All’alba dell’eternità – Il “principio di non contraddizione” – video 2 h e 32 m

All’alba dell’eternità – Il “principio di non contraddizione”

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(204) All’alba dell’eternità – Il “principio di non contraddizione” – YouTube

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’, Atti del Convegno, Brescia, 2 e 3 marzo 2018 a cura di Giulio Goggi e Ines Testoni. Indice del rapporto. Rimando alla fonte informativa in padovauniversitypress.it

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fonte informativa:

http://www.padovauniversitypress.it/publications/9788869381195

l’intero libro in formato pdf è disponibile qui:

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ | PADOVA UNIVERSITY PRESS

ETERNITÀ, POTENZA, TECNICA, Vincenzo MILANESI, Biagio DE GIOVANNI, Emanuele SEVERINO. Convegno All’alba dell’eternità – I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA” a cura dell’ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino Brescia 2-3 marzo 2018. Video di 1,5 ore

All’alba dell’eternità – I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA” a cura dell’ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino Brescia 2-3 marzo 2018 Università degli Studi di Brescia, Aula Magna di via San Faustino Università Cattolica di Brescia, Aula Magna di via Trieste

ETERNITÀ, POTENZA, TECNICA

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IL “PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE”, Chair: Giuseppe MICHELI Discussant: Federico PERELDA, Luigi Vero TARCA, Laura CANDIOTTO Graham; PRIEST: Emanuele SEVERINO, Convegno All’alba dell’eternità – I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA” a cura dell’ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino, Brescia 2-3 marzo 2018 Università degli Studi di Brescia. Video di 2 ore

All’alba dell’eternità – I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA” a cura dell’ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino

Brescia 2-3 marzo 2018 Università degli Studi di Brescia,

Aula Magna di via San Faustino Università Cattolica di Brescia, Aula Magna di via Trieste

IL “PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE”

Chair: Giuseppe MICHELI

Discussant: Federico PERELDA, Luigi Vero TARCA, Laura CANDIOTTO Graham PRIEST Emanuele SEVERINO

Emanuele Severino e Graham Priest al convegno “All’alba dell’eternità” il 2 e il 3 marzo 2018. Fotografia

Emanuele Severino, il più strenuo difensore mai esistito della innegabilità del principio di non contraddizione, e Graham Priest, il grande logico teorico del “dialeteismo”, per il quale si danno contraddizioni vere.

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ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ: i primi 60 anni de “La struttura originaria”, Atti del Convegno a cura di Giulio Goggi e Ines Testoni, 2018 | PADOVA UNIVERSITY PRESS

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l’intero libro in formato pdf è disponibile sul sito della University Press:

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ | PADOVA UNIVERSITY PRESS

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Vasco Ursini, La contraddizione come problema filosofico (tema trattato anche al congresso “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria”, tenutosi a Brescia nei giorni 2 e 3 marzo 2018)

Vasco Ursini

Vasco Ursini, La contraddizione come problema filosofico

In questi giorni si è ripreso a parlare, e molto, di contraddizione. Il tema è stato ampiamente trattato anche al congresso “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria”, tenutosi a Brescia nei giorni 2 e 3 marzo scorsi. A porlo e svilupparlo in un serrato confronto ci hanno pensato Graham Priest e Emanuele Severino.
Questo tema è antico e visitato quanto la storia della filosofia. C’è qualcuno che riconduce addirittura al “Poema sulla natura” di Parmenide la prima formulazione del “Principio di non contraddizione”, che bandisce le contraddizioni dal mondo e ne dichiara l’assoluta impossibilità.
Il principio fu in qualche modo esaminato da Platone, ma a darne la sua prima formulazione esplicita fu Aristotele che lo espresse sia nel suo “Organon” (negli scritti di logica) che nella “Metafisica”, ove ne operò una strenua difesa. Aristotele infatti pensava che questa fondamentale questione competesse alla “filosofia prima” non essendo essa risolvibile mediante i soli strumenti della logica. Le sue argomentazioni in favore della illimitata validità del Principio di non contraddizione fu filosoficamente così efficace che esso si costituì come la legge più autorevole dell’intero pensiero occidentale. Questa autorevolezza fu tale che, dopo di lui, pochissimi filosofi si assegnarono il compito di difendere quel Principio.
Più numerosi sono invece i filosofi che provarono a minare la validità del Principio di non Contraddizione. Fra costoro emerge la posizione espressa da Hegel, che fece della contraddizione il motore del procedimento detto “metodo dialettico” e l’architrave del proprio filosofare.
Sono poi da ricordare gli autorevoli dubbi espressi da Nietzsche sul Principio di non contraddizione che egli vedeva connesso più alla volontà di potenza che alla verità delle cose. Ci furono poi gli attacchi di Jan Lukasiewicz alle argomentazioni aristoteliche della “Metafisica” a favore del Principio.
A porre oggi apertamente in questione il carattere incontrovertibile del Principio di non contraddizione visto come un residuo della tradizione metafisica occidentale destinata al tramonto, sono molti epigoni di Nietzsche che si ritrovano nelle varie correnti di pensiero riunite sotto l’etichetta di “postmoderne”: si va dalla linea ermeneutica Nietzsche-Heidegger-Gadamer al pensiero debole, al decostruzionismo francese.
Occorrerebbe esaminare in profondità anche le posizioni assunte da Gentile e Wittgenstein rispetto alla contraddizione
Ci sono poi le posizioni critiche assunta dalla corrente logico-analitica nei confronti della contraddizione: Russel, il suo famoso paradosso rinvenuto nella teoria degli insiemi di Cantor, proprio quando si riteneva che questa dovesse fornire il fondamento definitivo della matematica; i paradossi insiemistici e semantici, a cominciare dal famoso “paradosso del mentitore”.
Va anche detto che da qualche tempo i filosofi analitici hanno riscoperto il gusto di esplorare l’impossibile attraverso l’elaborazione di adeguati strumenti logici, a cominciare dalle “logiche paraconsistenti”, in cui l’individuazione di contraddizioni non deve necessariamente condurre al caos logico-metafisico, ma solo ad ammettere che la contraddizione possa, talvolta, realizzarsi nel mondo.
Al Congresso cui sopra si è fatto cenno, in un confronto con Emanuele Severino, strenuo difensore del principio di non contraddizione liberato dal cappio del tempo in cui Aristotele lo aveva posto e quindi reso ancor più inattaccabile, Graham Priest ha sciorinato alla lavagna una serie di frasi, argomenti e diagrammi attraverso cui ha evidenziato la presenza di alcune contraddizioni concludendo che dunque non c’è nulla di sbagliato nel credere in alcune contraddizioni. La posizione filosofica di Priest è chiamata “dialetheismo” (ossia “teoria della doppia verità”, o delle contraddizioni vere). Taccio su ciò che gli ha ribattuto Emanuele Severino perché la sua posizione sul principio di non contraddizione è ampiamente trattata in numerosi scritti sia nel gruppo “Amici di Emanuele Severino” che nel Blog “Il pensiero filosofico di Emanuele Severino”.
Qui basti ricordare che sul principio di non contraddizione, così come da lui rifondato, poggia e “sta inattaccabile” la sua filosofia.

URSINI VASCO, Un omaggio dovuto a EMANUELE SEVERINO, intervento al convegno: All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’, Brescia, 2 e 3 marzo 2018 |a cura dell’ASES Associazione Studi Emanuele Severino

Desidero innanzitutto esprimere un vivo ringraziamento all’«Associazione di Studi Emanuele Severino» per aver organizzato questo importante congresso internazionale dedicato ai 60 anni de La struttura originaria, testo fondamentale di Emanuele Severino, che, come egli scrive, «rimane ancora oggi il terreno dove tutti i miei scritti ricevono il senso che è loro proprio». Nella struttura originaria del destino, Severino mostra che la relazione necessaria tra l’essente e il proprio altro sta nell’originario esser sé come non essere altro da sé. Tale negazione è l’innegabile perché la negazione di questa negazione è autonegazione, è affermazione di ciò che essa nega.

«Mi sono spaccato la testa su La struttura originaria. In Cattolica giravamo con il libro in mano all’epoca del grande dibattito tra il professore e il maestro Bontadini, ci trovammo in 4 o 5 a leggerlo. È stata un’esperienza che ci ha insegnato a ragionare, ma ci è costata una fatica estrema».

Così il cardinale Angelo Scola ricordava qualche anno fa, in un dibattito con Emanuele Severino, l’arrovellarsi di un manipolo di studenti universitari sul primo importante libro del filosofo bresciano. Quello che diede il via a un percorso speculativo tra i più importanti del Novecento italiano e a una contrapposizione di Severino al cristianesimo che avrebbe portato al suo famoso allontanamento dall’Università Cattolica nel 1970. La struttura originaria era apparsa per l’editrice La Scuola nel 1958. Severino aveva 29 anni, cattedratico dall’età di 23! Era un allievo di Gustavo Bontadini e godeva di una particolare stima da parte di monsignor Francesco Olgiati, cofondatore dell’Università Cattolica e figura che il padre dell’Ateneo, Agostino Gemelli, ascoltava maggiormente nelle questioni filosofiche.

I nodi sarebbero venuti al pettine 8 anni dopo, con la pubblicazione sulla «Rivista di Filosofia Neoscolastica», del saggio Ritornare a Parmenide e con gli scritti successivi che avrebbero definito le tesi portanti dell’autore: la necessità dell’essere in quanto essere e l’impossibilità del suo non essere; quindi la negazione del divenire e della contingenza; l’eternità dell’essente in quanto essente; la lettura  della civiltà occidentale come la civiltà che pur sentendo orrore del niente, pensa nel proprio inconscio che le cose sono niente, e in superficie pensa che le cose escono dal niente e vi ritornano. La persuasione che l’essente sia niente è il nichilismo.

Mi confronto con gli scritti di Emanuele Severino dal 1987. L’impatto con essi ha determinato una graduale attenuazione dell’interesse verso gli scritti di altri filosofi e, più in generale, verso le varie forme di cultura dell’Occidente, ad eccezione di quelle rappresentate dalla poesia e dalla musica di cui da sempre mi nutro. Il confronto da quell’anno ad oggi non si è mai interrotto. Più procedeva, più mi sentivo immerso nelle problematiche che quei testi affrontavano. Mi sentivo irretito in quel sistema filosofico da cui, se ci entri e lo indaghi in profondità, non ne esci più. Prendi e riprendi, anche a notevole distanza di tempo, lo stesso testo, lo leggi e rileggi, lo confronti con il precedente e il successivo perché ormai hai capito che lo sviluppo del pensiero severiniano è strutturato come i gradini di una scala.

Quando lessi la prima volta il passo che apre Ritornare a Parmenide rimasi impietrito e incredulo di fronte ad affermazioni che proclamavano l’erroneità della intera storia della filosofia occidentale:

La storia della filosofia occidentale è la vicenda dell’alterazione e quindi della dimenticanza del senso dell’essere, inizialmente intravisto dal più antico pensiero dei Greci: E in questa vicenda la storia della metafisica è il luogo ove l’alterazione e la dimenticanza si fanno più difficili a scoprirsi: proprio perché la metafisica si propone esplicitamente di svelare l’autentico senso dell’essere, e quindi richiama ed esaurisce l’attenzione sulle plausibilità con cui il senso alterato si impone. La storia della filosofia non è per questo un seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e le conquiste più preziose del filosofare si muovono all’interno di una comprensione inautentica dell’essere (E.Severino, Ritornare a Parmenide, in Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 19).

Anche Gustavo Bontadini, maestro di Emanuele Severino, alla lettura del passo non sfuggì allo stesso sbigottimento:

Confesso che non volli credere ai miei occhi, tanto che me li sfregai energicamente a più riprese, poi toccai gli oggetti solidi intorno a me, tanto temevo di sognare, finalmente cercai di comporre nella mia fantasia l’immagine di una dattilografa burlona che avesse cambiato i caratteri sulla carta. Niente. Non mi rimase che arrendermi non riuscendo a trovare altra lettura (G. Bontadini, A Emanuele Severino, in Conversazioni di metafisica, tomo II, Vita e Pensiero, Milano 1995, p. 136).

La lunga discussione che presto si sviluppò tra il maestro e l’allievo, portò Bontadini ad accogliere la tesi severiniana che l’essente, in quanto essente, è eterno. Il suo, come più volte Severino ha scritto e detto, rimane il consenso più rilevante dato a Ritornare a Parmenide. L’affermazione  della necessità dell’eternità dell’essente dà inizio alla parte più importante del discorso filosofico di Severino. Discorso sconcertante e inaudito, costruito, testo dopo testo, con il rigore dell’autentica filosofia teoretica che per definizione è sempre rivolta al fondo ultimo delle questioni. Alla necessità che ogni essente sia eterno si affiancano altri tre momenti fondativi e deduttivi : la risoluzione della secolare aporetica del nulla assoluto con la fondazione della sua pensabilità, la deduzione dell’esistenza del prossimo, la fondazione della “Gloria”. Quattro momenti, a parer mio, risolutivi.

Severino non intende la parola «de-stino» nel suo significato usuale di corso delle cose considerato come predeterminato e indipendente dalla volontà dell’uomo, ma in quello etimologico di «stare innegabile» dell’essere. Dunque il «de» non ha un valore negativo, ma affermativo e potenziante, e «stino» significa «stare». Quindi «destino» indica uno «stare che non cede», uno stare che resiste ad ogni tentativo di abbatterlo e che quindi si pone come il «destino della necessità». Questo «stare necessario del destino» indica dunque lo stare innegabile e eterno dell’essere, cioè l’impossibilità che l’essere non sia. Il fondamento di questa impossibilità sta nell’immediata autonegatività della sua negazione, la quale, nell’implicare la verità di ciò che esplicitamente tenta di negare, nega se stessa proprio nell’atto in cui tenta di imporsi. Dunque, se la negazione dell’essere non riesce a porsi come negazione, ne discende che l’essere è eterno.

Il merito più grande di Emanuele Severino è senza alcun dubbio quello di aver dato una testimonianza del destino della verità così rigorosamente fondata, che nessuna forma di sapere può riuscire a negarla. Che rapporto ci sia tra il destino della verità e il filosofo ce lo dice lo stesso Severino:

«L’«uomo» si illude di capire e perfino di approvare la verità, e addirittura di capire e di farsi sostenitore della verità. In questa illusione mi trovavo e tuttora mi trovo (e vi si trova qualsiasi altrui essere «uomo» che creda di capire e di approvare il Contenuto del destino). Non è l’«uomo» a capire il destino, ma è il destino stesso a capirsi e ad apparire nel proprio sguardo – e questo apparire siamo Noi nel nostro essere originariamente oltre l’«uomo» (E. Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, Milano 2011, p. 100).

Voglio, in conclusione, rendere omaggio al grande magistero di Emanuele Severino, sia come filosofo sia come persona. Da lui ho molto imparato e continuo ad imparare. Conservo gelosamente nell’anima l’affettuosa amicizia che mi ha donato.

Infine, gli comunico con gioia che la diffusione del suo pensiero si va continuamente allargando anche in Internet, sia in Italia che nel mondo, come emerge dall’esame dei dati statistici riferiti agli accessi quotidiani al gruppo in facebook, «Amici di Emanuele Severino» e soprattutto al blog, «Il pensiero filosofico di Emanuele Severino», entrambi creati in suo onore da me in collaborazione con il sociologo Paolo Ferrario.

CARLO CALENDA – Ministro dello Sviluppo Economico, Intervento al convegno: All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’, Brescia, 2 e 3 marzo 2018 |a cura dell’ASES Associazione Studi Emanuele Severino

All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’, Brescia, 2 e 3 marzo 2018 |a cura dell’ASES Associazione Studi Emanuele Severino. PROGRAMMA DEL CONVEGNO, in ases.psy.unipd.it/

Congresso – All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’

informazioni tratte da: http://ases.psy.unipd.it/

Venerdì 2 e sabato 3 marzo 2018 si terrà il congresso in due giornate dal titolo: “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria“.

La partecipazione è riservata ai soci dell’Associazione di Studi Emanuele Severino (ASES), fino ad esaurimento posti. Le iscrizioni sono aperte fino al 10 Febbraio.

Venerdì 2 marzo 2018 alle 08:30 nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia il Rettore Maurizio Tira parteciperà all’apertura dei lavori della “plenaria” e delle prime “parallele” in diverse sessioni.

  • 08:00 – 08:30 Registrazione
  • 08:30 – 10:00 Saluti delle autorità e apertura lavori
  • 10:00 – 11:20 Il senso dell’eternità
  • 11:30 – 12:30 Eternità dell’essente e “salvezza”
  • 12:30 – 13:00 L’Associazione Festival della Filosofia in Magna Grecia consegna il Premio Parmenide al Professore Emanuele Severino
  • 14:00 – 14:50 La struttura del fondamento
  • 14:50 – 16:50 Filosofia prima
  • 14:50 – 16:50 Filosofia della prassi
  • 14:50 – 16:50 Filosofia prima
  • 14:50 – 16:50 Storia della Filosofia
  • 17:10 – 19:00 Eternità, potenza, tecnica

Sabato 3 marzo 2018 dalle 08:30 nelle aule A1, A3, B3, B5 C2 di Economia in contrada Santa Chiara si terranno le “parallele” in differenti sessioni a cui seguirà la “plenaria”.

  • 08:30 – 10:30 Filosofia prima
  • 08:30 – 10:30 Filosofia della prassi
  • 10:50 – 12:10 Verità, negazione, nulla
  • 13:40 – 14:40 Etica, scienza, potenza
  • 15:00 – 15:40 La verità dell’essere
  • 16:00 – 18:00 Il “principio di non contraddizione”

da Congresso – All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’ | Portale di Ateneo – Unibs.it

«All’alba dell’eternità», I PRIMI 60 ANNI de “LA STRUTTURA ORIGINARIA”, tracce informative su Google

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«All’alba dell’eternità», I PRIMI 60 ANNI de “LA STRUTTURA ORIGINARIA”

EMANUELE SEVERINO: due giorni del convegno «All’alba dell’eternità», I PRIMI 60 ANNI de “LA STRUTTURA ORIGINARIA”, Brescia 2-3 marzo 2018, organizzato dall’Associazione Studi Emanuele Severino (Ases). Articoli tratti da quotidiani

L’annus mirabilis è il 1958. Aria nuova nella filosofia italiana: un giovanissimo Emanuele Severino, all’epoca nemmeno trentenne, pone le basi per una costruzione di pensiero che lo tiene occupato ancora oggi.

L’edificio teoretico trova le sue fondamenta nel testo «La struttura originaria», pubblicato a Brescia da La Scuola: una rivelazione. O rivoluzione, per meglio dire. Specchio di novità che compie i suo primi 60 anni, e che verrà celebrato con i dovuti crismi nei due giorni del convegno «All’alba dell’eternità», organizzato dall’Associazione Studi Emanuele Severino (Ases), costituita nel 2017, sotto la direzione scientifica degli studiosi Ines Testoni, Giulio Goggi e Vincenzo Milanesi, presidente della realtà. Tra i patrocini spiccano quelli del Senato della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Accademia dei Lincei. (…)

 

da  IL TRIBUTO A SEVERINO – Cultura – Bresciaoggi

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da Corriere della Sera 22.02.2018

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Repubblica 1.3.18
L’eterno ritorno di Severino l’ultimo dei parmenidei
di Antonio Gnoli

Un convegno a sessant’anni da “La struttura originaria”
Era il 1958 quando uscì per le edizioni della Scuola di Brescia La struttura originaria, un libro filosoficamente impervio scritto da un ventottenne che insegnava alla Cattolica di Milano. Sarà questo lo spunto per un convegno in programma a Brescia domani e dopodomani sul pensiero di Emanuele Severino. Il filosofo, che il prossimo anno compirà 90 anni, avrebbe da ridire sull’idea che esista un “suo” pensiero, dal momento che la filosofia non può ridursi a una questione personale. La filosofia non è un punto di vista sul mondo. La filosofia, per Severino, è il destino stesso dell’Occidente e della Verità.
Quella “verità” che l’Occidente ha continuamente travisato con il suo perdurante nichilismo.
Conclusione, l’Occidente è il luogo in cui si è manifestato l’errore, ma altresì è il luogo dell’errare, cioè è il luogo che non ha mai rinunciato a cercare la verità.
Non so se sia abbastanza chiara la riflessione di Severino. Ma l’impianto di questo discorso costituisce la forza de La struttura originaria. Chiedo a Massimo Donà che di Severino è stato allievo che giudizio dà di quell’opera: «È un libro a suo modo epocale, nel quale si combinano in modo geniale la struttura ontologica e immutabile del “Dio” tomista con l’idealismo gentiliano. Ciò che poteva sembrare un connubio bizzarro, che gli costò tra l’altro un’accusa e un processo per ateismo, in realtà fu un modo originalissimo per ripensare la questione dell’eterno o dell’immutabile come il manifestarsi del divenire. Quando Severino fu espulso per le sue tesi eretiche dalla Cattolica venne a insegnare a Venezia. Restai folgorato dalle sue lezioni.
Improvvisamente vedevo Hegel, Kant e Heidegger sotto una luce nuova». Anche Giacomo Marramao, che di Severino non è stato allievo ma ha spesso dialogato con lui, sottolinea la radicalità filosofica de La struttura originaria: «Quando lessi per la prima volta quel libro mi colpì l’assoluta estraneità rispetto a ciò che in quel periodo marxismo, esistenzialismo e fenomenologia proponevano.
Queste erano in qualche modo tutte filosofie del soggetto; mentre quella era puro distillato di pensiero. La proposta filosofica di Severino poteva dunque essere accolta come una stravaganza, una provocazione o una tardiva ripresa dell’idealismo. In realtà in quegli anni passò inosservata ai più. Solo con la riedizione Adelphi nel 1981 (la casa editrice pubblica tutte le sue opere teoriche), La struttura originaria entrò prepotentemente nel dibattito filosofico. Il tratto che più mi colpisce di questo libro è che l’originario non è assunto come sfondo oscuro, irrazionale, prelogico; bensì come una struttura sintattica che si mostra nell’apparire delle cose. Un inno spinoziano all’eternità del mondo. Un inno, a me pare, composto con la passione di Severino per la logica e la matematica. Tanto da indurmi a pensare che gli esiti della sua ricerca siano sorprendentemente simili agli effetti della nuova fisica». Può sembrare sorprendente che un pensiero nato in un ambito filosofico tradizionalista (uno dei maestri di Severino è Gustavo Bontadini) trovi rimandi nella logica pura e nella fisica dei quanti. Non è casuale che egli si sia misurato con i grandi logici del Novecento e in particolare con Rudolf Carnap al quale ha dedicato un lungo saggio apparso in Legge e Caso. In quel libro del 1979 si chiarisce il confronto serrato con il dominio della scienza (e della tecnica) e con la follia dell’Occidente. Quest’ultima espressione sarà una sorta di leit motiv di tutta la produzione severiniana: «Fu una delle locuzioni che maggiormente colpirono la mia fantasia», ricorda Umberto Galimberti. «Era il 1960 quando iniziai a frequentare i suoi corsi.
Quel sistema filosofico, costruito con un rigore estremo, mi sembrò inattaccabile. Una specie di prigione dorata per qualunque pensiero che avesse voluto viverci dentro. Come una grandissima opera d’arte. Avrei mai potuto obiettare a Van Gogh che i suoi girasoli erano imperfetti? Allo stesso modo non trovavo crepe o difetti al suo potente impianto logico. Paradossalmente, fu proprio la costruzione di una macchina così perfetta a spingermi a occuparmi di altro. Cosa avrei potuto aggiungervi?».
Il convegno bresciano, organizzato dall’Associazione di Studi Emanuele Severino, è solo uno degli appuntamenti. Un altro si terrà il 17 aprile al Conservatorio di Milano dove verrà eseguita Zirkus Suite, un’opera musicale che Severino compose nel 1947. «Ho l’impressione», spiega Donà, «che quella musica abbandonata per la filosofia in qualche modo ritorni nelle ultime opere teoriche di Severino, dove la potenza concettuale sembra lasciare spazio all’ineffabile bellezza del suono delle parole».

Corriere della Sera 2 marzo 2018

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All’alba dell’eternità, I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA”, 2-3 marzo 2018, a cura dell’ASES- Associazione di Studi Emanuele Severino

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Programma congresso

 

 

BRESCIA, 2-3 MARZO 2018
SCADENZA ISCRIZIONI: 31 GENNAIO

 

 

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modalità di iscrizione al Congresso Internazionale All’alba dell’eternità. I primo 60 anni de “La struttura originaria”, Brescia, 2-3 marzo 2018

Vasco Ursini
6 gennaio alle ore 19:10
COMUNICATO

Alcuni amici mi hanno chiesto di ribadire le modalità di iscrizione al Congresso Internazionale All’alba dell’eternità. I primo 60 anni de “La struttura originaria”, Brescia, 2-3 marzo 2018.
A tal fine ricordo che l’iscrizione all’ASES implica la possibilità di partecipare gratuitamente al Congresso e alle ulteriori iniziative promosse dall’Associazione nel corso di tutto il 2018.
Per l’iscrizione si richiede il versamento della quota di 50,00 euro (cinquanta euro) entro la data del 31 gennaio 2018.
La quota va versata sul conto corrente di UBI-BANCA, filiale Corso Martiri della Libertà di Brescia attraverso il seguente IBAN: IT76A0311111238000000000754.
Al fine di essere iscritti nel Registro Soci è poi necessario inviare i dati anagrafici e la mail di posta elettronica al seguente indirizzo: paolobarbieri55@gmail.com

All’alba dell’eternità: i primi 60 anni de “LA STRUTTURA ORIGINARIA”, 2 e 3 marzo 2018, a Brescia presso l’Università Statale – aula magna di via san Faustino e l’Università Cattolica – aula magna via Trieste. Comitato organizzatore: Claudio Bragaglio; Paolo Barbieri; Vasco Ursini; Marco Piscitello; Gianmarco Biancalani

Sono aperte le iscrizioni al congresso e contestualmente all’Associazione.
Per maggiori dettagli è possibile contattare:

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