Emanuele Severino, Fino a quando ci si limita ad enunciare delle tesi, si ha a che fare con delle fedi …

Fino a quando ci si limita ad enunciare delle tesi, si ha a che fare con delle fedi. Come si può andare oltre le fedi? Se ciò che si dice non ha una “fondazione“, vale tanto la tua fede quanto la mia. Le varie fedi finiscono per scontrarsi tentando di escludersi a vicenda. La potenza (violenza) di una fede diventa l’estremo criterio del suo valore (Emanuele Severino).

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I fanatici jihadisti colpiscono invano. La marcia della tecnica è inarrestabile, Emanuele Sebverino in Il Corriere della Sera 29 agosto 2017

Il terrorismo islamico e la violenza femminicida sono condannati a soccombere, sconfitti dal progresso tecnico-scientifico, che favorisce anche l’emancipazione delle donne

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“Prigioniero della volontà, l’intelletto del credente assume come incontrovertibile il controvertibile, come indubitabile il dubitabile, come certo l’incerto, come visibile l’invisibile, come chiaro l’oscuro”, Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 108 – 109

Prigioniero della volontà, l’intelletto del credente assume come incontrovertibile il controvertibile, come indubitabile il dubitabile, come certo l’incerto, come visibile l’invisibile, come chiaro l’oscuro. Anche per questo motivo nei miei scritti si sostiene che la fede – ogni fede (e oggi tutto è diventato fede) – è violenza e che l’essenza della violenza è la volontà che vuole l’impossibile, la contraddizione. Anche per questo motivo, ogni fede – religiosa, scientifica, politica – che oggi tenta di salvare l’uomo è animata da quella stessa violenza che essa intende combattere.
(Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 108 – 109)

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Il mito è la fede nell’esistenza della potenza capace di salvare l’uomo dal dolore e dalla morte … citazione proposta da Vasco Ursini nel gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

Il mito è la fede nell’esistenza della potenza capace di salvare l’uomo dal dolore e dalla morte: è la fede nel Divino. Ed è insieme la fede che l’agire dell’uomo, le sue tecniche e i suoi strumenti abbiano successo, cioè potenza, solo se usandoli l’uomo è alleato della potenza divina. Il cibo nutre e la freccia colpisce la preda solo se corrispondono al modo in cui il loro uso è previsto all’interno dell’Ordinamento divino dell’esistenza. Per millenni la certezza della fede sta al fondamento del senso mito dell’esistenza.
Ma poi ci si rende conto che tale fondamento è essenzialmente insicuro e che la certezza da esso alimentata è apparente. Il dubbio si fa strada. Infatti la posta è decisiva. Circa mezzo millennio prima di Cristo, facendosi strada tra pochi, il dubbio più profondo che l’uomo abbia mai sperimentato conduce il popolo greco alla filosofia. La filosofia nasce dalla forma estrema del terrore: quella che si fa innanzi quando ci si rende conto che il rimedio costituito dal mito è soltanto apparente.
(Emanuele Severino, Il muro di pietra, Rizzoli, Milano 2006, pp. 19-20)

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conferenza “Voci della Filosofia”: dibattito tra i professori Giovanni Reale ed Emanuele Severino, sul concetto tra Fede, Ragione, Verità, Video di 4 minuti

Punto chiave sulla conferenza “Voci della Filosofia” dibattito tra i professori Giovanni Reale ed Emanuele Severino, sul concetto tra Fede, Ragione, Verità

Emanuele Severino, Sfida tra islam e occidente. Il vincitore è la tecnica, In Corriere della Sera 10 aprile 2016

“L’economia di mercato privilegia la categoria dell’utile e relega tutto ciò che le si oppone tra le forme degenerate del passato. La tradizione religiosa cerca di porre limiti al dispiegarsi della modernità ma il suo tentativo è destinato a fallire. Intanto una potenza superiore, alimentata dalla scienza e annunciata dalla filosofia, si prepara a occupare la scena del mondo.”

Corriere della Sera, 10 aprile 2016

seve islam

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http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=52RH1H&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1

Vasco Ursini,”Vivere” è credere: citazioni da Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, p. 114

Per vivere è necessario credere, ma credere è restare isolati dal destino della verità e, dunque, credere è errare. Non c’è via d’uscita da questa triste condizione?

Sì che c’è una via d’uscita, perché – scrive Severino – “l’uomo non è soltanto “vita”, cioè credere ed errare. E’, nel finito, l’eterno apparire del destino. La vita, cioè la fede, appare all’interno della verità”. (Cfr. Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, p. 114).

Severino aggiunge: “Se l’esser uomo coincidesse col credere, sarebbe soltanto un credere anche l’affermazione che vivere è credere – l’affermazione nella quale si riconosce peraltro gran parte della cultura non solo filosofica del nostro tempo. E invece, nell’apparire della verità non smentibile del destino, tale affermazione non è un credere, ma una verità non smentibile” (Ibidem).

Ed ecco la conclusione di Emanuele Severino di questo suo essenziale pensiero:

“Lungo la storia dell’Occidente la “verità” non è riuscita ad essere la verità non smentibile del destino, che appare peraltro nel fondo più nascosto di ogni uomo. A volte il linguaggio la testimonia; la chiama, appunto, “destino della verità”. E come la vita crede che l’uomo esista e agisca nel mondo e sia l'”autore” dei linguaggi che parlano del mondo, così crede anche, a volte, che quella testimonianza sia l’agire di “qualcuno”, che qualcuno ne sia L'”autore” (Ibidem).

Emanuele Severino: “Se l’uomo avesse soltanto la fede ( di qualsiasi forma essa possa essere), non potrebbe sopportare un istante di vivere …(in Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 174 – 175) citazione segnalata da Vasco Ursini

LA FEDE E LA GIOIA

Se l’uomo avesse soltanto la fede ( di qualsiasi forma essa possa essere), non potrebbe sopportare un istante di vivere. Se l’uomo avesse soltanto la fede, sarebbe completamente circondato dalla notte che nasconde ciò in cui egli ripone la propria fiducia.
L’oscurità e la disperazione gli entrerebbero nel sangue, nelle ossa, nei pensieri. Non sarebbe mai apparso ciò che chiamiamo ” umanità “. Ciò che, da quando l’uomo vive sulla Terra, gli impedisce di sopprimersi per l’insopportabilità della notte della fede, è quindi qualcosa di infinitamente diverso e di infinitamente più alto della fede. Lo si può chiamare con una vecchia parola carica di ambiguità: ” la verità “. Nel suo senso autentico, la verità non è un dono fatto agli uomini dagli dèi. La verità appare ad ogni uomo: all’idiota, al folle, al delinquente, al dotto e all’ignorante, al ricco e al miserabile, all’uomo anonimo e imbecille della moderna società di massa. L’uomo è l’apparire della verità ed è quindi la gioia che splende in tale apparire. Anche se non se ne rende conto. Al fondo della disperazione estrema dell’uomo splende la gioia. La disperazione estrema avverte di essere sostenuta e circondata dalla gioia estrema. La gioia della verità giace nel fondo dell’anima di ogni uomo.
Chi si uccide non si uccide per mancanza di fede, ma per fede, per troppa fede: perché si crede ridotto al mondo che la fede gli presenta, o perché crede che non esista altro mondo che quello della fede, o perché il cielo della verità gli sta davanti come l’azzurro del cielo sta davanti al cacciatore che non vuol far altro che catturare gli uccelli, e il cielo lo vede ma non lo guarda.
Nel suo senso autentico, la verità illumina i focolari degli uomini. Essi si rifugiano presso i loro focolari e li trovano caldi e luminosi e dinanzi ad essi fan festa. Ma la pura gioia della festa ha altra provenienza: non si spegne quando il ceppo è finito e la fiamma ha lasciato il posto alla cenere.
(Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli,Milano 1995, pp. 174 – 175)