segnalazione di: MICHELE DEL VECCHIO, articolo dedicato al volume di Giulio Goggi uscito per le edizioni della Lateran University, in Diorama n. 353, 26 /4/2020

Gentile prof. Vasco Ursini,

sono un lettore del suo sito e un appassionato studioso di filosofia che ha affrontato, per amore del confronto e della verità, alcuni testi di Emanuele Severino.

Le scrivo per segnalarle che su “Diorama letterario”, un bimestrale fondato e diretto dal prof. Marco Tarchi della Università di Firenze, è stato pubblicato -nel numero 353 del 26/4/2020–  un lungo articolo da me firmato dedicato al volume di Giulio Goggi uscito per le edizioni della Lateran University:
Michele Del Vecchio: Giulio Goggi, Emanuele Severino
Mi permetto di inviarglielo, con la speranza di una segnalazione sul suo sito.
Colgo l’occasione per complimentarmi sul suo lavoro di studio e di puntuale informazione sul pensiero del grande filosofo bresciano e le invio un cortese saluto.
Michele Del Vecchio
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Vasco Ursini , Il 1900 è l’anno della morte di Nietzsche

Vasco Ursini , Il 1900 è l’anno della morte di Nietzsche, filosofo destinato a scuotere il pensiero di un’intera epoca.

Sigmund Freud nello stesso anno pubblica “L’interpretazione dei sogni”, testo che segna, con le sue rivoluzionarie tesi, l’inizio della psicoanalisi. Il concetto più innovativo di Freud è l’inconscio. Tale concetto influenzerà il pensiero filosofico successivo e, più in generale, tutte le forme della cultura mondiale.

La scoperta dell’inconscio induce gli uomini a comprendere di non essere più “padroni in casa propria”, a scoprire che la loro esistenza non si decide all’interno della coscienza e della volontà, ma si articola ad un livello sotterraneo sul quale essi non hanno totale controllo.

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Non se ne può più, di Vasco Ursini

Non se ne può più

Da sempre, ogni mattina apri un giornale e leggi una serie di menzogne; accendi la TV idem, se non peggio; esci per fare due passi e molto spesso ti imbatti in processioni, riti vari e fuochi di artificio.

E così sempre, ogni giorno.

Sopportare tutto ciò è veramente impresa dura, specialmente se ti sei incamminato sul sentiero del giorno per tentare di scovare il luogo della verità dell’essere.

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Meriggiare pallido e assorto, di Eugenio Montale … ricordata da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino : https://m.facebook.com/story.php | Facebook

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale , Nell’ombra della magnolia …

Nell’ombra della magnolia

che sempre più si restringe,

a un soffio di cerbottana

la freccia mi sfiora e si perde.

Pareva una foglia caduta

dal pioppo che a un colpo di vento

si stinge – e fors’era una mano

scorrente da lungi tra il verde.

Un riso che non m’appartiene

trapassa da fronde canute

fino al mio petto, lo scuote

un trillo che punge le vene,

e rido con te sulla ruota

deforme dell’ombra, mi allungo

disfatto di me sulle ossute

radici che sporgono e pungo

con fili di paglia il tuo viso…

L’APPARIRE FINITO E L’APPARIRE INFINITO DEL DESTINO, Il brano è tratto da Vasco Ursini, Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, Booksorintesidizioni, 2013, pp. 90-91

Antologia del TEMPO che resta

L’APPARIRE FINITO E L’APPARIRE INFINITO DEL DESTINO

Si è visto che Severino distingue l’apparire delle singole determinazioni empiriche dall’apparire trascendentale, inteso come orizzonte della totalità finita di ciò che appare. Le cose cioè appaiono in quanto esiste una dimensione in cui il loro apparire viene accolto, ospitato e congedato. Tale dimensione trascendentale non può pertanto apparire e scomparire, non può cioè sopraggiungere e congedarsi come accade invece all’apparire empirico che appare e scompare.
Posta la distinzione tra l’Apparire trascendentale e l’apparire della determinazione empirica, ribadito che l’Apparire trascendentale è immobile sia in quanto, come ogni altro essente, è eterno, sia in quanto non inizia e non tramonta perché non è compreso nel processo dell’apparire e dello scomparire che esso ospita; ribadito che compete all’apparire empirico, non di iniziare a essere e cessare di essere, ma di iniziare ad apparire e cesare di apparire, Severino chiarisce come e perché l’apparire empirico…

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I pappagalli. In giro ce ne sono molti che ripetono parole di altri da sempre. Il guaio è che non le capiscono. | Facebook

I pappagalli

In giro ce ne sono molti che ripetono parole di altri da sempre.

Il guaio è che non le capiscono.

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(1) Amici di Emanuele Severino : I pappagalli In giro ce ne sono molti che ripetono parole di altri da sempre. Il guaio è che non le capiscono. | Facebook