Sentiamo e constatiamo di essere eterni, B. Spinoza, Etica, Proposizione XXIII

 

La Mente umana non può andare distrutta totalmente col Corpo, ma di essa resta alcunché, che è eterno.
(B. Spinoza, Etica, Proposizione XXIII)

E’ questa idea che esprime l’essenza del Corpo sotto la specie dell’eternità, un certo modo del pensare, il quale appartiene all’essenza della Mente, e che è necessariamente eterno. Né, tuttavia, può darsi che ci ricordiamo di essere esistiti prima del Corpo, poiché ne si può avere nel Corpo alcuna traccia di quella esistenza, né l’eternità può definirsi nel tempo, né può avere relazione al tempo. Ma nondimeno sentiamo e constatiamo di essere eterni.
(Scolio della precedente Proposizione XXIII)

L’eternità in Spinoza e Severino, testo di Vasco Ursini e citazioni da: E. Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano 1982; E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, Il Melangolo, Genova 2002

 

Vasco Ursini

Visto che sia Spinoza che Severino pensano che siamo eterni, è opportuno chiedersi se dicono la stessa cosa, se intendono allo stesso modo “questo nostro essere eterni”.

Lasciamo rispondere a questa domanda Emanuele Severino:

” Nella prima parte dell’Ethica, Spinoza definisce la “causa sui” come ” id, cuius essentia involvit existentiam”. Ma come già nella metafisica scolastica e in Platone, questo “id”, che non può essere pensato non esistente, non è ogni non-niente, ma è quell’ente privilegiato. che è Dio. Anche Spinoza incomincia il suo discorso, pensando l’essere come ciò che può non esistere, e cioè identificando l’essere e il niente”.
(E. Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 182).

E ancora:

“Il sopraggiungere necessario degli eterni della terra è essenzialmente diverso dalla produzione delle cose del mondo da parte di Dio (‘res a Deo productae’) della “Sostanza” spinoziana, che sono pensati da Spinoza come l’intero Occidente pensa gli essenti, ossia come ciò la cui “essenza” “non implica necessariamente l’esistenza”, secondo quanto Spinoza afferma nella proposizione XXIV : rerum a Deo productarumk esentia non involvit existentiam”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, Il Melangolo, Genova 2002, p. 116).

E ancora:

“L’essente non è necessariamente legato né all’esistenza né all’inesistenza, cioè al nulla; giacché, proprio perch<é l’essenza della cosa prodotta da Dio non implica l’esistenza, non implica nemmeno l’inesistenza – tanto che, appunto, essa è prodotta da Dio. Questo non essere negato né all’esistenza né all’inesistenza è il senso fondamentale della libertà ontologica dell’essente { … ] in quanto libero da ognuna delle due, l’essente – la ‘res’ – è l’essentia”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, cit. pp. 116-117).

E ancora:

“La consonanza tra il destino della necessità e il determinismo spinoziano è un’apparenza – come è un’apparenza, qualora sia intesa come un tratto dominante, la consonanza tra incontrovertibilità e eternità dell’epistéme e l’incontrovertibilità e l’eternità del destino della verità”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio,cit., p. 116.

E infine:

“La consonanza tra il determinismo di Spinoza e la necessità che appare nel destino della verità è apparente perché i due tratti presuntivamente consonanti sono immersi in due contesti abissalmente diversi, essenzialmente dissonanti, che rendono a loro volta quei due tratti. Ciò non toglie che, per esempio, sia Gesù che Einstein abbiano pensato che il mondo esiste, e che per questo ci sia stata una consonanza tra i loro pensieri”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, cit, p. 118).

via Amici di Emanuele Severino

La sete di infinito e di eterno in Spinoza, in Erminio Troilo, Introduzione alla filosofia di Benedetto Spinoza in Benedetto Spinoza, Etica, Libri Italia, 1997, p. 47

Vasco Ursini ha aggiornato il suo stato.

 

La questione se Spinoza sia ateo o panteista, sostanzialmente non ha senso; Spinoza è ebro di infinito, di assoluto, di eterno; e questo egli chiamerà promiscuamente Dio o Natura. Tale ebbrezza non è rapimento mistico, non è fede ricevuta, non è imposizione; non si subisce per autorità o per grazia; non è insomma passività; ma si conquista con processo vivo di attività, onde finalmente si raggiunge quel punto già accennato dove passione e conoscenza si fondono in un sola fiamma di penetrazione obiettiva e di beatitudine soggettiva, di consapevolezza suprema e di libertà : ‘Amor Dei intellectualis’; ma anche, necessariamente, per la logica determinazione spinoziana, ‘sive Natura’.

(Erminio Troilo, Introduzione alla filosofia di Benedetto Spinoza in Benedetto Spinoza, Etica, Libri Italia, 1997, p. 47).

L’ETICA DI B. SPINOZA GEOMETRICAMENTE DIMOSTRATA E DIVISA IN CINQUE PARTI TRATTA: I – di Dio. II – della Natura ed origine della Mente. III – dell’Origine e Natura delle Passioni. IV – della Schiavitù Umana o della Forza delle Passioni. V – della Potenza dell’Intelletto o della Libertà Umana

Vasco Ursini

 

 

Parte Prima: Dio

Definizioni

I – Intendo per Causa di sé, ciò la cui essenza implica l’esistenza, o ciò di cui la natura non può essere concepita se non come esistenza.

II – Dicesi finita nel suo genere quella cosa che può essere limitata da un’altra della stessa natura. Il corpo, per es., dicesi finito, perché possiamo concepirne sempre un altro più grande; e così un pensiero è limitato da un altro pensiero. Ma il corpo non è limitato dal pensiero, né il pensiero dal corpo.

III – Intendo per Sostanza ciò che è in sé, e per sé stesso si concepisce; ossia ciò di cui il concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa, dal quale debba essere formato.

IV – Intendo per Attributo ciò che l’intelletto percepisce della sostanza, come costituente la sua stessa essenza.

V – Intendo per Modo le affezioni della sostanza, ovvero ciò che è in altra cosa, per mezzo della quale anche è concepito.

VI – Intendo per Dio l’ente assolutamente infinito, ossia una sostanza costituita d’infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime una essenza eterna ed infinita.

Chiarimento. – Dico assolutamente infinito e non infinito nel suo genere, perché di qualsiasi cosa infinita solo nel suo genere, può negarsi un’infinità di attributi. Quanto all’essere assolutamente infinito, invece, appartiene alla sua essenza tutto ciò che esprime un’essenza e non comporta alcuna negazione.

VII – Libera dicesi quella cosa che esiste per la sola necessità della sua natura, e da sé sola è determinata ad agire. Necessaria o piuttosto coatta, è invece quella cosa che è da un’altra cosa indotta ad esistere ed agire secondo un certa e determinata ragione.

VIII – Intendo per Eternità l’esistenza stessa, in quanto è concepita come di necessità conseguente dalla semplice definizione della cosa eterna.

Chiarimento. – Una tale esistenza, in quanto verità eterna, è concepita come l’essenza della cosa; e però essa non può essere spiegata per mezzo della durata o tempo, anche se la durata si concepisca senza principio e senza fine.

(B. Spinoza, Etica)

 

via (5) Amici di Emanuele Severino

Il filosofo Remo Bodei descrive Baruch Spinoza come un filosofo “scomodo” – da Rai Filosofia

Il filosofo Remo Bodei descrive Baruch Spinoza come un filosofo “scomodo” perché ha scosso nelle fondamenta la tradizione occidentale. Affermando l’identità di Dio e Natura ha negato sia la divinità personificata, sia la provvidenza divina. La parte non può dominare il tutto e l’uomo è solo parte della natura, costretto pertanto a subire gli effetti delle forze naturali.
Online nel portale di #RaiFilosofia

via Remo Bodei: Spinoza, un filosofo maledetto – Rai Filosofia

GIORGIO BRIANESE, “Sentiamo e sperimentiamo di essere eterni”, Emanuele Severino interprete di Spinoza, in DAVIDE SPANIO (a cura di), Il destino dell’essere. Dialogo con Emanuele Severino, Morcelliana, 2014. Volume sul Convegno: Il destino dell’essere. Dialogo con (e intorno al pensiero di) EMANUELE SEVERINO, Venezia 29-30 maggio 2012. Pagine 83-104

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Il concetto di “eterno” in Severino e Spinoza, citazioni a cura di Vasco Ursini

 

Vasco Ursini

Visto che sia Spinoza che Severino pensano che siamo eterni, è opportuno chiedersi se dicono la stessa cosa, se intendono allo stesso modo “questo nostro essere eterni”.
Lasciamo rispondere a questa domanda Emanuele Severino:

” Nella prima parte dell’Ethica, Spinoza definisce la “causa sui” come ” id, cuius essentia involvit existentiam”. Ma come già nella metafisica scolastica e in Platone, questo “id”, che non può essere pensato non esistente, non è ogni non-niente, ma è quell’ente privilegiato. che è Dio. Anche Spinoza incomincia il suo discorso, pensando l’essere come ciò che può non esistere, e cioè identificando l’essere e il niente”.
(E. Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 182).

E ancora:

“Il sopraggiungere necessario degli eterni della terra è essenzialmente diverso dalla produzione delle cose del mondo da parte di Dio (‘res a Deo productae’) della “Sostanza” spinoziana, che sono pensati da Spinoza come l’intero Occidente pensa gli essenti, ossia come ciò la cui “essenza” “non implica necessariamente l’esistenza”, secondo quanto Spinoza afferma nella proposizione XXIV : rerum a Deo productarumk esentia non involvit existentiam”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, Il Melangolo, Genova 2002, p. 116).

E ancora:

“L’essente non è necessariamente legato né all’esistenza né all’inesistenza, cioè al nulla; giacché, proprio perch<é l’essenza della cosa prodotta da Dio non implica l’esistenza, non implica nemmeno l’inesistenza – tanto che, appunto, essa è prodotta da Dio. Questo non essere negato né all’esistenza né all’inesistenza è il senso fondamentale della libertà ontologica dell’essente { … ] in quanto libero da ognuna delle due, l’essente – la ‘res’ – è l’essentia”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, cit. pp. 116-117).

E ancora:

“La consonanza tra il destino della necessità e il determinismo spinoziano è un’apparenza – come è un’apparenza, qualora sia intesa come un tratto dominante, la consonanza tra incontrovertibilità e eternità dell’epistéme e l’incontrovertibilità e l’eternità del destino della verità”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio,cit., p. 116.

E infine:

“La consonanza tra il determinismo di Spinoza e la necessità che appare nel destino della verità è apparente perché i due tratti presuntivamente consonanti sono immersi in due contesti abissalmente diversi, essenzialmente dissonanti, che rendono a loro volta quei due tratti. Ciò non toglie che, per esempio, sia Gesù che Einstein abbiano pensato che il mondo esiste, e che per questo ci sia stata una consonanza tra i loro pensieri”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, cit, p. 118).

Visto che sia SPINOZA che SEVERINO pensano che siamo eterni, è opportuno chiedersi se dicono la stessa cosa, se intendono allo stesso modo “questo nostro essere eterni”. Lasciamo rispondere a questa domanda Emanuele Severino (citazioni a cura di Vasco Ursini)

Visto che sia Spinoza che Severino pensano che siamo eterni, è opportuno chiedersi se dicono la stessa cosa, se intendono allo stesso modo “questo nostro essere eterni”.
Lasciamo rispondere a questa domanda Emanuele Severino:

” Nella prima parte dell’Ethica, Spinoza definisce la “causa sui” come ” id, cuius essentia involvit existentiam”. Ma come già nella metafisica scolastica e in Platone, questo “id”, che non può essere pensato non esistente, non è ogni non-niente, ma è quell’ente privilegiato. che è Dio. Anche Spinoza incomincia il suo discorso, pensando l’essere come ciò che può non esistere, e cioè identificando l’essere e il niente”.
(E. Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 182).

E ancora:

“Il sopraggiungere necessario degli eterni della terra è essenzialmente diverso dalla produzione delle cose del mondo da parte di Dio (‘res a Deo productae’) della “Sostanza” spinoziana, che sono pensati da Spinoza come l’intero Occidente pensa gli essenti, ossia come ciò la cui “essenza” “non implica necessariamente l’esistenza”, secondo quanto Spinoza afferma nella proposizione XXIV : rerum a Deo productarumk esentia non involvit existentiam”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, Il Melangolo, Genova 2002, p. 116).

E ancora:

“L’essente non è necessariamente legato né all’esistenza né all’inesistenza, cioè al nulla; giacché, proprio perch<é l’essenza della cosa prodotta da Dio non implica l’esistenza, non implica nemmeno l’inesistenza – tanto che, appunto, essa è prodotta da Dio. Questo non essere negato né all’esistenza né all’inesistenza è il senso fondamentale della libertà ontologica dell’essente { … ] in quanto libero da ognuna delle due, l’essente – la ‘res’ – è l’essentia”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, cit. pp. 116-117).

E ancora:

“La consonanza tra il destino della necessità e il determinismo spinoziano è un’apparenza – come è un’apparenza, qualora sia intesa come un tratto dominante, la consonanza tra incontrovertibilità e eternità dell’epistéme e l’incontrovertibilità e l’eternità del destino della verità”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio,cit., p. 116.

E infine:

“La consonanza tra il determinismo di Spinoza e la necessità che appare nel destino della verità è apparente perché i due tratti presuntivamente consonanti sono immersi in due contesti abissalmente diversi, essenzialmente dissonanti, che rendono a loro volta quei due tratti. Ciò non toglie che, per esempio, sia Gesù che Einstein abbiano pensato che il mondo esiste, e che per questo ci sia stata una consonanza tra i loro pensieri”.
(E. Severino, Oltre l’uomo, oltre Dio, cit, p. 118).