TRIGESIMO IN RICORDO DEL PROF. EMANUELE SEVERINO, ASES (Associazione Emanuele Severino) e COMUNE DI BRESCIA, Martedì 18 febbraio, ore 16.30, presso il Palazzo Municipale, piazza Loggia 1, Brescia

ASES (Associazione Emanuele Severino) e COMUNE DI BRESCIA

Martedì 18 febbraio, ore 16.30, presso il Palazzo Municipale,
piazza Loggia 1, Brescia

TRIGESIMO IN RICORDO DEL PROF. EMANUELE SEVERINO

Con:
EMILIO DEL BONO (Sindaco di Brescia),
INES TESTONI (Presidente di ASES),
ANNA SEVERINO (Vicepresidente di ASES),

e le testimonianze di:
FRANCO ANELLI (Rettore dell’Università Cattolica di Milano),
GIAN MARIO BANDERA (Direttore del Centro Teatrale Bresciano),
ILARIO BERTOLETTI (Direttore di Editrice Morcelliana),
ROBERTO CALASSO (Direttore della Casa Editrice Adelphi),
PAOLO CORSINI (Senatore, storico),
GIULIO GOGGI (Vicepresidente ASES),
MICHELE LENOCI (Professore dell’Università Cattolica),
MAURIZIO TIRA (Rettore dell’Università Statale di Brescia).
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L’Incontro è pubblico

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“ETERNITY AND CONTRADICTION. JOURNAL OF FUNDAMENTAL ONTOLOGY”: È online il primo numero della rivista ufficiale dell’ ASES – ASSOCIAZIONE DI STUDI EMANUELE SEVERINO

Esce online il primo numero di “Eternity and Contradiction. Journal of
Fundamental Ontology” (Pensa Multimedia Editore), la rivista dell’ “Associazione
di Studi Emanuele Severino” (ASES).

La rivista può essere consultata collegandosi
al sito della casa editrice (www.pensamultimedia.it) a quello ufficiale di Emanuele
Severino (www.emanueleseverino.it) e a quello dell’Ases (ases.psy.unipd.it).
Eternity and Contradiction ha spiegato il direttore scientifico, professore Giulio
Goggi “si rivolge a tutti coloro che, pur provenendo da differenti discipline e scuole
di pensiero, intendono aprire una discussione sui grandi temi della riflessione
filosofica, tenendo presente la lezione dell’illustre pensatore italiano.

La scelta della
lingua inglese va nella direzione del processo di internazionalizzazione del discorso
di cui l’ASES si fa promotrice”. Goggi è affiancato dalla presidente dell’ASES, Ines
Testoni professoressa e direttrice del “Master in Death Studies & The End of Life”
(Università di Padova). Riconosciuta tra le 100 scienziate più importanti per i suoi
studi sulla morte in Italia; autrice di un centinaio di articoli scientifici e di una ventina
di volumi, è anche componente del tavolo bilaterale MIUR – Ministero della Salute
per l’insegnamento di cure palliative nei corsi di laurea in Psicologia e direttrice
scientifica di progetti europei. Oltre a Goggi e Testoni la direzione scientifica è
composta dai professori Giorgio Brianese, Federico Perelda, Davide Spanio e Luigi
Vero Tarca. Direttore responsabile è stato nominato il giornalista Paolo Barbieri.
Della redazione fanno parte Stefano Avanzi e Yuri Oliynyk.
All’iniziativa hanno aderito personalità internazionali del mondo filosofico come
Friedrich-Wilhelm von Herrmann, ultimo assistente di Martin Heidegger,
Graham Priest, Bruno Pinchard, Paul Livingston e Thomas Soren Hoffman. Il
comitato scientifico è composto da numerosi filosofi italiani, tra questi Francesco
Alfieri, Alessandro Carrera, Hervé A. Cavalera, Biagio Di Giovanni, Massimo Donà,
Nicoletta Cusano, Sergio Givone, Leonardo Messinese, Gennaro Sasso, Francesco
Totaro, Mauro Visentin e Vincenzo Vitiello.
Nell’intervento di apertura della rivista, il professor Severino ha spiegato: “Questa
Rivista intende essere un luogo di discussione dei temi centrali del pensiero
filosofico. Tra di essi, e fondamentale, quello che riguarda la “verità” di ciò che è
conosciuto e voluto dall’uomo. Questo tema rimane il tema di fondo, nonostante le
prospettive che intendono eliminarlo o mostrarne l’irrilevanza; e anzi esso ha questo
carattere anche e proprio in seguito alla presenza di tali prospettive. Il senso greco
dell’esser cosa domina la terra perché è ritenuto indiscutibile. Ma perché non può
essere discusso? In questa domanda traspare una dimensione ignota alle sapienze
apparse lungo la storia dell’uomo. Dal punto di vista delle forme di sapienza apparse
lungo la storia dell’uomo una dimensione siffatta è un paradosso del tutto
inaccettabile […] perché esso mette in questione e nega il senso dell’esser-cosa che
domina la storia del mondo, ossia nega ciò che, in modo più o meno esplicito, ogni
forma di sapienza intende come la verità assolutamente evidente e innegabile: il  carattere diveniente, storico, temporale delle cose che si manifestano: il carattere che
viene affermato sia da chi sostiene che, al di là del divenire, esiste l’eterno, sia da chi
nega tale esistenza. Tale dimensione può essere chiamata “destino”. Questa Rivista –
si è detto – intende essere luogo di discussione dei temi centrali del pensiero
filosofico, è quindi aperta anche alla discussione di ciò che abbiamo chiamato
‘destino’”.
Nel primo numero sono presenti saggi di Michele Lenoci, Massimo Marassi, Giulio
Goggi, Hervé A. Cavalera, Carlo Chiurco e Andrea Possamai.

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link youtube a tutti i Video del congresso internazionale “HEIDEGGER NEL PENSIERO DI SEVERINO” che si è svolto a Brescia 13-15 giugno 2019. A cura della Associazione di Studi Emanuele Severino (Ases). Segnalazione di Paolo Barbieri del 26 agosto 2019

L’Associazione di Studi Emanuele Severino (Ases*) ha il piacere di inviare a tutti i soci i filmati del congresso internazionale “Heidegger nel pensiero di Severino” che si è svolto a Brescia nel giugno scorso.Tutti i filmati sono stati realizzati da Alfonso Carotenuto dell’Università degli Studi di Padovaper iniziativa della vicepresidente professoressa Ines Testoni.Un caro saluto a tuttiPaolo BarbieriP.S.: Ricordo che anche sul sito RaiCultura è possibile scaricare alcuni filmati realizzatidallo staff della Rai.

Di seguito i link:

01 – Heidegger nel pensiero di Severino – saluti istituzionali
https://youtu.be/3_uOZnI66J8

02 – Il filo rosso tra Heidegger e Severino – Friedrich-Wilhem Von Herrmann
https://youtu.be/tKiISqapsxE

03 – Il filo rosso tra Heidegger e Severino – Francesco Alfieri
https://youtu.be/A8FpIiWuSwo

04 – Il filo rosso tra Heidegger e Severino – Giampaolo Azzoni
https://youtu.be/qXPhFYV9cxg

05 – Heidegger nel pensiero di Severino – intervento di Emanuele Severino
https://youtu.be/3_qdaGrSRCg

06 – Nichilismo e destino – Ines Testoni
https://youtu.be/ATHxnQ-Zxvw

07 – Nichilismo e destino – Giulio Goggi
https://youtu.be/cijU_9UZpDA

08 – La domanda metafisica – Leonardo Messinese
https://youtu.be/t_0s9a1m2Q4

09 – La domanda metafisica – Sergio Givone
https://youtu.be/kpJ47YcMXa0

10 – La domanda metafisica – Francesco Totaro
https://youtu.be/iWRIxofgVzM

11 – La differenza Ontologica – Gaetano Chiurazzi
https://youtu.be/eWTXNj6Ay9U

12 – La differenza Ontologica – Nicoletta Cusano
https://youtu.be/vOiqWVhGwek

13 – La differenza Ontologica – Davide Spanio
https://youtu.be/fWQvTaWjYoQ

14 – La differenza Ontologica – Discussione
https://youtu.be/6dqEK-ksl4I

15 – Pensiero ed essere – Massimo Marassi
https://youtu.be/Zh54xdBfSXQ

16 – – Pensiero ed essere – Michele Lenoci
https://youtu.be/LXU2udLFTGI

17 – Pensiero ed essere – Vittorio Possenti
https://youtu.be/SFVdfNLXdP0

18 – Pensiero ed essere – Discussione
https://youtu.be/F_QScF0KQHY

19 – Fenomenologia ed ermeneutica – Alessandro Carrera
https://youtu.be/f2h6MlVzX5o

20 – Fenomenologia ed ermeneutica – Pedro Manuel Bortoluzzi
https://youtu.be/eFWvjS4zSAE

21 – Fenomenologia ed ermeneutica – Gian Luigi Paltrinieri
https://youtu.be/6V-p7nHJzGU

22 – Eternità e tempo – Eugenio Mazzarella
https://youtu.be/w3G7gjUqpX0

23 – Eternità e tempo – Luigi Vero Tarca
https://youtu.be/aHq97tIMjsM

24 – Eternità e tempo – Francesc Morató
https://youtu.be/RLUYrTu5GJQ

25 – Eternità e tempo – Federico Perelda – Filippo Casati
https://youtu.be/66YJhvmngx4

26 – Metafisica, Nichilismo, Tecnica – Carlo Sini
https://youtu.be/uOwwa1ULJxc

27 – Metafisica, Nichilismo, Tecnica – Massimo Donà
https://youtu.be/1OE8hrC46lc

28 – Metafisica, Nichilismo, Tecnica – Andrea Tagliapietra
https://youtu.be/9oWcG46kiO4

29 – Metafisica, Nichilismo, Tecnica – Discussione
https://youtu.be/3skDaixbFhM

 fotografia di Emanuele Severino e Vasco Ursini alla  presentazione dell’ASES – Associazione Studi Emanuele Severino, presso il salone Vanvitelliano nel Palazzo della Loggia, Brescia, Sabato 25 febbraio 2017, ore 10-12,30

URSINI Vasco, Essere e Tempo di Martin Heidegger. Intervento al Congresso internazionale: HEIDEGGER NEL PENSIERO DI SEVERINO. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica. A cura dell’ASES – Associazione Studi Emanuele Severino. BRESCIA, 13-15 giugno 2019

Ursini Vasco

Laurea in Pedagogia – Professore di Lettere in pensione

vascoursini@alice.it

Essere e Tempo di Martin Heidegger

Essere e tempo è l’opera che più di ogni altra, assieme al Tractatus di Wittegenstein, ha caratterizzato la riflessione filosofica contemporanea fino a interessare e coinvolgere nei propri contenuti molte correnti filosofiche esistenti e ha determinato la nascita di movimenti nuovi di filosofia teoretica ed anche pratica. Uno scritto dunque importantissimo, che costituisce l’inizio di un percorso lungo e intenso che condurrà Heidegger verso il compimento della sua prospettiva teoretica, che dovrà misurarsi con quella rappresentata dal «destino della verità» nel prossimo congresso internazionale di giugno 2019, che ha appunto per tema «Martin Heidegger nel pensiero di Emanuele Severino».

Si è soliti suddividere il pensiero di Heidegger in due fasi. C’è una prima fase cosiddetta «esistenziale» che ha come opera di riferimento proprio Essere e tempo che è l’oggetto di questa indagine. C’è poi una seconda fase, cosiddetta «ontologica», i cui testi di riferimento sono quelli scritti dopo il 1930, nel periodo della cosiddetta «Kehre» («Svolta»), che alcuni critici fanno iniziare al 1936, anno di pubblicazione dello scritto Hölderlin e l’essenza della poesia, e altri critici invece all’anno dell’uscita dello scritto «Sull’essenza della verità», composto nel 1930 ma pubblicato nel 1943. C’è infine da richiamare la posizione critica di Franco Volpi che vede le radici della «svolta» già nella parte finale di Essere e tempo.

L’obiettivo di fondo di Essere e tempo è, secondo Heidegger, il riprendere a interrogarsi sul senso dell’essere, riesaminandolo da capo, visto l’oblio che l’ha avvolto per tutto il corso della metafisica, a cominciare da Platone fino ai giorni nostri, in cui dell’essere non è più niente. E aggiunge che per comprendere l’essere occorre partire dal «tempo», ma la sua è una concezione del tempo nuova e diversa rispetto a quella della metafisica tradizionale: la realtà dell’essere non è più presenza ma «possibilità», e l’essere del tempo non è più il presente ma l’«esistenza»; inoltre la determinazione fondamentale del tempo non è più il presente ma il «futuro», inteso non come «non ancora presente», ma come «possibilità, progetto»: «Il progettarsi in-avanti nell’in-vista di se stesso», progettarsi che si fonda nell’avvenire, è un carattere essenziale dell’esistenzialità. Il senso primario dell’essenzialità è l’avvenire» (M. Heidegger, Essere e tempo. L’essenza del fondamento, a cura di Pietro Chiodi, Utet, Torino 1978, p. 617).

Ritornare a discutere sul problema dell’essere significa, per Heidegger, prima di tutto, evidenziare la differenza che separa ma non divide l’essere dall’ente. Questa è per Heidegger la «differenza ontologica», che è senza alcun dubbio il fulcro dell’intera riflessione heideggeriana, per la quale l’essere è altro da ogni ente e nessun ente può essere equiparato all’essere. L’essere deve essere distinto dall’ente proprio perché è l’essere dell’ente. E, dopo la «svolta» si vedrà più chiaramente – scrive Severino – che « l’«essere», per Heidegger, non è nessuno degli enti; non è nemmeno quel Super-ente che è il Dio della tradizione occidentale. È invece ciò che si manifesta nel «disvelamento» […] Il «disvelamento» non è un atto umano. Heidegger lo interpreta come una luce che sorge dall’oscurità (a cui è quindi essenzialmente unita) e che illumina le cose. E aggiunge, spintovi dal senso greco di quella parola, che tale luce, ancor prima di illuminare le cose, quindi indipendentemente da esse, apre una «radura» luminosa che non è costituita da alcun ente e non rappresenta alcun ente, ma è, appunto, l’«essere» di ogni ente. Rifacendosi ai primi pensatori greci, Heidegger intende affermare la «differenza ontologica» tra «essere» e «essente». Però, sia dell’«essere» sia dell’«essente» esclude che siano un nihil absolutum. Questo, anche se l’«essere», che non è un nihil absolutum, è Nichts, «nulla dell’«essente» (nulla relativo). Un tratto essenziale, dunque, accomuna i termini della «differenza ontologia»: il loro non essere un Nihil absolutum». (Emanuele Severino, Il muro di pietra, Rizzoli, Milano 2006, pp. 109-110).

Severino, continuando la sua analisi, aggiunge: «Ciò significa che l’ontologia autentica si rivolge a un senso dell’essente essenzialmente più ampio dell’«essente» di cui parla Heidegger, cioè include non solo ogni differenza, ma anche la «differenza ontologica» (ivi, p. 110).

In conclusione Severino scrive: «Rivolgendosi a questo senso essenzialmente più ampio dell’essente, il linguaggio, nei miei scritti, indica i tratti concreti che costituiscono l’impossibilità che l’essere non sia – ossia che costituiscono la necessità del suo essere, la sua «eternità» […] Heidegger, all’opposto – unendosi all’intero pensiero dell’Occidente -, pensa che se l’«essente», quando è, non è un nihil absolutum, tuttavia esso sarebbe potuto rimanere un nihil absolutum, e lo è stato, e lo ridiventerà sicuramente. E questo va detto anche dell’«essere», che è «evento», Ereignis, il cui mantenersi al di fuori del nihil absolutum non ha alcuna garanzia » (ivi, pp. 110-111).

Riprendendo l’analisi heideggeriana, aggiungo che nell’interrogarsi sulla questione dell’essere per definire cosa esso sia, occorre interrogare l’ente. Ma a quale ente bisogna porre la domanda «cosa è l’essere?». Heidegger risponde che in ogni domanda si può individuare un «cercato» (ciò che si domanda), un «ricercato» (ciò che si trova) e un «interrogato» (ciò a cui si domanda) ; che qui il «cercato» è l’essere, il «ricercato» è il senso dell’essere e l’«interrogato» non può che essere una cosa, un ente, perché l’essere, in quanto trascendentale, è sempre «l’essere di un ente».

L’« interrogato » è quindi un ente. Ma quale ente? Heidegger chiama questo ente l’«Esserci» («Dasein»), che ha « un primato in vari sensi rispetto ad ogni altro ente. In primo luogo ha un primato ontico: questo essere è determinato nel suo essere dall’esistenza. In secondo luogo ha un primato ontologico: per il suo essere determinato dall’esistenza, l’Esserci è in sé ontologico ». (Martin Heidegger, Essere e tempo, a cura di Pietro Chiodi, Longanesi 1976, p. 30).

In relazione al tema dell’«analitica dell’esserci», si deve dire che «l’essenza dell’Esserci consiste nella sua esistenza». Per esistenza non si intende una «proprietà», cioè la semplice presenza di qualcosa come questo o quell’essere umano. Per esistenza si intende ogni modo d’essere dell’uomo (esserci). «Esserci» non indica dunque l’uomo in quanto singolo (questo o quello), ma il suo «essere» in quanto «esistente» (esistente umano). L’esserci non è dunque una proprietà ma il nostro modo d’essere: noi possiamo conquistarlo o perderlo. Possiamo cioè essere noi stessi, appropriarci di noi stessi autenticamente o inautenticamente. Per passare da un’esistenza inautentica a una esistenza autentica, l’esserci deve basare la sua vita sull’unica possibilità certa, assoluta, insormontabile che lo caratterizza: la morte, che riguarda propriamente ciascuno di noi. Quindi il nostro «essere-nel-mondo» deve diventare un «essere-per-la-morte», nel senso che si deve tenere sempre presente e viva nella nostra coscienza questa possibilità ultima.

Ovviamente questa consapevolezza della ineluttabilità della morte è fonte di « angoscia» perché mette l’uomo al cospetto del nulla. Ma se l’uomo riesce ad accettare che la sua vita ha un termine e che niente può fare per modificare questo suo destino, l’«angoscia» può diventare «positiva», nel senso che l’uomo, proprio perché si è convinto di trovarsi nella situazione di non avere a sua disposizione un tempo infinito, può essere indotto a compiere con continuità delle scelte capaci di dare senso alla sua vita.

In conclusione, voglio richiamare questa osservazione critica di Emanuele Severino: «Ora, sono a tutt’oggi convinto che in Essere e tempo il metodo fenomenologico non sia in grado di reggere tutto quello che in quest’opera viene affermato. Gran parte delle tesi di Essere e tempo non hanno cioè carattere fenomenologico, ma inferenziale. Non solo: la stessa struttura di fondo di quest’opera ha un carattere inferenziale. E il motivo essenziale è che essa non si limita a descrivere la dimensione ontologica accanto alla dimensione ontica, ma pone la dimensione ontologica come condizione, fondamento della dimensione ontica, cioè come qualcosa senza di cui quest’ultima non potrebbe costituirsi; e l’esistenza della « condizione », del «fondamento», del «ciò senza di cui non», non può essere il contenuto di un’affermazione fenomenologica, la quale non può che affermare l’esserci di fatto di un contenuto, ma non la necessità del suo esserci». (Emanuele Severino, Heidegger e la metafisica, Adelphi, Milano 1994, p. 23).

BIBLIOGRAFIA

  1. Martin Heidegger, Essere e tempo, a cura di Pietro Chiodi, Longanesi 1976.

  2. Martin Heidegger, Essere e tempo. L’essenza del fondamento, a cura di Pietro Chiodi, Utet, Torino 1978.

  3. Emanuele Severino, Il muro di pietra, Rizzoli, Milano 2006.

  4. Emanuele Severino, Heidegger e la metafisica, Adelphi, Milano 1994.

  5. Nicoletta Cusano, Sintesi e separazione, Mimesis Edizioni, Milano – Udine 2017.


TRATTO DA:

Atti del Congresso “Heidegger nel pensiero di Severino” svoltosi a Brescia nei giorni 13-15 giugno 2019

vai al file in formato pdf (198 pagine): http://bit.ly/2KmCJrM

intervista a Emanuele Severino, di Silvia Truzzi, in Il Fatto Quotidiano, 8 giugno 2019

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Il Fatto 8.6.19

Emanuele Severino

“Come fu che Martin Heidegger studiò la mia tesi di laurea”

di Silvia Truzzi

Nei Pensieri Leopardi – che in questa casa è così di casa da avere una stanza a lui solo dedicata – spiega: “Quasi tutti i grandi uomini sono modesti, perché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell’idea del perfetto che hanno dinnanzi allo spirito”. L’infinito compie 200 anni, splendidamente portati; il nostro ospite, che tanto si è occupato di eterno, non è da meno, avendo da poco oltrepassato il ragguardevole traguardo dei 90 anni. Per festeggiare Emanuele Severino alcuni dei suoi allievi, tra cui Ines Testoni e Giulio Goggi, hanno organizzato un convegno a Brescia (dal 13 al 15 giugno) sui rapporti tra il filosofo bresciano e Martin Heidegger. Il padre di Essere e tempo ha riflettuto sul pensiero di Severino dalla fine degli anni Cinquanta: una prima nota reca la data 1958, altre risalgono alla fine degli anni Sessanta. Ma tutto comincia nel 1948 quando il giovanissimo Emanuele mette mano alla sua tesi di laurea. Titolo: Heidegger e la metafisica. Lavoro che viene subito pubblicato e che il “il pastore dell’essere” leggerà anni dopo: ed è qui che ci mette lo zampino la leopardiana modestia di cui sopra.

Professore, perché non ha mandato a Heidegger la sua tesi?

Ero un ragazzo, per carattere non sono uno che si promuove. Erano anche altri tempi, non usava.

A quei tempi il filosofo tedesco era poco conosciuto in Italia.

Non conosciuto come meritava. A 19 anni ho dovuto fare i conti con Sein und Zeit. Il tedesco lo conoscevo perché al liceo andavo a lezione di tedesco da un gesuita: Padre Auer. E Padre Auer conosceva Hitler. Ricordo che mi raccontava i contorcimenti di Hitler quando le cose non andavano come voleva lui.

Come ha fatto a prendere la libera docenza a 21 anni?

Mi sono laureato giovane, avevo saltato la prima liceo. Dopo la guerra c’era voglia di fare tutto subito. Nell’inverno del 1950 Esterina, che l’anno dopo sarebbe diventata mia moglie, vide sul Corriere una noticina in cui si diceva che quell’anno poteva partecipare al concorso di libera docenza anche chi era laureato da meno di cinque anni. Io avevo pubblicato il libro su Heidegger e durante l’università anche Note sul Problematicismo italiano. E quel peccato di gioventù che era La coscienza. Pensieri per un’Antifilosofia…

Stiamo sempre parlando di un ragazzo di diciannove anni…

No, lì ne avevo tre di meno, ne avevo sedici e mezzo.

Quando ha deciso di studiare filosofia?

Mio fratello, morto alpino nell’ultima guerra, era normalista a Pisa e aveva come docenti Gentile, Carlini Russo e Calogero. A casa parlava dei suoi studi, io lo adoravo. Quindi direi che il mio primo contatto con la filosofia è stato con quanto mio fratello diceva di Gentile e che mi sembrava estremamente intelligente, anche se capivo poco.

Era un bimbo!

Sì, sì, ero un bimbo. Intuivo che poi, quando sarei andato al liceo, avrei capito di più. Ma quando dovetti decidere cosa fare ero indeciso tra fisica, matematica e filosofia.

Si sa com’è andata… Torniamo a Heidegger: come sappiamo che legge la sua tesi nel ‘58?

In occasione del convegno di Brescia mi ha scritto Friedrich-Wilhelm von Herrmann, illustre cattedratico dell’Università di Friburgo, e di cui è assistente il professor Francesco Alfieri dell’Università lateranense, che possiede le chiavi dell’archivio e di queste note inedite di Heidegger che saranno pubblicate. In questa lettera spiega – le leggo – che il mio nome era “costantemente presente nella mente di Martin Heidegger”, quando negli anni Sessanta lui era l’assistente di Eugen Fink prima e dello stesso Heidegger poi. “Durante i suoi incontri con il fratello Fritz, Heidegger parlava spesso di Emanuele Severino e anche il figlio di Fritz, il reverendo Heinrich Heidegger, ricorda molto precisamente quelle menzioni, perché partecipava spesso agli incontri tra i due fratelli”.

Nella lettera von Herrmann le scrive: “La sua lettura autonoma di Heidegger e la fluidità del percorso delle sue ricerche fanno di lei un maestro”.

Molto lusinghiero.

Decisamente: al convegno le consegneranno perfino la traduzione di una sua opera in cinese. Ma andiamo avanti: anche il nipote di Heidegger le ha scritto una lettera molto affettuosa in cui racconta di come zio Martin parlava di lei, di quanto era impressionato dal modo in cui lei interpretava i suoi testi.

Dice che anche il padre Fritz, che aiutava il fratello trascrivendo a macchina i suoi manoscritti, ripeteva spesso il mio nome.

“Spero – aggiunge il reverendo Heidegger – che Lei un giorno verrà a trovarmi qui a Meßkirch”. Ci andrà?

No: io ho appena compiuto 90 anni, e lui ha la mia stessa età. Gli ho risposto così: “Caro reverendo, grazie per l’invito ma credo che sarà difficile, comunque ci incontreremo… in quella che io chiamo Gioia”. Gioia è quello che si apre con la morte, morire vuol dire entrare nella Gioia.

Si è fatto un’idea del perché Heidegger è stato colpito dalla Sua interpretazione?

Ho studiato a Pavia, con un grande maestro, Gustavo Bontadini. Il quale aveva interpretato Gentile non come chiusura alla metafisica classica, ma come un pensatore che indipendentemente dalle sue convinzioni apriva la porta a tale metafisica. Ho creduto in quel periodo che lo si dovesse dire in modo ancora più adeguato di Heidegger; cioè che anche Heidegger non fosse da intendere come un filosofo che, alla Nietzsche, afferma la morte di Dio, ma come un filosofo che – lo dice esplicitamente, ad esempio, in Essere e Tempo – intende indagare la base a partire dalla quale si può costruire una metafisica.

Torniamo a Gentile, un filosofo che l’ha influenzata moltissimo: quanto lo ha danneggiato l’adesione al fascismo?

Immensamente, è stata un pretesto per non studiarlo. Intanto diciamo che era il fascismo a essere gentiliano: quando pensava, il fascismo, pensava attraverso Gentile. Faceva, anche, e purtroppo faceva male. Ma quando si metteva sul piano culturale, l’orizzonte era Gentile. È Gentile che ha scritto la voce “Fascismo” sulla Treccani. Gentile è pressoché ignoto nel mondo anglosassone: c’è un motivo. Abbiamo perduto una guerra in un modo indecente. Abbiamo avuto il Partito Comunista più forte dell’Occidente, infastidendo notevolmente il mondo capitalistico. Tutti questi sono fattori che ci hanno resi antipatici al resto del mondo.

Anche su Heidegger ha pesato la macchia dell’antisemitismo e del nazionalsocialismo.

Il fascismo è stato un pretesto per non studiare all’estero l’italiano Gentile, ma non ha impedito l’affermazione internazionale del tedesco Heidegger. Era un tedesco e i tedeschi contano di più all’estero degli italiani.

La “moda” politicamente corretta per cui non bisogna studiare un filosofo perché fascista, o non leggere Céline per le stesse ragioni, che fondamento ha?

Mi sembra una sciocchezza. Quando Heidegger scrive quelle frasi antisemite, le scrive nel contesto di una critica all’intero atteggiamento metafisico quale si è andato di fatto realizzando, e che invece egli vuole ripensare. Le critiche che rivolge agli ebrei son le stesse che rivolge al cristianesimo, ad Aristotele, alla tecnica moderna, alla dimenticanza dell’“Essere”. E quindi non è che sia caratterizzato dal suo antisemitismo. Così come nel mio discorso filosofico non è che l’avversario sia il cristianesimo: il cristianesimo appartiene a una dimensione in cui i vari protagonisti hanno in comune qualche cosa di essenziale, cioè la fede nel diventare altro delle cose, la fede nella storicità delle cose del mondo.

Secondo lei perché questi tabù si ripresentano periodicamente come stigma? Volersi rifare una verginità storica, facendo finta per esempio che tutta la colpa sia stata del duce e del re, è un modo per non fare i conti con il passato e per legittimare il “fascismo eterno” di Eco. Ma non ogni forma di intolleranza è fascismo.

Certo. Ma non parlerei di periodicità. Il nostro è un tempo interessante anche perché è un unicum. Stiamo abbandonando la tradizione. Ma la tecnica destinata al dominio non si è ancora fatta innanzi. In questa fase intermedia anche il livello di intelligenza della gente ne risente. Nel Settecento i servi origliavano alla porta delle sale dei padroni dove si eseguivano Mozart e Haydn. Stavano lì a sentire. Se adesso pensiamo che il corrispettivo di Mozart e di Haydn è la musica pop e che la gente va in estasi per la musica pop, ecco, è accaduto qualcosa di profondo. Certo, le condizioni di vita del servo del Settecento erano pessime, ma allora anche i re, se avevano mal di denti, non se la passavano bene. Però l’abbandono della tradizione, di quella tradizione che può dire alla tecnica “guarda che tu non puoi fare tutto quello che sei capace di fare”, provoca uno stato di decadenza e di smarrimento che giustifica anche i fenomeni di cui parlava lei. La superficialità del nostro tempo ha ragioni profonde.

Resta il fatto che una parte di opinione pubblica ritiene che si prospetti un regime parafascista. Ma un fenomeno storico può essere utilizzato come contenitore di tutte le malvagità? Qualunque, anche eventuale, restrizione di libertà si può dire fascismo?

Ha detto una cosa molto interessante. Vorrei osservare che il mondo diventa sempre più pericoloso per i popoli ricchi perché i poveri vogliono vivere, vogliono mangiare e quindi tendono ad andare dove ci sono risorse e benessere. Questo è in qualche modo inevitabile dal punto di vista dei popoli poveri, ma è altrettanto inevitabile che i popoli ricchi si sentano minacciati nei loro privilegi e che mettano sbarramenti, e quindi limitazioni alle libertà che, per esempio, renderebbero più agevole un fenomeno come l’immigrazione. È inevitabile che si vada verso una restrizione della libertà. È però inevitabile che non si vada verso una restrizione di tipo politico ma verso una restrizione di tipo tecnico-razionale della libertà; e altro è un dittatore politico, altro è una dittatura della ragione scientifica, la quale pensa soprattutto all’incremento della potenza come tale, e non al potenziamento di una casta o di un’ideologia .

La domanda riguardava i fenomeni storici: si ripresentano, sono reiterabili, semplicemente perché se ne ravvisano alcune tracce? Lei vede similitudini con la Germania di Weimar o l’Italia pre-mussoliniana?

Anch’io parlavo di un grande fenomeno storico, che è il contenitore di quelli più particolari e per il quale è fuori luogo parlare di analogie con la Germania di Weimar o con l’Italia pre-mussoliniana. Ho scritto da qualche parte che la politica vincente è quella che si rende conto della fine della politica. Ora una delle forme più invasive della politica, in cui la politica è strapotente rispetto a una politica di tipo democratico, è proprio la politica delle dittature, come quella fascista o nazionalsocialista. Se e poiché si sta andando verso il tempo della dominazione della tecnica, allora un atteggiamento politico che non veda questa destinazione della tecnica al dominio e invece rafforzi il carattere politico del proprio agire è destinato al fallimento. Sarebbe come se ci si trovasse su un treno che va a Roma e sul treno ci fossero dei passeggeri che credono di stare andando a Berlino. Credo di essere uno dei pochi, oggi, che considera criticamente la politica, perché in genere prevale un’ansia di rivendicare il carattere autenticamente politico rispetto alle sue degenerazioni totalitarie. Laddove no, è la politica in quanto tale a esser destinata al tramonto.

Lei ha detto al premier Conte, che è venuto qui a trovarla, “io ritengo che il suo governo sia di fatto un governo tecnico”. Lui non era molto d’accordo, in effetti.

Ma dopo il suo messaggio alla stampa del 4 giugno si è abbondantemente parlato del carattere tecnico della sua presidenza! Quando ci incontrammo qui a casa mia, egli per “governo tecnico” intendeva un governo come quelli che ci sono stati in Europa e in Italia (cioè governi pur sempre inscritti nel sistema capitalistico), mentre io intendevo che quei governi erano e sono un vago presagio della gestione tecno-scientifica della società. In altri termini, quando parlo di destinazione della tecnica al dominio non mi riferisco alla necessità che in futuro vi siano governi alla Monti. La tecnica del futuro destinata a prevalere è una tecnica che sente la voce della filosofia del nostro tempo, la quale dice: non esistono assoluti, dimensioni eterne, quindi non esistono limiti all’azione, e pertanto tu, tecnica, puoi andare avanti senza inchinarti alla saggezza tradizionale, che invece mette in guardia ammonendo che non tutto quello che si può fare è lecito fare. Oggi, invece, la tecnica domina ancora soltanto di fatto, non di diritto: la sua potenza è soltanto una pre-potenza.

La scienza triste, l’economia, ha un’importanza enorme nelle nostre vite e nel dibattito pubblico. Le nozioni economiche sono un nuovo vangelo e spesso sono utilizzate come una clava sul cittadino che non ha strumenti. Forse è già successo che la tecnica domina.

Oggi non è la tecnica a dominare, ma, come dicevo, è l’economia capitalistica che si serve della tecnica. La tecnica destinata al dominio è invece quella che, avendo come scopo l’aumento indefinito della potenza, si serve dell’economia, e può servirsi anche dell’economia capitalistica. In Cina si sono incamminati in questa direzione. Ma attenzione: nemmeno l’autentica dominazione della tecnica ha l’ultima parola.

HEIDEGGER NEL PENSIERO DI SEVERINO. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica, Congresso internazionale a cura dell’ASES (Associazione di Studi Emanuele Severino), Brescia 13-15 giugno 2019. Scheda aggiornata al 3. 2. 2019


vai a: ASES associazione di studi Emanuele Severino


vai alla scheda definitiva pubblicata il 23 maggio 2019:

https://tinyurl.com/yxe9qutt


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Qui è possibile scaricare tutta la scheda informativa in formato pdf:

HEIDEGGER NEL PENSIERO DI SEVERINO. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica, Congresso internazionale, Brescia 13-15 giugno 2019 – Call Completa


 

Cari Soci,

dopo il successo della lettura de L’Orestea di Eschilo del 2 marzo scorso è in fase di organizzazione il congresso Congresso internazionale:

“Heidegger nel pensiero di Severino

Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica”

che si terrà a Brescia il 13-14-15 giugno.

La partecipazione al congresso è riservata ai soci dell’ASES per cui chi non lo ha ancora fatto può versare la quota associativa di 50 euro per il 2019 

La quota associativa va versata:

UBI-BANCA, filiale Corso Martiri della Libertà di Brescia

attraverso il seguente IBAN:

IT76A0311111238000000000754

Causale: Iscrizione Associazione di Studi Emanuele Severino (ASES*)

CODICE FISCALE

98196550176

Effettuato il bonifico inviare una mail a paolobarbieri55@gmail.com

con i dati dell’iscritto: nome cognome, data di nascita, luogo di residenza, mail.

Un cordiale saluto

Paolo Barbieri

HEIDEGGER NEL PENSIERO DI SEVERINO. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica, Congresso internazionale, Brescia 13-15 Giugno 2019


Congresso Internazionale

HEIDEGGER NEL PENSIERO DI SEVERINO

Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica

Brescia 13‐15 giugno 2019

2019-01-25_145438

Presidente ASES (Associazione di Studi Emanuele Severino)

Vincenzo Milanesi

Direzione scientifica

Giulio Goggi, Ines Testoni, Leonardo Messinese, Gaetano Chiurazzi

Comitato referees

Francesco Altea, Nicoletta Cusano, Massimo Donà, Giulio Goggi,

Leonardo Messinese, Federico Perelda, Davide Spanio, Luigi Vero Tarca, Ines Testoni

Comitato scientifico

Francesco Alfieri, Francesco Altea, Giuseppe Barzaghi, Enrico Berti, Francesco Berto, Ilario Bertoletti, Sara Bignotti, Pedro Manuel Bortoluzzi, Giorgio Brianese, Alessandro Carrera, Hervé A. Cavallera, Gaetano Chiurazzi, Piero Coda, Umberto Curi, Nicoletta Cusano, Biagio de Giovanni, Massimo Donà, Costantino Esposito, Adriano Fabris, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti, Giulio Giorello, Sergio Givone, Giulio Goggi, Luca Illetterati, Natalino Irti, Michele Lenoci, Paul Livingston, Romano Madera, Massimo Marassi, Giacomo Marramao, Eugenio Mazzarella, Leonardo Messinese, Giuseppe Micheli, Vincenzo Milanesi, Francesco Mora, Salvatore Natoli, Gian Luigi Paltrinieri, Federico Perelda, Ugo Perone, Arnaldo Petterlini, Bruno Pinchard, Graham Priest, Gennaro Sasso, Carlo Scilironi, Italo Sciuto, Pierangelo Sequeri, Davide Sisto, Davide Spanio, Andrea Tagliapietra, Luigi Vero Tarca, Ines Testoni, Francesco Totaro, Gianni Vattimo, Mauro Visentin, Vincenzo Vitiello, Friedrich-Wilhelm von Herrmann

Comitato organizzatore

Francesca Alemanno, Paolo Barbieri, Claudio Bragaglio, Elisabetta Cesari, Erika Iacona,

Martina Musmarra, Laura Parenza, Marco Piscitello, Vasco Ursini, Alessia Zielo

RAZIONALE

di Giulio Goggi e Ines Testoni

Il secondo congresso internazionale dell’ASES, in occasione delle celebrazioni del novantesimo compleanno di Emanuele Severino, vuole mettere in evidenza la centralità del suo pensiero rispetto ai temi più grandi e cogenti della filosofia.

La scelta del titolo parte dal riconoscimento dell’importanza di Martin Heidegger per la storia del Novecento, rispetto alla consapevolezza della crisi della conoscenza che è derivata dal declino della metafisica. Quando, nel 1937, il filosofo tenne un corso dal titolo “Domande fondamentali della filosofia: selezioni di problemi della logica”, ove veniva sviluppato quanto elaborato a partire dalla domanda fondamentale Che cosa è la metafisica? (1929), nel tentativo di fondare la “metafisica” quale comprensione dell’ente sull’ “ontologia” quale comprensione dell’essere, la sua riflessione volgeva alla ricerca di una soluzione al progetto in cui si era incagliato Essere e tempo (1927), ovvero al non senso in cui rischiava di versare tragicamente l’essere per la morte. In quel momento storico, ove la scienza e la tecnica cominciavano a dominare l’orizzonte intero del sapere a causa della perdita di ogni potere euristico della religione dopo la morte di Dio decretata da Nietzsche, l’assunzione del rapporto tra pensiero e realtà in riferimento alla questione kantiana, già peraltro annunciata in Kant e il problema della metafisica (1929) era destinato a divenire tanto cruciale quanto senza risposta. È forse a causa di questa sostanziale mancanza di soluzione ai problemi posti che Heidegger viene considerato come il pensatore che più sistematicamente ha declinato la filosofia come modalità interrogativa del pensiero, là dove la filosofia del Novecento ha cercato di amplificare questa forma di ragionamento, oppure le si è opposta ripristinando atteggiamenti tanto kantiani quanto pragmatico-convenzionali.

Emanuele Severino previde le sembianze di siffatta lacerante deriva fin dall’inizio della sua riflessione, allorquando scrisse la sua tesi di laurea su Heidegger e la metafisica, cominciando proprio con quest’opera a indicare il contesto in cui la problematicità heideggeriana poteva non restare in sospeso. In questo libro, scritto tra il 1948 e il 1949, Severino vedeva nel pensiero di Heidegger, opportunamente interpretato, una forma di problematicismo “situazionale”, dove la posizione del problema (l’esperienza del divenire inteso come passaggio dal non essere all’essere e viceversa) non esclude la Soluzione (l’affermazione dell’esistenza dell’Immutabile come ciò che rende intelligibile il divenire), sfociando così nell’apertura alla metafisica classica. In seguito, gli scritti di Severino hanno rilevato l’appartenenza di quella Soluzione al nichilismo e cioè all’alienazione fondamentale dell’Occidente. Ed è pure emersa un’ulteriore complicazione del pensiero di Heidegger: il suo oscillare tra il versante del problematicismo “situazionale” e quello del problematicismo “trascendentale” che avvicina il filosofo di Messkirch alle posizioni più avanzate del pensiero contemporaneo (Leopardi, Nietzsche, Gentile) e cioè alle forme più coerenti del nichilismo che affermano l’inesistenza di ogni immutabile. Dal confronto serrato con Heidegger ha preso forma il concetto di apparire fino a quell’elemento essenziale della struttura della verità che costituisce l’immediatezza fenomenologica, imprescindibile dall’immediatezza logica a cui il pensiero è originariamente ancorato. Ma il linguaggio che testimonia la verità dell’essere avrebbe portato nella lontananza più estrema rispetto all’anima del pensiero occidentale, indicando quella “struttura originaria” dell’essere – il “destino” del pensiero – che implica l’eternità dell’essente in quanto essente. Se possiamo certamente asserire che Heidegger è il filosofo delle grandi domande, è altrettanto sicuro che Severino è colui che offre l’orizzonte entro cui esse possono essere affrontate e comprese, per trovare una risposta risolutoria all’interno del linguaggio che toglie l’errore, come testimonianza dell’essere e del suo apparire attraverso la sintassi della necessità.

Le conseguenze di tale risoluzione però non sono ancora state riconosciute, perché ancora la riflessione filosofica non si è cimentata in tale compito, tanto arduo quanto entusiasmante. Riuscire a rilevare analiticamente come il dialogo tra i due pensatori sia cruciale per l’intera storia del pensiero è il compito arduo e rilevante che il congresso assume come obiettivo.

SPUNTI PER UNA DISCUSSIONE

di Emanuele Severino

«Che ci siano delle ‘verità eterne’ potrà essere concesso come dimostrato solo se sarà stata fornita la prova che l’Esserci [Dasein] era, è e sarà per tutta l’eternità. Fin che questa prova non sarà stata fornita, continueremo a muoverci nel campo delle fantasticherie» (Heidegger, Essere e tempo, § 44, c, trad. it. di Pietro Chiodi). E per Heidegger questa prova manca, anche per tutti gli enti del mondo diversi dall’Esserci.

Ciò che nei miei scritti è chiamato “la struttura originaria del destino” implica con necessità l’eternità dell’ente in quanto ente, ossia di ogni ente (dove l’eternità è l’impossibilità che un qualsiasi ente che è sia stato nulla e torni a esser nulla).

L’“essere” di Heidegger è “nulla dell’ente”, ossia non è nihil absolutum. Ma per lui nemmeno l’ente, quando è, è nihil absolutum. Ciò significa che l’“essere” e l’ente hanno in comune il non essere un nihil absolutum e che quindi l’“essere” non può essere il “nulla dell’ente”. Questa dimensione comune include entrambi i termini della “differenza ontologica” (“essere”, ente) e non viene esplorata da Heidegger. È la dimensione dell’essente in quanto essente – che non è nemmeno la dimensione dell’ente in quanto ente aristotelico, ossia dell’ente che è quando è. La struttura originaria del destino è l’apparire dell’esser sé dell’essente, ossia di ciò la cui negazione è autonegazione.

L’“essere” di Heidegger è svelamento e insieme velamento, nascondimento. Che lo svelamento sia nascondimento non può significare per Heidegger che ciò che rimane nascosto sia nulla, ma che, pur nascosto, esiste. Ma questa esistenza non può essere un contenuto fenomenologico – e nei testi di Heidegger è assente la prova che ciò che è nascosto esiste: essi presuppongono soltanto la tesi che se qualcosa si manifesta deve esistere tutto ciò che non appartiene al contenuto manifesto.

Si presenti come la libertà dell’Esserci affermata in Essere e tempo, o come libertà dell’“essere”, affermata dopo la “svolta”, nemmeno la libertà – va osservato – può essere un contenuto fenomenologico. In base a che cosa è affermata da Heidegger? Nell’intervista allo Spiegel, parlando del Dio che ci può salvare e aggiungendo che ciò può anche non avvenire, sembra che alluda alla libertà dell’“essere”.

Ciò da cui solo un Dio ci può salvare è l’annientamento o la tecnica? È tutti e due. Comunque la salvezza viene dalla dimensione ontica, sia pure diversa da quella metafisicamente intesa; e in questo senso resta confermato il progetto iniziale di Essere e tempo che sospende il giudizio sulla configurazione della dimensione ontica (esistenza di Dio, immortalità dell’anima, ecc.).

Per Heidegger la “filosofia” finisce nella tecnica, vi ha compimento e non può più modificare il mondo e dare salvezza o perdizione: ormai è la tecnica a padroneggiare tutte le cose. Sennonché la tecnica domina perché le forze che si illudono di servirsene rinunciano ai loro valori; e la rinuncia è effettiva quando ciò che nei miei scritti è chiamato “il sottosuolo filosofico del nostro tempo” mostra che quei valori non sono verità assolute, perché la verità assoluta è morta. La “filosofia” (che è l’essenza dell’Occidente) modifica il mondo a tal punto da determinare la dominazione “di diritto” della tecnica.

TOPICS

Filosofia prima

Epistéme e alétheia

Linguaggio e verità

Essere e tempo

Ontologia e differenza ontologica

Essere ed esserci

Sein – Nichts

Lasciar essere (Gelassenheit) e necessità

Geschick des Seins, Ereignis

Metodo fenomenologico e struttura originaria

Orthótes, Unverborgenheit, destino

Filosofia e follia

Dimenticanza dell’essere, nichilismo

La “Svolta” (Kehre)

Storia della filosofia

I presocratici

La parola di Anassimandro

La parola di Parmenide

Platone e le radici della tradizione metafisica

Aristotele: theoria, physis, praxis, poiesis

Paolo, Agostino e la temporalità del Dasein

Leibniz e il principio di ragion sufficiente

La questione kantiana: trascendentale e comprensione ontologica

Nietzsche: eternità e “morte di Dio”

Hegel: identità, differenza, dialettica

Husserl e il “principio di tutti i principi”

Lettura heideggeriana e lettura idealistica della storia della filosofia

Filosofia della prassi – Estetica

Il problema della politica

Democrazia, capitalismo, tecnica

Il problema religioso

Eclissi dell’etica?

Il problema della tecnica

L’essenza dell’opera d’arte

DEADLINE E ABSTRACT

Coloro che sono interessati, devono inviare un abstract entro il 28 febbraio all’indirizzo: ggoggi@libero.it

La struttura degli asbtract deve essere la seguente:

Cognome Nome

Professione (o studi in corso) e indirizzo email

Titolo

Testo (carattere: Times New Roman; dimensione carattere: 12; numero caratteri, spazi inclusi: minimo 4000, massimo 8000; interlinea singola)

Bibliografia (corrispondenza tra citazioni nel testo e voci bibliografiche: massimo 10 voci)

L’accettazione dei contributi sarà resa nota agli autori entro il 31 marzo

La programmazione sarà predisposta entro il 31 maggio.

L’iscrizione al Congresso come relatori e uditori – aperta fino al 20 maggio 2019 – è possibile solo ai soci Ases che sono in regola con il pagamento della quota associativa 2019. Per ricevere informazioni sulla modalità di iscrizione, rivolgersi al seguente indirizzo: paolobarbieri55@gmail.com

Si rilascia attestato di partecipazione e Atti congressuali.

Verranno selezionati i contributi più importanti per la realizzazione di un volume collettaneo.

ASES informa: alcuni appuntamenti pubblici di EMANUELE SEVERINO, aprile e maggio 2018

Associazione di Studi Emanuele Severino (ASES*)

vai al sito: http://ases.psy.unipd.it/

Il Professore Emanuele Severino sarà impegnato in alcuni appuntamenti pubblici che ci fa piacere segnalare affinché possiate intervenire.

Domenica 25 marzo

Teatro Parenti di Milano

via Pier Lombardo 14, Milano

  1. 19:00

“Emanuele Severino pensa Leopardi”

a seguire

“Lavia dice Leopardi”

 

Martedì 27 marzo

per la Fondazione Trebeschi

Teatro San Barnaba

Brescia

  1. 18:00

“Destino della tecnica”.

 

Martedì 17 aprile

Conservatorio di Milano

via del Conservatorio

  1. 18:00

“Zirkus Suite”: Suite per strumenti a fiato composta in gioventù da Emanuele Severino.

 

Sabato 12 maggio

A Milano (sede da definire)

“Emanuele Severino a confronto con Roger Penrose, matematico, fisico e cosmologo britannico”.

All’alba dell’eternità, I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA”, 2-3 marzo 2018, a cura dell’ASES- Associazione di Studi Emanuele Severino

vai al link:

Programma congresso

 

 

BRESCIA, 2-3 MARZO 2018
SCADENZA ISCRIZIONI: 31 GENNAIO

 

 

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modalità di iscrizione al Congresso Internazionale All’alba dell’eternità. I primo 60 anni de “La struttura originaria”, Brescia, 2-3 marzo 2018

Vasco Ursini
6 gennaio alle ore 19:10
COMUNICATO

Alcuni amici mi hanno chiesto di ribadire le modalità di iscrizione al Congresso Internazionale All’alba dell’eternità. I primo 60 anni de “La struttura originaria”, Brescia, 2-3 marzo 2018.
A tal fine ricordo che l’iscrizione all’ASES implica la possibilità di partecipare gratuitamente al Congresso e alle ulteriori iniziative promosse dall’Associazione nel corso di tutto il 2018.
Per l’iscrizione si richiede il versamento della quota di 50,00 euro (cinquanta euro) entro la data del 31 gennaio 2018.
La quota va versata sul conto corrente di UBI-BANCA, filiale Corso Martiri della Libertà di Brescia attraverso il seguente IBAN: IT76A0311111238000000000754.
Al fine di essere iscritti nel Registro Soci è poi necessario inviare i dati anagrafici e la mail di posta elettronica al seguente indirizzo: paolobarbieri55@gmail.com

ASSOCIAZIONE DI STUDI EMANUELE SEVERINO (ASES*): come iscriversi per il 2018

ASSOCIAZIONE DI STUDI EMANUELE SEVERINO (ASES*)

 l’Associazione di Studi Emanuele Severino (ASES*), da qualche mese, è una realtà a tutti gli effetti. In settembre, infatti, abbiamo provveduto a firmare l’atto di costituzione davanti al notaio e ottemperato a tutte le incombenze burocratiche del caso.

Lo scorso anno Le avevamo chiesto di aderire ad ASES* che –  ricordo – è nata sulla spinta di  alcuni familiari, amici, estimatori e studiosi dell’opera del professor Emanuele Severino e che ha come obiettivo la realizzazione di iniziative (congressi, pubblicazioni, attività formative e borse di studio) per la valorizzazione del suo pensiero. 

Ci fa piacere informarLa che il 2 e 3 marzo, a Brescia, presso l’Università Statale e l’Università Cattolica si terrà il congresso 
’All’alba dell’eternità – I primi sessant’anni de La Struttura Originaria’. Era il 1958, infatti, quando il professor Severino pubblicò La Struttura Originaria, opera che – ha ricordato nel saggio introduttivo all’edizione Adelphi – «rimane ancora oggi il terreno dove tutti i miei scritti ricevono il senso che è loro proprio».

Nel congresso – in programma a marzo – sulle questioni sollevate dal saggio si confronteranno numerosi studiosi. Sarà ovviamente nostro impegno inviarLe il programma completo in largo anticipo.

Ora Le chiediamo di confermare la sua adesione all’Associazione e, per questo motivo, ci permettiamo di chiedere un piccolo contributo come iscrizione per tutto il 2018 che dà diritto alla partecipazione al congresso.

Abbiano fissato in 50,00 € (cinquanta euro) la quota che può essere versata sul conto corrente di UBI-BANCA, filiale Corso Martiri della Libertà 13 di Brescia attraverso il seguente IBAN:

IT76A0311111238000000000754

Le chiediamo, una volta effettuato il bonifico, di inviare tutti i vostri dati anagrafici e la vostra mail al fine di essere iscritti nel Registro Soci al seguente indirizzo:

paolobarbieri55@gmail.com 

 Il presidente

Vincenzo Milanesi