oltre 40 mila volumi, appunti e carte di Umberto Eco troveranno spazio presso la Biblioteca Universitaria di Bologna — da UniboMagazine

La Biblioteca di Umberto Eco in Unibo: la presentazione del progetto Gli oltre 40 mila volumi, appunti e carte di Umberto Eco troveranno spazio presso la Biblioteca Universitaria di Bologna – BUB, in un luogo progettato appositamente per ricreare l’atmosfera della biblioteca moderna del maestro, semiologo e docente dell’Alma Mater

vai a

La Biblioteca di Umberto Eco in Unibo: la presentazione del progetto — UniboMagazine

Charis. Omaggio degli allievi a Emanuele Severino, a cura di M. Capanna, M. Donà, L.V. Tarca, Inchibboleth, Roma, 2019

vai a books google:

VEDI ANCHE

Vasco Ursini, Sul nulla come possibilità, nella tradizione occidentale

In tutta la tradizione occidentale il nulla è visto come la ‘possibilità’ dell’essere – e dunque come qualcosa che non è un nulla assoluto.

Ed è visto così perché se il nulla fosse l’impossibilità del suo trasformarsi in essere non ci sarebbe il divenire.

Da ciò già si evince chiaramente che il nulla come possibilità è uno dei modi più significativi in cui si presenta la “Follia del nichilismo”.

Da un lato, il pensiero dell’Occidente pensa il nulla come l’assolutamente nulla da cui l’essere esce; dall’altro lato, invece, per pensare l’uscita dell’essere dal nulla, l’Occidente deve pensare che il nulla è possibilità dell’essere.

Ma pensando che il nulla è possibilità, l’Occidente connota positivamente il nulla facendolo diventare un essente e identifica gli assolutamente opposti, che peraltro, in quanto esso è fede nel divenire, non intende identificare.

Vasco Ursini: Il “nulla” nello sguardo del destino

Nello sguardo del destino appare l’impossibilità di bandire il significato “nulla”.La volontà di liberarsi di questo significato presuppone la significanza del nulla. E infatti il discorso che afferma l’assoluta insignificanza del nulla (come fa, ad esempio, il discorso neopositivista) nega sé stesso, perché il concetto di “assoluta insignificanza” non è altro che il concetto di “nulla”.All’interno stesso del linguaggio di coloro che vogliono liberarsi della significanza del nulla (e dunque all’interno del linguaggio ontologico), il nulla resta invincibile. Quando infatti dicono che la parola “nulla” va eliminata perché è assolutamente insignificante, non si accorgono, non solo che stanno trattando come significante l’espressione “assolutamente insignificante”, ma capiscono la differenza che sussiste tra il significato “nulla” e tutti gli altri significati che invece essi non vogliono bandire, finendo col capire che cosa significa la parola “nulla”.

Gli uomini hanno sempre frainteso l’amore … Nietzsche, La volontà di potenza, Grandi Tascabili Economici, Newton, Roma 2003, p. 63

Gli uomini hanno sempre frainteso l’amore: credono di essere disinteressati, volendo il beneficio di un altro essere, spesso contro il proprio interesse, ma vogliono per questo ‘possedere’ quell’altro essere … In altri casi l’amore è un più raffinato parassitismo, un pericoloso e irrispettoso annidarsi di un’anima in un’altra anima – a volte anche nella carne … ahimé, a spese dell’ “ospite”!

(Nietzsche, La volontà di potenza, Grandi Tascabili Economici, Newton, Roma 2003, p. 63)

Vorrei poter credere (Raffaele Mancini)

Vorrei poter credere (Raffaele Mancini).

Vorrei poter credere

in Dio

come i bimbi credono

alle fiabe

per risolvere con una

preghiera

il mio tormento.

Vorrei poter credere

in Dio

come i vecchi credono

alla morte

per lenire con una

preghiera

la paura dell’gnoto.

Invece credere

non so

e non so più pregare

come tu, Madre,

m’insegnasti un giorno.

Tengo gli occhi chiusi

per vincere la

notte

e i pugni alle tempie

stretti

per non pensare.

Ma il pensiero dentro

si rivolta

e come tarlo scava

mentre

la polvere del dubbio

l’animo vela

di sottile angoscia.

da

Amici di Emanuele Severino : https://www.facebook.com/photo/ | Facebook

Emanuele Severino sul “Destino della verità “

Quando parliamo del Destino parliamo non di un punto semantico. Hegel nella Logica dice che il significato essere non è divisibile, non contiene altri significati. Il punto semantico è il significato che non è divisibile in altri significati. Il punto semantico è il puro semantema di fronte al quale non si può dire né che sia vero né che sia falso, è il puro semantico non apofantico. Il destino è il semantico apofantico, cioè una struttura. La struttura del Destino la richiamiamo quando diciamo: il Destino è l’essere sé dell’essente, cioè il suo non esser altro da sé, cioè il suo non diventare altro, cioè il suo essere eterno. Qui è in discussione il rapporto tra linguaggio e Destino. La sequenza che ho appena pronunciato è una rozza esemplificazione di ciò che chiamiamo la struttura originaria del Destino, è un’indicazione formale. Eterno è ciò che è sempre, ciò che non si imbatte in un tempo che non sia, ciò che non è tempo. Il linguaggio parlando del Destino è inevitabile che vada incontro ad una essenziale incomprensione. Il principio di non contraddizione come tratto fondamentale dell’episteme è immerso nell’allienazione per cui il principio di non contraddizione è contraddittorio e l’apparire è ciò che è impossibile che appaia. Ora il linguaggio che cosa opera portandosi verso l’ascolto del Destino? Opera l’isolamento di ciò di cui i suoi tratti sono indicazioni. Allora se indichiamo in questo modo le forme linguistiche che indicano questa molteplicità di determinazioni in cui consiste la struttura originaria del Destino, ritorna la retoricità, quella dimensione diacronica del linguaggio di cui già avevamo parlato. Dunque è inevitabile che il linguaggio che parla del Destino, poiché non dice tutto in una volta sola, dica man mano ciò che è in una volta sola. Questa sequenza è in una volta sola, che cosa voglia dire in una volta sola è indicato nei miei scritti. Anche lì però il linguaggio non dice tutto insieme ma di volta in volta, “via via”. E questo “via via”, e poi e poi, fa si che le determinazioni del Destino che sono essenzialmente connesse l’una all’altra il linguaggio incominci a testimoniarle, esso parla dell›esser sé dell’essente, e l’essere sé dell’essente è messo in rilievo, allora diventa immagine, gli è conferito un significato, questo conferimento è volontà che vuole che qualcosa sia segno ma in questo modo l’essere sé dell’essente si presenta come qualcosa di isolato dalle altre determinazioni, come qualcosa che non ha bisogno delle altre determinazioni per esibire la propria significanza e la propria verità. Il linguaggio cattura, isola le determinazioni della struttura originaria, le cattura isolandole, la parola cattura, isola le cose ma per quanto riguarda il Destino l’isolamento fa sì che questa intervista ad esempio in quanto linguisticamente espressa, non sia il Destino e quindi sia negabile. Il linguaggio indica ciò che isolato non è ciò che esso è in quanto strutturato con le altre determinazioni. Questo esser sé dell’essente possiamo indicarlo così a=a. L’identità di ogni essente con sé stesso. (Da un’intervista a Emanuele Severino pubblicata su Lo Sguardo – Rivista di Filosofia )

da

Amici di Emanuele Severino : https://m.facebook.com/story.php | Facebook

Il 14 giugno 1837 moriva Giacomo Leopardi – Lo vogliamo ricordare con quella che riteniamo la sua più bella poesia: “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” | Elogio alla follia

VAI A

Il 14 giugno 1837 moriva Giacomo Leopardi – Lo vogliamo ricordare con quella che riteniamo la sua più bella poesia: “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” | Elogio alla follia

Giovanni Gentile, Inediti sulla morte e l’immortalità, a cura di Marina Pisano, Le Lettere editore, 2021, pagg. 158. Recensione di Michele Ciliberto, Appunti inediti d’amore e morte in Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2021

vai alla scheda dell’editore

https://www.lelettere.it/catalogo/filosofia/inediti-sulla-morte-e-limmortalita/

«Il difficile non è concepire l’immortalità, ma la morte»: così, in un quadernetto di appunti risalenti agli anni 1909-1910, mai consegnato alle stampe, Gentile annotava il suo turbamento circa quelle che possono essere annoverate tra le questioni più decisive dell’attualismo. Decisive non tanto perché particolarmente ricorrenti – la prima trattazione sistematica dedicata al tema della morte e dell’immortalità non vedrà la luce che nel 1916 –, bensì per il carattere profondamente controverso che le contraddistingue. Ed è proprio per la «difficoltà e astruseria di questo problema», come lo definisce nel 1920, che il filosofo vi si impegnò, privatamente, più di quanto non si potrebbe forse presagire considerando esclusivamente i suoi scritti editi. Alla serie di appunti volti a perlustrare i concetti di morte e immortalità si è ritenuto opportuno affiancarne, inoltre, degli altri che, concernenti il valore dell’“individuo”, la natura del “carattere”, o, ancora, il “concetto di filosofia definitiva”, occorrono ad approfondire, secondo un altro rispetto, il senso della medesima inquietudine speculati­va. La pubblicazione di questo tomo, pertanto, si propone di consegnare al lettore un ulteriore strumento ermeneutico, che, collaterale ma non secondario, consenta l’accesso ad uno dei temi più incisivi nello sviluppo dell’attualismo: la meditatio mortis.

cerca l’articolo di Ciliberto in

https://argomenti.ilsole24ore.com/michele-ciliberto.html