«In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Giacché nessuna cosa è assolutamente necessaria, cioè non v’è ragione assoluta perch’ella non possa non essere, o non essere in quel tal modo …, Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (Zibaldone di pensieri), 1341-1342, Luglio 1821

«In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Giacché nessuna cosa è assolutamente necessaria, cioè non v’è ragione assoluta perch’ella non possa non essere, o non essere in quel tal modo ec. E tutte le cose sono possibili, cioè non v’è ragione assoluta perché una cosa qualunque, non possa essere, o essere in questo o quel modo ec. E non v’è divario alcuno assoluto fra tutte le possibilità, né differenza assoluta fra tutte le bontà e perfezioni possibili… Un primo ed universale principio delle cose, o non esiste, né mai fu, o se esiste o esistè, non lo possiamo in niun modo conoscere, non avendo noi né potendo avere in menomo dato per giudicare delle cose avanti le cose, e conoscerle al di là del puro fatto reale. […] La necessità di essere, o di essere in un tal modo, e di essere indipendentemente da ogni cagione, è perfezione relativa alle nostre opinioni ec. Certo è che distrutte le forme platoniche preesistenti alle cose, è distrutto Iddio».

Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (Zibaldone di pensieri), 1341-1342, Luglio 1821.

“Leopardi è l’interlocutore privilegiato di Emanuele Severino, che nel contrapporre al nichilismo leopardiano il destino della verità scrive pagine mirabili che spesso raggiungono le alte vette dell’autentica poesia”, di Vasco Ursini, in riferimento all’articolo di Davide D’Alessandro, Sempre caro mi fu Leopardi – Il Foglio 22 novembre 2017

“Leopardi è l’interlocutore privilegiato di Emanuele Severino, che nel contrapporre al nichilismo leopardiano il destino della verità scrive pagine mirabili che spesso raggiungono le alte vette dell’autentica poesia”,

di Vasco Ursini in riferimento a:

Se per il Leopardi filosofo m’inginocchio davanti alle pagine sublimi di Emanuele Severino, per il Leopardi letterato mi rivolgo a Citati, Davide D’Alessandro in Il Foglio 22 novembre 2017

via Sempre caro mi fu Leopardi – Il Foglio

Emanuele Severino, Entro la dimensione nichilistica dell’Occidente non si può non essere “leopardiani”. Ma qual’è in Leopardi la forma del rapporto tra filosofia e poesia?

Entro la dimensione nichilistica dell’Occidente non si può non essere “leopardiani”. Ma qual’è in Leopardi la forma del rapporto tra filosofia e poesia?

Negli iniziali “pensieri” dello ‘Zibaldone’ poesia e filosofia sono due cose essenzialmente diverse. “La filosofia è la visone della verità, cioè della nullità delle cose; la poesia è l’illusione che volta le spalle alla verità e unisce l’uomo all'”infinito”. Ma successivamente Leopardi capisce che, nell’età della scienza e della tecnica, all’uomo non è più consentita alcuna illusione in relazione al nulla che sempre più incombente gli sta davanti e lo attraversa.
Rimane però, nel ‘genio’, la ‘forza’, la grandezza, la potenza con cui egli esprime lo spettacolo terribile del nulla e questa forza è la poesia – che dunque non è un sogno ozioso e separato da quello della filosofia, ma è la potenza stessa del linguaggio filosofico.
Ben presto, cioè, poesia e filosofia diventano in Leopardi una unità grandiosamente potente.
La ‘forza’ con la quale il genio esprime la nullità delle cose gli consente di sporgere ancora per un poco al di sopra del nulla e di sollevare in alto con sé gli uomini, ancora per un poco. Solo l’unità di filosofia e poesia consente un’ultima provvisoria salvezza dal nulla.
[…]
Dunque Leopardi è un pensatore “epocale”?
“Raccoglie in sé l’intera epoca dell’Occidente”.
Come va visto il cosiddetto “pessimismo” del Leopardi?
“Se il “pessimismo” è la vocazione per il nulla – e dunque è la fede nel divenire, cioè nel nichilismo -, il pessimismo appartiene all’essenza dell’uomo occidentale: ai Padri della Chiesa, a Leibniz, a Goethe non meno che a Leopardi.
Tutta la cultura dell’Occidente, e dunque tutta la cultura “ottimistica” dell’Occidente, ha al proprio fondamento il “pessimismo”, la fede nell’oscillazione delle cose tra l’essere e il nulla e, nonostante ogni suo tentativo di mascherarsi, è questa fede la matrice dell’angoscia che avvolge l’Occidente”.
(Emanuele Severino)

Sorgente: (2) Amici a cui piace Emanuele Severino

Il pensiero di Leopardi passa vicinissimo alla “cosa che non è cosa” che è implicata dal divenire, la nomina, ma la nomina senza trasalire, senza scorgere, appunto, che “cosa che non è cosa” è l’assolutamente impossibile, necessariamente implicato dal divenire, Emanuele Severino, In viaggio con Leopardi. La partita del destino dell’uomo, Rizzoli, Milano 2015, pp. 219-221

IL PENSIERO DI LEOPARDI

Il pensiero di Leopardi passa vicinissimo alla “cosa che non è cosa” che è implicata dal divenire, la nomina, ma la nomina senza trasalire, senza scorgere, appunto, che “cosa che non è cosa” è l’assolutamente impossibile, necessariamente implicato dal divenire. Afferma invece che “il non essere” inteso come “cosa che non è cosa”, è l’unico bene (“non v’è altro bene”). A trattenerlo e a chiuderlo in questa cecità vi sono due millenni e mezzo di filosofia e di civiltà, e dietro a essi v’è l’intera storia dell’uomo. E ancora: come pretendere che , dopo la partita vinta col Giocatore Bianco (che è la ‘tradizione’ della civiltà occidentale. E’ cioè il pensiero e le opere di tale tradizione). E ancora: come pretendere che, dopo la grande partita vinta col Giocatore Bianco, il Giocatore Nero (in queste pagine è Leopardi) abbia ancora la forza di trasformarsi nel Terzo Giocatore ( in sintesi il pensiero di Severino) e giungere a riveder le stelle e dire che proprio il diventar altro implica l’esser “cosa che non è cosa”, cioè l’assolutamente impossibile, che proprio per questo tutte le cose sono eterne? (Il Terzo Giocatore indica lo ‘Sguardo’ che vede qualcosa di mai visto dalla sapienza dei mortali: lo ‘Sguardo’ che vede la grande e potente scacchiera sbriciolarsi, cadere a pezzi).
Tuttavia Leopardi, identificando il non essere (delle cose) e l’esser “cosa che non è cosa”, è in qualche modo in procinto di voltare il capo verso le stelle. Ma senza saperlo. Il Terzo Giocatore, infatti, ha già mostrato che il risultato dell’annullamento non è il puro nulla, il nulla in quanto tale, ma è l’esser nulla ‘da parte della cosa che è diventata nulla’. Questo risultato non è il ‘nulla’ che è nulla, bensì la ‘cosa’ che è nulla, Il ‘non-nulla’ che è nulla: è appunto ‘la cosa che non è cosa’, il non essere ‘della cosa’. La contraddizione abissale del divenire sta sotto agli occhi di Leopardi, in qualche modo egli l’ha snidata, ma senza saperlo, quindi non la vede. Crede anzi che sia l’unico “bene”.
Non la può vedere, carico com’è della fede che l’annullamento delle cose uscite dal nulla sia l’evidenza assolutamente non smentibile. Egli è ‘in qualche modo’ in procinto di voltare il capo verso le stelle, perché questa imminenza rimane congelata. Non volta il capo perché non gli è possibile negare l’evidenza del diventar altro e affermare l’eternità di tutto. E d’altra parte è ‘in procinto’ di voltarlo: sia perché le contraddizioni dell’esistenza, che egli scorge, le intende come conseguenza dell’andare nel nulla da cui l’esistenza proviene; sia perché, lo si è appena rilevato – vede che il nulla in cui le cose vanno e da cui vengono è il ‘loro’ nulla, vede che il non essere, implicato dal divenire, è identico all’esser “cosa che non è cosa”.
Pensare l’assurdo ‘come esistente’ e il nulla ‘delle cose’ significa portarsi in uno degli estremi avamposti fino ai quali l’essenza del nichilismo può spingersi rimanendo tale: oltre di essi questa essenza entrerebbe in un territorio dove sarebbe costretta a svanire. Non potrebbe nemmeno riconoscere la propria Follia, perché sarebbe il destino a mostrarla, giacché solo il destino potrebbe mostrarla come verità.
Per questo si può dire che se il Giocatore Nero è infinitamente lontano dal Terzo Giocatore, del Terzo Giocatore egli è anche un interlocutore privilegiato. Gli è in qualche modo vicino. Chi è sceso nelle estreme profondità della Terra si è allontanato dal Cielo. Ma, se avesse proseguito ancora, e avesse quindi rovesciato il capo, le stelle avrebbe infine potuto giungere a rivederle, lasciando cadere a terra le sue vesti nere e lasciando apparire il destino della verità, che eternamente appare.
(Emanuele severino, In viaggio con Leopardi. La partita del destino dell’uomo, Rizzoli, Milano 2015, pp. 219-221).

Leopardi come pensatore del nulla – dell’opacità e dell’inconsistenza della realtà imprigionata nell’eterna gabbia del nascere e del morire – va ben oltre la filosofia di Schopenhauer, dal Retro di copertina del libro: E: Severino, “Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi, Bur,, Milano 2005. Citazione proposta da Vasco Ursini in  Amici a cui piace Emanuele Severino

Leopardi come pensatore del nulla – dell’opacità e dell’inconsistenza della realtà imprigionata nell’eterna gabbia del nascere e del morire – va ben oltre la filosofia di Schopenhauer: anticipando il nichilismo di Nietzsche, apre la strada dell’intera filosofia del nostro tempo. Leopardi vede il futuro essenziale dell’Occidente: l’approssimarsi del paradiso della civiltà della tecnica e l’inevitabilità del suo fallimento.
Per Leopardi la poesia rappresenta l’ultima illusione di salvezza offerta agli uomini, oltre il fallace ottimismo alimentato dal paradiso della scienza moderna e della tecnica. La sua grandezza filosofica, osserva Severino, “è stata ignorata, ma è inevitabile che egli abba a diventare il pensatore che alla fine dell’età della tecnica smaschera il culmine della felicità e vede in esso il culmine dell’angoscia”.
( Retro di copertina del libro: E: Severino, “Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi, Bur,, Milano 2005)

Sorgente: (1) Amici a cui piace Emanuele Severino

“”Per l’intera tradizione dell’Occidente, il divenire del mondo si produce all’interno di un Ordine immutabile, divino. Appunto per questo, le cose ritornano là da dove provengono. Nel frattempo, esse sono “in mezzo”, tra l’Inizio e la Meta: in mezzo a Dio che le genera e le attrae. La filosofia contemporanea pensa invece, prevalentemente, che all’inizio e alla fine del divenire del mondo non ci sia nulla, e che dunque noi e le cose siamo “in mezzo al nulla” (come scrive Leopardi), da Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 24 – 25, ripresa da  Amici a cui piace Emanuele Severino

Per l’intera tradizione dell’Occidente, il divenire del mondo si produce all’interno di un Ordine immutabile, divino. Appunto per questo, le cose ritornano là da dove provengono. Nel frattempo, esse sono “in mezzo”, tra l’Inizio e la Meta: in mezzo a Dio che le genera e le attrae.
La filosofia contemporanea pensa invece, prevalentemente, che all’inizio e alla fine del divenire del mondo non ci sia nulla, e che dunque noi e le cose siamo “in mezzo al nulla” (come scrive Leopardi).
Certo, la tradizione non può essere cancellata all’improvviso e quindi nella filosofia contemporanea c’è anche, inevitabilmente, molta ambiguità. Per esempio, stando all’essenza del pensiero contemporaneo, l’ “ultimo Dio ” Dio di Heidegger dovrebbe essere il nulla, il “niente nullo” (l’espressione è sua). E invece per Heidegger “l’ultimo Dio” finisce col coincidere con l’ “Essere “, che sì, per Heidegger sta sempre al di là di ogni ente – e in questo senso è il “Niente” -, ma è anche carico di suggestione e di mistero, e “accenna”, “invia”, “si nasconde”, si presenta cioè con tratti che sono riportabili al Dio della Teologia negativa, ma che non sono certamente compatibili con il “niente nullo”. E allora l’anima della filosofia contemporanea ha certamente ragione a chiedere che diritto abbiamo di parlare ancora di Dio. [ … ]
Ma tutto questo discorso è fondato sulla fede che l’evidenza suprema e indiscutibile sia il divenire delle cose (cioè l’interpretazione che l’Occidente dà del divenire). Quando dico che è soprattutto questa fede a dover essere messa in questione, penso anche che chi ha a cuore le sorti della filosofia non può ‘chiudersi’ in questa fede e guardare e giudicare tutto con gli occhi di essa. Non può chiudersi in quell’ultimo Ordine e in quell’ultima Armonia che è la fede nel divenire e che sin dall’inizio avvolge ogni ordine e ogni armonia dell’Europa.
(Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 24 – 25)

Sorgente: (9) Amici a cui piace Emanuele Severino

Emanuele Severino: la filosofia di Leopardi – Rai Letteratura

Il filosofo Emanuele Severino spiega la rilevanza filosofica della poetica leopardiana: “Leopardi può ben considerarsi uno dei maggiori pensatori della filosofia contemporanea. Ha infatti posto anticipatamente le basi di quella distruzione della tradizione occidentale che sarà poi continuata e sviluppata – ma non resa più radicale – da Nietzsche, Wittgenstein ed Heidegger”

tratto da:

Sorgente: La filosofia di Leopardi – Rai Letteratura

Eschilo e Leopardi hanno certamente stabilito un rapporto essenziale con la poesia; ma hanno avuto anche la ventura di stabilire un rapporto ancora più essenziale col pensiero filosofico, Emanuele Severino

Eschilo e Leopardi hanno certamente stabilito un rapporto essenziale con la poesia; ma hanno avuto anche la ventura di stabilire un rapporto ancora più essenziale col pensiero filosofico. Sul piano storico, la grandezza di un pensiero sta nella sua capacità di guidare un’epoca intera.

Il pensiero di Eschilo guida, insieme a quello di pochi altri, l’intera tradizione dell’Occidente.

Quello di Leopardi è destinato a guidare la nostra epoca e il suo sviluppo fino al culmine della civiltà della tecnica (Emanuele Severino).

Sorgente: (2) Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini su:  Emanuele Severino, “In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo”, Rizzoli, Milano 2015, tratto dal gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

Un libro da leggere

Durante il recente periodo di riposo che mi sono concesso ho letto e riletto il terzo libro su Leopardi di Emanuele Severino, “In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo”, Rizzoli, Milano 2015.

Nel 1990 Severino pubblicò il suo primo libro sul grande poeta italiano: “Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi”, Rizzoli, Milano; seguì nel 1997, “Cosa arcana e stupenda, L’Occidente e Leopardi”, Rizzoli, Milano.

Rispetto ai primi due questo terzo libro su Leopardi è rivolto a un pubblico più ampio. Ciò rende più facile la comprensione delle ardue tematiche leopardiane. I lettori che sentissero il bisogno di approfondimenti e di ulteriori chiarimenti possono consultare i primi due testi peraltro riproposti in modo nuovo e con nuovi spunti in questo terzo libro ove si gioca una partita tra tre giocatori: il Giocatore Bianco, il Giocatore Nero e un terzo Giocatore. Il ‘Giocatore Bianco’ è la ‘tradizione’ della civiltà occidentale. E’ cioè il pensiero e le opere di tale tradizione. Egli “ritiene di avere la capacità di mostrare che il mondo, in tutti i suoi aspetti, esiste all’interno di un Ordine e di un sistema di Leggi immutabili che si fondano sul Principio divino ed eterno di tutte le cose. Questa convinzione è l’idea che guida le azioni umane compiute lungo tutta la tradizione dell’Occidente.

Il ‘Giocatore Nero’ è ‘ Leopardi”, che, insieme a Nietzsche e Gentile e pochi altri, scorge “le ‘ragioni’ dell’immensa frana di più di due millenni di civiltà”. C’è inoltre da considerare che “il ‘Giocatore Nero’ gioca sulla scacchiera che è statta costruita dal ‘Giocatore Bianco. La scacchiera dove per la prima volta il divenire delle cose – la morte – è pensato e vissuto come il loro uscire dal nulla e il ritornarvi. In questo senso il ‘Giocatore Nero’, vincendo la partita, è un parricida. Quella di cui stiamo parlando è comunque la scacchiera, evocata per la prima volta dal pensiero greco, su cui è stata ed è giocata l’intera storia dell’Occidente … e ormai anche dell’Oriente ( che pertanto ha cessato di essere la preistoria dell’Occidente, cioè di essere il luogo dove il divenire non è ancora posto in relazione al nulla)”.
“Ma in queste pagine la partita è giocata anche da un ‘Terzo Giocatore’ … che, invece di giocare su quella scacchiera, “indica lo ‘Sguardo’ che vede qualcosa di mai visto dalle sapienze dei mortali: lo ‘Sguardo’ che vede la grande e potente scacchiera sbriciolarsi, cadere a pezzi, non appoggiarsi ad alcunché [ … ]. Lo sfacelo della scacchiera è infinitamente più profondo della frana della tradizione occidentale”. Il ‘Terzo Giocatore’ “non è lo Sguardo: lo indica. (Ma tale Sgurado è presente nel profondo di ogni uomo)”. All’immensità di tale Sguardo si rivolgono gli scritti di Emanuele Severino, nei quali esso è chiamato “destino della verità”.
“In viaggio con Leopardi” è un libro prezioso che segnalo all’attenzione di tutti gli amici. Va letto, riletto e possibilmente comparato con i primi due. Ma anche da solo può essere utile a comprendere sempre più in profondità il senso di questo nostro stare nel mondo.

Sorgente: (6) Amici a cui piace Emanuele Severino

Emanuele Severino: Giacomo Leopardi. “LA GINESTRA” da “Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche. L’universo della conoscenza”, intervista del giugno 1993 (trascrizione integrale della video-lezione)

vai al sito didattico del professor Tommaso Casanova (Liceo Pascal Manerbio); letteratura italiana, letteratura latina, musicologia

vai a:

Severino, “La ginestra” di Leopardi

Emanuele Severino ospite nella serata di Rinascimento Culturale. Luca Micheletti accompagna la serata con la lettura di poesie di LEOPARDI, 2016

Il filosofo Emanuele Severino ospite nella serata di Rinascimento Culturale. Luca Micheletti accompagna la serata con la lettura di poesie di Leopardi.

Per maggiori informazioni sulle prossime serate o eventi visitate il nostro sito: https://www.rinascimentoculturale.it

Emanuele Severino, “La poiesis, come poesia originaria ed essenziale, cioè come produzione originaria della salvezza e della felicità, si presenta a un certo punto della storia dell’uomo, come filosofia. …”, da Il muro di pietra, 2006

La poiesis, come poesia originaria ed essenziale, cioè come produzione originaria della salvezza e della felicità, si presenta a un certo punto della storia dell’uomo, come filosofia.

L’angoscia per il dolore e la morte è dovuta alla loro imprevedibilità; e tale imprevedibilità giunge all’estremo quando la filosofia, nascendo, pensa innanzitutto che ciò che si manifesta nell’Aletheia sia il “nulla” da cui le cose provengono e in cui ritornano. Il nulla infatti è l’assolutamente imprevedibile e dunque l’assolutamente angosciante.

L’immagine festiva della vita, che la filosofia comincia a produrre rinnovando la festa arcaica, si solleva al di sopra della nullità di cui la vita è intrisa salvando l’uomo dal nulla.

E.S. – Il muro di pietra, 2006 – p.36-37

Gli uomini sono eterni … Leopardi il più grande genio dell’errore … Dio il primo omicida: EMANUELE SEVERINO al Teatro Manzoni di Monza per la rassegna «ABITATORI DEL TEMPO», 15 gennaio 2010. Resoconto di Antonello Sanvito

Emanuele Severino, decano dei filosofi italiani, aprirà il 15 gennaio al teatro Manzoni di Monza la rassegna «Abitatori del tempo», una serie di incontri con pensatori noti e meno noti su un tema specifico. Quest’anno l’argomento è quanto mai ampio: “Il senso della vita, la complessità della condizione umana, nelle riflessioni, nei problemi posti da filosofia, teologia, arte e scienze”. Organizzatori la Provincia di Monza e Brianza e il Comune di Monza, con la collaborazione dei comuni di Arcore, Brugherio,, Cesano Maderno, Giussano, Lissone, Nova Milanese, Villasanta e Vimercate.


Il resoconto di Antonello Sanvito, tratto da:

Sorgente: (2) Studi Severiniani – Diario

e già pubblicato in:

http://www.ilcittadinomb.it/stories/Homepage/112681_il_filosofo_severino_siamo_eterni_la_morte_non__annientamento/

Gli uomini sono eterni,

Leopardi il più grande genio dell’errore,

Dio il primo omicida.

Anche chi conosce Emanuele Severino, tramite le lezioni, i libri, le conferenze o gli elzeviri sul Corriere della sera, venerdì sera, al Manzoni, è rimasto un po’ scioccato nel sentire le sue affermazioni. Davanti a un teatro pieno, almeno 800 persone, ha dato l’ennesimo saggio della sua vasta conoscenza e della sua ferrea capacità dialettica.

Presentato da Rosanna Lissoni, promotrice della rassegna «Abitatori del tempo», in compagnia di tre politici, gli assessori alla cultura Alfonso Di Lio (comune di Monza), Enrico Elli (provincia MB, e Massimo Zanello (regione Lombardia), Severino ha dato l’abbrivio ai 10 incontri coi filosofi dicendo la sua sul senso della vita.

“Il titolo della serata – ha esordito – è Le vite, la vita. Sta a significare che sulla vita esiste una pluralità di punti di vista. Ma anche un senso comune, un minimo comune denominatore, che sorregge i molti sensi della vita che alimentano la civiltà occidentale”.

Come spesso accade, il filosofo è andato a cercare nell’etimologia il primo significato di vita: da una radice indoeuropea, “guei” ( dove la g può essere una b o una v), ma anche bios, il primo concetto: “potenza”. Platone parlò della dunamys, la “potenza di fare e di patire quello che arriva dall’esterno”. Eraclito descriveva l’arco, bios, come lo strumento che dà la morte. Prima assonanza di concetti: potenza, essere, violenza.

Quindi un veloce passaggio per Cartesio, e la sua distinzione tra res cogitans e res extensa, giusto per sottolineare che quel ”res”, cosa, sta alla base di una concezione di vita come potenza, e resiste, e nasce la distinzione –affermata dalla biologia – della irreversibilità dei processi vitali, in contrasto con la reversibilità dei processi meccanici.

“Dalla base del concetto, potenza-violenza, accenna Severino, nasce una ramificazione, si sale a fenomeni specifici come programma, irreversibilità, storicità e vita cosciente: sono i modi per descrivere la vita umana”.

Si arriva a distinguere il cervello come organo cui fanno capo i processi mentali, dal resto del corpo. Le scienze però attaccano e tentano di ridurre la vita mentale al fatto cerebrale.

Una breve escursione sul riduzionismo e poi la ripresa del tema principale, con Eraclito. “La biforcazione tra la vita e la morte: noi assistiamo alla morte altrui, non ci è dato di assistere alla nostra”.

Quindi un altro paio di divagazioni prima di passare all’affondo finale. Prima premessa: “senza fede non si vive: non si fa politica, né economia, né scienza. Ma un conto è essere potenti e un altro dire la verità. La scienza è potente perché ha rinunciato a dire la verità. La fede è negabile, la verità no. Supponiamo che Dio appaia, sarebbe un fatto. Sarebbe necessità. Così non è, perché Adamo potè peccare perché Dio non gli si è presentato con quella necessità che gli avrebbe fatto passare la voglia di peccare”. Stessa dinamica sottesa alla morale: “il prossimo è quel che si vuole sia il prossimo”; per Gesù come per Kant “il prossimo è un dover essere”.

L’aggancio al tema principale: “il prossimo e io stesso moriamo; la vita di per se stessa è un continuo morire. Potenza significa divenire qualcosa d’altro, sia nel senso di potenza di fare – attività – sia nel senso di essere modificati da qualcosa d’altro – passività -”.

Conclusione: nella logica del pensiero occidentale “siamo un continuo ‘diventare altro ‘, abbandonare noi stessi, fino all’abbandono ultimo di noi stessi. E’ il concetto di morte come annientamento. Per noi il cadavere è la prova dell’annientamento definitivo del vivente. Ebbene in questo modo di pensare ci riduciamo alla disperazione: dal niente non c’è ritorno”. Domanda radicale: ma noi lo vediamo l’annientamento? Risposta: “no”, e Severino illustra questa affermazione con una metafora.

Paragoniamo l’essere vivente al sole. Il sole, al mattino, è a Oriente; la sera è a Occidente. Se chiediamo al cielo dov’è il sole mentre lo attraversa, il cielo può rispondere : è qui, è lì, tramonta. Ma se chiediamo al cielo che ne è del sole che è uscito dalla sua volta, che non gli appartiene, il cielo non ci può dire nulla. Ce ne può parlare solo quando lo contiene. Se paragoniamo il percorso del sole alle varie fasi della vita, possiamo dire che l’esperienza tace di ciò che ne è del niente che non appare più e lascia al proprio posto il cadavere.

Conclusione: “l’annientamento è una interpretazione di ciò che l’esperienza manifesta, cioè una fede, ma la fede non è verità.” E ancora: Lo squartamento del ‘diventare altro’ è la radice del dolore, della morte. A che diventa B, diventa identico a ciò che essa non è, ovvero A che diventa non A: è una follia. Noi siamo eterni, non siamo un diventare altro. Siamo destinati a un ritorno. Noi siamo già da sempre oltre la vita, più che vita.”

La fine del monologo – rigorosamente a braccio – viene accolta da uno scroscio di applausi, ma poco convinti: di stima per la mente, ma non per il messaggio. Quindi spazio alla domande, che però non sono dirette, ma filtrate dagli organizzatori, che le hanno raccolte prima dell’inizio della serata. (Un aspetto questo positivo, perché evita interventi di puro sfoggio filosofico, da un lato però negativo, perché partono da interrogativi precostituiti, cioè precedenti le parole del relatore. Oltre tutto, personalmente, non mi è stato consegnato nulla…) Dritto alla domanda attinente il tema della serata: quando inizia la vita? Severino attacca la dottrina cattolica, che dice che l’uomo è tale fin dal concepimento. Dio infonde l’anima nell’enbrione. Ma Dio – dice il filosofo – può essere l’uomo in potenza? E’ una bestemmia…” Altra domanda: l’arte può alleggerire il senso della vita? Risposta: “L’arte guarda il mondo, non può sottrarsi allo sguardo della vita intesa come volontà cosciente, volontà potente. E’ una forma della civiltà occidentale basata sul concetto di potenza. Prendiamo Leopardi: è uno dei massimi geni dell’umanità, arrivo a sostenere che lo sia più di Heidegger, Nietzsche, Gentile: ma è l’espressione più radicale dell’errore, perché afferma che tutto è nulla. Dato il modo in cui si intende la vita, egli mostra la necessità che tutto sia nulla.”

Altro coinvolgimento del cristianesimo: “l’arte cristiana vede l’uomo inscritto nel divino, ciò che lo porta in alto è il contenuto dell’arte. Quando finisce l’incanto dell’al di là e resta la miseria del quotidiano all’umanità resta la potenza del vedere la morte. Insomma, questa visione ci lascia galleggiare ancora un po’….” Ultima stoccata al Padre eterno cristiano: “Il pessimismo è pensare che noi siamo preda del nulla. L’omicidio originario è pensare che tu sei nulla, che le cose sono nulla. Dio realizza già un atto di omicidio all’inizio, perché ci considera nulla.”

EMANUELE SEVERINO  parla della sua filosofia, dialogo con ARMANDO TORNO, Mendrisio (Svizzera), 25 gennaio 2012, incontro organizzato dalla Associazione Mendrisio MARIO LUZI poesia del mondo, AUDIO di 98 minuti


fonte: Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del Mondo

Mercoledì 25 gennaio 2012, ospite dell’Associazione Mendrisio Mario Luzi Poesia del Mondo, Emanuele Severino ha regalato perle del suo pensiero filosofico ai numerosi ospiti accorsi per l’occasione presso la sala del Museo d’Arte di Mendrisio. L’incontro, che si è svolto dalle ore 18:00 alle 20:00 circa, ha coinvolto anche i presenti in sala, alcuni dei quali hanno avuto il privilegio di potersi rivolgere direttamente all’illustre filosofo di Brescia.

VINCENZO GUARRACINO su EMANUELE SEVERINO lettore di GIACOMO LEOPARDI: “le sue riflessioni sul poeta-filosofo sono delle tappe fondamentali nella esplorazione dell'”enigma Leopardi” e resteranno tali per le generazioni future”, 25 gennaio 2017

(da una lettera di VINCENZO GUARRACINO a Paolo Ferrario (25 gennaio 2017):

… “le sue riflessioni sul poeta-filosofo sono delle tappe fondamentali nella esplorazione dell'”enigma Leopardi” e resteranno tali per le generazioni future. Tra l’altro, è appena uscito un libro di Luigi Capitano, Leopardi. L’alba del nichilismo, che ne riprende e approfondisce le tesi. Comunque, Severino non è solo questo ma anche molto altro” …


un recente articolo:

VINCENZO GUARRACINO, Il Poeta al cinema.L’enigma Leopardi svelato dai film, in La Provincia 24 gennaio 2017


Alcuni libri di Vincenzo Guarracino tratti da Amazon:

  • Guida alla lettura di Leopardi

31 mag. 1987

  • UN NOME VENERATO E CARO. La Vera Storia di Antonio Ranieri oltre il Mito del Sodalizio con Leopardi.

15 gen. 2010

di Guarracino,Vincenzo.
  • Giacomo Leopardi. Antologia a cura di Vincenzo Guarracino.

1991

di AA.VV.

EMANUELE SEVERINO, FESTA E POESIA: TRA DANTE E LEOPARDI, Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini”, La Spezia, 28 maggio 2016, AUDIO di circa 2 ore

Sabato 28 maggio 2016, nei locali dell’Accademia Lunigianese di Studi «Giovanni Capellini,

il professor Emanuele Severino ha tenuto una conferenza sul tema

“Festa e Poesia: tra Dante e Leopardi”

Il relatore è stato introdotto dal Presidente dell’Accademia Professor Giuseppe Benelli, da Mirco Manuguerra, presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi e dall’assessore alla cultura del Comune della Spezia, Luca Basile.


Per scaricare e ascoltare l’audio vai al sito:

http://www.accademiacapellini.it/pluginAppObj_111_37/download.php?action=download


SEVERINIANAMENTE LEOPARDI, di Matteo Mollisi, post individuato e segnalato da VASCO URSINI, 14 gennaio 2017

Il ruolo della riflessione filosofica del poeta di Recanati nel pensiero di Severino: grande anticipatore del nichilismo, primo distruttore degli Immutabili e portatore di una salvezza nella quale si intrecciano lucidità, follia e finzione, e forse in parte sconfessata dallo stesso Severino.

vai all’intero articolo qui:

Sorgente: Severinianamente Leopardi

Emanuele Severino ospite nella serata di Rinascimento Culturale. Luca Micheletti accompagna la serata con la lettura di poesie di LEOPARDI, VIDEO, 1 un’ora e 51 minuti

Emanuele Severino ospite nella serata di Rinascimento Culturale.Luca Micheletti accompagna la serata con la lettura di poesie di Leopardi