Molti amici mi hanno chiesto quale rapporto ci sia tra metafisica, epistéme e destino (nell’accezione severiniana), Vasco Ursini

Molti amici mi hanno chiesto quale rapporto ci sia tra metafisica, epistéme e destino (nell’accezione severiniana).Rispondo dicendo che negli scritti di Severino la parola ‘destino’ indica lo stare della verità, cioè l’incontrovertibile nel cui cerchio è accolta la terra e l’isolamento della terra. L’ ‘epistéme’ invece è il tentativo compiuto dal pensiero greco, che però è fallito, di evocare l’assolutamente stante. Solo al di fuori della fede nel divenire può mostrarsi l’assoluta incontrovertibilità del destino, la quale è però avvolta dalla contraddizione C.Tra metafisica e epistéme non c’è assoluta identità perché nella storia dell’Occidente c’è stata epistéme anche là dove non c’è stata metafisica. Ad esempio, un sapere epistemico non metafisico è il criticismo kantiano che esclude la metafisica dalla scienza. Tale esclusione, e cioè la “critica della ragion pura” ha un carattere pienamente epistemico. Un secondo esempio di sapere epistemico è il pensiero di Hume che afferma l’innegabilità del principio di non contraddizione e, dunque, dà spazio all’epistéme. L’epistéme è metafisica perché oltre ad essere un principio innegabile è in grado di mostrare il senso stabile e divino che avvolge, fonda e guida il mondo del divenire.

Se proprio per la sua evidenza, il primo principio non può essere dimostrato, si può peraltro mostrare la sua incontrovertibilità o innegabilità … in E. Severino, “La filosofia dai greci al nostro tempo. La filosofia antica e medievale”

« Se proprio per la sua evidenza, il primo principio non può essere dimostrato, si può peraltro mostrare la sua incontrovertibilità o innegabilità: facendo vedere che esso è implicitamente affermato anche da chi intende negarlo. Infatti, anche il negatore del primo principio deve dare un significato determinato a quel che dice; è necessario cioè che anche le sue parole abbiano un certo significato e non un altro. Ciò vuol dire che anche il negatore del principio di non contraddizione non intende contraddirsi: appunto perché non consente che le parole da lui usate abbiano e non abbiano il significato che egli conferisce loro. Volendo distruggere la ragione egli è così costretto a ragionare. »

E. Severino, “La filosofia dai greci al nostro tempo. La filosofia antica e medievale”

SCETTICISMO DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA, E. Severino, La follia dell’angelo, Rizzoli, Milano 1997, p. 187

La filosofia contemporanea, a parte qualche nobile eccezione, è riconducibile allo scetticismo. “Ma non allo scetticismo ‘ingenuo’ che si confuta da solo e che spesso è l’aspetto più visibile della cultura filosofica contemporanea, ma allo scetticismo inconfutabile che tien ferma, come unica e suprema verità, l’esistenza del divenire.Lo scetticismo della filosofia contemporanea è inconfutabile, all’interno della cultura occidentale, perché consiste nel dire che, poiché la vera realtà è il pensiero, o linguaggio, o storia, o impulso, o volontà di potenza, e ‘dunque’ divenire, non può esistere alcuna verità definitiva che abbia la pretesa di porsi al di sopra della verità del ‘divenire’. Lo scetticismo autentico sostiene la ‘verità’ del divenire. Anche le filosofie della cosiddetta “svolta linguistica” appartengono al fenomeno della “distruzione degli immutabili” (come Rorty rileva a Proposito di Derrida)”.(E. Severino, La follia dell’angelo, Rizzoli, Milano 1997, p. 187).

L’Essere va sempre tenuto distinto dall’ente e dunque anche dalla totalità degli enti … da Amici di Emanuele Severino | Facebook

L’Essere va sempre tenuto distinto dall’ente e dunque anche dalla totalità degli enti. Pertanto ridurre l’Essere alla totalità degli enti significa “errare” e tutto ciò che ne può conseguire è un insieme di errori. Significa trasformare l’Essere in altro da sé e dunque reificarlo. Certo cosa sia l’Essere ancora ce lo domandiamo dopo millenni di risposte tutte inadeguate e prive del crisma della incontrovertibilità. Resta tuttavia fuor di dubbio che per cercare di afferrarne il significato occorre trovare una risposta – che abbia il crisma della incontrovertibilità – alla domanda: “Perché c’è dell’essere e non piuttosto il nulla?” Al di fuori di questa cornice si può soltanto essere e rimanere stabilmente nell’errore, lontani dal proposito di afferrare la verità originaria e le altre verità che da essa inevitabilmente scaturiscono.

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Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi … , Schopenhauer

Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta.(Schopenhauer)

Se fosse così staremmo a posto, da Amici di Emanuele Severino | Facebook

Se fosse così staremmo a posto: Nessuna cosa richiede un Fondamento della sua appartenenza all’essere, perché ogni cosa è, appunto e soltanto in quanto essa è una cosa, un non-niente Proprio in quanto è cosa, ogni cosa ‘é’ e non può non essere.

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La poesia pensante (v. Leopardi, Montale, Ungaretti, Quasimodo ed altri) , di Vasco Ursini

Vasco Ursini

2 h  · La poesia pensante (v. Leopardi, Montale, Ungaretti, Quasimodo ed altri) mostra, a chiare note, di rappresentare la ” condizione umana, il “dasein”, l’esserci”, meglio dei filosofi delle università italiane, che solitamente parlano un linguaggio del tutto “staccato” da tale condizione: un linguaggio astratto, un “bla bla” senza senso, un parlarsi addosso per il gusto di apparire e niente altro