Emanuele Severino, Entro la dimensione nichilistica dell’Occidente non si può non essere “leopardiani”. Ma qual’è in Leopardi la forma del rapporto tra filosofia e poesia?

Entro la dimensione nichilistica dell’Occidente non si può non essere “leopardiani”. Ma qual’è in Leopardi la forma del rapporto tra filosofia e poesia?

Negli iniziali “pensieri” dello ‘Zibaldone’ poesia e filosofia sono due cose essenzialmente diverse. “La filosofia è la visone della verità, cioè della nullità delle cose; la poesia è l’illusione che volta le spalle alla verità e unisce l’uomo all'”infinito”. Ma successivamente Leopardi capisce che, nell’età della scienza e della tecnica, all’uomo non è più consentita alcuna illusione in relazione al nulla che sempre più incombente gli sta davanti e lo attraversa.
Rimane però, nel ‘genio’, la ‘forza’, la grandezza, la potenza con cui egli esprime lo spettacolo terribile del nulla e questa forza è la poesia – che dunque non è un sogno ozioso e separato da quello della filosofia, ma è la potenza stessa del linguaggio filosofico.
Ben presto, cioè, poesia e filosofia diventano in Leopardi una unità grandiosamente potente.
La ‘forza’ con la quale il genio esprime la nullità delle cose gli consente di sporgere ancora per un poco al di sopra del nulla e di sollevare in alto con sé gli uomini, ancora per un poco. Solo l’unità di filosofia e poesia consente un’ultima provvisoria salvezza dal nulla.
[…]
Dunque Leopardi è un pensatore “epocale”?
“Raccoglie in sé l’intera epoca dell’Occidente”.
Come va visto il cosiddetto “pessimismo” del Leopardi?
“Se il “pessimismo” è la vocazione per il nulla – e dunque è la fede nel divenire, cioè nel nichilismo -, il pessimismo appartiene all’essenza dell’uomo occidentale: ai Padri della Chiesa, a Leibniz, a Goethe non meno che a Leopardi.
Tutta la cultura dell’Occidente, e dunque tutta la cultura “ottimistica” dell’Occidente, ha al proprio fondamento il “pessimismo”, la fede nell’oscillazione delle cose tra l’essere e il nulla e, nonostante ogni suo tentativo di mascherarsi, è questa fede la matrice dell’angoscia che avvolge l’Occidente”.
(Emanuele Severino)

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Il pensiero di Leopardi passa vicinissimo alla “cosa che non è cosa” che è implicata dal divenire, la nomina, ma la nomina senza trasalire, senza scorgere, appunto, che “cosa che non è cosa” è l’assolutamente impossibile, necessariamente implicato dal divenire, Emanuele Severino, In viaggio con Leopardi. La partita del destino dell’uomo, Rizzoli, Milano 2015, pp. 219-221

IL PENSIERO DI LEOPARDI

Il pensiero di Leopardi passa vicinissimo alla “cosa che non è cosa” che è implicata dal divenire, la nomina, ma la nomina senza trasalire, senza scorgere, appunto, che “cosa che non è cosa” è l’assolutamente impossibile, necessariamente implicato dal divenire. Afferma invece che “il non essere” inteso come “cosa che non è cosa”, è l’unico bene (“non v’è altro bene”). A trattenerlo e a chiuderlo in questa cecità vi sono due millenni e mezzo di filosofia e di civiltà, e dietro a essi v’è l’intera storia dell’uomo. E ancora: come pretendere che , dopo la partita vinta col Giocatore Bianco (che è la ‘tradizione’ della civiltà occidentale. E’ cioè il pensiero e le opere di tale tradizione). E ancora: come pretendere che, dopo la grande partita vinta col Giocatore Bianco, il Giocatore Nero (in queste pagine è Leopardi) abbia ancora la forza di trasformarsi nel Terzo Giocatore ( in sintesi il pensiero di Severino) e giungere a riveder le stelle e dire che proprio il diventar altro implica l’esser “cosa che non è cosa”, cioè l’assolutamente impossibile, che proprio per questo tutte le cose sono eterne? (Il Terzo Giocatore indica lo ‘Sguardo’ che vede qualcosa di mai visto dalla sapienza dei mortali: lo ‘Sguardo’ che vede la grande e potente scacchiera sbriciolarsi, cadere a pezzi).
Tuttavia Leopardi, identificando il non essere (delle cose) e l’esser “cosa che non è cosa”, è in qualche modo in procinto di voltare il capo verso le stelle. Ma senza saperlo. Il Terzo Giocatore, infatti, ha già mostrato che il risultato dell’annullamento non è il puro nulla, il nulla in quanto tale, ma è l’esser nulla ‘da parte della cosa che è diventata nulla’. Questo risultato non è il ‘nulla’ che è nulla, bensì la ‘cosa’ che è nulla, Il ‘non-nulla’ che è nulla: è appunto ‘la cosa che non è cosa’, il non essere ‘della cosa’. La contraddizione abissale del divenire sta sotto agli occhi di Leopardi, in qualche modo egli l’ha snidata, ma senza saperlo, quindi non la vede. Crede anzi che sia l’unico “bene”.
Non la può vedere, carico com’è della fede che l’annullamento delle cose uscite dal nulla sia l’evidenza assolutamente non smentibile. Egli è ‘in qualche modo’ in procinto di voltare il capo verso le stelle, perché questa imminenza rimane congelata. Non volta il capo perché non gli è possibile negare l’evidenza del diventar altro e affermare l’eternità di tutto. E d’altra parte è ‘in procinto’ di voltarlo: sia perché le contraddizioni dell’esistenza, che egli scorge, le intende come conseguenza dell’andare nel nulla da cui l’esistenza proviene; sia perché, lo si è appena rilevato – vede che il nulla in cui le cose vanno e da cui vengono è il ‘loro’ nulla, vede che il non essere, implicato dal divenire, è identico all’esser “cosa che non è cosa”.
Pensare l’assurdo ‘come esistente’ e il nulla ‘delle cose’ significa portarsi in uno degli estremi avamposti fino ai quali l’essenza del nichilismo può spingersi rimanendo tale: oltre di essi questa essenza entrerebbe in un territorio dove sarebbe costretta a svanire. Non potrebbe nemmeno riconoscere la propria Follia, perché sarebbe il destino a mostrarla, giacché solo il destino potrebbe mostrarla come verità.
Per questo si può dire che se il Giocatore Nero è infinitamente lontano dal Terzo Giocatore, del Terzo Giocatore egli è anche un interlocutore privilegiato. Gli è in qualche modo vicino. Chi è sceso nelle estreme profondità della Terra si è allontanato dal Cielo. Ma, se avesse proseguito ancora, e avesse quindi rovesciato il capo, le stelle avrebbe infine potuto giungere a rivederle, lasciando cadere a terra le sue vesti nere e lasciando apparire il destino della verità, che eternamente appare.
(Emanuele severino, In viaggio con Leopardi. La partita del destino dell’uomo, Rizzoli, Milano 2015, pp. 219-221).

Leopardi come pensatore del nulla – dell’opacità e dell’inconsistenza della realtà imprigionata nell’eterna gabbia del nascere e del morire – va ben oltre la filosofia di Schopenhauer, dal Retro di copertina del libro: E: Severino, “Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi, Bur,, Milano 2005. Citazione proposta da Vasco Ursini in  Amici a cui piace Emanuele Severino

Leopardi come pensatore del nulla – dell’opacità e dell’inconsistenza della realtà imprigionata nell’eterna gabbia del nascere e del morire – va ben oltre la filosofia di Schopenhauer: anticipando il nichilismo di Nietzsche, apre la strada dell’intera filosofia del nostro tempo. Leopardi vede il futuro essenziale dell’Occidente: l’approssimarsi del paradiso della civiltà della tecnica e l’inevitabilità del suo fallimento.
Per Leopardi la poesia rappresenta l’ultima illusione di salvezza offerta agli uomini, oltre il fallace ottimismo alimentato dal paradiso della scienza moderna e della tecnica. La sua grandezza filosofica, osserva Severino, “è stata ignorata, ma è inevitabile che egli abba a diventare il pensatore che alla fine dell’età della tecnica smaschera il culmine della felicità e vede in esso il culmine dell’angoscia”.
( Retro di copertina del libro: E: Severino, “Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi, Bur,, Milano 2005)

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Emanuele Severino: la filosofia di Leopardi – Rai Letteratura

Il filosofo Emanuele Severino spiega la rilevanza filosofica della poetica leopardiana: “Leopardi può ben considerarsi uno dei maggiori pensatori della filosofia contemporanea. Ha infatti posto anticipatamente le basi di quella distruzione della tradizione occidentale che sarà poi continuata e sviluppata – ma non resa più radicale – da Nietzsche, Wittgenstein ed Heidegger”

tratto da:

Sorgente: La filosofia di Leopardi – Rai Letteratura

Eschilo e Leopardi hanno certamente stabilito un rapporto essenziale con la poesia; ma hanno avuto anche la ventura di stabilire un rapporto ancora più essenziale col pensiero filosofico, Emanuele Severino

Eschilo e Leopardi hanno certamente stabilito un rapporto essenziale con la poesia; ma hanno avuto anche la ventura di stabilire un rapporto ancora più essenziale col pensiero filosofico. Sul piano storico, la grandezza di un pensiero sta nella sua capacità di guidare un’epoca intera.

Il pensiero di Eschilo guida, insieme a quello di pochi altri, l’intera tradizione dell’Occidente.

Quello di Leopardi è destinato a guidare la nostra epoca e il suo sviluppo fino al culmine della civiltà della tecnica (Emanuele Severino).

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Vasco Ursini su:  Emanuele Severino, “In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo”, Rizzoli, Milano 2015, tratto dal gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

Un libro da leggere

Durante il recente periodo di riposo che mi sono concesso ho letto e riletto il terzo libro su Leopardi di Emanuele Severino, “In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo”, Rizzoli, Milano 2015.

Nel 1990 Severino pubblicò il suo primo libro sul grande poeta italiano: “Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi”, Rizzoli, Milano; seguì nel 1997, “Cosa arcana e stupenda, L’Occidente e Leopardi”, Rizzoli, Milano.

Rispetto ai primi due questo terzo libro su Leopardi è rivolto a un pubblico più ampio. Ciò rende più facile la comprensione delle ardue tematiche leopardiane. I lettori che sentissero il bisogno di approfondimenti e di ulteriori chiarimenti possono consultare i primi due testi peraltro riproposti in modo nuovo e con nuovi spunti in questo terzo libro ove si gioca una partita tra tre giocatori: il Giocatore Bianco, il Giocatore Nero e un terzo Giocatore. Il ‘Giocatore Bianco’ è la ‘tradizione’ della civiltà occidentale. E’ cioè il pensiero e le opere di tale tradizione. Egli “ritiene di avere la capacità di mostrare che il mondo, in tutti i suoi aspetti, esiste all’interno di un Ordine e di un sistema di Leggi immutabili che si fondano sul Principio divino ed eterno di tutte le cose. Questa convinzione è l’idea che guida le azioni umane compiute lungo tutta la tradizione dell’Occidente.

Il ‘Giocatore Nero’ è ‘ Leopardi”, che, insieme a Nietzsche e Gentile e pochi altri, scorge “le ‘ragioni’ dell’immensa frana di più di due millenni di civiltà”. C’è inoltre da considerare che “il ‘Giocatore Nero’ gioca sulla scacchiera che è statta costruita dal ‘Giocatore Bianco. La scacchiera dove per la prima volta il divenire delle cose – la morte – è pensato e vissuto come il loro uscire dal nulla e il ritornarvi. In questo senso il ‘Giocatore Nero’, vincendo la partita, è un parricida. Quella di cui stiamo parlando è comunque la scacchiera, evocata per la prima volta dal pensiero greco, su cui è stata ed è giocata l’intera storia dell’Occidente … e ormai anche dell’Oriente ( che pertanto ha cessato di essere la preistoria dell’Occidente, cioè di essere il luogo dove il divenire non è ancora posto in relazione al nulla)”.
“Ma in queste pagine la partita è giocata anche da un ‘Terzo Giocatore’ … che, invece di giocare su quella scacchiera, “indica lo ‘Sguardo’ che vede qualcosa di mai visto dalle sapienze dei mortali: lo ‘Sguardo’ che vede la grande e potente scacchiera sbriciolarsi, cadere a pezzi, non appoggiarsi ad alcunché [ … ]. Lo sfacelo della scacchiera è infinitamente più profondo della frana della tradizione occidentale”. Il ‘Terzo Giocatore’ “non è lo Sguardo: lo indica. (Ma tale Sgurado è presente nel profondo di ogni uomo)”. All’immensità di tale Sguardo si rivolgono gli scritti di Emanuele Severino, nei quali esso è chiamato “destino della verità”.
“In viaggio con Leopardi” è un libro prezioso che segnalo all’attenzione di tutti gli amici. Va letto, riletto e possibilmente comparato con i primi due. Ma anche da solo può essere utile a comprendere sempre più in profondità il senso di questo nostro stare nel mondo.

Sorgente: (6) Amici a cui piace Emanuele Severino

Emanuele Severino: Giacomo Leopardi. “LA GINESTRA” da “Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche. L’universo della conoscenza”, intervista del giugno 1993 (trascrizione integrale della video-lezione)

vai al sito didattico del professor Tommaso Casanova (Liceo Pascal Manerbio); letteratura italiana, letteratura latina, musicologia

vai a:

Severino, “La ginestra” di Leopardi

Emanuele Severino ospite nella serata di Rinascimento Culturale. Luca Micheletti accompagna la serata con la lettura di poesie di LEOPARDI, 2016

Il filosofo Emanuele Severino ospite nella serata di Rinascimento Culturale. Luca Micheletti accompagna la serata con la lettura di poesie di Leopardi.

Per maggiori informazioni sulle prossime serate o eventi visitate il nostro sito: https://www.rinascimentoculturale.it

VINCENZO GUARRACINO su EMANUELE SEVERINO lettore di GIACOMO LEOPARDI: “le sue riflessioni sul poeta-filosofo sono delle tappe fondamentali nella esplorazione dell'”enigma Leopardi” e resteranno tali per le generazioni future”, 25 gennaio 2017

(da una lettera di VINCENZO GUARRACINO a Paolo Ferrario (25 gennaio 2017):

… “le sue riflessioni sul poeta-filosofo sono delle tappe fondamentali nella esplorazione dell'”enigma Leopardi” e resteranno tali per le generazioni future. Tra l’altro, è appena uscito un libro di Luigi Capitano, Leopardi. L’alba del nichilismo, che ne riprende e approfondisce le tesi. Comunque, Severino non è solo questo ma anche molto altro” …


un recente articolo:

VINCENZO GUARRACINO, Il Poeta al cinema.L’enigma Leopardi svelato dai film, in La Provincia 24 gennaio 2017


Alcuni libri di Vincenzo Guarracino tratti da Amazon:

  • Guida alla lettura di Leopardi

31 mag. 1987

  • UN NOME VENERATO E CARO. La Vera Storia di Antonio Ranieri oltre il Mito del Sodalizio con Leopardi.

15 gen. 2010

di Guarracino,Vincenzo.
  • Giacomo Leopardi. Antologia a cura di Vincenzo Guarracino.

1991

di AA.VV.

EMANUELE SEVERINO, FESTA E POESIA: TRA DANTE E LEOPARDI, Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini”, La Spezia, 28 maggio 2016, AUDIO di circa 2 ore

Sabato 28 maggio 2016, nei locali dell’Accademia Lunigianese di Studi «Giovanni Capellini,

il professor Emanuele Severino ha tenuto una conferenza sul tema

“Festa e Poesia: tra Dante e Leopardi”

Il relatore è stato introdotto dal Presidente dell’Accademia Professor Giuseppe Benelli, da Mirco Manuguerra, presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi e dall’assessore alla cultura del Comune della Spezia, Luca Basile.


Per scaricare e ascoltare l’audio vai al sito:

http://www.accademiacapellini.it/pluginAppObj_111_37/download.php?action=download