Vasco Ursini, Il “governo” delle due anime che si contrastano nel nostro petto, citazione da Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, pp. 210-211, dalla pagina di Vasco Ursini

Vasco Ursini, Il “governo” delle due anime che si contrastano nel nostro petto.

Vasco Ursini

Avevo promesso che avrei mostrato come Emanuele Severino “governa” le due anime che sono ovviamente anche nel suo petto. Ecco come le “governa”:

Anche se “io” sono una volontà di testimoniare il destino, io credo ‘di più e più spesso’ nelle cose in cui comunemente si crede che non nel “destino della verità” – credo di più nelle cose in cui ‘credo’ che comunemente si creda, cioè nel “senso comune” (ossia in ciò che credo che sia il “senso comune”, e che non ha eccessive difficoltà a credere nella scienza), nella “vita quotidiana”: credo di più e più spesso nei contenuti della terra isolata, dalla quale sono spesso completamente avvolto: sono spesso assalito dal dubbio che il “destino” che peraltro voglio affermare, non sia altro che una mia costruzione arbitraria e che alla fine il nulla non risparmierà nessuno e nessuna cosa; ciò che, nel linguaggio con cui intendo testimoniare il destino. viene chiamato “terra isolata” e “nichilismo” è una grande sebbene disperante tentazione – anche se a volte, invece, la letizia mi invade per ciò che in quella testimonianza si dice.
Ma questa lunga frase (che potrebbe essere arricchita indefinitamente nella direzione da essa tracciata) non smentisce tutto quanto è affermato nei miei scritti?
Per nulla; anzi ne è la piena conferma.
Perché nel destino – cioè nel mio esser Io del destino – appare con necessità che chi è convinto del contenuto di questa frase è il mio esser io empirico nella sua appartenenza alla terra isolata e nel suo essere in vario modo avvolto dalle forme sapienziali in essa presenti. “Io credo di più nella vita quotidiana che non nel destino della verità”. E infatti l’io empirico è fede, e non può che “credere”. E “crede” non solo quando crede di più in quel che comunemente si crede, ma anche quando “crede” (con o senza “letizia” a cui sopra si è accennato) nel destino e non nei contenuti della terra isolata. In entrambi i casi questo io è nella non verità della fede, nella non verità in cui egli consiste.
Invece il mio esser Io del destino – la struttura originaria del destino – non crede di essere l’apparire del destino della verità, non crede in nessuno dei contenuti del destino che il linguaggio testimoniante il destino va indicando, non crede in nulla. E nemmeno questa è una smentita di quanto viene affermato nei miei scritti, ma ne è una conferma. Perché il destino (il mio, come ogni altro, esser Io del destino) è tale proprio perché è essenzialmente al di là e al di sopra della fede. Non crede in nulla perché è l’apparire della verità. Esso, che è il più vicino perché è ciò rispetto a cui si istituisce ogni vicinanza e lontananza, è l’autentico ‘Altro’ dagli umani e dai divini della terra isolata.

(E. Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, pp. 210-211).

Vasco Ursini, Il credere è sempre impregnato di dubbi. Ma, paradossalmente, per vivere è necessario credere. Ed è necessario anche per chi sa che il credere è errare …

Vasco Ursini

Dicevo giorni fa – ed ora alcuni amici mi chiedono di ripeterlo – che:

Il credere è sempre impregnato di dubbi. Ma, paradossalmente, per vivere è necessario credere. Ed è necessario anche per chi sa che il credere è errare. La differenza tra chi lo sa e chi non lo sa sta proprio nella consapevolezza dell’erroneità del credere.

“Leopardi è l’interlocutore privilegiato di Emanuele Severino, che nel contrapporre al nichilismo leopardiano il destino della verità scrive pagine mirabili che spesso raggiungono le alte vette dell’autentica poesia”, di Vasco Ursini, in riferimento all’articolo di Davide D’Alessandro, Sempre caro mi fu Leopardi – Il Foglio 22 novembre 2017

“Leopardi è l’interlocutore privilegiato di Emanuele Severino, che nel contrapporre al nichilismo leopardiano il destino della verità scrive pagine mirabili che spesso raggiungono le alte vette dell’autentica poesia”,

di Vasco Ursini in riferimento a:

Se per il Leopardi filosofo m’inginocchio davanti alle pagine sublimi di Emanuele Severino, per il Leopardi letterato mi rivolgo a Citati, Davide D’Alessandro in Il Foglio 22 novembre 2017

via Sempre caro mi fu Leopardi – Il Foglio

il blog IL PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO, a cura di Vasco Ursini”, è citato sulla voce “Emanuele Severino” di Wikipedia – Wikiwand, 20 Novembre 2017

il blog “Il pensiero di Emanuele Severino, a cura di Vasco Ursini” ora è citato sulla voce “Emanuele Severino” di Wikipedia nella parte sui collegamenti esterni (ultima voce dell’indice)

vai a:

Emanuele Severino – Wikiwand

Vasco Ursini, Il “mortale” nella terra isolata, già pubblicato in Amici a cui piace Emanuele Severino

 

Difficilissimo scorgere il luogo della verità che non è dinanzi a noi, ma alle nostre spalle. Ed è difficilissimo perché il nostro io individuale è imprigionato e fuorviato dalle mille fedi cui si aggrappa per lenire il dolore esistenziale e fronteggiare il terrore della morte. Vivere è credere, ma credere è allontanarsi dalla verità. Lo sbocco di questa pirandelliana situazione è la poesia, è la musica di alta qualità. Lo sbocco sono le “illusioni” cui ci aggrappiamo per resistere.

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, Un’amara riflessione mattutina, tratto da: Amici a cui piace Emanuele Severino

 

“Dio è morto”. Gli “appigli” al divino non ci sono più per i “mortali” e il “male di vivere” dilaga nel mondo. In Italia il male oscuro colpisce oltre 4 milioni di persone, con una prevalenza doppia delle donne rispetto ai maschi (dati della Società scientifica degli psichiatri) e a rischio ci sono 8 milioni di persone – spiega il suo presidente, Bernardo Carpiniello oggi su La Stampa. Nel resto del mondo le cose vanno anche peggio. Una testimonianza di chi è caduto in depressione: “Era come se la testa non fosse mia ma di qualcun altro” racconta il ricco e vincente Gigi Buffon, ricordando quel “buco nero dell’anima” che lo inghiottì per 6 mesi tra il 2003 e il 2004. In uguali “baratri” sono cadute anche persone ricche e apparentemente felici, come Gassman padre e figlio, Zucchero, Lady Gaga, Gwytneth Paltrow, Indro Montanelli, Roberto Gervaso e moltissime altre ancora. Lo sbocco del “male di vivere” spesso è il suicidio.
I “mortali” continuano, apparentemente imperterriti, a navigare su ghiacciai che vanno sciogliendosi e dileguandosi inesorabilmente.

Sorgente: (2) Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, La verità non illumina l’individuo, non illumina l’errore

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Vasco Ursini, La verità non illumina l’individuo, non illumina l’errore.

Supponiamo che si stia nell’errore e che qualcuno invece ha indicato nei suoi scritti il luogo della verità. E’ possibile – chiediamoci – che la lettura e la comprensione di quegli scritti renda possibile al lettore di “catturare” la verità?
No. La verità non illumina il “mendicante” – perché l’individuo è il contenuto del sogno dell’errare, ed è impossibile che la verità illumini l’errore.
Anche scrivere libri, anche il linguaggio che testimonia la verità del destino è volontà di potenza e momento della solitudine della terra (Cfr, Emanuele Severino, Oltre il linguaggio e La Gloria, entrambi da Adelphi).
Detto in altri termini: se in un altro cerchio dell’apparire del destino (ossia in ciò che propriamente è il prossimo), quel linguaggio è accompagnato dal “consenso” che in tale cerchio compare rispetto a ciò che tale linguaggio dice, non è perché tale linguaggio produca, in quel cerchio, l’apparire della verità: appunto perché tale cerchio è, eternamente, l’apparire della verità.
Quel linguaggio però può essere una condizione perché anche in quel cerchio la solitudine della tera si ritragga di quel tanto che consente al linguaggi di indicare il (già da sempre manifesto) destino della verità.
E allora? Noi non siamo soltanto individui, ma siamo anche e soprattutto l’eterno apparire della verità del destino. Dunque, non in quanto siamo “individui”, bensì è in quanto siamo “re” (cioè eterno apparire della verità del destino) che ci capiamo, siamo l’apparire dello “stesso” e possiamo “essere d’accordo”.
Va anche detto però che, sino a che la solitudine della terra non tramonta concretamente, rimangono, nonostante la testimonianza del destino, le angosce e le asperità che ciascuno di noi ben conosce e con le quali quotidianamente deve fare i conti.

Sorgente: (3) Vasco Ursini

 

Vasco Ursini, Inseparabilità di pensiero e linguaggio, pubblicato in  Amici a cui piace Emanuele Severino

 

La filosofia contemporanea continuamente ribadisce la inseparabilità di pensiero e linguaggio, ma lascia piuttosto in ombra il ‘fondamento’ di tale inseparabilita’, non ne mette in luce il carattere perentorio, si limita a presentarla come qualcosa di evidente.
Emanuele Severino afferma invece che l’inseparabilità di pensiero e linguaggio può essere mostrata con una radicalità superiore a quella mostrata dalla filosofia contemporanea, tutta protesa a mettere continuamente in risalto la centralità di questa inseparabilità.

E indica in un suo libro (Oltre il linguaggio, Adelphi) che tale ‘radicalità’ non esclude di potersi portare, appunto, “oltre il linguaggio”.

 

Per lui, portarsi “oltre il linguaggio” non è soltanto possibile, ma è addirittura ‘necessario’, nel senso che il divenire del linguaggio non riesce a travolgere tale “necessità”, che dunque va intesa in un senso essenzialmente diverso da quello attribuito a questa parola dal pensiero occidentale.

Sorgente: (6) Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, Nietzsche: ci sono pochissimi uomini che nascono postumi, pubblicato in Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, Nietzsche: ci sono pochissimi uomini che nascono postumi.

All’inizio della “Prefazione” de “L’Anticristo” Nietzsche scrive:

“Questo libro si conviene ai pochissimi. Forse di questi non ne vive ancora nessuno. Potrebbero essere quelli che comprendono il mio Zarathustra: come potrei confondermi con coloro per i quali già oggi vanno crescendo orecchi? – A me si conviene solo il dopodomani. C’è chi è nato postumo”.
E nell’Ecce Homo Nietzsche ribadisce questo suo convincimento: “Non è giunto neppure il mio momento, ci sono uomini che nascono postumi”.
Chi ha orecchi per intendere…

Sorgente: (5) Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini su: “quale rapporto ci sia tra metafisica, epistéme e destino (nell’accezione severiniana). Rispondo dicendo che negli scritti di Severino la parola ‘destino’ indica lo stare della verità, cioè l’incontrovertibile nel cui cerchio è accolta la terra e l’isolamento della terra. L’ ‘epistéme’ invece è il tentativo compiuto dal pensiero greco, che però è fallito, di evocare l’assolutamente stante … , dal gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

Molti amici mi hanno chiesto quale rapporto ci sia tra metafisica, epistéme e destino (nell’accezione severiniana).
Rispondo dicendo che negli scritti di Severino la parola ‘destino’ indica lo stare della verità, cioè l’incontrovertibile nel cui cerchio è accolta la terra e l’isolamento della terra.

L’ ‘epistéme’ invece è il tentativo compiuto dal pensiero greco, che però è fallito, di evocare l’assolutamente stante. Solo al di fuori della fede nel divenire può mostrarsi l’assoluta incontrovertibilità del destino, la quale è però avvolta dalla contraddizione C.
Tra metafisica e epistéme non c’è assoluta identità perché nella storia dell’Occidente c’è stata epistéme anche là dove non c’è stata metafisica.

Ad esempio, un sapere epistemico non metafisico è il criticismo kantiano che esclude la metafisica dalla scienza. Tale esclusione, e cioè la “critica della ragion pura” ha un carattere pienamente epistemico.

Un secondo esempio di sapere epistemico è il pensiero di Hume che afferma l’innegabilità del principio di non contraddizione e, dunque, dà spazio all’epistéme.

L’epistéme è metafisica perché oltre ad essere un principio innegabile è in grado di mostrare il senso stabile e divino che avvolge, fonda e guida il mondo del divenire.

Sorgente: (13) Amici a cui piace Emanuele Severino