ALCUNI MOMENTI DELLA CONVERSAZIONE TRA EMANUELE SEVERINO E UN GRUPPO DI GIOVANI, 19 NOVEMBRE 1988, tratta dal gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

ALCUNI MOMENTI DELLA CONVERSAZIONE TRA EMANUELE SEVERINO E UN GRUPPO DI GIOVANI, SVOLTASI IL 19 NOVEMBRE 1988 ( LA SIGLA D. INDICA LA DOMANDA, LA SIGLA R. INDICA LA RISPOSTA DI SEVERINO).

D. La sua affermazione che “l’uomo è un errore” lascia presupporre un’antropologia “sbagliata”, relativa a un uomo come volontà di potenza che pensa se stessa. Ma, a meno che il superamento dell’errore non sia la sparizione dell’uomo, che tipo di antropologia si può pensare, in rapporto alla consapevolezza della verità?

R. Innanzitutto, non è l’individuo che testimonia, cioè pensa esplicitamente la verità. Se fosse l’individuo a testimoniare la verità, allora la testimonianza sarebbe per definizione individuale, cioè ridotta allo spazio, al tempo e ai limiti dell’individuo. Bisogna vedere l’errore del concetto che “Io vado verso la verità” e che “se mi va bene, a un certo momento la vedrò”. No! Perché se “Io” è, ad esempio, il sottoscritto, con questa struttura fisica determinata, allora sarebbe come dire che un occhio cieco può vedere la verità. Perché un occhio cieco? Appunto in quanto dominato dai condizionamenti che costituiscono l’individuo. L’apparire della verità non è la mia coscienza della verità. All’opposto: io sono uno dei contenuti che appaiono. Questo è il primo rilievo.
Poi, si parlava della differenza tra ‘chi’ agisce sapendo e ‘chi’ agisce non sapendo. Ma adesso non possiamo più dire così; perché non è che io “sappia” -. io, Emanuele Severino, – e gli altri non sappiano…No! Io e gli altri siamo individui. Quindi siamo forme che stanno all’interno dell’apparire – e dell’apparire in quanto tratto della verità. Formazioni finite, e errori. Io sono un errore come te, come lui… Non si può nemmeno pensare che la verità – come invece insegna tutta la tradizione dell’Occidente – abbia il compito di “illuminare” l’uomo.
Invece dobbiamo dire che lp’individuo è il ‘non’ illuminabile. Perché l’individuo è errore. Se ci si rende conto che l’individuo è errore, allora la verità non ha il compito di rendere verità l’errore.

D. Quindi è un errore irrimediabile…
R. E’ un errore, un aspetto dell’errore. E…
D. No, scusi se la interrompo: noi siamo abituati a pensare, quando si parla di errore, a un qualcosa di rimediabile attraverso una presa di coscienza…

R. Lei dice “errore” nel senso in cui diciamo per esempio ai nostri figli: hai commesso un errore, però puoi riscattarti, quindi rimediare…
Ma il tuo riscattarti non può far sì che l’errore che hai commesso non sia più un errore. Il tuo riscattarti è la tua capacità di non commettere più quell’errore. Ma l’errore, anche nel nostro comune modo di parlare, resta errore. A maggior ragione. se noi, invece che in termini morali, parliamo in termini logici: “1+1 = 3” non è riscattabile (se si suppone che “1+1 = 2” sia una verità assoluta). La verità non può illuminare l’errore. La verità non fa uscire l’individuo dall’errore, perché l’errore è l’individuo. “Errore” è la persuasione che esista l’uomo (e l’individuo); cioè la persuasione che “Io esisto”.
Non ci si può dunque domandare quale è la differenza fra la mia soggettività “illuminata” dalla verità e la tua non illuminata; perché nessun “io” (individuo) è illuminato dalla verità. All’opposto, la verità include me, e te, e gli altri come conformazioni specifiche dell’errore – include l’errore consistente nella fede nell’esistenza dell’uomo.

D. Se io mi rendo conto che la mia presunzione di potenza è un errore, da questo momento sono per ciò stesso oltre l’errore, almeno in termini di consapevolezza. Ciò nonostante…
R. Non “io”… E’ la coscienza della verità ad essere oltre l’errore.
D. Forse questo è appunto il problema: questa coscienza per la quale la verità è, è coscienza di chi?

R. E’ un tratto della verità. La verità non è un atto soggettivo. Quindi siamo totalmente al di fuori del concetto, poniamo, aristotelico, cristiano, marxiano, che intende la coscienza come prodotto teorico dell’individuo. E’ contraddittorio che l’individuo sia cosciente della verità. L’apparire della verità non è un atto individuale, ma è il mostrarsi di ciò che appare. Quale mostrarsi? Quello di Dio? No: ‘questo’ mostrarsi. Il mostrarsi non è il mio atto di coscienza, perché il ‘mio’ atto di coscienza è esso stesso una delle cose che si mostrano. Perché diciamo: “Io esisto”? Perché appaio (perché appare l’errore in cui io consisto). Se non apparissi insieme alla libreria, al lampadario, alle stelle, non potrei dire che io esisto.
Si può affermare che “io esisto”, perché appaio. E mi mostro in quale luogo? In quel luogo dove è tutto cià che si mostra. E allora io non sono il lanternaio che ‘fa’ luce sui luoghi: la luce è luce che illumina i luoghi e io appartengo a uno di questi luoghi. L’apparire della verità non è la coscienza che “uno” ha della verità.

D. Allora è un nonsenso parlare di superamento dell’errore: l’errore è connaturato all’esistere come uomini.

R. Ma questo non vuol dire che l’errore non sia negato: l’errore appare da sempre come errore: Senza l’errore la verità non può essere negazione dell’errore: Dire che l’errore è connaturato all’uomo non vuol dire che l’errore è
lasciato libero a se stesso, non giudicato, non visto come errore. No: l’errore è da sempre negato dalla verità. (Ciò che da sempre è negato dalla verità ha esso stesso una struttura complessa che include la persuasione di essere “uomo”). L’uomo non si porta oltre l’errore: è la verità che si lascia indietro l’uomo.

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

“60 anni de LA STRUTTURA ORIGINARIA (60SO)”, Congresso Internazionale a cura di ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino , Brescia, 24‐26 febbraio 2018

Vasco Ursini segnala questo eccezionale congresso dedicato a:

Emanuele Severino, LA STRUTTURA ORIGINARIA, La Scuola, 1958. Nuova edizione ampliata: Adelphi, 1981, p. 555

 

Sito web: http://emanueleseverino.psy.unipd.it  info: assstudiemanueleseverino@gmail.com

Direzione scientifica
Ines Testoni, Vincenzo Milanesi, Giulio Goggi, Ilario Bertoletti
Referees
Giorgio Brianese, Massimo Donà, Giulio Goggi,
Leonardo Messinese, Davide Spanio, Luigi Vero Tarca, Ines Testoni
Comitato scientifico
Francesco Altea, Giuseppe Barzaghi, Enrico Berti, Francesco Berto, Sara Bignotti,
Giorgio Brianese, Hervé Cavallera, Piero Coda, Umberto Curi, Nicoletta Cusano,
Biagio de Giovanni, Massimo Donà, Adriano Fabris, Maurizio Ferraris, Umberto
Galimberti, Giulio Giorello, Sergio Givone, Giulio Goggi, Luca Illetterati, Natalino Irti,
Paul Livingston, Romano Madera, Giacomo Marramao, Leonardo Messinese,
Giuseppe Micheli, Vincenzo Milanesi, Salvatore Natoli, Federico Perelda, Ugo
Perone, Arnaldo Petterlini, Bruno Pinchard, Graham Priest, Gennaro Sasso, Carlo
Scilironi, Italo Sciuto, Pierangelo Sequeri, Davide Spanio, Andrea Tagliapietra, Luigi
Vero Tarca, Francesco Totaro, Gianni Vattimo, Mauro Visentin, Vincenzo Vitiello
Comitato organizzatore
Claudio Bragaglio, Paolo Barbieri, Mario Capanna, Vasco Ursini

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Parmenide: l’essere e il non essere,  Emanuele Severino e Vittorio Hösle – dal sito Rai Cultura Filosofia

Quali sono i segni che permettono di riconoscere l`essere?

Che cosa consegue dall`assoluta opposizione dell`essere e del non essere?

E, infine, come considerare l`asserzione di Parmenide (Elea, 510 a.C. ca. – 450 a.C.) secondo cui l`essere è e il non essere non è? Come una mera tautologia?

A queste domande rispondono Emanuele Severino (Brescia, 1929), professore di filosofia teoretica all`Università di Venezia,

e Vittorio Hösle (Milano, 1960), professore di filosofia all`Università di Essen.

vai al video:

http://www.filosofia.rai.it/embed/parmenide-lessere-e-il-non-essere/3467/default.aspx

Sorgente: Parmenide: l`essere e il non essere. – Rai Filosofia

Determinismo e libero arbitrio: grande successo per l’incontro in Fondazione Cariplo  – articolo in Vita.it, Milano 13 maggio 2017

ci sono domande a cui la scienza non può rispondere? Domande che sono al cuore stesso di quell’interrogazione incessante che chiamiamo filosofia? Domande che la teologia pone, si pone con non meno insistenza e rigore? La questione del libero arbitrio – siamo o non siamo liberi di scegliere, determinarci, agire- posta a confronto con la meccanica quantistica è, oggi più che mai una di quelle domande. Domanda che tocca i temi della responsabilità, fra etica e diritto, ma anche questioni al centro di ciò che, oggi, chiamiamo determinismo o, addirittura, super-determinismo.

segue vai a:

Sorgente: Determinismo e libero arbitrio: grande successo per l’incontro in Fondazione Cariplo (14/05/2017) – Vita.it

Tutto esaurito alla lezione magistrale su filosofia e meccanica quantistica: in cattedra il Nobel per la Fisica del ’99, Gerard ‘t Hooft, il filosofo Emanuele Severino e il teologo Piero Coda  – da Repubblica.it, Milano, 13 maggio 2017

Una coda interminabile per assistere a un convegno di filosofia in Fondazione Cariplo. Nessuno si aspettava una folla come quella arrivata in un sabato pomeriggio quasi estivo, in via Romagnosi, per ascoltare il Nobel per la Fisica del ’99, Gerard ‘t Hooft, il filosofo Emanuele Severino e il teologo Piero Coda. Argomento del convegno, un tema che si trova sia alle radici della meccanica quantistica, la piu’ enigmatica teoria fisica, sia alle origini del pensiero occidentale: la contrapposizione e l’intreccio tra determinismo e libero arbitrio.

segue

vai a:

Sorgente: Tutto esaurito alla lezione magistrale su filosofia e meccanica quantistica – Repubblica.it

PROGRAMMA

  •  h 14:30 – 15:00 arrivo e apertura lavori

Brevi relazioni

  •  h 15:00 – 15:20 G. ‘t Hooft “The Deterministic Interpretation of Quantum Mechanics” (L’interpretazione deterministica della meccanica quantistica) – è prevista la traduzione simultanea
  •  h 15:20 – 15:40  E. Severino “Fenomenologia, Liberta’, Causalita’”
  •  h 15:40 – 16:00  P. Coda “Liberta’, Grazia, Relazione”

Repliche

  •  h 16:00 – 16:45 modera F. Magni

Pausa

  •  h 16:45 – h 17:00

Dialogo con il pubblico ed altri interventi

tratto da: http://www.fondazionecariplo.it/it/news/istituzionali/determinismo-e-libero-arbitrio-alle-frontiere-della-meccanica-quantistica-alle-origini-del-pensiero-occidentale.html


ricerca sul convegno in Google

https://www.google.it/search?q=Gerard+%E2%80%98t+Hooft+Emanuele+Severino+Piero+Coda&rlz=1C1KAFB_enIT581IT582&oq=Gerard+%E2%80%98t+Hooft+Emanuele+Severino+Piero+Coda&aqs=chrome..69i57.16600j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8#q=Gerard+%E2%80%98t+Hooft++Emanuele+Severino+Piero+Coda

SCAMBIO EPISTOLARE TRA EMANUELE SEVERINO E NORBERTO BOBBIO: “in questi anni ho spesso pensato a Lei: E mi sono spesso occupato del Suo pensiero: con grande simpatia e stima  …”, dal gruppo Amici a cui piace Emanuele Severino

 

Caro professor Bobbio,
anche se non Le ho scritto direttamente, in questi anni ho spesso pensato a Lei: E mi sono spesso occupato del Suo pensiero: con grande simpatia e stima, anche se in modo critico. Non so se lei abbia avuto occasione di leggere qualcosa.
Ma ora leggo io, sull’ultimo numero di “MicroMega” [2, 2000], queste Sue affermazioni:
“Come e e perché il passaggio dal nulla all’essere? E’ una domanda tradizionale, ma io non ho la risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non mi sono mai nascosto di non avere una risposta, e non so chi sappia darla a questa domanda ultima, se non per fede. Secondo Severino l’essere è infinito, l’essere ‘c’è’. Ma non è che siamo in grado di capire cosa c’era prima”.
Sono completamente d’accordo con lei che quella è la “domanda ultima”. D’altra parte, non intendo certo, con qualche riga, sostituire le molte cose che io ho scritto in proposito. Ma il Suo passo suona – mi permette di dirlo? – come se io non avessi scritto nulla. Mi lasci, allora, aggiungere queste righe.
In questo Suo passo si dà per scontato che l’ ‘essere’ sarebbe potuto rimanere nulla: ossia che ci sia un “tempo” in cui l’ ‘essere’ – l’ ‘essere’, badi bene! – è nulla (un tempo in relazione al quale sia vero affermare che l’ ‘essere’ è nulla).
Ma l’affermazione: “l’ ‘essere’ è nulla” non è forse essenzialmente diversa dall’affermazione: ” Il ‘nulla’ è nulla”?
Nella prima affermazione, infatti, è dell’ ‘essere’ – e non del nulla! – che si afferma che è nulla.
E che l’ ‘essere’ sia nulla non è anche per Lei inaccettabile? Infatti ci si può chiedere: “Perché l’essere ‘e non piuttosto il nulla’ ?”, solo se si nega che l’essere sia nulla.
Ma se la nullità dell’essere (ossia del non nulla) è impossibile, allora è impossibile che l’essere non sia, e cioè sia nulla. Ossia è necessario che quel “tempo” in cui l’essere è nulla sia impossibile. Ossia è necessario che l’essere sia eterno.
Tutto questo significa che un “passaggio dall’essere al nulla” è impossibile; e che tentare di “capire cosa c’era prima dell’essere” significa daccapo affermare che quel “prima” è il “tempo” in cui l’essere è il nulla.
Caro professore, L’ho tediata abbastanza: Penso a Lei con affetto e Le auguro ogni buona cosa.
Suo
Emanuele Severino
Brescia 3 maggio 2000

Nella sua bella e toccante risposta del 7 maggio alla mia lettera qui sopra riportata, Bobbio, tra l’altro, ricorda le sue letture dei miei libri, la sua amicizia con Gustavo Bontadini e le vacanze estive passate insieme s lui a Cervinia, il “nostro unico incontro a Venezia, molti anni fa”, e si dice d’accordo con le considerazioni sviluppate nella mia lettera.
(Emanuele Severino, La legna e la cenere. Discussioni sul significato dell’esistenza, Rizzoli, Milano 2000, pp. 99 – 100)

Sorgente: (75) Amici a cui piace Emanuele Severino

ESSERE, ENTE, NIENTE, 3° seminario dedicato alla “La filosofia futura”, Emanuele Severino e Nicoletta Cusano terranno quattro giorni di seminari per studenti, docenti, studiosi, dal 13 a 16 luglio 2017 a Brunico. Organizzato collaborazione con Mimesis edizioni

3° seminario dedicato alla “La filosofia futura”, quest’anno incentrato su “Essere ente niente”, in collaborazione con Mimesis. Dal 13 a 16 luglio a Brunico, Emanuele Severino e Nicoletta Cusano terranno quattro giorni di seminari per studenti, docenti, studiosi.
Per informazioni e iscrizioni scrivere a: redazione@lafilosofiafutura.it