La “necessità”nella tradizione filosofica e nel pensiero di Emanuele Severino

Nella tradizione filosofica, la necessità – la verità come necessità – è un padrone oppressivo che domina il divenire degli essenti, controlla e limita la loro libertà, li condanna ad essere “servi”. Gli scritti di Emanuele Severino, al contrario, tentano di indicare la dimensione che si mostra al di fuori della storia dell’Occidente, in cui chiaramente appare che quei “servi” sono il contenuto di una fede, un’illusione, dunque, sono inesistenti. Certamente il mondo non è uno spettacolo immutabile, ma questo mutamento deve essere correttamente interpretato come il comparire e lo scomparire degli eterni dal cerchio dell’apparire e non come un venire degli essenti dal nulla per poi ritornarvi. Riuscire a rendersi conto che il divenire nichilistico non esiste significa riuscire a vedere che “ogni cosa è necessaria”, cioè “è impossibile che non sia”. Poiché tutto “è necessario”, la necessità non è più un “padrone” assoluto alla cui legge debba adeguarsi il divenire delle cose e, pertanto, essa assume un significato abissalmente diverso da quello delle “filosofie della necessità” della tradizione filosofica occidentale.

Alla fine della Introduzione (1979-1981) de La struttura originaria, Emanuele Severino scrive:

La Necessità, che già da sempre si apre al di fuori dell’isolamento della terra e della storia dell’Occidente, non è una dottrina che passi da uno a un altro, e non è nemmeno qualcosa di “capito” da uno o da molti. In quanto “capita” da uno o da molti diventa semplicemente la “prospettiva” di uno o di molti, qualcosa cioè che non può essere la Necessità. La testimonianza della Necessità può avere un “ascolto”. Ma se nell’ascolto la Necessità appare come tale, l’ascoltante non può essere “uno di noi”, un mortale o un dio, non può essere “il mio prossimo”. Se la Necessità non può essere ciò che “uno” ha scoperto, e che dunque sta entro i limiti dello sguardo di quest’uno, la necessità non può essere nemmeno ciò che “un altro” o “altri” ascoltano. Se nell’ascolto la Necessità appare come tale, l’ascoltante non può essere che la Necessità stessa. L’ascoltarsi è daccapo il suo apparire. (La struttura originaria, Introduzione, 1979-81, p. 98).

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