Eugenio Montale, 40 anni fa ci lasciava il poeta delle cose piccole (ma piene di vita) – in Il Fatto Quotidiano

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/09/12/eugenio-montale-40-anni-fa-ci-lasciava-il-poeta-delle-cose-piccole-ma-piene-di-vita/6317807/?fbclid=IwAR0C_5Ft8rt1aE_R14QJhBTXeA80nDuSaoBpWLurEnwDKy2us4jjmKOcdGk

Ascoltiamo quanto di Wittgenstein ci dice Vasco Ursini in un passo del suo saggio “Una filosofia per il tempo che viviamo”, Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello 2021

.”Wittgenstein capovolge il modo di intendere e di praticare la filosofia in modo così radicale da stagliarsi come una perla sull’insieme dei filosofi che si sono succeduti nel corso della storia del pensiero. Ma già come persona Wittgenstein era straordinario, come le notizie sulla sua vita dimostrano, a cominciare da questa: terminata la grande guerra, Wittgenstein ritorna in Austria nel 1919 dove, influenzato dal cristianesimo di Lev Tolstoj e in particolare da “I Vangeli” dell’autore russo, convinto che il denaro corrompe, si libera della cospicua eredità paterna (il padre era morto nel 1913) donandola a più persone, tra le quali spiccano i nomi di Georg Trakl e Rainer Maria Rilke; decide di vivere per sempre senza inutili orpelli, tra pochi mobili essenziali e nessun oggetto che non fosse strettamente necessario alla vita e veste decorosamente ma con estrema semplicità: Gli aspetti della sua vita e gli stessi modi in cui l’ha pensata hanno un evidente riferimento nella sua opera.Straordinaria era anche la potenza del suo pensiero. Il filosofo Bertrand Russell lo ha descritto come “il più perfetto esempio di genio che abbia mai conosciuto: appassionato, intenso, e dominante”.Confermo qui quanto è già stato detto e cioè che Wittgenstein è un pensatore anomalo per vari motivi: per la sua complessa personalità, per la originale condotta di vita anticonformista e schiva, per l’avversione alla filosofia tradizionale, per il carattere spesso criptico e enigmatico dei suoi scritti. Lo stesso titolo dell’unica sua opera pubblicata in vita sta a significare, al di là dei tanti fraintendimenti, che l’interesse è logico in una dimensione prioritaria. Egli infatti rifiutò proposte di titoli simili (come, per esempio il titolo di “Logia filosofica”) nelle “lettere” che scrisse a C: K: Ogden, proprio perché intendeva affermare una priorità assoluta della logica, che in quegli anni aveva assunto soprattutto con Russell e Frege, un valore matematico”.

Ascoltiamo Rudiger Safranski

Ascoltiamo Rudiger Safranski in La lunga storia di Heidegger: Quella di Heidegger, della sua vita e della sua filosofia, è una lunga storia, ormai. In essa vi sono le passioni e le catastrofi di un secolo. Sul piano filosofico Heidegger viene da lontano. Si è posto di fronte a Eraclito, Platone, Kant come fossero suoi contemporanei. Vi si è accostato a tal punto da poter ascoltare il non detto, portandolo a espressione ( . . . ) Porre domande: questa fu la passione di Heidegger, non già il dare risposte. Ciò su cui vertevano le sue domande e le sue ricerche egli lo chiamava: l’essere. Per tutta la sua vita di filosofo tornò sempre a porre quest’unica questione dell’essere. Ed essa non aveva altro senso se non questo: restituire alla vita il mistero che nel mondo moderni minaccia di scomparire”. ( Vasco Ursini, Una filosofia per il tempo che viviamo, Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello 2021, p. 175 ).

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Lamezia, rassegna “Dostoevskij 200” in omaggio allo scrittore russo – il Lametino.it

Glicine associazione e rivista, Sistema Bibliotecario Lametino e Open Space associazione di promozione sociale organizzano, per venerdì 17 settembre, una serata dedicata allo scrittore russo Fëdor Dostoevskij in occasione dei duecento anni dalla nascita

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Lamezia, rassegna “Dostoevskij 200” in omaggio allo scrittore russo – il Lametino.it

Si tratta dunque di cogliere con grande acume e lungimiranza un elemento decisivo dello spirito del nostro tempo …, (Vasco Ursini, “Una filosofia per il tempo che viviamo”, Città di Castello, Edizioni Nuova Prhomos, 2021, p. 70

“Si tratta dunque di cogliere con grande acume e lungimiranza un elemento decisivo dello spirito del nostro tempo che consiste nell’imprescindibile tendenza della filosofia a recuperare le sue “antiche radici pratiche” che ne fanno una scuola di vita, un’arte di vivere e della “cura di sé”, prima ancora che una tecnica del pensare e un’indagine teoretica”. (Vasco Ursini, “Una filosofia per il tempo che viviamo”, Città di Castello, Edizioni Nuova Prhomos, 2021, p. 70).

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In quanto si rappresenta soltanto l’ente in quanto ente …, M. Heidegger, Introduzione a “Che cos’è metafisica?”, 1949

” In quanto si rappresenta soltanto l’ente in quanto ente, la metafisica non pensa l’essere stesso. La filosofia non si raccoglie mai nel suo fondamento, anzi se ne allontana sempre, e precisamente attraverso la metafisica. (. . .) Nella misura in cui il pensiero tenta di pensare la verità dell’essere stesso, invece di limitarsi a pensare l’ente in quanto ente, esso ha già in un certo modo abbandonato la metafisica”. ( M. Heidegger, Introduzione a “Che cos’è metafisica?”, 1949)

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Martin Heidegger. – La realtà di qualsiasi entità reale, da Dio al granello di sabbia

“ Se si considera che nel linguaggio della metafisica la parola «esistenza» vuol dire la stessa cosa che «esserci», cioè la realtà di qualsiasi entità reale, da Dio al granello di sabbia, allora, con quella tesi, se la si prende così in modo immediato, la difficoltà di quel che c’è da pensare viene soltanto scaricata dalla parola «esserci» alla parola «esistenza». MARTIN HEIDEGGER (1889 – 1976), “Introduzione (aggiunta nel 1949 alla quinta edizione della Prolusione, prima edizione 1929) a «Che cos’è metafisica?»”, ‘Il ritorno al fondamento della metafisica’, in ID., “Segnavia” a cura di Friedrich-Wilhelm von Herrmann, edizione italiana, avvertenza e traduzione a cura di Franco Volpi, Adelphi, Milano, dicembre 1987 (seconda edizione, prima edizione settembre 1987), p. 325. “ Bedenkt man freilich, daß in der Sprache der Metaphysik das Wort «Existenz» dasselbe nennt, was «Dasein» meint, nämlich die Wirklichkeit jedes beliebigen Wirklichen von Gott bis zum Sandkorn, dann wird durch den Satz, wenn man ihn nur geradehin versteht, die Schwierigkeit des zu Denkenden nur vom Wort «Dasein» auf das Wort «Existenz» abgeschoben.״ MARTIN HEIDEGGER, “Einleitung zu «Was ist Metaphysik?»״, ʽDer Rückgang in den Grund der Metaphysikʼ, Gesamtausgabe, I. ʽAbteilung: veröffentliche Schriften 1914 – 1979ʼ, Band 9 “Wegmarken״, Unveränderter Text mit Randbemerkungen des Autors Herausgegeben von Friedrich-Wilhelm von Herrmann, Klostermann, Frankfurt am Main 1976, S. 373.

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Ascoltiamo M. Heidegger ( da Ormai solo un Dio ci può salvare, 1966)

Ascoltiamo M. Heidegger:

“Tutto funziona.

Questo è appunto l’inquietante, che funziona e che il funzionare spinge sempre oltre verso un ulteriore funzionare, e che la tecnica strappa e sradica l’uomo sempre più dalla Terra.

Non so se Lei è spaventato, io in ogni caso lo sono stato appena ho visto le fotografie della Terra scattate dalla Luna. Non c’è bisogno della bomba atomica: lo sradicamento dell’uomo è già fatto. Tutto ciò che resta è una situazione puramente tecnica.

Non è più la Terra quella su cui l’uomo oggi vive”.

(M. Heidegger, Ormai solo un Dio ci può salvare, 1966)

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Vasco Ursini, il fatto è che io amo moltissimo i mici, da sempre

Cari amici frequentatori di questa pagina e del mio blog, scusatemi per questa pubblicazione , ma il fatto è che io amo moltissimo i mici, da sempre.

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I gatti nell’antico Egitto erano venerati come Dei.
Non l’hanno dimenticato
(PamBrown)
Foto flikrt

“Il vero male del mondo” disse Carlo al fantasma di Umberto Eco “è uno e uno soltanto: l’ignoranza!”, “In realtà è la semi-ignoranza” chiosò il professore, DALLA BACHECA FACEBOOK DI vASCO uRSINI

“Il vero male del mondo” disse Carlo al fantasma di Umberto Eco “è uno e uno soltanto: l’ignoranza!”

. “In realtà è la semi-ignoranza” chiosò il professore.

“Che intendi dire?”

“Intendo dire che una sana e completa ignoranza non crea danni. Ad esempio, quando ero in vita e vivevo nella mia casa di Milano, non ne sapevo nulla di impianti elettrici ed ero completamente privo di nozioni sull’argomento. Perciò, consapevole della cosa, mi affidavo completamente al mio elettricista.

Questo perché l’ignoranza totale è accompagnata anche dal timoroso rispetto dell’argomento ignorato, e di conseguenza dall’umiltà.

Se invece avessi letto al tempo due o tre manuali e, convinto di aver assimilato il sapere, mi fossi messo in testa di farmi l’impianto elettrico da solo, probabilmente avrei dato fuoco alla mia biblioteca di inestimabile valore.”

“Quindi mi stai dicendo che una conoscenza approssimativa è più dannosa rispetto a una totale ignoranza?”

“Esattamente, soprattutto se associata ad un’altra caratteristica molto comune.”

“Sarebbe?”

“La coglionaggine.”

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