Il pensiero che guida l’Occidente non solo afferma, nel proprio inconscio, l’identità dell’essente e del niente …, E. Severino, La buona fede, Rizzoli, Milano 1999, p. 178

Il pensiero che guida l’Occidente non solo afferma, nel proprio inconscio, l’identità dell’essente e del niente – e quindi il pensiero che guida l’Occidente è il nichilismo -, ma crede anche di ‘vedere’ ciò che invece non è in alcun modo visibile, ossia l’uscire degli essenti dal nulla e il loro ritornarvi. Non si tratta – come invece accade nel parmenidismo di Einstein – di affermare l’illusorietà dell’esperienza del divenire, ma di rendersi conto che l’esperienza non attesta l’uscire e il ritornare nel nulla, da parte degli essenti, ma il loro incominciare ad apparire e il loro scomparire, il loro avvicendarsi nel cerchio di luce dell’apparire. Il divenire non è il divenir altro, ma è la vicenda in cui gli eterni compaiono e scompaiono – gli eterni, cioè gli identici a sé e diversi dal loro altro. Oltre quelli presenti, sono eterni anche gli eventi e gli istanti che diciamo passati e futuri.(E. Severino, La buona fede, Rizzoli, Milano 1999, p. 178)

La totalità degli enti ha o non ha un inizio?, Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, pp. 15 – 16

La totalità degli enti ha o non ha un inizio?
In una delle sue forme più coerenti il nichilismo (cfr. ‘Essenza del nichilismo’) pensa che la ‘totalità’ degli enti abbia un inizio. Avere un inizio significa, per la totalità, avere un “prima”. Se non avesse un “prima”, se non fosse nel tempo, sarebbe eterna e non qualcosa che inizia. (O in essa vi sarebbe un eterno da cui ha avuto inizio il resto – ma questa è la prospettiva epistemico- metafisico-teologica, dove il nichilismo non ha ancora raggiunto le proprie forme più coerenti). D’altra parte essere ‘nel’ tempo, per la totalità degli enti, è non essere la totalità. Appunto per questo il nichilismo intende come ‘nulla’ il “prima” che precede l’inizio della totalità
Nell’ultimo paragrafo di ‘Fondamento della contraddizione’ si mostra che, essendo necessario che il nulla sia la possibilità di ciò che incomincia ad essere e pertanto la possibilità dell’inizio della totalità degli enti, ed essendo necessario che la possibilità sia un modo di essere, allora, ponendo il nulla come possibilità, si afferma che il nulla è essere, [ …] Va detto che il possibile non è un nulla, ma una struttura positiva, un ente, sì che intendere il nulla come la possibilità del tutto – significa affermare che il nulla è un ente.
Una contraddizione, questa, ulteriore rispetto a quella che sta al centro del nichilismo e per la quale gli enti escono dal proprio nulla e vi fanno ritorno, Infatti, quando si afferma che, prima di essere, l’ente è nulla, ‘non’ si intende affermare che è il nulla ad esser nulla, ma che è l’ente ad esser nulla. Questo, anche se il nichilismo, in modo implicito, crede di poter affermare che, quando è l’ente ad esser nulla, è il nulla ad esser nulla. Ma affermare l’identità tra l’esser nulla da parte del nulla e l’esser nulla da parte dell’ente, significa affermare quell’assoluta identità dell’ente e del nulla che il nichilismo tende invece a lasciare nascosta nel proprio inconscio.
(Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013, pp. 15 – 16).

Sul nulla come possibilità, nella tradizione occidentale, di Vasco Ursini

In tutta la tradizione occidentale il nulla è visto come la ‘possibilità’ dell’essere – e dunque come qualcosa che non è un nulla assoluto. Ed è visto così perché se il nulla fosse l’impossibilità del suo trasformarsi in essere non ci sarebbe il divenire.
Da ciò già si evince chiaramente che il nulla come possibilità è uno dei modi più significativi in cui si presenta la “Follia del nichilismo”.
Da un lato, il pensiero dell’Occidente pensa il nulla come l’assolutamente nulla da cui l’essere esce; dall’altro lato, invece, per pensare l’uscita dell’essere dal nulla, l’Occidente deve pensare che il nulla è possibilità dell’essere.
Ma pensando che il nulla è possibilità, l’Occidente connota positivamente il nulla facendolo diventare un essente e identifica gli assolutamente opposti, che peraltro, in quanto esso è fede nel divenire, non intende identificare.

Il “nulla” nello sguardo del destino, di Vasco Ursini

Nello sguardo del destino appare l’impossibilità di bandire il significato “nulla”.
La volontà di liberarsi di questo significato presuppone la significanza del nulla.
E infatti il discorso che afferma l’assoluta insignificanza del nulla (come fa, ad esempio, il discorso neopositivista) nega sé stesso, perché il concetto di “assoluta insignificanza” non è altro che il concetto di “nulla”.
All’interno stesso del linguaggio di coloro che vogliono liberarsi della significanza del nulla (e dunque all’interno del linguaggio ontologico), il nulla resta invincibile.
Quando infatti dicono che la parola “nulla” va eliminata perché è assolutamente insignificante, non si accorgono, non solo che stanno trattando come significante l’espressione “assolutamente insignificante”, ma capiscono la differenza che sussiste tra il significato “nulla” e tutti gli altri significati che invece essi non vogliono bandire, finendo col capire che cosa significa la parola “nulla”.

ANDREOLI VITTORINO, Homo stupidus stupidus. L’agonia di una civiltà, Rizzoli editore, 2018. Indice del libro

Che senso ha questo “Essere” e perché c’è, e non piuttosto il Nulla?, di Vasco Ursini

Vasco Ursini

Che senso ha questo “Essere” e perché c’è, e non piuttosto il Nulla? Come tutto ciò ha avuto inizio, o come e perché c’è da sempre. Se così è, che senso ha che tutte le cose che sono vanno nel nulla: da tutto ciò che sono state non sono più nulla. E la morte, chi la governa? Chi è che decide il giorno, il mese e l’ora in cui essa viene a prendere un essente stroncandogli la vita e teasformandolo in niente? Essa stessa o altri? Forse la Necessità. O forse il Dio immaginato come persona trascendente dai mortali? Ma questo Dio, che peraltro è morto, è, in ogni caso, ” TROPPO POCO”. E Allora? Mistero totale! Mistero che persiste da sovrano assoluto! “Al di là della muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”, non si può proprio andare.

 

da Amici di Emanuele Severino

In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla, in Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (Zibaldone di pensieri), 1341-1342, Luglio 1821

Alétheia

«In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Giacché nessuna cosa è assolutamente necessaria, cioè non v’è ragione assoluta perch’ella non possa non essere, o non essere in quel tal modo ec. E tutte le cose sono possibili, cioè non v’è ragione assoluta perché una cosa qualunque, non possa essere, o essere in questo o quel modo ec. E non v’è divario alcuno assoluto fra tutte le possibilità, né differenza assoluta fra tutte le bontà e perfezioni possibili… Un primo ed universale principio delle cose, o non esiste, né mai fu, o se esiste o esistè, non lo possiamo in niun modo conoscere, non avendo noi né potendo avere in menomo dato per giudicare delle cose avanti le cose, e conoscerle al di là del puro fatto reale. […] La necessità di essere, o di essere in un tal modo, e di essere indipendentemente da ogni cagione, è perfezione relativa alle nostre opinioni ec. Certo è che distrutte le forme platoniche preesistenti alle cose, è distrutto Iddio».

Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (Zibaldone di pensieri), 1341-1342, Luglio 1821

 

da(1) Amici di Emanuele Severino

Per Leopardi la “cosa che non è cosa” vuol dire: che le cose esistenti sono nulla, perché vengono dal nulla e sono destinate a tornare nel nulla. Dunque …. vai al testo di Vasco Ursini

Vasco Ursini
27 giugno 2018
Per Leopardi la “cosa che non è cosa” vuol dire: che le cose esistenti sono nulla, perché vengono dal nulla e sono destinate a tornare nel nulla. Dunque anche le cose esistenti sono nulla, proprio perché sono destinate a tornare nel nulla da cui provengono. Ecco dunque spiegata la frase “cosa che non è cosa”: una cosa non è nulla, ma è appunto ciò che è, esiste; ma poiché è destinata a tornare nel nulla da cui proviene, fondamentalmente essa è nulla.Per Leopardi,una cosa è dunque una non cosa. Spero di essere riuscito, caro Silvestro, a spiegarle quella frase che sembra non avere senso e invece ce l’ha, per Leopardi, beninteso e purtroppo per l’intera civiltà del Pianeta. Contro questa fede “sta” “il destino della verità” indicato dal grande Emanuele Severino.

da

Amici di Emanuele Severino

Cos’è il nulla? di Michele Diodati– in spazio-tempo-luce-energia.it, febbraio 2018

…. quando si pensa all’origine dell’Universo, si incorre facilmente in un errore logico legato proprio al concetto di nulla. Molti si chiedono, per esempio: cosa c’era prima del Big Bang (o prima dell’origine dell’Universo, qualunque essa sia stata)? Come ha fatto l’essere a venire fuori dal nulla? Domande simili concepiscono il nulla come un essere, cioè una condizione di esistenza. Ma pensare il nulla in questo modo è una contraddizione in termini. Il nulla è assenza di essere e il concetto stesso di tempo non ha significato nell’assenza di essere: non c’è un tempo che scorre, se non esiste nulla che possa variare e dare la misura del tempo che scorre (per esempio attraverso un aumento dell’entropia).

Dunque, in conclusione, di una cosa possiamo essere certi: non c’è mai stato un momento in cui l’essere è apparso dal nulla,

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 Cos’è il nulla? – Spazio Tempo Luce Energia

E’ possibile il NULLA nella SCIENZA? di Mauro Dorato – Video in Rai Filosofia

Perché esiste qualcosa e non il nulla? Il filosofo della scienza Mauro Dorato fa notare come questa domanda presupponga già la sua risposta: implica che da un lato c’è uno stato di nulla assoluto, che dall’altro lato c’è uno stato di essere e che infine c’è un Essere infinitamente buono che al nulla preferisce qualcosa. Non è una domanda, quindi, cui possa rispondere la scienza, perché sottintende la presenza di un piano divino che giustifica tutto e che, soprattutto, crea dal nulla. Mentre per la scienza l’energia si conserva e dunque non la si può creare da ciò che non è.

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Dorato: è possibile il nulla nella scienza? – Rai Filosofia

Il NULLA da Parmenide a Epicuro, di Emidio Spinelli – Video in Rai Filosofia

Il professor Emidio Spinelli traccia una breve storia del nulla all’interno della filosofia antica partendo, naturalmente, da colui che per primo ne parlò in relazione all’essere: Parmenide

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 Spinelli: il nulla da Parmenide a Epicuro – Rai Filosofia

Esiste il NULLA?, di Renato Pilutti |in renatopilutti.it, 15 febbraio 2009

Duemilacinquecento anni prima ne trattò indirettamente il grande Parmenide, quando affermò che l’esistenza dell’Essere presuppone l’inesistenza del nulla. “L’essere è, il non essere non è“, dice l’eleate in quel suo marmoreo frammento rimastoci.

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Esiste il nulla? |

Riflessioni su Nulla di Vittorio Sechi, in riflessioni.it, 2016

… noi tutti, ogni qualvolta ci troviamo a contatto con noi stessi e con il nostro pensiero, filosofiamo e creiamo filosofia. Allora quella che segue è filosofia che parla di nulla, anzi del Nulla

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Il Nulla | Riflessioni su Nulla di Vittorio Sechi