Vasco Ursini, Il “mortale” nella terra isolata, già pubblicato in Amici a cui piace Emanuele Severino

 

Difficilissimo scorgere il luogo della verità che non è dinanzi a noi, ma alle nostre spalle. Ed è difficilissimo perché il nostro io individuale è imprigionato e fuorviato dalle mille fedi cui si aggrappa per lenire il dolore esistenziale e fronteggiare il terrore della morte. Vivere è credere, ma credere è allontanarsi dalla verità. Lo sbocco di questa pirandelliana situazione è la poesia, è la musica di alta qualità. Lo sbocco sono le “illusioni” cui ci aggrappiamo per resistere.

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, Un’amara riflessione mattutina, tratto da: Amici a cui piace Emanuele Severino

 

“Dio è morto”. Gli “appigli” al divino non ci sono più per i “mortali” e il “male di vivere” dilaga nel mondo. In Italia il male oscuro colpisce oltre 4 milioni di persone, con una prevalenza doppia delle donne rispetto ai maschi (dati della Società scientifica degli psichiatri) e a rischio ci sono 8 milioni di persone – spiega il suo presidente, Bernardo Carpiniello oggi su La Stampa. Nel resto del mondo le cose vanno anche peggio. Una testimonianza di chi è caduto in depressione: “Era come se la testa non fosse mia ma di qualcun altro” racconta il ricco e vincente Gigi Buffon, ricordando quel “buco nero dell’anima” che lo inghiottì per 6 mesi tra il 2003 e il 2004. In uguali “baratri” sono cadute anche persone ricche e apparentemente felici, come Gassman padre e figlio, Zucchero, Lady Gaga, Gwytneth Paltrow, Indro Montanelli, Roberto Gervaso e moltissime altre ancora. Lo sbocco del “male di vivere” spesso è il suicidio.
I “mortali” continuano, apparentemente imperterriti, a navigare su ghiacciai che vanno sciogliendosi e dileguandosi inesorabilmente.

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Vasco Ursini, La verità non illumina l’individuo, non illumina l’errore

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Vasco Ursini, La verità non illumina l’individuo, non illumina l’errore.

Supponiamo che si stia nell’errore e che qualcuno invece ha indicato nei suoi scritti il luogo della verità. E’ possibile – chiediamoci – che la lettura e la comprensione di quegli scritti renda possibile al lettore di “catturare” la verità?
No. La verità non illumina il “mendicante” – perché l’individuo è il contenuto del sogno dell’errare, ed è impossibile che la verità illumini l’errore.
Anche scrivere libri, anche il linguaggio che testimonia la verità del destino è volontà di potenza e momento della solitudine della terra (Cfr, Emanuele Severino, Oltre il linguaggio e La Gloria, entrambi da Adelphi).
Detto in altri termini: se in un altro cerchio dell’apparire del destino (ossia in ciò che propriamente è il prossimo), quel linguaggio è accompagnato dal “consenso” che in tale cerchio compare rispetto a ciò che tale linguaggio dice, non è perché tale linguaggio produca, in quel cerchio, l’apparire della verità: appunto perché tale cerchio è, eternamente, l’apparire della verità.
Quel linguaggio però può essere una condizione perché anche in quel cerchio la solitudine della tera si ritragga di quel tanto che consente al linguaggi di indicare il (già da sempre manifesto) destino della verità.
E allora? Noi non siamo soltanto individui, ma siamo anche e soprattutto l’eterno apparire della verità del destino. Dunque, non in quanto siamo “individui”, bensì è in quanto siamo “re” (cioè eterno apparire della verità del destino) che ci capiamo, siamo l’apparire dello “stesso” e possiamo “essere d’accordo”.
Va anche detto però che, sino a che la solitudine della terra non tramonta concretamente, rimangono, nonostante la testimonianza del destino, le angosce e le asperità che ciascuno di noi ben conosce e con le quali quotidianamente deve fare i conti.

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Vasco Ursini, Inseparabilità di pensiero e linguaggio, pubblicato in  Amici a cui piace Emanuele Severino

 

La filosofia contemporanea continuamente ribadisce la inseparabilità di pensiero e linguaggio, ma lascia piuttosto in ombra il ‘fondamento’ di tale inseparabilita’, non ne mette in luce il carattere perentorio, si limita a presentarla come qualcosa di evidente.
Emanuele Severino afferma invece che l’inseparabilità di pensiero e linguaggio può essere mostrata con una radicalità superiore a quella mostrata dalla filosofia contemporanea, tutta protesa a mettere continuamente in risalto la centralità di questa inseparabilità.

E indica in un suo libro (Oltre il linguaggio, Adelphi) che tale ‘radicalità’ non esclude di potersi portare, appunto, “oltre il linguaggio”.

 

Per lui, portarsi “oltre il linguaggio” non è soltanto possibile, ma è addirittura ‘necessario’, nel senso che il divenire del linguaggio non riesce a travolgere tale “necessità”, che dunque va intesa in un senso essenzialmente diverso da quello attribuito a questa parola dal pensiero occidentale.

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Vasco Ursini, Nietzsche: ci sono pochissimi uomini che nascono postumi, pubblicato in Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, Nietzsche: ci sono pochissimi uomini che nascono postumi.

All’inizio della “Prefazione” de “L’Anticristo” Nietzsche scrive:

“Questo libro si conviene ai pochissimi. Forse di questi non ne vive ancora nessuno. Potrebbero essere quelli che comprendono il mio Zarathustra: come potrei confondermi con coloro per i quali già oggi vanno crescendo orecchi? – A me si conviene solo il dopodomani. C’è chi è nato postumo”.
E nell’Ecce Homo Nietzsche ribadisce questo suo convincimento: “Non è giunto neppure il mio momento, ci sono uomini che nascono postumi”.
Chi ha orecchi per intendere…

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Vasco Ursini su: “quale rapporto ci sia tra metafisica, epistéme e destino (nell’accezione severiniana). Rispondo dicendo che negli scritti di Severino la parola ‘destino’ indica lo stare della verità, cioè l’incontrovertibile nel cui cerchio è accolta la terra e l’isolamento della terra. L’ ‘epistéme’ invece è il tentativo compiuto dal pensiero greco, che però è fallito, di evocare l’assolutamente stante … , dal gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

Molti amici mi hanno chiesto quale rapporto ci sia tra metafisica, epistéme e destino (nell’accezione severiniana).
Rispondo dicendo che negli scritti di Severino la parola ‘destino’ indica lo stare della verità, cioè l’incontrovertibile nel cui cerchio è accolta la terra e l’isolamento della terra.

L’ ‘epistéme’ invece è il tentativo compiuto dal pensiero greco, che però è fallito, di evocare l’assolutamente stante. Solo al di fuori della fede nel divenire può mostrarsi l’assoluta incontrovertibilità del destino, la quale è però avvolta dalla contraddizione C.
Tra metafisica e epistéme non c’è assoluta identità perché nella storia dell’Occidente c’è stata epistéme anche là dove non c’è stata metafisica.

Ad esempio, un sapere epistemico non metafisico è il criticismo kantiano che esclude la metafisica dalla scienza. Tale esclusione, e cioè la “critica della ragion pura” ha un carattere pienamente epistemico.

Un secondo esempio di sapere epistemico è il pensiero di Hume che afferma l’innegabilità del principio di non contraddizione e, dunque, dà spazio all’epistéme.

L’epistéme è metafisica perché oltre ad essere un principio innegabile è in grado di mostrare il senso stabile e divino che avvolge, fonda e guida il mondo del divenire.

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Vasco Ursini: Gli autentici filosofi sono coloro che dicono all’umanità qualcosa di proprio, che cioè non è stato già detto dai grandi “Maestri” del passato, già pubblicato in  Amici a cui piace Emanuele Severino

Gli autentici filosofi sono coloro che dicono all’umanità qualcosa di proprio, che cioè non è stato già detto dai grandi “Maestri” del passato. Pertanto, se coloro che si definiscono filosofi (in Italia ce ne sono tantissimi) si limitano a “ripetere” il pensiero dei loro maestri, possono definirsi “storici della filosofia”, non certamente filosofi.

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Vasco Ursini, Nessuna cosa richiede un Fondamento della sua appartenenza all’essere, perché  … pubblicata in Amici a cui piace Emanuele Severino

Nessuna cosa richiede un Fondamento della sua appartenenza all’essere, perché ogni cosa è, appunto e soltanto in quanto essa è una cosa, un non-niente.
Proprio in quanto è cosa, ogni cosa  ‘é’  e non può non essere.

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Vasco Ursini: Il nichilismo “tragico”, in Amici a cui piace Emanuele Severino

Il nichilismo “tragico””L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino. Il problema degli uomini è la credenza nel nulla, l’illusione che tutto ciò che esiste, l’ente, prima non ci fosse e dopo non ci sarà. Dal non essere all’essere e ancora al non essere: è il ciclo della vita che diviene. Ma questa certezza nell’esistenza del divenire è una forma estrema di “nichilismo” tragico: è nichilismo perché il divenire presuppone il non essere e dunque il nulla; ed è tragico perché di fatto riduce la vita a una corsa verso la morte (il non essere, il nulla).Ma in Severino non c’è spazio per il tragico, perché la certezza nel divenire, che sta alla base della filosofia occidentale e della religione cristiana, è un’illusione, contraddetta da ragionamenti incontrovertibili. [ ,,, ]”

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Vasco Ursini, L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino, in Amici a cui piace Emanuele Severino

“L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino. Il problema degli uomini è la credenza nel nulla, l’illusione che tutto ciò che esiste, l’ente, prima non ci fosse e dopo non ci sarà. Dal non essere all’essere e ancora al non essere: è il ciclo della vita che diviene. Ma questa certezza nell’esistenza del divenire è una forma estrema di “nichilismo” tragico: è nichilismo perché il divenire presuppone il non essere e dunque il nulla; ed è tragico perché di fatto riduce la vita a una corsa verso la morte (il non essere, il nulla).
Ma in Severino non c’è spazio per il tragico, perché la certezza nel divenire, che sta alla base della filosofia occidentale e della religione cristiana, è un’illusione, contraddetta da ragionamenti incontrovertibili. [ ,,, ]”

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