IL DESTINO DELL’ESSERE: citazione da E. Severino, Il muro di pietra, Rizzoli, Milano 2006, pp. 169-170, proposta da Vasco Ursini

 

Domandare perché c’è qualcosa e non invece il niente significa affermare la possibilità che invece della totalità degli essenti, ossia di ciò che (in un modo o nell’altro) esiste, non fosse esistito nulla, e pertanto significa affermare la possibilità che tale totalità sia stata niente e torni ad esserlo. L’affermazione di questo possibilità non è peculiare di Leibniz: è il pensiero che sta ormai al centro della nostra civiltà (e dunque del sapere scientifico). Ma questo pensiero ( a cui corrisponde la forma di azione che vuol far essere e non essere gli essenti) non riesce a scorgere di essere la convinzione che l’essente in quanto essente è niente, ossia non riesce a scorgere la propria essenziale contraddizione. Infatti, il tempo in cui l’essente non è ancora, o non è più, o in cui sarebbe potuto non essere invece di essere, è una dimensione in cui l’essente in quanto tale è niente.
La domanda di Leibniz implica dunque questa essenziale contraddizione. Dalla quale il pensiero è libero solo in quanto appare l’impossibilità che l’essente in quanto essente (e dunque ogni essente) non sia, e cioè solo in quanto appare la necessità che ogni essente sia: l’eternità di ogni essente – sì che le trasformazioni del mondo non vanno interpretate come l’oscillazione degli essenti tra l’essere e i niente, ma sono il comparire e lo scomparire degli eterni.

(E. Severino, Il muro di pietra, Rizzoli, Milano 2006, pp. 169-170)

Sorgente: (43) Amici a cui piace Emanuele Severino

Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” a cura di Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Appunti della relazione e Audio

Conversare su

IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI

attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO

incontro con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012

ricordeterni4524

 

A dimostrazione dei temi trattati oggi da Emanuele Severino alla luce del primo pensiero filosofico basta scorrere i titoli del libro

LA BILANCIA, pensieri del nostro tempo, Rizzoli Bur, 1992/2011:

  • tramonto del marxismo
  • bipolarismo
  • imprenditori e globalizzazione
  • le capacità di previsione in tempi incerti
  • il disarmo
  • l’europa e l’europeismo
  • guerra del golfo
  • democrazie e capitalismo
  • droga
  • pena di morte
  • eutanasia
  • pace e guerra
  • le paure e la paura
  • giustizia
  • nichilismo e scienza
  • mezzi e fini dentro l’Occidente

RIPRENDIAMO LA QUESTIONE DEL “COS’È LA FILOSOFIA” (TRATTATA GIÀ NEL PRIMO INCONTRO) ATTRAVERSO IL METODO DELL’ANALISI ETIMOLOGICA CHE È STRUTTURANTE NELLE SCALETTE ARGOMENTATIVE DI SEVERINO:

C’è anche il problema della obiettiva difficoltà dei temi e delle mappe cognitive necessarie ad affrontarli. Per nostra fortuna da una decina d’anni Severino ha avviato una generosa opera di “semplificazione” che passa soprattutto attraverso la partecipazione a convegni, le lezioni didattiche nei cinema e nelle piazze, gli articoli sul Corriere della Sera:

La conversazione sul tema degli ETERNI parte dalle domande fondamentali che ogni individuo si pone quando diventa autoriflessivo.

Per questo ascoltiamo due audio:

Un ulteriore passaggio avviene attraverso la lettura di una parte cruciale del SIMPOSIO di Platone

Per accostare la sequenza: Tutto, Essere, Nulla

occorre partire da Parmenide:

e leggiamo qui quale interpretazione ne dà Severino:

A CORREDO DEL PRECEDENTE TESTO, COMINCIAMO A TRACCIARE A GRANDI LINEE IL TEMA DEL “PERCHÈ LE COSE SONO ETERNE” E DEL TEMPO, ATTRAVERSO UN AUDIO:

5.SEV-ETERNI E NULLA

Una parziale linea di comprensione (parziale per noi “dilettanti” della filosofia) è  il tema del “Ricordo” e del “Ricordare”.

Ascoltiamolo dalla voce diretta di Severino:

Percorriamo alcune pagine di IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, Rizzoli 2011

  • il primo ricordo: sotto il tavolo
  • il fratello Giuseppe
  • il ginnasio e il liceo
  • la musica
  • la casa della nonna
  • la moglie Esterina
  • la storia di professore universitario

Il racconto autobiografico si intreccia con i grandi temi evocati, e in particolare quello della follia essenziale che “si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente”

Amplifichiamo la riflessione ancora attraverso un audio:

  • …. NON DOVRÀ ACCADERE LA MESSA IN QUESTIONE DI QUELLA CHE SEMBRA LA EVIDENZA DI TUTTE LE EVIDENZE …:
  • Eterno-Sole-Severino

La discussione si dipana su vari livelli, perchè ciascuno elabora il tema in modo  molto personale e filtrandolo dalla propria esperienza  e dai propri vissuti.

Concludiamo la serata con queste potenti parole pronunciate da Emanuele Severino in una lezione tenuta a Monza e che avevo avuto la massima fortuna di registrare dentro il Teatro Manzoni:

 


questa scheda è tratta da:

voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” a cura di Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Appunti della relazione e Audio – Antologia del tempo che resta

Il divenire del mondo non è la creazione e l’annientamento dell’essere, ma è la vicenda del comparire e dello scomparire dell’eterno, citazione ripresa da  Amici a cui piace Emanuele Severino

Il divenire del mondo non è la creazione e l’annientamento dell’essere, ma è la vicenda del comparire e dello scomparire dell’eterno. Appunto per questo noi (e ogni cosa) siamo ‘eterni’ e ‘mortali’: perché l’eterno entra ed esce dall’apparire. La morte è l’assentarsi dell’eterno.

(E. Severino)

Sorgente: (9) Amici a cui piace Emanuele Severino

“Al di fuori dell’alienazione dell’Occidente, appare che ‘ ogni ‘ ente (cose, eventi , funzioni, gesti, sfumature, sostanze, immagini, processi) è ed è impossibile che non sia: appare ‘ l’eternità di ogni ente ‘” Emanuele Severino, citazione ripresa da Amici a cui piace Emanuele Severino

Al di fuori dell’alienazione dell’Occidente, appare che ‘ ogni ‘ ente (cose, eventi , funzioni, gesti, sfumature, sostanze, immagini, processi) è ed è impossibile che non sia: appare ‘ l’eternità di ogni ente ‘. Questa affermazione esprime un ritorno a Parmenide, che è insieme la ripetizione del ” parricidio ” compiuto da Platone rispetto a Parmenide. Parmenide distrugge il mondo: afferma i’illusorietà delle differenze del mondo. Col ” parricidio “, Platone intende salvare il mondo – e l’Occidente cresce al riparo di Platone. Ma il ” parricidio ” deve essere ripetuto, perché Platone, riportando le differenze del mondo all’interno dell’essere, le affida insieme al divenire, ossia le vede con l’occhio del nichilismo. Il riparo delle differenze le abbandona al niente e alla volontà di potenza che si propone di strapparle al niente e di risospingervele. Si tratta allora, per il pensiero che riesce a mantenersi al di fuori del nichilismo, di salvare il mondo da Parmenide, senza affidarlo alla fede del divenire.
L’affermazione dell’eternità di ogni ente implica una comprensione dell’esperienza, radicalmente diversa dall’interpretazione nichilistica del divenire, dell’esperienza, dell’apparire. Al di fuori del nichilismo, la variazione del contenuto dell’esperienza non è la produzione e l’annientamento delle cose, ma il loro entrare ed uscire – eterne – dalla dimensione dell’apparire. Questo significa che solo l’eterno può divenire: appunto perché il divenire è il processo in cui gli eterni entrano ed escono dalla luce dell’apparire (e l’apparire stesso è un eterno). La plurimillenaria interpretazione nichilistica del divenire lo rende impensabile.

(Emanuele Severino)

Sorgente: (7) Amici a cui piace Emanuele Severino

Eternità ed esistenza: la polemica su Severino, articolo di Mario Trombino, in Il rasoio di Occam – MicroMega

Il “rasoio di Occam” vuole ora presentare ai lettori l’intero dossier relativo a questa polemica. Il lettore troverà perciò anche un significativo campione delle risposte (non pubblicate) che gli attacchi a Severino hanno suscitato nei suoi sostenitori.

per tutto l’articolo vai a:

Sorgente: Eternità ed esistenza: la polemica su Severino » Il rasoio di Occam – MicroMega

Emanuele Severino sul concetto di “Eterno”, Audio tratto dalla conferenza titolata: La Costruzione dello Spazio Laico, in  festivalfilosofia.it

Pubblicato il 02 apr 2013  http://www.festivalfilosofia.it/2012/

Audio tratto dalla conferenza titolata: La Costruzione dello Spazio Laico.

Punto chiave; intervento del professore Emanuele Severino sul concetto di “Eterno”.

L’ETERNITÀ DI OGNI ENTE,  in Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 32 – 33, citazione raccolta in Amici a cui piace Emanuele Severino

L’ETERNITÀ DI OGNI ENTE

Questa è indubbiamente la più inaudita e sconcertante affermazione di Emanuele Severino, che però, a ben guardare, è innegabile, al di fuori dell’alienazione dell’Occidente. Al di fuori di tale alienazione, infatti, “appare che ‘ogni’ ente (cose, eventi, funzioni, gesti, sfumature, sostanze, immagini,processi) è ed è impossibile che non sia: appare ‘l’eternità di ogni ente’. Questa affermazione esprime un ritorno a Parmenide, che è insieme la ripetizione del “parricidio” compiuto da Platone rispetto a Parmenide. Parmenide distrugge il mondo: afferma l’illusorietà delle differenze del mondo. Col “parricidio”, Platone intende salvare il mondo – e l’Occidente cresce al riparo di Platone. Ma il “parricidio” deve essere ripetuto, perché Platone, riportando le differenze del mondo all’interno dell’essere, le affida insieme al divenire, ossia le vede con l’occhio del nichilismo. Il riparo delle differenze le abbandona al niente e alla volontà di potenza che si propone di strapparle al niente e di risospingervele. Si tratta allora, per il pensiero che riesce a mantenersi al di fuori del nichilismo, di salvare il mondo da Parmenide, senza affidarlo alla fede del divenire.
L’affermazione dell’eternità di ogni ente implica una comprensione dell’esperienza, radicalmente diversa dall’interpretazione nichilistica del divenire, dell’esperienza, dell’apparire. Al di fuori del nichilismo, la variazione del contenuto dell’esperienza non è la produzione e l’annientamento delle cose, ma il loro entrare ed uscire – eterne – dalla dimensione dell’apparire. Questo significa che solo l’eterno può divenire: appunto perché il divenire è il processo in cui gli eterni entrano ed escono dalla luce dell’apparire ( e l’apparire stesso è un eterno). La plurimillenaria interpretazione nichilistica del divenire lo rende impensabile.
L’alienazione – il nichilismo – non è un fenomeno limitato al pensiero filosofico, ma si allarga alla prassi e alle forme sociali dell’Occidente. La storia concreta dell’Occidente cresce all’interno della fede nichilistica che l’essere è tempo. Questa fede è a sua volta l’espressione dell’accadimento originario che isola la terra – ossia la totalità di ciò che entra ed esce dall’apparire – dal destino della verità e che assume la terra come ambito di ciò che può essere prodotto e distrutto. L’isolamento della terra dal destino della verità è la forma originaria della volontà di potenza. E l’accadimento della volontà di potenza è lo stesso accadimento dell’essere mortale del mortale. Il “mortale” è il contrasto tra l’apparire del destino della verità e l’apparire della terra isolata.
Il “tramonto” del nichilismo non è quindi la semplice correzione di un errore della coscienza filosofica,per quanto profondo ed esteso possa essere. Nel tramonto del nichilismo tramontano le opere del nichilismo – tramonta l’Occidente -. e innanzitutto tramonta l’isolamento della terra e quindi il contrasto in cui consiste l’essenza del mortale. Col tramonto del nichilismo l’uomo appare come ciò che egli è da sempre: l’eterno apparire del destino della verità”.

(Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 32 – 33).

Sorgente: (75) Amici a cui piace Emanuele Severino

Emanuele Severino, NECESSITA’ DELL’ACCADERE DELL’ENTE. NOTE SULLA STRUTTURA DELL’ACCADERE [E. SEVERINO, Destino della necessità, Adelphi, Milano, 1980, pp. 97-99] – citazione segnalata da Storia della Filosofia – Anima Mundi

‘ 

Ogni ente è eterno. Quindi è eterno anche quell’ente che è lo stesso accadere dell’ente. Nella verità, l’accadere non è l’incominciare ad essere, ma l’incominciare ad apparire. Che l’ente incominci ad apparire significa che esso, eterno, esce dall’ombra del non apparire ed entra nella luce dell’apparire. Cade in questa luce. Anche questo passaggio dall’ombra alla luce ha un significato, cioè è un ente; e quindi è eterno.

Poiché l’accadere dell’ente è eterno, è necessario che l’ente accada. Inoltre, per quanto vago, sfumato, incerto, sfuggente, ciò che accade ha un senso determinato; quindi è necessario che l’ente accada con il senso determinato che gli conviene: non solo è necessario che l’ente accada, ma è insieme necessario che accada quell‘ente che accade. L’accadere dell’ente è determinato, e quindi l’eternità dell’accadere è la necessità dell’accadere così determinato.

Se infatti l’ente che accade non accadesse, l’accadere dell’ente non sarebbe e, non essendo, esso, che non è un niente, sarebbe un niente e quindi non sarebbe eterno. Poiché ogni sintesi di enti è a sua volta un ente, essa è un eterno; e quindi è indissolubile, ossia è necessario che gli enti si mantengano nella sintesi che li unisce. Se si sottraessero alla loro sintesi, la sintesi non sarebbe, cioè essa, che non è un niente, sarebbe un niente. […]

Ma affermando che l’ente che entra nell’apparire sarebbe potuto non entrarvi (o che sarebbe potuto apparire l’ente che non è apparso) – affermando cioè la “contingenza” dell’apparire –   si afferma che l’ente che accade sarebbe potuto non accadere, cioè si nega la necessità dell’accadere. In questo modo, il non essere (cioè

la nientità) dell’accadere dell’ente vien posta come una possibilità. L’impossibile viene ritenuto un possibile. Se, dunque, tutto ciò che accade è necessario che accada, anche le decisioni che accadono è necessario che accadano. Anche se l’accadere non è inteso in senso esplicitamente nichilistico – cioè non viene pensato come un entrare nell’essere, ma come un entrare nell’apparire —, la contingenza e la libertà dell’accadere appartengono egualmente all’essenza del nichilismo.

[E. SEVERINO, Destino della necessità, Adelphi, Milano, 1980, pp. 97-99]

Sorgente: Necessità dell’accadere – Storia della Filosofia – AM