Il principio di non contraddizione secondo R. Panikkar

La contraddizione è contra-dizione, non è contra-essere.
Dunque, la “contra-dizione” non si può dire.
Ma chi ci ha detto che quello che “è” coincida con quello che si può dire?
Chi ci dice che la Realtà obbedisca al principio di non-contraddizione?
Tale principio va rispettato dentro il suo campo, e il suo campo è quello della dizione, del dire.
Principio di “contra-dizione”.
Ma non è contro l’essere: l’Essere non è identico al logos, alla dizione, alla parola.
Credo si possa esprimere razionalmente o irrazionalmente.
R. Panikkar

“After the battle”: Emanuele Severino, il più strenuo difensore mai esistito della innegabilità del principio di non contraddizione, e Graham Priest, il grande logico teorico del “dialeteismo”, per il quale si danno contraddizioni vere.

“After the battle”: Emanuele Severino, il più strenuo difensore mai esistito della innegabilità del principio di non contraddizione, e Graham Priest, il grande logico teorico del “dialeteismo”, per il quale si danno contraddizioni vere.

Rimane il dubbio se queste due differenti tradizioni di pensiero siano riuscite ad intendersi durante il confronto tenutosi al convegno “All’alba dell’eternità” il 2 e il 3 marzo 2018.

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Il principio di non contraddizione nel pensiero di Emanuele Severino, segnalato da Vasco Ursini, in Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252

Il principio di non contraddizione nel pensiero di Emanuele Severino

Il ruolo che il principio di non contraddizione riveste nel pensiero di Emanuele Severino rappresenta molto probabilmente un ‘unicum’ nel panorama filosofico contemporaneo. Se, infatti, la tesi più nota e più scandalosa del filosofo bresciano consiste nell’affermazione dell’eternità di ogni ente in quanto tale, è il ‘modo’ in cui questa viene presentata che più colpisce, ossia come la stessa posizione concreta del principio di non contraddizione, il cui senso autentico viene visto come espresso per la prima volta – ed essenzialmente – da Parmenide: “l’essere è, mentre il nulla non è” (fr. 6, vv. 1-2 in E. Severino, Essenza del nichilismo, 3° ed., Adellphi, Milano 1995, pp. 20-243). Pensare ad un tempo in cui un qualsiasi ente si è annullato o è ancora nulla, significherebbe infatti pensare ad un tempo in cui l’essere è – ‘simpliciter’ – identico al nulla. Dunque, se “dell’essere (di ogni, di tutto l’essere) non si può pensare che non sia, allora di tutto l’essere […] non si può pensare che divenga, perché, divenendo, non sarebbe […]. Sì che tutto l’essere è immutabile. Non esce dal nulla e non ritorna nel nulla. E’ eterno” (Ivi, p. 63). Mentre per gran parte della filosofia contemporanea il principio di non contraddizione è un criterio “solo negativo, di ogni verità” (I. Kant, Critica della ragione pura, trad. di G. Colli, Adelphi, Milano 1995, p. 228), in quanto applicantesi a conoscenze in generale “prescindendo dal loro contenuto” (Ibid.), Severino vede in esso la manifestazione stessa della verità dell’essere e la chiave di volta della “struttura originaria del sapere”.
Dal principio di non contraddizione non discende però, secondo Severino, solo l’impossibilità del divenire in senso nichilista, ma anche – e innanzitutto – la ‘necessità della relazione’ tra ogni significato e la totalità del significare. Il principio viene insomma visto non solo nella sua valenza ontologica, ma anche in quella semantica, incarnandosi immediatamente in una posizione ‘olista’. Riformulato come ‘principio di opposizione universale – il positivo si oppone al negativo – il principio di non contraddizione afferma non solo l’opporsi di ogni ente al ‘nihil absolutum’, ma anche il proprio differire da ‘ogni altro positivo’. Ogni significato, opponendosi originariamente ad ogni altro significato, implica la totalità del significare.

(Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252).

(3) Amici di Emanuele Severino

L’anelare e l’attesa, in Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, p. 113

 

Se l’uomo non è il mortale, ma l’apparire del destino della verità; e se l’apparire della verità è contraddizione (contraddizione C), allora l’ “anelare” è l’irrequietezza della contraddizione e quindi l’uomo è l’anelante ‘par excellence’. Quella irrequietezza è l’apparire della necessità che ogni configurazione della terra sia oltrepassata. L’anelare è un vedere la necessità dell’oltrepassamento del luogo in cui l’anelare si apre. Solo il destino della verità può essere quindi l’anelante. Nel linguaggio dell’Occidente l’anelare implica invece il volere, il progettare, appartiene cioè alla logica che crede nel divenir altro degli essenti e nella capacità della volontà di farli diventare altro. Per questo, i miei scritti preferiscono la parola “attesa”, perché l’attesa allude alla consapevolezza di qualcosa che non può non accadere.

(Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, p. 113.)

All’alba dell’eternità – Il “principio di non contraddizione” – video 2 h e 32 m

All’alba dell’eternità – Il “principio di non contraddizione”

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(204) All’alba dell’eternità – Il “principio di non contraddizione” – YouTube

Emanuele Severino e la Contraddizione C | testo di Saverio Mariani in Ritiri Filosofici, 12 maggio 2009

…. Contraddizione C, nello specifico, «è la forma astratta della verità, è la stessa verità del destino, ma in quanto astratta, ossia è il destino della verità in quanto presenza finita dell’apparire infinito della totalità dell’essente e pertanto del destino della verità» (Fondamento della contraddizione, p. 88). In altre parole, la Contraddizione C è la “condizione” nella quale si mostra l’infinito in forma finita, essa descrive una mancanza, quella relativa all’apparire di ogni determinazione, in quanto ciascuna determinazione che appare all’interno della terra isolata dal destino appare contestualmente come verità ed errore. È verità perché essa è un eterno, ma è errore perché è un finito e non può apparire insieme a tutte le relazioni con le altre determinazioni e al suo statuto ontologico fondamentale.

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 Severino e la Contraddizione C | Ritiri Filosofici

Il principio di non contraddizione nel pensiero di Emanuele Severino, in Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto, Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252

 

Il ruolo che il principio di non contraddizione riveste nel pensiero di Emanuele Severino rappresenta molto probabilmente un ‘unicum’ nel panorama filosofico contemporaneo. Se, infatti, la tesi più nota e più scandalosa del filosofo bresciano consiste nell’affermazione dell’eternità di ogni ente in quanto tale, è il ‘modo’ in cui questa viene presentata che più colpisce, ossia come la stessa posizione concreta del principio di non contraddizione, il cui senso autentico viene visto come espresso per la prima volta – ed essenzialmente – da Parmenide: “l’essere è, mentre il nulla non è” (fr. 6, vv. 1-2 in E. Severino, Essenza del nichilismo, 3° ed., Adellphi, Milano 1995, pp. 20-243). Pensare ad un tempo in cui un qualsiasi ente si è annullato o è ancora nulla, significherebbe infatti pensare ad un tempo in cui l’essere è – ‘simpliciter’ – identico al nulla. Dunque, se “dell’essere (di ogni, di tutto l’essere) non si può pensare che non sia, allora di tutto l’essere […] non si può pensare che divenga, perché, divenendo, non sarebbe […]. Sì che tutto l’essere è immutabile. Non esce dal nulla e non ritorna nel nulla. E’ eterno” (Ivi, p. 63). Mentre per gran parte della filosofia contemporanea il principio di non contraddizione è un criterio “solo negativo, di ogni verità” (I. Kant, Critica della ragione pura, trad. di G. Colli, Adelphi, Milano 1995, p. 228), in quanto applicantesi a conoscenze in generale “prescindendo dal loro contenuto” (Ibid.), Severino vede in esso la manifestazione stessa della verità dell’essere e la chiave di volta della “struttura originaria del sapere”.
Dal principio di non contraddizione non discende però, secondo Severino, solo l’impossibilità del divenire in senso nichilista, ma anche – e innanzitutto – la ‘necessità della relazione’ tra ogni significato e la totalità del significare. Il principio viene insomma visto non solo nella sua valenza ontologica, ma anche in quella semantica, incarnandosi immediatamente in una posizione ‘olista’. Riformulato come ‘principio di opposizione universale – il positivo si oppone al negativo – il principio di non contraddizione afferma non solo l’opporsi di ogni ente al ‘nihil absolutum’, ma anche il proprio differire da ‘ogni altro positivo’. Ogni significato, opponendosi originariamente ad ogni altro significato, implica la totalità del significare.

(Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252).

 

via Amici di Emanuele Severino

Emanuele Severino  sulla tesi delle logiche paraconsistenti, in Testimoniando il destino, Quinta postilla al capitolo I, Adelphi, Milano 2019, pp.277-278

 

Nel 1958 ‘La struttura originaria’ (cap. III, par. 6) anticipa, respingendola, quella che in seguito sarebbe stata la tesi delle logiche paraconsistenti – affermanti il valore limitato del principio di non contraddizione, ossia della “consistenza” – e ne mostra l’inconsistenza. E anche “Ritornare a Parmenide”, 6 (1964, in ‘Essenza del nichilismo’ ripresenta questa anticipazione. In tutti e due questi scritti, della tesi del valore limitato del principio di non contraddizione, ossia della differenza dei differenti, viene considerata una configurazione specifica (non frequentata dalle logiche paraconsistenti): quella nella quale, una volta accertata l’autonegazione della negazione universale della differenza dei differenti (ossia dell’ “opposizione del positivo al negativo”, o dell’ “esser sé dell’essente in quanto essente”), la negazione del principio di non contraddizione prende atto di tale autonegazione e si riformula affermando di essere l’unica dimensione non contraddittoria. E in “Ritornare a Parmenide”, 6, si rileva che la relazione tra questa dimensione e quella contraddittoria è contraddittoria e che pertanto anche la dimensione non contraddittoria, nonostante le intenzioni delle loiche paraconsistenti, è una dimensione contraddittoria. In generale: la relazione tra ciò che per le logiche paraconsistenti è il contraddittorio e ciò che per esse è il non contraddittorio è contraddittoria; e ‘quindi’ anche ciò che per esse dovrebbe essere l’incontraddittorio è invece contraddittorio. Queste logiche negano ciò che esse sostengono.

Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Quinta postilla al capitolo I, Adelphi, Milano 2019, pp.277-278).

Emanuele Severino, Innegabile. Verità e contraddizione, Festival della filosofia di Modena/Carpi/Sassuolo, 2018, video – lezione in festivalfilosofia.it/, 49 minuti

Emanuele Severino
Innegabile. Verità e contraddizione
festivalfilosofia2018

Qual è il carattere originario della verità? È indagata l’innegabilità, ossia la caratteristica della struttura originaria che implica l’impossibilità di negare se stessa, poiché l’apparire degli essenti non è esterno alla loro totalità, ma ne comporta la verità.

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Emanuele Severino – Innegabile. Verità e contraddizione

Il principio di non contraddizione maschera del nichilismo | di Maurizio Morini in Ritiri Filosofici, 21 ottobre 2018

 

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http://www.ritirifilosofici.it/il-principio-di-non-contraddizione-maschera-del-nichilismo/?fbclid=IwAR3GzAyS8I5dcEUoLSEn5bGqt-s8wSYaR6qWYXe4_LM8EPy0dvT10pm-4-k

 

IL “PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE”, Chair: Giuseppe MICHELI Discussant: Federico PERELDA, Luigi Vero TARCA, Laura CANDIOTTO Graham; PRIEST: Emanuele SEVERINO, Convegno All’alba dell’eternità – I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA” a cura dell’ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino, Brescia 2-3 marzo 2018 Università degli Studi di Brescia. Video di 2 ore

All’alba dell’eternità – I PRIMI 60 ANNI DE “LA STRUTTURA ORIGINARIA” a cura dell’ASES – Associazione di Studi Emanuele Severino

Brescia 2-3 marzo 2018 Università degli Studi di Brescia,

Aula Magna di via San Faustino Università Cattolica di Brescia, Aula Magna di via Trieste

IL “PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE”

Chair: Giuseppe MICHELI

Discussant: Federico PERELDA, Luigi Vero TARCA, Laura CANDIOTTO Graham PRIEST Emanuele SEVERINO

NEGARE LA CONTRADDIZIONE, di Luciano Tomagè, in Amici di Emanuele Severino

Nella storia dell’ uomo, segnata all’ origine dal Nichilismo preontologico (mitico-religioso, magico-alchemico) e ontologico (filosofico-epistemico), la coscienza appare quando viene testimoniata la volontà di negare la contraddizione. Quando cioè il pensiero compie il primo passo verso quel principio che poi troverà esplicita formulazione nella metafisica di Aristotele e che viene tramandato nel corso dei secoli, dei millenni, come “principio di identità o di non contraddizione”.
A questo stadio aurorale della coscienza, l’ uomo rifiuta l’ indeterminazione dei propri atti e configura l’ agire come attività cosciente che coordina mezzi in vista di scopi determinati. Nega che il diverso sia identico.
In fondo, si tratta della sua salvezza, della sua sopravvivenza nella selva oscura che gli si para dinanzi.
Ogni cosa comincia ad essere intesa come determinata in quanto tale, perciò differente dalle altre. La Natura comincia ad essere vista come la manifestazione di una molteplicità di cose. Tra esse, alcune potenze naturali sovrastanti, a cui attribuire un valore sacro e salvifico. E tanti miti dell’ Origine richiamano la metaforfosi, la morte e lo smembramento del Dio come causa/potenza produttiva del mondo nella molteplicita’ delle suoi regni, delle sue forme.
Quando la coscienza umana saprà esprimere la testimonianza del valore della Verità, comincerà ad apparire anche il senso della sua contraddizione, cioè dell’ errore, dell’ inganno, della mistificazione della Verità, della sua alienazione.
Nella storia dell’ uomo, il liguaggio ontologico della filosofia greca segna fin dalle origini l’ alienazione della Verità. La più radicale perchè appunto riguarda il valore più alto di tutta la sapienza – e si tratta di un valore proprio perchè è in grado di assicurare una forma di salvezza alla vita dell’ uomo superiore a quella già offerta dal mito e dalla religione. Questo sapere assoluto ha un contenuto eminente che sarà l’ oggetto della Metafisica nel corso dei secoli, dei millenni. E questo contenuto è l’ Essere. E l’ ente in quanto ente. La cosa in quanto cosa, ontologicamente determinata. L’ ente e non altro da se’, non alienato a se’ stesso.’.
Il passaggio dal nichilismo Parmenideo (che per negare la contraddizione della verità dell’ Essere, condanna al Niente il molteplice dive-niente che appare e di cui pure facciamo esperienza), al nichilismo platonico-aristotelico (che per negare la contraddizione della verità salva il mondo, il molteplice diveniente di cui pure abbiamo esperienza, nell’ ordine di una perenne oscillazione tra l’ Essere e il Nulla) è il passaggio decisivo. Parmenide scioglie il legame necessario dell’ ente all’Essere e così facendo condanna al niente dell’ illusione l’ esperienza del mondo. Platone scioglie il legame dell’ ente al Niente (a cui lo aveva condannato Parmenide) ma non lega secondo necessità l’ ente all’ Essere, bensì secondo l’ ordine del Tempo. Con l’ Occidente si apre la vicenda del mortale in quanto coscienza ontologica della vita e della morte di tutte le cose. Nelle pagine del “Sofista” emerge la testimonianza di questa coscienza filosofica giunta alla soluzione di un paradossale rebus metafisico.
Ora, la coscienza filosofica della verità epistemica, che permane nella tradizione occidentale fino a due secoli fa e poi crolla lasciando in superficie al vitalismo e alla prassi scientifica la parola ma coltivando sottotraccia le mosse dello scacco matto alla tradizione, attraversa una prima fase in cui la negazione della contraddizione si fonda sulla verità dell’ Essere, cioè di quel valore eterno ed immutabile che la parlola “sacro” sintetizza bene. Mentre invece nella seconda fase di questa coscienza filosofica, da un paio di secoli appunto, la negazione della contraddizione è operata sul fondamento del divenire, come dimensione non smentibile dell’ esperienza, come fondamento di verità. AFFERMARE LA VERITA’ DEL DIVENIRE SIGNIFICA NEGARE LA CONTRADDIZIONE DEL SACRO E DEL DIVINO IN QUANTO ETERNI CHE ENTIFICANO IL NULLA DEL FUTURO.
La lettura severiniana di questo processo storico-fenomenologico della coscienza filosofica dell’ Occidente offre una visione orientata verso la progressiva coerentizzazione della Follia, cioè dell’ errore, dell’ alienazione della verità. La negazione della contraddizione si fa coerente poichè la logica del divenire si sbarazza di quell’ ente privilegiato che è l’ Iperuranio come luogo delle idee eterne, di Dio e di tutti i valori eretti a diga del fiume della vita, e afferma la verità del divenire trascendentale. La crisi in atto nel mondo è il riflesso mondano di questo sommovimento epocale, il passaggio inevitabile dall’ epoca della verità dell’ eterno all’ epoca dell’ attimo fuggente sottoposto alla previsione scientifica dell’ apparato tecnico totale. Abbiamo detto passaggio inevitabile sempre secondo il senso “debole” che la necessità acquista all’ interno della fede nel divenire, che del Nichilismo è l’ essenza e del mortale l’ alienazione essenziale. E senza considerare che la civiltà della Tecnica che avanza ancora non raggiunge il grado di coscienza avanzato (il sottosuolo del pensiero, secondo il linguaggio di Severino), che gli garantisca di diritto, e non soltanto di fatto, la vittoria nello scontro con le altre fedi politiche, economiche, religiose. Prendendo coscienza di ciò su cui si fondano le ragioni del suo dominio, il Superuomo moderno, l’ apparato tecnoscientifico cioè, libera tutte le sue risorse di potenza. Percio’ la Tecnica deve imparare a negare con verità la contraddizione di qualsiasi immutabile, di qualsiasi dio che pretenda l’ eternità nell’ orizzonte del divenire trascendentale, per accedere al grado filosofico della coscienza di se’ e della legittimità del suo primato al dominio, in quanto culmine della volontà di potenza.

via (2) Amici di Emanuele Severino

Se si pone l’essere nel tempo il “principio di non contraddizione” diventa la forma peggiore di contraddizione (Emanuele Severino, Ritornare a Parmenide, in Essenza del nichilismo, Adelphi, 1964, p. 22), citazione proposta da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

 

Il discorso aristotelico (ripetuto dagli aristotelici e dagli scolastici vecchi e nuovi) ponendo che quando l’essere è, è, e quando non è, non è, dice dunque che quando l’essere è il nulla, allora è nulla; e non si accorge che il vero pericolo dal quale ci si deve guardare non è l’affermazione che, quando l’essere è nulla, sia essere (e, quando è essere, sia nulla), ma è l’acconsentimento che l’essere sia nulla, cioè l’acconsentimento che si dia un tempo in cui l’essere non è il nulla (quando è) e un tempo in cui l’essere è nulla (quando non è), cioè l’acconsentimento che l’essere sia nel tempo. In questo modo il “principio di non contraddizione” diventa la forma peggiore di contraddizione: proprio perché la contraddizione viene nascosta nella formula stessa con la quale ci si propone di evitarla e di bandirla dall’essere.

Emanuele Severino, Ritornare a Parmenide, in Essenza del nichilismo, Adelphi, 1964, p. 22.

via Amici di Emanuele Severino

Il “principio di non contraddizione” nel pensiero di Emanuele Severino, citazione da: Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252.

 

Il ruolo che il principio di non contraddizione riveste nel pensiero di Emanuele Severino rappresenta molto probabilmente un ‘unicum’ nel panorama filosofico contemporaneo. Se, infatti, la tesi più nota e più scandalosa del filosofo bresciano consiste nell’affermazione dell’eternità di ogni ente in quanto tale, è il ‘modo’ in cui questa viene presentata che più colpisce, ossia come la stessa posizione concreta del principio di non contraddizione, il cui senso autentico viene visto come espresso per la prima volta – ed essenzialmente – da Parmenide: “l’essere è, mentre il nulla non è” (fr. 6, vv. 1-2 in E. Severino, Essenza del nichilismo, 3° ed., Adellphi, Milano 1995, pp. 20-243).

Pensare ad un tempo in cui un qualsiasi ente si è annullato o è ancora nulla, significherebbe infatti pensare ad un tempo in cui l’essere è – ‘simpliciter’ – identico al nulla. Dunque, se “dell’essere (di ogni, di tutto l’essere) non si può pensare che non sia, allora di tutto l’essere […] non si può pensare che divenga, perché, divenendo, non sarebbe […]. Sì che tutto l’essere è immutabile. Non esce dal nulla e non ritorna nel nulla. E’ eterno” (Ivi, p. 63).

Mentre per gran parte della filosofia contemporanea il principio di non contraddizione è un criterio “solo negativo, di ogni verità” (I. Kant, Critica della ragione pura, trad. di G. Colli, Adelphi, Milano 1995, p. 228), in quanto applicantesi a conoscenze in generale “prescindendo dal loro contenuto” (Ibid.), Severino vede in esso la manifestazione stessa della verità dell’essere e la chiave di volta della “struttura originaria del sapere”.

Dal principio di non contraddizione non discende però, secondo Severino, solo l’impossibilità del divenire in senso nichilista, ma anche – e innanzitutto – la ‘necessità della relazione’ tra ogni significato e la totalità del significare. Il principio viene insomma visto non solo nella sua valenza ontologica, ma anche in quella semantica, incarnandosi immediatamente in una posizione ‘olista’. Riformulato come ‘principio di opposizione universale – il positivo si oppone al negativo – il principio di non contraddizione afferma non solo l’opporsi di ogni ente al ‘nihil absolutum’, ma anche il proprio differire da ‘ogni altro positivo’. Ogni significato, opponendosi originariamente ad ogni altro significato, implica la totalità del significare.
(Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252.