Emanuele Severino inaspettato. Filosofia (e fede) per un amico, prefazione al volume autobiografico, mai uscito, del frate Francesco Alfieri, in Corriere della Sera 25 ottobre 2020 e già pubblicato in La Filosofia Futura n. 14, 2020

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la FEDE e le FEDI spiegate da Emanuele Severino: analisi del tema “argumentum non apparentium” – da Antologia del TEMPO che resta

la fede è “argumentum non apparentium” è cioè l’argomento che la volontà umana dà alle cose che non sono di per se stesse evidenti

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la FEDE e le FEDI spiegate da Emanuele Severino: analisi del tema “argumentum non apparentium” – Antologia del TEMPO che resta

Prigioniero della volontà, l’intelletto del credente assume come incontrovertibile il controvertibile, Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 108 – 109

Prigioniero della volontà, l’intelletto del credente assume come incontrovertibile il controvertibile, come indubitabile il dubitabile, come certo l’incerto, come visibile l’invisibile, come chiaro l’oscuro. Anche per questo motivo nei miei scritti si sostiene che la fede – ogni fede (e oggi tutto è diventato fede) – è violenza e che l’essenza della violenza è la volontà che vuole l’impossibile, la contraddizione. Anche per questo motivo, ogni fede – religiosa, scientifica, politica – che oggi tenta di salvare l’uomo è animata da quella stessa violenza che essa intende combattere. (Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, pp. 108 – 109)

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“Nella struttura originaria del destino, …, l’affermazione che ciò che scompare non si annienta e che ciò che compare non era un niente prima d apparire, tale affermazione, dico, non è una fede”, Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000. pp. 166 – 167

Nella struttura originaria del destino, …, l’affermazione che ciò che scompare non si annienta e che ciò che compare non era un niente prima d apparire, tale affermazione, dico, non è una fede appunto perché, se si affermasse che lo scomparire dell’essente è il suo annientamento (e che il suo comparire è il suo uscire dal niente) si affermerebbe che l’essente è niente, cioè si negherebbe l’esser sé dell’essente.
[ …] Altro è affermare infondatamente l’esistenza di ciò che non appare (questa affermazione infondata è appunto la fede), altro è affermare che ciò che non appare è eterno, perché se si negasse questo si affermerebbe che l’essente è niente (affermazione quest’ultima, che, [ … ] è ‘autonegazione’).
(Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000. pp. 166 – 167)

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Per il filosofo Severino, Dio è un mirabile errore, il Giornale, 12/01/2003 Cinquantamila.it

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Per il filosofo Severino, Dio è un mirabile errore, il Giornale, 12/01/2003 Quando neanche a metà dell’intervista, accenna per la settima volta alla moglie, «mia moglie qua, mia moglie là», dico a Emanuele Severino: «Ma il suo è un ossessivo amore coniugale, professore!» L’illustre filosofo neoparmenideo innesta un orgoglioso sorriso da ben maritato e ribatte: «Mi sono sposato a 22 anni – Cinquantamila.it

La fede dominante, in Emanuele Severino, Dispute sulla verità e la morte, Rizzoli, Milano 2018, pp. 204-205

 

E’ ormai dominante la fede che gli essenti provengono dal loro essere stati nulla, ‘nihil absolutum’. Domina sia la tradizione dell’Occidente, sia il mondo presente che a tale tradizione ha da tempo voltato le spalle. Tutte le cose sono create ‘ex nihilo sui’ (dalla loro assoluta nullità): esista un creatore o non esista (sì che, in questo secondo caso, esse siano precedute soltanto dalla loro assoluta nullità). Ma è necessario che il nulla da cui esse escono sia insieme la loro ‘possibilità’. Se il nulla fosse l’impossibilità che esse incomincino a essere, non potrebbe esistere alcunché. ( Come altrove ho chiarito, il nulla da cui esse provengono è pertanto ‘assoluto’ e, insieme, è un essente, giacché la possibilità è un modo di essere: poiché l’impossibile è nulla il possibile è un modo di essere.) Ma a sua volta la possibilità che è l’inizio a partire dal quale ogni essente (ossia la totalità degli essenti) viene a essere (esce dal nulla), o rimane un non essere (rimane un nulla) – cioè la possibilità che è l’Onnicompossibilità -, è ‘il nulla’. Infatti, se tale possibilità riguarda la ‘totalità’degli essenti è necessario che essa si riferisca anche a quell’essente che è essa stessa (essa stessa essendo, si è detto, un modo di essere). E’ necessario che essa si spogli anche di quell’ultimo lembo dell’essere che è essa stessa – e che quindi essa rimanga ‘nulla’, nulla assoluto. Si vuole afferrare la forma più pura del divino (in qualche modo a partire da Schelling) – e il pugno si trova a stringere il nulla.
(Emanuele Severino, Dispute sulla verità e la morte, Rizzoli, Milano 2018, pp. 204-205).

Il pensiero che, al di là del nichilismo, vede il senso autentico dell’essere – e cioè dell’ “esser cosa” delle cose – ‘non è’ dunque ateismo!, in Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, p. 286

Il pensiero che, al di là del nichilismo, vede il senso autentico dell’essere – e cioè dell’ “esser cosa” delle cose – ‘non è’ dunque ateismo! Esso non scende, come l’ateismo, al di sotto di Dio, riducendo l’essere al mondo, ma vede ciò che sta al di sopra di Dio: vede il senso autentico di ciò che è. Ciò che è – l’essere – sta al di sopra di ogni riduzione dell’essere al nulla, e quindi sta al di sopra della riduzione che agisce nella coscienza di chi afferma l’esistenza di Dio e intende Dio come una mente che crede di poter creare e annientare ciò che è. Anche “Dio” – cioè anche la coscienza che afferma Dio – riduce ‘troppo’ i confini di ciò che è: troppo, perché riduce al nulla tutte le cose. Dio non è troppo, come ritiene l’insipienza dell’ateo, ma è ‘troppo poco’.
(Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, p. 286)

Se l’uomo avesse soltanto la fede ( di qualsiasi forma essa possa essere), non potrebbe sopportare un istante di vivere …, Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli,Milano 1995, pp. 174 – 175

LA FEDE E LA GIOIA

Se l’uomo avesse soltanto la fede ( di qualsiasi forma essa possa essere), non potrebbe sopportare un istante di vivere. Se l’uomo avesse soltanto la fede, sarebbe completamente circondato dalla notte che nasconde ciò in cui egli ripone la propria fiducia.
L’oscurità e la disperazione gli entrerebbero nel sangue, nelle ossa, nei pensieri. Non sarebbe mai apparso ciò che chiamiamo ” umanità “. Ciò che, da quando l’uomo vive sulla Terra, gli impedisce di sopprimersi per l’insopportabilità della notte della fede, è quindi qualcosa di infinitamente diverso e di infinitamente più alto della fede. Lo si può chiamare con una vecchia parola carica di ambiguità: ” la verità “. Nel suo senso autentico, la verità non è un dono fatto agli uomini dagli dèi. La verità appare ad ogni uomo: all’idiota, al folle, al delinquente, al dotto e all’ignorante, al ricco e al miserabile, all’uomo anonimo e imbecille della moderna società di massa. L’uomo è l’apparire della verità ed è quindi la gioia che splende in tale apparire. Anche se non se ne rende conto. Al fondo della disperazione estrema dell’uomo splende la gioia. La disperazione estrema avverte di essere sostenuta e circondata dalla gioia estrema. La gioia della verità giace nel fondo dell’anima di ogni uomo.
Chi si uccide non si uccide per mancanza di fede, ma per fede, per troppa fede: perché si crede ridotto al mondo che la fede gli presenta, o perché crede che non esista altro mondo che quello della fede, o perché il cielo della verità gli sta davanti come l’azzurro del cielo sta davanti al cacciatore che non vuol far altro che catturare gli uccelli, e il cielo lo vede ma non lo guarda.
Nel suo senso autentico, la verità illumina i focolari degli uomini. Essi si rifugiano presso i loro focolari e li trovano caldi e luminosi e dinanzi ad essi fan festa. Ma la pura gioia della festa ha altra provenienza: non si spegne quando il ceppo è finito e la fiamma ha lasciato il posto alla cenere.
(Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli,Milano 1995, pp. 174 – 175)

Manzoni, il sacro e l’eternità, le riflessioni di Emanuele Severino. Testo raccolto ed elaborato da Vera FISOGNI, in occasione del Premio Alessandro Manzoni, Lecco, 26 ottobre 2012

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nel seguente link c’è l’AUDIO :

Emanuele Severino, SUL SACRO, AUDIO in occasione del Premio Alessandro Manzoni, Lecco, 26 ottobre 2012

 

Emanuele Severino, SUL SACRO, AUDIO in occasione del Premio Alessandro Manzoni, Lecco, 26 ottobre 2012

Antologia del TEMPO che resta

Emanuele Severino sul SACRO: 

Qui la bella

DISPENSA della giornalista/filosofa  Vera Fisogni  

connessa all’articolo “Severino e Manzoni: dialogo a distanza alLa ricerca del  Sacro”, pubblicato sulla Provincia di Como e di Lecco del 26 ottobre 2012, pagg 42-43:

Questo ricordo è associato al  mio Diario dell’intero pomeriggio:

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Emanuele Severino su alcuni momenti del processo del Sant’Uffizio al suo pensiero filosofico, in Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 96

 

Prima dell’inizio del processo, i periti – “giudici”, nel linguaggio canonico – avevano avuto a disposizione alcuni mesi per stendere il loro “Voto”, che poi era un vero e proprio saggio sul mio discorso filosofico. Il “voto” di Fabro era il più ampio, ed egli ne trasse in seguito un libro, intitolato ‘L’alienazione dell’Occidente. Osservazioni sul pensiero di Emanuele Severino’, Quadrivium, 1981. È stato certo una delle figure più importanti del tomismo del Novecento – e mi si dice che tuttora sia la voce più seguita nelle Università pontificie. È stato molto amico di Ugo Spirito, che io conoscevo sin dal dicembre del 1950, quando ero andato a Roma per il concorso per la libera docenza. Spirito non era in commissione – che si riuniva nell’Istituto di Filosofia di cui egli, se ben ricordo, era direttore – ma era molto favorevole alla mia candidatura.
Da allora incominciò la mia amicizia con Spirito, che fece da collegamento nei miei rapporti con Fabro, molto cordiali nella sostanza, e che potevano anche dirsi di amicizia, sebbene altalenanti. Ma anche Bontadini aveva grande stima di Spirito, eppure lì la stima comune non fece da collegamenti tra Fabro e Bontadini.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 96).

Emanuele Severino, Vincenzo Vitiello, Il Decalogo: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE, CD pubblicato nella collana Chorus / cultura libri da ascoltare, a cura di alboversorio.wordpress.com

L’ateo e Dio pensano qualcosa di identico, perché entrambi pensano che le cose del mondo escono dal nulla e vi ritornano …, in Emanuele Severino, “Pensieri sul cristianesimo”

« L’ateo e Dio pensano qualcosa di identico, perché entrambi pensano che le cose del mondo escono dal nulla e vi ritornano. L’ateo e Dio concordano cioè sul senso delle cose. Entrambi falliscono nel tentativo di scoprire il vero rimedio contro l’angoscia provocata dal divenire del mondo. Si tratta di comprendere che il contenuto dell’intesa tra l’ateo e Dio è la follia estrema, l’essenza stessa dell’errore, l’estrema alienazione della verità. Pensando le cose come un emergere e uno sprofondare nel nulla, si pensa infatti l’impossibile, cioè che le cose sono nulla, si pensa che l’essere è nulla. Il Dio nichilista dell’Occidente non è troppo, come ritiene l’insipienza dell’ateo: è troppo poco. »

Emanuele Severino, “Pensieri sul cristianesimo”

collage di riflessioni del filosofo Emanuele Severino sul tema “fede e ragione” video a cura di Sapiens Sapiens

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Questo video è un collage di riflessioni del filosofo Emanuele Severino sul tema “fede e ragione”, che potrebbe essere espresso anche con la dicitura “fede o…

L’incredibile pretesa della “fede” atea di Severino in ILSUSSIDIARIO.NET

ILSUSSIDIARIO.NET
Nel suo recente “Capitalismo senza futuro”, il filosofo Emanuele Severino ha declinato nel mondo presente la sua visione dell’essere che non muta.
Ma dove finisce la persona?
GIANNI ZEN