Non se ne può più, di Vasco Ursini

Non se ne può più

Da sempre, ogni mattina apri un giornale e leggi una serie di menzogne; accendi la TV idem, se non peggio; esci per fare due passi e molto spesso ti imbatti in processioni, riti vari e fuochi di artificio.

E così sempre, ogni giorno.

Sopportare tutto ciò è veramente impresa dura, specialmente se ti sei incamminato sul sentiero del giorno per tentare di scovare il luogo della verità dell’essere.

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L’APPARIRE FINITO E L’APPARIRE INFINITO DEL DESTINO, Il brano è tratto da Vasco Ursini, Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, Booksorintesidizioni, 2013, pp. 90-91

Antologia del TEMPO che resta

L’APPARIRE FINITO E L’APPARIRE INFINITO DEL DESTINO

Si è visto che Severino distingue l’apparire delle singole determinazioni empiriche dall’apparire trascendentale, inteso come orizzonte della totalità finita di ciò che appare. Le cose cioè appaiono in quanto esiste una dimensione in cui il loro apparire viene accolto, ospitato e congedato. Tale dimensione trascendentale non può pertanto apparire e scomparire, non può cioè sopraggiungere e congedarsi come accade invece all’apparire empirico che appare e scompare.
Posta la distinzione tra l’Apparire trascendentale e l’apparire della determinazione empirica, ribadito che l’Apparire trascendentale è immobile sia in quanto, come ogni altro essente, è eterno, sia in quanto non inizia e non tramonta perché non è compreso nel processo dell’apparire e dello scomparire che esso ospita; ribadito che compete all’apparire empirico, non di iniziare a essere e cessare di essere, ma di iniziare ad apparire e cesare di apparire, Severino chiarisce come e perché l’apparire empirico…

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I pappagalli. In giro ce ne sono molti che ripetono parole di altri da sempre. Il guaio è che non le capiscono. | Facebook

I pappagalli

In giro ce ne sono molti che ripetono parole di altri da sempre.

Il guaio è che non le capiscono.

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La lettura severiniana della civiltà occidentale, da: Vasco Ursini, Il Dilemma Verità dell’essere o Nichilismo?, Booksprintedizioni, 2013

Emanuele Severino, nel saggio ‘Ritornare a Parmenide’ dice di aver compiuto “il tentativo di rintraccare e portare alla luce il pensiero fondamentale che guida e raccoglie la sterminata ricchezza di categorie ed eventi in cui consiste la civiltà dell’Occidente: il pensiero in cui ormai tutto viene pensato e vissuto e che non si lascia pensare nel suo significato autentico, sino a che non ci si sappia portare al di fuori di esso, lungo un cammino ancora intentato” ( Emanuele Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 287).
‘Nichilismo’ significa pensare, secondo Severino, che le cose del mondo sono niente, che le cose vengono dal niente e ritornano nel niente. “Alla sua superficie – cioè nell’ambito di ciò che l’Occidente crede di sapere e che quindi testomonia nella sua lingua -, l’Occidente vuole che le cose della terra, in quanto cose, ‘non’ siano un niente [ … ] Ma a partire dal pensiero greco, e una volta per tutte, l’Occidente è ‘insieme’ la volontà che una cosa, in quanto tale, sia ciò che esce e rientra nel niente; sia ciò che è, ma che sarebbe potuto non essere. Questa volontà non si rende conto di ciò che in verità essa vuole. [ … ] Essa non vuole semplicemente che le cose divengano un niente ed escano dal niente: essa vuole la follia estrema: che ‘essere-una-cosa’ sia e significhi, in quanto tale, ‘essere-un niente; che un cosa, proprio perché non è un niente, sia un niente. Questo è il nichilismo che la “coscienza” dell’Occidente respinge nel proprio inconscio e non lascia affiorare nella propria lingua” (Emanuele Severino, La struttura originaria, Adelphi, Milano 1981,p. 15).
La civiltà occidentale non riesce dunque a pensare l’ “esser sé dell’essente”, cioè la verità dell’essere e non si accorge di non riuscirvi. Il suo nichilismo è pertanto inconscio, e ‘inconscio’ non indica “ciò che non appare, ma ciò che ancora non è stato portato nel linguaggio; sì che il linguaggio, che ne parla, ancora non appare. E la “consapevolezza” è l’apparire di questo linguaggio” (Emanuele Severino, La struttura originaria, cit., p. 15).
Ancora più sotto di quel nichilismo inconscio c’è, rileva Severino, un più profondo inconscio: è l’inconscio di quell’inconscio, il sottosuolo del sottosuolo, ciò che avvolge l’avvolgente, che consiste nella struttura originaria dell’essere: ‘l’essere è e non può non essere’: Questa è la verità dell’essere, la verità che è l’apparire dell’autonegazione della negazione dell’esser sé dell’essente. L’essente è dunque ‘eterno’.
Il destino della verità non può essere smentito da alcun sapere, umano o divino e include originariamente il proprio apparire. Il destino della verità è già da sempre manifesto. Esso sta alle nostre spalle e dunque non ha senso mettersi in cerca della verità.
( il brano è tratto da: Vasco Ursini, Il Dilemma Verità dell’essere o Nichilismo?, Booksprintedizioni, 2013),

Vasco Ursini: C’è una questione centrale che andrebbe discussa e possibilmente risolta …

C’è una questione centrale che andrebbe discussa e possibilmente risolta.

E’ la questione relativa alla possibilità di un’esperienza di pensiero che vada “oltre la ragione”.

E’ la questione che invita a verificare se la rete della ragione sia in grado di cogliere la verità del grande mare dell’essere nel quale si trova collocata.

Si tratta di una questione assolutamente centrale per l’esperienza umana, soprattutto nell’epoca attuale che pone con forza e spesso addirittura in maniera drammatica il problema di un possibile oltrepassamento della razionalità scientifica e tecnologica.

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Vasco Ursini, State calmi. Ce ne vuole di pensiero per superare, negandolo, quello di Giacomo Leopardi …

State calmi. Ce ne vuole di pensiero per superare, negandolo, quello di Giacomo Leopardi

Che io sappia, un solo filosofo ha provato e continua a provare di negare il nichilismo leopardiano e, più in generale, ogni forma di nichilismo. Con quali esiti? Il tentativo di negare il nichilismo leopardiano è un atto eroico, i cui esiti attendono ancora di essere validati da ulteriori approfondite riflessioni.

Non è assolutamente semplice andare oltre il pensiero leopardiano, che interpreta il dilagante nichilismo come nessun altro filosofo di ieri e di oggi riesce a fare. Il discorso si fa sempre più arduo.

Ciò che conta è continuare a tenerlo in vita, continuando a riflettere, dando fondamento rigoroso a tutto quanto si continua a aggiungere a quel discorso

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Leopardi sulla verità, di Vasco Ursini

Per Leopardi, la verità – l’ “arido vero” – è “l’annientamento e l’annientabilità di ogni cosa”, e quindi “la verità non è il rimedio ma, all’opposto, la radice dell’angoscia”. Per chi, tuttavia, ardisce a sollevare, come fa il “genio”, gli “occhi mortali incontro alla verità, l’unica possibile forma di rimedio è l’unione della verità, ossia della visione del nulla annientante, alla poesia, cioè all’ultima illusione che consente di reggere lo spettacolo terribile della verità

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23 giugno, nel 1668 nasceva a Napoli il filosofo Giambattista Vico …

23 giugno, nel 1668 nasceva a Napoli il filosofo Giambattista Vico. In contrapposizione al primato riconosciuto da Cartesio alle scienze matematiche e fisiche affermò il valore dello studio delle lettere e della storia, delle discipline morali e civili, fondando una Scienza Nuova la scienza dell’accadere storico che aveva come oggetto il “mondo delle nazioni o sia il mondo civile”. Una lezione di Roberto Esposito, che mette in relazione il pensiero di Vico con quello di Benedetto Croce, online nel portale di #RaiFilosofia

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Vasco Ursini, Sul nulla come possibilità, nella tradizione occidentale

In tutta la tradizione occidentale il nulla è visto come la ‘possibilità’ dell’essere – e dunque come qualcosa che non è un nulla assoluto.

Ed è visto così perché se il nulla fosse l’impossibilità del suo trasformarsi in essere non ci sarebbe il divenire.

Da ciò già si evince chiaramente che il nulla come possibilità è uno dei modi più significativi in cui si presenta la “Follia del nichilismo”.

Da un lato, il pensiero dell’Occidente pensa il nulla come l’assolutamente nulla da cui l’essere esce; dall’altro lato, invece, per pensare l’uscita dell’essere dal nulla, l’Occidente deve pensare che il nulla è possibilità dell’essere.

Ma pensando che il nulla è possibilità, l’Occidente connota positivamente il nulla facendolo diventare un essente e identifica gli assolutamente opposti, che peraltro, in quanto esso è fede nel divenire, non intende identificare.

Vasco Ursini: Il “nulla” nello sguardo del destino

Nello sguardo del destino appare l’impossibilità di bandire il significato “nulla”.La volontà di liberarsi di questo significato presuppone la significanza del nulla. E infatti il discorso che afferma l’assoluta insignificanza del nulla (come fa, ad esempio, il discorso neopositivista) nega sé stesso, perché il concetto di “assoluta insignificanza” non è altro che il concetto di “nulla”.All’interno stesso del linguaggio di coloro che vogliono liberarsi della significanza del nulla (e dunque all’interno del linguaggio ontologico), il nulla resta invincibile. Quando infatti dicono che la parola “nulla” va eliminata perché è assolutamente insignificante, non si accorgono, non solo che stanno trattando come significante l’espressione “assolutamente insignificante”, ma capiscono la differenza che sussiste tra il significato “nulla” e tutti gli altri significati che invece essi non vogliono bandire, finendo col capire che cosa significa la parola “nulla”.

Vasco Ursini: L’essere in Heidegger e Severino

Per Heidegger l’essere differisce dall’essente. Questo differire è la “differenza ontologica”, alla quale è opportuno dare un senso preciso: per Heidegger l’essere non è il “nihil absolutum”, ma è “das Nichts” (il nulla) inteso come il nulla dell’ “essente” e non come l’ “assolutamente nulla”. Quindi per Heidegger l’essente, ad esempio una pietra, nell’atto in cui è, non è un assolutamente nulla, non è un “nihil absolutum”. Rispetto a questa posizione heideggeriana, Emanuele Severino osserva che i termini della differenza ontologica – essere, ente – , che nelle intenzioni di Heidegger dovrebbero essere gli assolutamente differenti e incommensurabili, in realtà sono invece identici, e lo dovrebbeto essere anche per lui in questo tratto essenziale: quello di essere entrambi non un “nihil absolutum”, di essere cioè negazione del nulla assoluto.

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Vasco Ursini: Un messaggio agli amici del “gruppo Amici di Emanuele Severino | Facebook”

Un messaggio agli amici di questo gruppo

Sono veramente felice nel prendere atto dei tanti scritti postati dagli amici sempre crescenti che finalmente animano la vita del gruppo.

È trascorso ormai qualche mese dal giorno in cui chiesi questo tipo di partecipazione. Spero ovviamente che altri amici si uniscano presto alla pattuglia di coloro già attivi. Attivi in modo intelligente e corretto nel selezionare e pubblicare post quasi tutti incentrati sull’inaudito pensiero di Emanuele Severino, in onore del quale ho creato nel 2016 questo gruppo.


Grazie infinite amici.
Vasco Ursini
Cittaducale, 6. 6.2021

Vasco Ursini: La teleologia della natura …

La teleologia della natura non puo’ essere compresa senza il nostro contributo personale, senza la nostra volonta’.

La storia della filosofia ha un senso solo se noi contribuiamo a darle un senso.

– Dal libro – ” Una filosofia per il tempo che viviamo” ( Vasco Ursini ).

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“Una filosofia per il tempo che viviamo” è un saggio ad opera del professore Vasco Ursini edito da Nuova Phromos

“Una filosofia per il tempo che viviamo” è un saggio ad opera del professore Vasco Ursini edito da Nuova Phromos, saggio che proprio in questi giorni è stato pubblicato ed è presente dappertutto, in internet, nelle pagine del professore e soprattutto nel blog che ha per titolo << Il pensiero di Emanuele Severino nella sua “Regale solitudine” rispetto all’intero pensiero contemporaneo>>. Blog che può essere raggiunto scrivendo su google http://www.emanuelereverino.com

Un libro scritto per i mortali che vivono il tempo presente, uno scritto da leggere.

Di seguito il link per acquistare il libro. Buona lettura!

https://www.ibs.it/libri/autori/vasco-ursini

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