“La psicologia non è una semplice descrizione dei fatti psichici: ha sempre un intento terapeutico …”, Emanuele Severino, in “La legna e la cenere”

« La psicologia non è una semplice descrizione dei fatti psichici: ha sempre un intento terapeutico.
Anche quando, con l’analisi esistenziale di Ludwig Binswanger, mette in questione l’esistenza stessa della malattia mentale, la psicologia non ritiene di essere qualcosa di irrilevante per l’uomo, ma intende aiutarlo ad uscire da un modo di esistere “inautentico”, e dunque da un disagio, da una malattia.
Ma nessuna malattia mentale – nemmeno quelle provocate da lesioni organiche – può essere indipendente da ciò che il malato crede di essere. La configurazione e il senso che la sua vita presenta ai suoi occhi, ossia ciò che egli crede di essere, sono il fondamento di ogni sua reazione patologica. Che è “patologica”, innanzitutto perché le cose della vita e del mondo dell’alienato mentale sono diverse, agli occhi della psicologia, da come egli crede che siano.
Tutto questo significa che al fondamento della psicopatologia e della terapia psicologica c’è la convinzione di conoscere il vero senso del mondo e della vita degli individui, lontano dal quale essi sono condotti alla follia.
Questo vero senso, per Binswanger, è la struttura del tempo quale risulta dalla filosofia di Heidegger.
Per Sigmund Freud tale senso è la “realtà” alla quale l’individuo deve ben presto adeguarsi, sostituendo il “principio di piacere” con il “principio di realtà”; e la “realtà” ha per Freud i connotati che vengono attribuiti al mondo dal punto di vista di una concezione filosofica sostanzialmente materialistico-illuministica, della quale la psicoanalisi stenta a prendere coscienza, ma che si ritrova sostanzialmente identica in quella impostazione psichiatrica della psicologia che pur si considera profondamente lontana dalla psicoanalisi e da ogni psicologia del profondo.
E quando Carl Gustav Jung e Jacques Lacan escludono, sia pure con diverse motivazioni, che le cose in se stesse e la “verità” siano conoscibili, essi pongono alla base della teoria e della pratica psicologica un concetto di realtà che è sostanzialmente riconducibile alla “realtà fenomenica” di cui parla la filosofia kantiana. »
Emanuele Severino, “La legna e la cenere”

Gabriele Pulli, Riflessioni sulla psicoanalisi, in Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11

La psicoanalisi si basa sull’idea che la sfera più ampia e profonda della vita psichica sfugga al dominio della coscienza, che sia inconscia. Il brano in cui Freud definisce le caratteristiche proprie del sistema inconscio (quelle cioè non “riscontrabili nel sistema immediatamente superiore”) costituisce dunque uno dei passaggi più importanti dell’intera letteratura psicoanalitica. Non per nulla compare nel sagiio del 1915 ‘L’inconscio’, al quale Freud attribuiva un particolare valore. E non per nulla, lo psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco (la cui opera costituisce uno dei momenti più alti del pensiero psicoanalitico) ha definito l’individuazione di tali caratteristiche come “la più creativa delle scoperte di Freud”, come l’esito di un “colpo straordinario di genio”.
La prima di tali caratteristiche dell’inconscio è l’assenza di contraddizione: “Il nucleo dell’ ‘Inc’ è costituito da rappresentanze pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento, dunque da moti di desiderio. Questi moti pulsionali [ … ] esistono gli uni accanto agli altri senza influenzarsi e non si pongono in contraddizione reciproca”.Tale assenza di contraddizione appare immediatamente connessa con un altro fondamentale carattere: l’assenza di negazione: Freud infatti, senza frapporre alcun altra considerazione soggiunge: “In questo sistema non esiste la negazione, né il dubbio, né livelli di certezza”.
Blanco prende poi in considerazione gli investimenti psichici, cioè i legami che ciascuno di noi stabilisce con ciò che lo circonda, con i quali costituisce il proprio mondo affettivo. Nel sistema inconscio questi sono molto più fluidi di quanto lo siano nel pensiero cosciente: “Le intensità degli investimenti sono di gran lunga più mobili”. Tale maggiore mobilità degli investimenti si determina in particolare attraverso due procedimenti, lo spostamento e la condensazione: “Una rappresentazione può cedere tutto l’ammontare del proprio investimento a un’altra rappresentazione, attraverso il processo di ‘spostamento’; oppure può appropriarsi di tutto l’investimento di parecchie rappresentazioni, attraverso il processo di ‘condensazione”. Freud definisce “processo psichico primario”, l’ambito di tale fluidità dell’energia psichica, evidenziando come questa corrisponda al funzionamento spontaneo della psiche: “Ho proposto di considerare questi due processi come ciò che contraddistingue il cosiddetto ‘processo psichico primario’ “(Freud). Altra fondamentale caratteristica del sistema inconscio è la sua atemporalità: “I processi del sistema ‘Inc sono atemporali’, e cioè non sono ordinati temporalmente, non sono alterati dal trascorrere del tempo, non hanno, insomma, alcun rapporto col tempo” (Freud). Il sistema inconscio, infine, non intrattiene rapporti neanche con la realtà esterna: “i processi ‘inc’ non tengono in considerazione neppure la ‘realtà’ ” (Freud).
Immediatamente dopo, Freud riassume tale già breve descrizione: ” ‘assenza di reciproca contraddizione, processo primario (mobilità degli investimenti), atemporalità e sostituzione della realtà esterna con la realtà psichica’ sono i caratteri che possiamo aspettarci di riscontrare nei processi appartenenti al sistema ‘Inc’ ” (Freud).
(Da Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11).

Filosofia e psicoanalisi. Le parole e i soggetti, a cura di Davide D’Alessandro. In dialogo con: Laura Ambrosiano; Alessandro Barbano; Eugenio Borgna; Antonino Buono; Massimo Cacciari; Eva Cantarella; Adriana Cavarero; Michele Ciliberto; Giuseppe Civitarese; Domenico Cosenza; Massimo Donà; Roberto Esposito; Maurizio Ferraris; Anna Ferruta; Marisa Fiumanò; Carmelo Licitra; Rosa Silvia Lippi; Romano Màdera; Aldo Masullo; Salvatore Natoli Massimo Recalcati; Augusto Romano ; Antonio Alberto Semi; Carlo Sini; Carla Stroppa; Nicolò Terminio; Rossella Valdrè; Nicla Vassallo; Salvatore Veca; Marcello Veneziani; Renzo Zambello; Luigi Zoja. Mimesis editore. Indice del libro

Antologia del TEMPO che resta

Filosofi e analisti lavorano, da laboratori diversi, lo stesso materiale: l’uomo. E proprio dell’uomo si racconta in queste pagine. Della sua sofferenza, del suo dolore, della sua nostalgia, della sua speranza, della sua possibilità. Davide D’Alessandro interroga le menti più brillanti del nostro panorama culturale contemporaneo per addentrarsi nel vivo del rapporto tra filosofia e psicoanalisi.

IN DIALOGO CON Laura Ambrosiano – Alessandro Barbano Eugenio Borgna – Antonino Buono Massimo Cacciari – Eva Cantarella Adriana Cavarero – Michele Ciliberto Giuseppe Civitarese – Domenico Cosenza Massimo Donà – Roberto Esposito Maurizio Ferraris – Anna Ferruta Marisa Fiumanò – Carmelo Licitra Rosa Silvia Lippi – Romano Màdera Aldo Masullo – Salvatore Natoli Massimo Recalcati – Augusto Romano Antonio Alberto Semi – Carlo Sini Carla Stroppa – Nicolò Terminio Rossella Valdrè – Nicla Vassallo Salvatore Veca – Marcello Veneziani Renzo Zambello – Luigi Zoja

via Filosofia e psicoanalisi

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Le due anime dell’Occidente, i suoi due inconsci, di Vasco Ursini in in Amici di Emanuele Severino

Vasco Ursini
31 marzo 2018
Le due anime dell’Occidente, i suoi due inconsci:
“Noi siamo la Gioia. Questa parola non indica un sentimento psicologico: indica il gioire del Tutto per il suo essere il Tutto: appagamento di ogni bisogno, liberazione di ogni dolore, il colmarsi di ogni lacuna. Ma noi siamo anche la fede di essere circondati e penetrati dal dolore, dalla morte, dal niente. E facciamo presto ad allontanare dalla serietà della nostra esistenza la fola secondo cui noi siamo il gioire del Tutto. Noi siamo la Gioia e, insieme, la fede di essere tutt’altro. Due anime abitano nel nostro petto: una nascosta, e l’altra manifesta” (La strada, la follia, la gioia, p. 87)
Va ribadito qui che anche l’anima manifesta è manifesta solo parzialmente in quanto non sa, non può sapere, che la nientità dell’ente non è verità ma il frutto di un’interpretazione. L’inconscio nichilistico non è dunque il fondo ultimo dell’Occidente. Al fondo di quell’inconscio c’è un altro inconscio, un “inconscio dell’inconscio”, che consiste nella verità originaria dell’essere e che è presente nel profondo dell’anima di ogni abitatore del tempo.

in (19) Amici di Emanuele Severino

Schopenhauer , Nietzsche, Freud: elementi per un confronto critico, di U. Galimberti, segnalato da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

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https://sigmund-daubmir.blogspot.com/2007/05/schopenhauer-nietzsche-freud-elementi.html?m=1&fbclid=IwAR3gwoD4fGXcF7Fs88lcG3GVVmz1X37BZCYWZaZIGBT2g2AXnIcBtEfLylM

segnalato in

(2) Amici di Emanuele Severino

Freud: “Ho costantemente l’impressione che da questo fatto accertato al di là di ogni dubbio dell’inalterabilità del rimosso ad opera del tempo, noi abbiamo tratto troppo poco profitto per la nostra teoria …

Vasco Ursini
23 febbraio 2016
“Ho costantemente l’impressione che da questo fatto accertato al di là di ogni dubbio dell’inalterabilità del rimosso ad opera del tempo, noi abbiamo tratto troppo poco profitto per la nostra teoria. Eppure qui sembra aprirsi un varco capace di farci accedere alle massime profondità. Purtroppo nemmeno io sono andato avanti su questo punto”.
(S. Freud, Opere di S, Freud (OSF), Bollati Boringhieri, Torino 1989, p. 186)

In questo passo del 1932 – non lontano dal termine del percorso del suo pensiero – Freud sembra quasi voler lasciare in eredità il compito di una riflessione sull’ “inalterabilità del rimosso”, cioè del contenuto dell’inconscio, “ad opera del tempo”, affidando ad essa la possibilità di nuove, essenziali, acquisizioni: di scoperte capaci di “farci accedere alle massime profondità”.
L’indifferenza del rimosso al tempo corrisponde a una delle caratteristiche fondamentali dell’inconscio, l’atemporalità. Ma l’indicazione di Freud si può estendere senz’altro alle altre caratteristiche dell’inconscio e, infine, alla nozione stessa di inconscio: si può dire senz’altro che l’esigenza che egli pone è, semplicemente, quella di una riflessione sull’inconscio.
E’ come se, facendo un bilancio della sua opera, egli dicesse: l’inconscio (nel suo senso psicoanalitico) è stato scoperto, ora si tratta di riflettere su questa scoperta, per giungere a nuove scoperte, ora si tratta di ‘pensarlo’.
Tra coloro che che hanno percorso la strada aperta da Freud, Ignacio Matte Blanco è stato quello che si è posto in maniera più esplicita il problema di raccogliere questo aspetto della sua eredità, quello che ha cercato con più intensità, di ‘pensare’, di cogliere, la realtà dell’inconscio, che ha sentito con un’intensità estrema: come una cosa “meravigliosa” e, insieme, “misteriosa”.
E il suo testo fondamentale, ‘L’inconscio come insiemi infiniti’ è soprattutto un’opera radicalmente aperta, attraversata da questa tensione a pensare la scoperta dell’inconscio nella forma di un problema irrisolto: un’opera che autorizza, se non esige, un ripensamento oltre se stessa”.
(Gabriele Pulli, L’inconscio come essere e come nulla. Saggio su Freud e Matteo Blanco, Liguori Editore, Napoli 1997, pp. 3-4).

in  (7) Amici di Emanuele Severino

ANDREOLI VITTORINO, Homo stupidus stupidus. L’agonia di una civiltà, Rizzoli editore, 2018. Indice del libro

Sigmund Freud – La massa è un gregge che non può vivere senza un padrone

Brani scelti: SIGMUND FREUD, Psicologia delle masse e analisi dell’Io  (Torino, Bollati Boringhieri, 1977

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https://www.libriantichionline.com/divagazioni/sigmund_freud_massa_gregge?fbclid=IwAR2y0adyq8qPgdHtCd5_VH2NEZGhO3LSZApOAoI9U7yUE0C-aXJxMAGE3IA

DUE SONO GLI INCONSCI DELL’OCCIDENTE, DUE LE ANIME NEL NOSTRO PETTO, in Vasco Ursini, Il dilemma, verità dell’essere o nichilismo?, Booksprint Edizioni, 2013, p. 84

DUE SONO GLI INCONSCI DELL’OCCIDENTE, DUE LE ANIME NEL NOSTRO PETTO.

Emanuele Severino ammette che l’uomo è la convinzione di essere mortale ma aggiunge che nel suo profondo inconscio è presente il senso della propria eternità:
“Noi siamo la Gioia. Questa parola non indica un sentimento psicologico: indica il gioire del Tutto per il suo essere il Tutto: appagamento di ogni bisogno, liberazione di ogni dolore, il colmarsi di ogni lacuna. Ma noi siamo anche la fede di essere circondati e penetrati dal dolore, dalla morte, dal niente. E facciamo presto ad allontanare dalla serietà della nostra esistenza la fola secondo cui noi saremmo il gioire del Tutto. Noi siamo la Gioia e, insieme, la fede di essere tutt’altro. Due anime abitano nel nostro petto; una nascosta, e l’altra manifesta” (E. Severino, La strada, la follia e la gioia, p. 87)
Due anime dunque, secondo Severino, abitano nel nostro petto, due sono gli inconsci dell’Occidente: quello, più superficiale, del ‘nichilismo’ e quello, più profondo, del ‘destino della verità’.
Tentare di esprimere questo secondo inconscio è un’impresa immane mai tentata prima. Severino non si sottrae a farsene carico e ci dice che quest’ultimo sottosuolo “può essere raggiunto solo se non ci si mette in cammino in compagnia delle ricostruzioni storiche a vario raggio avanzate dalla nostra cultura; anzi solo se non ci si mette affatto “in cammino”, ma si lascia che il luogo della necessità (cioè la struttura originaria della Necessità), già da sempre aperto ‘al di fuori’ della struttura dell’Occidente, consenta al linguaggio di testimoniarlo e di testimoniarlo come qualcosa di abissalmente estraneo a quell’altro luogo che è appunto la struttura in cui cresce la storia dell’Occidente. Se questa struttura continua a rimanere l’inconscio essenziale della nostra civiltà, quell’altra – il luogo della necessità – è l’inconscio di questo inconscio, il sottosuolo del sottosuolo, ciò che avvolge l’avvolgente” (E. Severino, La struttura originaria, p.14).
Nel dirci che il destino della verità è l’inconscio dell’inconscio del mortale, Severino ci sprona a ripensare in modo radicale la struttura dell’Occidente per arrivare a scorgere il luogo della verità dell’essere.
A proposito di tale contesa tra isolamento della terra e il destino (da intendersi nell’accezione severiniana), Severino, spiegando ancor meglio la questione, scrive: “Ah, due anime abitano nel mio petto”, Zwei Seelen wohnon, ach! in moinor Brust” dice Faust (J. W. Goethe, Faust, v, 112). Certo Goethe non poteva pensare alla figura del contrasto in cui il mortale consiste, ma le “due anime” sono il destino e la terra isolata. E il petto? Il petto è il cerchio dell’apparire, il quale cerchio dell’apparire appartiene a uno dei due contendenti ( … ). Per stare alla metafora di Goethe il “petto” appartiene a una delle due “anime” e cioè al destino, definito come apparire dell’esser sé dell’essente: è nel destino in quanto apparire dell’esser sé dell’essente che sopraggiunge la terra (,,,). La terra si fa dunque avanti nella verità ma rimanendo avvolta dalla non verità. Quindi nella verità appaiono la verità della terra e la non verità della terra. Questo apparire è l’apparire del contrasto, l’apparire della contraddizione ( … ). E ormai l’abbiamo visto: la condizione di possibilità della contraddizione è l’apparire della contraddizione ‘come’ negata” (E. Severino, L’identità del destino, p. 329 – 330).
(Vasco Ursini, Il dilemma, verità dell’essere o nichilismo?, Booksprint Edizioni, 2013, p. 84).