tra il 1948 e i primi anni ’50. In esse già traspare il vigore di una potenza speculativa eccezionalmente precoce.
Tra le vacanze dopo l’esame di maturità e i primi mesi di studente del Collegio Borromeo, Emanuele Severino, iscritto al corso di laurea in filosofia, pubblica nel 1948 (cioè a 19 anni!) un volumetto dal titolo “La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia”. Lui stesso di questo libro scrive (in “Il mio ricordo degli eterni): “L’antifilosofia era la musica. Quelle pagine si muovono nell’orbita di Arthur Schopenhauer ne di Eduard Hanslick. Ma era il tipico peccato di gioventù […] In seguito ritirai dalla circolazione tutte le copie possibili – ma incontro sempre qualcuno che mi indispettisce dicendomi di averlo letto e, dopotutto, apprezzato. Ma anche io ho agito ambiguamente perché in “Heidegger e la metafisica”, pubblicata da Adelphi nel 1994, insieme ad altri miei scritti giovanili ho incluso lo scritto “Lineamenti di una fenomenologia dell’atto (1950), che si ricollega esplicitamente a “La coscienza”,.
1947: Emanuele Severino incomincia a scrivere sul “Giornale di Brescia” e continuerà a scrivervi per tre anni: metteva su delle “prose poetiche” “che in gran parte si riferivano a Esterina e che tuttavia lasciavano trasparire una morale”. In questi anni scrive anche un articolo su “Leopardi e la musica”.
!948: scrive un saggio, “Note sul problematicismo italiano”, pubblicato all’inizio del 1950, al cui centro sta il pensiero di Gentile e il contesto di riferimento è l’interpretazione che dell’attualismo gentiliano aveva dato Gustavo Bontadini. Il saggio si muove nella convinzione che la metafisica classica era il punto di arrivo definitivo. Di qui la preferenza accordata, in questo testo,al problematicismo “situazionale” di Ugo Spirito rispetto a quello “trascendentale” di Nicola Abbagnano e di Antonio Banfi.
1950: pubblica la sua tesi di laurea discussa con Bontadini nel 1948, “Heidegger e la metafisica” e il saggio “La struttura dell’essere”.
1951: pubblica il saggio “Metafisica, fenomenologia, sociologia”.
1956: pubblica il saggio “La metafisica classica e Aristotele”. E’ questo un saggio importantissimo perché vi compare per la prima volta il motivo dominante del discorso filosofico di Severino: la tesi inaudita dell’eternità dell’ente in quanto ente e quindi dell’eternità di ogni ente, tesi rispetto alla quale si sarebbe progressivamente assestato l’intero sviluppo della riflessione successiva..
Ecco ora l’elenco di tutte le Opere successive di Emanuele Severino:
  1. La struttura originaria, Brescia, La Scuola, 1958-2014; nuova edizione riveduta, introduzione del 1979. Milano, Adelphi, 1981
  2. Per un rinnovamento nella interpretazione della filosofia fichtiana, Brescia, La Scuola, 1960; poi in Fondamento della contraddizione, Collezione Scritti di E. Severino, n: 5, Milano, Adelphi, 2005.
  3. Studi di filosofia della prassi, Milano, Vita e pensiero, 1963; nuova edizione ampliata, Collezione scritti di E. Severino, Milano, Adelphi, 1984.
  4. Ritornare a Parmenide, in “Rivista di filosofia neoscolastica”, LVI 1964, n. 2, pp. 137-175; poi in Essenza del nichilismo, Brescia, Paideia, 1972, pp. 13-66; nuova edizione ampliata, Milano, Adelphi, 1982, pp. 19-61.
  5. Ritornare a Parmenide. Poscritto, in “Rivista di filosofia neoscolastica”, LVII 1965, n. 5, pp. 559-618; poi in Essenza del nichilismo, Brescia, Paideia, 1972, pp. 67-148; nuova edizione ampliata, Milano, Adelphi, 1982, pp. 63-133.
  6. Essenza del nichilismo. Saggi, Brescia, Paideia, 1972; II edizione ampliata, Milano, Adelphi, 1982.
  7. Gli abitatori del tempo. Cristianesimo, Marxismo, tecnica, Roma, Armando, 1978; nuova edizione ampliata,1981.
  8. Téchne. Le radici della violenza, Milano, Rusconi, 1979; II edizione, ivi, 1988; nuova edizione ampliata, Milano, Rizzoli, 2002.
  9. Legge e caso, Piccola Biblioteca n. 89, Milano, Adelphi, 1979.
  10. Destino della necessità, Biblioteca Filosofica n. !, Milano, Adelphi, 1980.
  11. A Cesare e a Dio. Milano, Rizzoli, 1983; nuova edizione, 2007.
  12. La strada, Milano, Rizzoli, 1983; nuova edizione, 2008.
  13. La filosofia antica, Milano, Rizzoli, 1984; nuova edizione ampliata,2004.
  14. La filosofia moderna, Milano, Rizzoli, 1984, nuova edizione ampliata, 2004.
  15. Il parricidio mancato, Collana Saggi n: 31, Milano, Adelphi,1985.
  16. La filosofia contemporanea. Da Schopenhauer e Wittgenstein, Milano, Rizzoli, 1986; nuova edizione ampliata, 2004.
  17. Traduzione e interpretazione dell’ “Orestea” di Eschilo, Milano, Rizzoli,1985.
  18. La tendenza fondamentale del nostro tempo,Milano, Adelphi, 1988; nuova edizione, 2008.
  19. Il gioogo. Alle origini della ragione: Eschilo, Biblioteca Filosofica n: 6, Milano, Adelphi, 1989.
  20. Antologia filosofica dai Greci al nostro tempo, Milano, Rizzoli, 1989; nuova edizione ampliata, 2005.
  21. La filosofia futura, Milano, Rizzoli, 1989; nuova edizione ampliata, 2005.
  22. Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi, Milano, Rizzoli, 1990,nuova edizione, 2005.
  23. Filosofia. Lo sviluppo storico e le fonti, 3 voll., Firenze, Sansoni, 1991.
  24. Oltre il linguaggio, Collana Saggi. Nuova serie n. 7, Milano Adelphi, 1992.
  25. La guerra, Milano, Rizzoli, 1992.
  26. La bilancia. Pensieri sul nostro tempo, Milano, Rizzoli, 1992.
  27. Il declino del capitalismo, Milano, Rizzoli, 1993; nuova edizione, 2007.
  28. Sortite. Piccoli scritti sui rimedi (e la gioia), Milano, Rizzoli, 1994.
  29. Heidegger e la metafisica, Collezione Scritti di Emanuele Severino n: 4, Milano, Adelphi, 1994 [testi giovanili scritti dal 1948 al 1958].
  30. Pensieri sul Cristianesimo, Milano, Rizzoli, 1995; nuova edizione 2010.
  31. Tautòtes, Biblioteca Filosofica, n: 13, Milano, Adelphi, 1995.
  32. La filosofia dai Greci al nostro tempo, Milano, Rizzoli,1996.
  33. La follia dell’angelo: conversazioni intorno alla filosofia. A cura di Ines testoni, Milano, Rizzoli, 1997; nuova edizione, Milano, Mimesis, 2006.
  34. Cosa arcana e stupenda. L’Occidente e Leopardi, Milano, Rizzoli, 1988; nuova edizione, 2006.
  35. Il destino della tecnica. Milano, Rizzoli, 1998; nuova edizione, 2009.
  36. La buona fede, Milano, Rizzoli, 1999.
  37. L’anello del ritorno. Biblioteca Filosofica n: 18, Milano, Adelphi, 1999.
  38. Crisi della tradizione occidentale, Milano, Marinotti, 1999.
  39. La legna e la cenere. Discussioni sul significato dell’esistenza, Milano, Rizzoli, 2000.
  40. Il mio scontro con la Chiesa, Milano, Rizzoli, 2001.
  41. La Gloria: risoluzione di “destino della necessità”. Biblioteca Filosofica n. 20, Milano, Adelphi, 2001
  42. Oltre l’uomo e oltre Dio, (con Alessandro Di Chiara, interventi di Carlo Angelino), Genova, il melangolo, 2002
  43. Lezioni sulla politica. I Greci e la tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano, Marinotti, 2002.
  44. Tecnica e architettura, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2003.
  45. Dall’Islam a Prometeo, Milano, Rizzoli, 2003.
  46. Fondamento della contraddizione, Milano, Adelphi, 2005.
  47. Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa, Milano, Rizzoli, 2005; Milano, BUR 2012.
  48. Sull’embrione, Milano,m Rizzoli, 2005.
  49. Il muro di pietra. Sul tramonto della tradizione filosofica, Milano, Rizzoli, 2006.
  50. Ricordati di santificare le feste, con Vincenzo Vitiello, AlboVersorio, 2006 (con CD audio).
  51. L’identità della follia. Lezioni veneziane, a cura di Giorgio Brianese, Giulio Goggi, Ines Testoni, Milano, Rizzoli, 2007.
  52. Oltrepassare, Biblioteca Filosofica n. 25, Milano, Adelphi, 2007.
  53. Dialogo su etica e scienza, con Edoardo Boncinelli, Milano, Editrice San Raffaele, 2008.
  54. Immortalità e destino, Milano, Rizzoli, 2008.
  55. La buona fede. Sui fondamenti della morale, Milano, Rizzoli, 2008.
  56. Volontà, fede e destino, a cura di Davide Grossi, con un saggio di Massimo Donà, Milano-Udine, Mimesis, 2008 (con due CD audio).
  57. L’etica del capitalismo e lo spirito della tecnica, con un saggio inedito sulla pena di morte, Milano, AlboVersorio, 2008.
  58. La ragione e la fede, Milano, AlboVersorio, 2008.
  59. L’identità del destino. Lezioni veneziane, Milano, Rizzoli, 2009.
  60. Il diverso come icona del male, Torino, Bollati Boringhieri, 2009.
  61. Democrazia, tecnica, capitalismo, Brescia, Morcelliana, 2009.
  62. Discussioni intorni al senso della verità, Pisa, Edizioni ETS, 2009.
  63. La guerra e il mortale, a cura di Luca Taddio, con un saggio di G. Brianese, Milano-Udine, Mimesis, 2010 (con du CD audio).
  64. Macigni e spirito di gravità. Riflessioni sullo stato attuale del mondo, Milano, Rizzoli, 2010.
  65. L’intima mano, Biblioteca Filosofica n. 28, Milano, Adelphi, 2010.
  66. Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente, a cura di Ugo Perone, Torino, Rosenberg & Sellier, 2010.
  67. Istituzioni di filosofia, Brescia, Morcelliana, 2010 (dispense del corso tenuto nel 1968 all’Università Cattolica di Milano).
  68. Il mio ricordo degli eterni.Autobiografia, Milano, Rizzoli, 2011; Milano, BUR, 2012.
  69. La bilancia. Pensieri sul nostro tempo, Milano, BUR 2011.
  70. Del bello, Milano, Mimesis, 2011.
  71. La morte e la terra, Biblioteca Filosofica n. 30, Milano, Adelphi, 2011.
  72. Capitalismo senza futuro, Rizzoli, Milano, 2012.
  73. Educare al pensiero, a cura di Sara Bignotti, Brescia, Editrice La Scuola, 2012.
  74. Pòlemos, a cura di Nicoletta Cusano, Milano, Mimesis, 2012.
  75. Intorno al senso del nulla, Saggi. Nuova serie n. 70, Milano, Adelphi, 2013.
  76. L’etica del capitalismo e lo spirito della tecnica. Con un saggio inedito sulla pena di morte, >Milano,AlboVersorio, 2013.
  77. La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente, Milano, Rizzoli, 2013.
  78. Il morire tra ragione e fede, con Angelo Scola, Venezia Marcianum Press, 2014.
  79. Parliamo della stessa realtà? Per un dialogo tra Oriente e Occidente, con Raimon Panikkar, Milano, Jaca Book, 2014.
  80. Sul divenire. Dialogo con Biagio De Giovanni, Modena, Mucchi,2014.
  81. Piazza della Loggia. Una strage politica, a cura di I. Bertoletti, Brescia, Morcelliana, 2015.
  82. In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo, Milano, Rizzoli, 2015.
  83. Dike, Biblioteca Filosofica n. 34, Milano, Adelphi, 2015.
  84. Cervello, mente, anima, Brescia, Morcelliana, “016.
  85. Storia, Gioia, Biblioteca Filosofica n. 36, Milano, Adelphi, 2016.
  86. Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo, Milano, Rizzoli, 2017.
  87. L’essere e l’apparire, Una disputa, con Gustavo Bontadini, Brescia, Morcelliana, 2017.
  88. Dell’essere e del possibile, con Vincenzo Vitiello, Milano, Mimesis, 2018.
  89. Dispute sulla verità e la morte, Milano, Rizzoli, 2018.
  90. Lezioni Milanesai. Il nichilismo e la terra (2015-2016), a ncura di Nicoletta Cusano, Milano, Mimesis, 2018.
  91. Testimoniando il destino, Biblioteca Filosofia n. 39, Milano, Adelphi, 2019.

Emanuele Severino, Essenza del Nichilismo (Paideia, Brescia 1972; seconda edizione ampliata, Adelphi, Milano 1982). Scheda di Vasco Ursini

 

In quest’opera, che si compone di diversi studi assai importanti tra cui il discutissimo “Ritornare a Parmenide” (in “Rivista di filosofia neoscolastica”, LVI, 1964, n. 2, pp. 137-175: poi in “Essenza del Nichilismo), Severino sviluppa una dottrina dell’essere che in qualche modo si rifà all’ontologia parmenidea – che egli però corregge radicalmente – e ne ricava una diagnosi critica della storia della filosofia e della civiltà occidentale, diagnosi sicuramente inaudita, Eccola:

La storia della filosofia occidentale è la vicenda dell’alterazione e quindi della dimenticanza del senso dell’esssere, inizialmente intravisto dal più antico pensiero dei Greci. E in questa vicenda la storia della metafisica è il luogo ove l’alterazione e la dimenticanza si fanno più dificili a scoprirsi: proprio perché la metafisica si propone esplicitamente di svelare l’autentico senso dell’essere, e quindi richiama ed esaurisce l’attenzione sulle plausibilità con cui il senso alterato si impone. La storia della filosofia non è per questo un seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e le conquiste più preziose del filosofare si muovono all’interno di una comprensione inautentica dell’essere” (Ritornare a Parmenide, in Essenza del Nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 19).
Le tesi espresse in questo scritto, secondo le quali tutti gli enti, in quanto “sono, sono eterni, fecero scandalo e furono condannate ufficialmente dalla Chiesa perché inconciliabili con la dottrina cattolica, in particolare con la dottrina della creazione ex nihilo.
Riallacciandosi alla fondazione dell’ontologia espressa in “La struttura originaria”, Severino mette in luce l’evidenza inoppugnabile del principio ontologico secondo il quale “l’essere è e non può non essere”.

Questa incontraddittorietà dell’essere si fonda sul principio di non contraddizione e nella sua incontrovertibile validità: chi, infatti, volesse negare tale validità dovrebbe implicitamente farvi ricorso e riaffermarla attraverso la sua negazione che dunque si autoannulla.

Detto in altri termini, in quanto l’essere è l’immediatamente innegabile e l’innegabilmente immediato, la struttura originaria dell’essere è la struttura della “necessità”. Tale “necessità” esprime il senso assoluto dell’innegabilità quale autonegatività immediata del proprio negativo. In quanto il proprio negativo è immediatamente autonegativo, la struttura originaria è ciò che “sta”, innegabilmente ed eternamente.

La rivoluzionaria affermazione severiniana che lo pone in una regale solitudine rispetto all’intero pensiero filosofico di ieri e di oggi, Vasco Ursini, 27 feb 2020

La rivoluzionaria affermazione severiniana che lo pone in una regale solitudine rispetto all’intero pensiero filosofico di ieri e di oggi.

CON lui il senso dell’eternità non è più quello che compete all’eternità dell’Occidente, ma è il senso dell’eternità dell’essente in quanto essente.
Questo discorso è allora il contenuto del destino, la cui negazione è negazione di se stessa, nel senso che si fonda su ciò che essa nega

E’ tempo di disabituarsi a sopravvalutare la filosofia e quindi a chiederle troppo, Vasco Ursini, 17 feb 2015

E’ tempo di disuabituarsi a sopravvalutare la filosofia e quindi a chiederle troppo. Nell’attuale situazione di necessità del mondo è necessartio meno filosofia ma più attenzione al pensiero, meno letteratura ma più cura delle lettere delle parole (M. Heidegger, Lettera sull’umanismo).

La prima legge del pensiero è la con-venienza (Schichlichkeit) del dire dell’essere come destino della verità, e non le regole della logica che possono diventare regole solo in base alla legge dell’essere, Vasco Ursini, 27 febbraio 2015

La prima legge del pensiero è la con-venienza (Schichlichkeit) del dire dell’essere come destino della verità, e non le regole della logica che possono diventare regole solo in base alla legge dell’essere. Prestare attenzione a ciò che con-viene al dire pensante non implica solo che noi ogni volta meditiamo su “che cosa” dire dell’essere e su “come” dirlo. Resta altrettanto essenziale riflettere se si possa dire ciò che è da pensare, fino a che punto lo si possa dire, in quale attimo della storia dell’essere, in quale dialogo con questa storia, e in base a quale pretesa (M. Heidegger, Lettera sull’umanismo).

Il nichilismo “tragico”: “L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino … , Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

Il nichilismo “tragico”

“L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino. Il problema degli uomini è la credenza nel nulla, l’illusione che tutto ciò che esiste, l’ente, prima non ci fosse e dopo non ci sarà. Dal non essere all’essere e ancora al non essere: è il ciclo della vita che diviene. Ma questa certezza nell’esistenza del divenire è una forma estrema di “nichilismo” tragico: è nichilismo perché il divenire presuppone il non essere e dunque il nulla; ed è tragico perché di fatto riduce la vita a una corsa verso la morte (il non essere, il nulla).
Ma in Severino non c’è spazio per il tragico, perché la certezza nel divenire, che sta alla base della filosofia occidentale e della religione cristiana, è un’illusione, contraddetta da ragionamenti incontrovertibili. [ ,,, ]”.

da  (5) Amici di Emanuele Severino

L’errore di Emanuele Severino – VIDEO YouTube di Paolo Dai Prà

Qui Paolo Dai Prà crede di aver indicato dove, come e perché Severino erra. Ma ha palesemente dimenticato che “credere è errare”

Vasco Ursini

14 febbraio 2020

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(275) L’errore di Emanuele Severino. – YouTube

 

il testo di Vasco Ursini è qui:  https://www.facebook.com/vasco.ursini/posts/3544107188994433