Eugenio Montale , Nell’ombra della magnolia …

Nell’ombra della magnolia

che sempre più si restringe,

a un soffio di cerbottana

la freccia mi sfiora e si perde.

Pareva una foglia caduta

dal pioppo che a un colpo di vento

si stinge – e fors’era una mano

scorrente da lungi tra il verde.

Un riso che non m’appartiene

trapassa da fronde canute

fino al mio petto, lo scuote

un trillo che punge le vene,

e rido con te sulla ruota

deforme dell’ombra, mi allungo

disfatto di me sulle ossute

radici che sporgono e pungo

con fili di paglia il tuo viso…

Vorrei poter credere (Raffaele Mancini)

Vorrei poter credere (Raffaele Mancini).

Vorrei poter credere

in Dio

come i bimbi credono

alle fiabe

per risolvere con una

preghiera

il mio tormento.

Vorrei poter credere

in Dio

come i vecchi credono

alla morte

per lenire con una

preghiera

la paura dell’gnoto.

Invece credere

non so

e non so più pregare

come tu, Madre,

m’insegnasti un giorno.

Tengo gli occhi chiusi

per vincere la

notte

e i pugni alle tempie

stretti

per non pensare.

Ma il pensiero dentro

si rivolta

e come tarlo scava

mentre

la polvere del dubbio

l’animo vela

di sottile angoscia.

da

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“Guardare il fiume fatto di tempo e d’acqua e ricordare che il tempo è un altro fiume …”, Jorge Luis Borges, in L’artefice, 1960

DA

“Guardare il fiume fatto di tempo e d’acqua e ricordare che il tempo è un altro fiume …”, Jorge Luis Borges, in L’artefice, 1960 – Antologia del TEMPO che resta

Guardare il fiume fatto di tempo e d’acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume.
Sapere che ci perdiamo come il fiume
e che passano i volti come l’acqua.

Sentire che la veglia è un altro sogno,
sogno di non sognare e la morte
che il nostro corpo teme è questa morte
di ogni notte, che chiamiamo sonno.

Vedere nel giorno o nell’anno un simbolo
dei giorni dell’uomo e dei suoi anni,
trasfigurare l’oltraggio degli anni
in una musica, un rumore, un simbolo,

vedere nella morte il sonno, nel tramonto
un triste oro, questo è la poesia
che è povera e immortale. La poesia
si volge come l’aurora e il tramonto.

Talora nel crepuscolo un volto
ci guarda dal fondo di uno specchio;
l’arte deve esser come quello specchio
che ci rivela il nostro proprio volto.

Ulisse, dicono, stanco di prodigi,
pianse d’amore, scorgendo la sua Itaca
umile e verde. L’arte è quell’Itaca
di verde eternità, non di prodigi.

È anche come il fiume senza fine
che passa e resta; è specchio di uno stesso
Eraclito incostante, uno e diverso
sempre, come il fiume senza fine.

Jorge Luis Borges

VASCO URSINI, Una filosofia per il tempo che viviamo, Edizioni Nuova Prhomos, 180 pagine, Città di Castello (PG), 2021, INDICE del libro e modalità di acquisto

Sito della casa editrice: https://www.nuovaprhomos.com/

COLORO CHE INTENDESSERO ACQUISTARE IL SAGGIO DEL PROF. VASCO URSINI CON ESTREMA VELOCITA POSSONO CONTATTARE L’UFFICIO DISTRIBUZIONE DELLA CASA EDITRICE (ore 9-13; 14-16) AL NUMERO TELEFONICO

075 85 50 805

VERRA’ LORO DETTO CHE POSSONO ACQUISTARE IL SAGGIO CON UNA DI QUESTE DUE MODALITA’:

A) TRAMITE PAGAMENTO CONTRASSEGNO AL RICEVIMENTO DEL SAGGIO CON L’AGGIUNTA DI 5 EURO RISPETTO AL SUO COSTO DI 20 EURO;

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IL SAGGIO, IN ENTRAMBE LE MODALITA’ SARA’ RICEVUTO DALL’ACQUIRENTE IN 24 ORE

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Indirizzo mail della casa editrice:

stampa@nuovaprhomos.com

Vorrei poter credere, di Raffaele Mancini. Dalla pagina facebook di Vasco Ursini

Vorrei poter credere

in Dio

come i bimbi credono

alle fiabe

per risolvere con una

preghiera

il mio tormento.

Vorrei poter credere

in Dio

come i vecchi credono

alla morte

per lenire con una

preghiera

la paura dell’gnoto.

Invece credere

non so

e non so più pregare

come tu, Madre,

m’insegnasti un giorno.

Tengo gli occhi chiusi

per vincere la

notte

e i pugni alle tempie

stretti

per non pensare.

Ma il pensiero dentro

si rivolta

e come tarlo scava

mentre

la polvere del dubbio

l’animo vela

di sottile angoscia.

La poesia pensante (v. Leopardi, Montale, Ungaretti, Quasimodo ed altri) , di Vasco Ursini

Vasco Ursini

2 h  · La poesia pensante (v. Leopardi, Montale, Ungaretti, Quasimodo ed altri) mostra, a chiare note, di rappresentare la ” condizione umana, il “dasein”, l’esserci”, meglio dei filosofi delle università italiane, che solitamente parlano un linguaggio del tutto “staccato” da tale condizione: un linguaggio astratto, un “bla bla” senza senso, un parlarsi addosso per il gusto di apparire e niente altro

Eugenio Montale, Casa sul mare, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925)

ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono eguali e fissi
come i giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

in Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925)

JORGE LUIS BORGES ARTE POETICA , segnalato in Amici di Emanuele Severino | Facebook

Guardare il fiume ch’è di tempo e di acqua
e ricordare che anche il tempo è un fiume,
saper che ci perdiamo come il fiume
e che passano i volti come l’acqua.
Sentire che la veglia è anch’essa un sonno
che sogna d’esser desto e che la morte
che teme il nostro corpo è quella morte
di ogni notte, che chiamiamo sonno.
Decifrare nel giorno o nell’anno un simbolo
dei giorni dell’uomo e dei suoi anni,
convertire l’oltraggio empio degli anni
in una musica, un rumore e un simbolo,
dire sonno la morte, nel tramonto
vedere un triste oro, è la poesia
eterna e povera. La poesia
che torna come l’aurora e il tramonto.
A volte appare nelle sere un volto
e ci guarda dal fondo d’uno specchio:
l’arte deve esser come questo specchio
che ci rivela il nostro stesso volto.
Narran che Ulisse, stanco di prodigi,
pianse d’amore nello scorgere Itaca
Verde e umile. L’arte è anch’essa un’Itaca
di verde eternità, non di prodigi.
È anch’essa come il fiume interminabile
che passa e resta e riflette uno stesso
Eraclito incostante, che è lo stesso
ed un altro, come il fiume interminabile.
Traduzione: Domenico Porzio
JORGE LUIS BORGES
ARTE POÉTICA

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Pelagos Letteratura. Oggi Umberto Piersanti …

da  Pelagos Letteratura – Post

Fine d’anno, Jorge Luis Borges (Fervore di Buenos Aires, 1923)

 

Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

Jorge Luis Borges (Fervore di Buenos Aires, 1923)