Filosofia e psicoanalisi. Le parole e i soggetti, a cura di Davide D’Alessandro. In dialogo con: Laura Ambrosiano; Alessandro Barbano; Eugenio Borgna; Antonino Buono; Massimo Cacciari; Eva Cantarella; Adriana Cavarero; Michele Ciliberto; Giuseppe Civitarese; Domenico Cosenza; Massimo Donà; Roberto Esposito; Maurizio Ferraris; Anna Ferruta; Marisa Fiumanò; Carmelo Licitra; Rosa Silvia Lippi; Romano Màdera; Aldo Masullo; Salvatore Natoli Massimo Recalcati; Augusto Romano ; Antonio Alberto Semi; Carlo Sini; Carla Stroppa; Nicolò Terminio; Rossella Valdrè; Nicla Vassallo; Salvatore Veca; Marcello Veneziani; Renzo Zambello; Luigi Zoja. Mimesis editore. Indice del libro

Antologia del TEMPO che resta

Filosofi e analisti lavorano, da laboratori diversi, lo stesso materiale: l’uomo. E proprio dell’uomo si racconta in queste pagine. Della sua sofferenza, del suo dolore, della sua nostalgia, della sua speranza, della sua possibilità. Davide D’Alessandro interroga le menti più brillanti del nostro panorama culturale contemporaneo per addentrarsi nel vivo del rapporto tra filosofia e psicoanalisi.

IN DIALOGO CON Laura Ambrosiano – Alessandro Barbano Eugenio Borgna – Antonino Buono Massimo Cacciari – Eva Cantarella Adriana Cavarero – Michele Ciliberto Giuseppe Civitarese – Domenico Cosenza Massimo Donà – Roberto Esposito Maurizio Ferraris – Anna Ferruta Marisa Fiumanò – Carmelo Licitra Rosa Silvia Lippi – Romano Màdera Aldo Masullo – Salvatore Natoli Massimo Recalcati – Augusto Romano Antonio Alberto Semi – Carlo Sini Carla Stroppa – Nicolò Terminio Rossella Valdrè – Nicla Vassallo Salvatore Veca – Marcello Veneziani Renzo Zambello – Luigi Zoja

via Filosofia e psicoanalisi

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Le due anime dell’Occidente, i suoi due inconsci, di Vasco Ursini in in Amici di Emanuele Severino

Vasco Ursini
31 marzo 2018
Le due anime dell’Occidente, i suoi due inconsci:
“Noi siamo la Gioia. Questa parola non indica un sentimento psicologico: indica il gioire del Tutto per il suo essere il Tutto: appagamento di ogni bisogno, liberazione di ogni dolore, il colmarsi di ogni lacuna. Ma noi siamo anche la fede di essere circondati e penetrati dal dolore, dalla morte, dal niente. E facciamo presto ad allontanare dalla serietà della nostra esistenza la fola secondo cui noi siamo il gioire del Tutto. Noi siamo la Gioia e, insieme, la fede di essere tutt’altro. Due anime abitano nel nostro petto: una nascosta, e l’altra manifesta” (La strada, la follia, la gioia, p. 87)
Va ribadito qui che anche l’anima manifesta è manifesta solo parzialmente in quanto non sa, non può sapere, che la nientità dell’ente non è verità ma il frutto di un’interpretazione. L’inconscio nichilistico non è dunque il fondo ultimo dell’Occidente. Al fondo di quell’inconscio c’è un altro inconscio, un “inconscio dell’inconscio”, che consiste nella verità originaria dell’essere e che è presente nel profondo dell’anima di ogni abitatore del tempo.

in (19) Amici di Emanuele Severino

Schopenhauer , Nietzsche, Freud: elementi per un confronto critico, di U. Galimberti, segnalato da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

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https://sigmund-daubmir.blogspot.com/2007/05/schopenhauer-nietzsche-freud-elementi.html?m=1&fbclid=IwAR3gwoD4fGXcF7Fs88lcG3GVVmz1X37BZCYWZaZIGBT2g2AXnIcBtEfLylM

segnalato in

(2) Amici di Emanuele Severino

Freud: “Ho costantemente l’impressione che da questo fatto accertato al di là di ogni dubbio dell’inalterabilità del rimosso ad opera del tempo, noi abbiamo tratto troppo poco profitto per la nostra teoria …

Vasco Ursini
23 febbraio 2016
“Ho costantemente l’impressione che da questo fatto accertato al di là di ogni dubbio dell’inalterabilità del rimosso ad opera del tempo, noi abbiamo tratto troppo poco profitto per la nostra teoria. Eppure qui sembra aprirsi un varco capace di farci accedere alle massime profondità. Purtroppo nemmeno io sono andato avanti su questo punto”.
(S. Freud, Opere di S, Freud (OSF), Bollati Boringhieri, Torino 1989, p. 186)

In questo passo del 1932 – non lontano dal termine del percorso del suo pensiero – Freud sembra quasi voler lasciare in eredità il compito di una riflessione sull’ “inalterabilità del rimosso”, cioè del contenuto dell’inconscio, “ad opera del tempo”, affidando ad essa la possibilità di nuove, essenziali, acquisizioni: di scoperte capaci di “farci accedere alle massime profondità”.
L’indifferenza del rimosso al tempo corrisponde a una delle caratteristiche fondamentali dell’inconscio, l’atemporalità. Ma l’indicazione di Freud si può estendere senz’altro alle altre caratteristiche dell’inconscio e, infine, alla nozione stessa di inconscio: si può dire senz’altro che l’esigenza che egli pone è, semplicemente, quella di una riflessione sull’inconscio.
E’ come se, facendo un bilancio della sua opera, egli dicesse: l’inconscio (nel suo senso psicoanalitico) è stato scoperto, ora si tratta di riflettere su questa scoperta, per giungere a nuove scoperte, ora si tratta di ‘pensarlo’.
Tra coloro che che hanno percorso la strada aperta da Freud, Ignacio Matte Blanco è stato quello che si è posto in maniera più esplicita il problema di raccogliere questo aspetto della sua eredità, quello che ha cercato con più intensità, di ‘pensare’, di cogliere, la realtà dell’inconscio, che ha sentito con un’intensità estrema: come una cosa “meravigliosa” e, insieme, “misteriosa”.
E il suo testo fondamentale, ‘L’inconscio come insiemi infiniti’ è soprattutto un’opera radicalmente aperta, attraversata da questa tensione a pensare la scoperta dell’inconscio nella forma di un problema irrisolto: un’opera che autorizza, se non esige, un ripensamento oltre se stessa”.
(Gabriele Pulli, L’inconscio come essere e come nulla. Saggio su Freud e Matteo Blanco, Liguori Editore, Napoli 1997, pp. 3-4).

in  (7) Amici di Emanuele Severino

ANDREOLI VITTORINO, Homo stupidus stupidus. L’agonia di una civiltà, Rizzoli editore, 2018. Indice del libro

Sigmund Freud – La massa è un gregge che non può vivere senza un padrone

Brani scelti: SIGMUND FREUD, Psicologia delle masse e analisi dell’Io  (Torino, Bollati Boringhieri, 1977

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https://www.libriantichionline.com/divagazioni/sigmund_freud_massa_gregge?fbclid=IwAR2y0adyq8qPgdHtCd5_VH2NEZGhO3LSZApOAoI9U7yUE0C-aXJxMAGE3IA

DUE SONO GLI INCONSCI DELL’OCCIDENTE, DUE LE ANIME NEL NOSTRO PETTO, in Vasco Ursini, Il dilemma, verità dell’essere o nichilismo?, Booksprint Edizioni, 2013, p. 84

DUE SONO GLI INCONSCI DELL’OCCIDENTE, DUE LE ANIME NEL NOSTRO PETTO.

Emanuele Severino ammette che l’uomo è la convinzione di essere mortale ma aggiunge che nel suo profondo inconscio è presente il senso della propria eternità:
“Noi siamo la Gioia. Questa parola non indica un sentimento psicologico: indica il gioire del Tutto per il suo essere il Tutto: appagamento di ogni bisogno, liberazione di ogni dolore, il colmarsi di ogni lacuna. Ma noi siamo anche la fede di essere circondati e penetrati dal dolore, dalla morte, dal niente. E facciamo presto ad allontanare dalla serietà della nostra esistenza la fola secondo cui noi saremmo il gioire del Tutto. Noi siamo la Gioia e, insieme, la fede di essere tutt’altro. Due anime abitano nel nostro petto; una nascosta, e l’altra manifesta” (E. Severino, La strada, la follia e la gioia, p. 87)
Due anime dunque, secondo Severino, abitano nel nostro petto, due sono gli inconsci dell’Occidente: quello, più superficiale, del ‘nichilismo’ e quello, più profondo, del ‘destino della verità’.
Tentare di esprimere questo secondo inconscio è un’impresa immane mai tentata prima. Severino non si sottrae a farsene carico e ci dice che quest’ultimo sottosuolo “può essere raggiunto solo se non ci si mette in cammino in compagnia delle ricostruzioni storiche a vario raggio avanzate dalla nostra cultura; anzi solo se non ci si mette affatto “in cammino”, ma si lascia che il luogo della necessità (cioè la struttura originaria della Necessità), già da sempre aperto ‘al di fuori’ della struttura dell’Occidente, consenta al linguaggio di testimoniarlo e di testimoniarlo come qualcosa di abissalmente estraneo a quell’altro luogo che è appunto la struttura in cui cresce la storia dell’Occidente. Se questa struttura continua a rimanere l’inconscio essenziale della nostra civiltà, quell’altra – il luogo della necessità – è l’inconscio di questo inconscio, il sottosuolo del sottosuolo, ciò che avvolge l’avvolgente” (E. Severino, La struttura originaria, p.14).
Nel dirci che il destino della verità è l’inconscio dell’inconscio del mortale, Severino ci sprona a ripensare in modo radicale la struttura dell’Occidente per arrivare a scorgere il luogo della verità dell’essere.
A proposito di tale contesa tra isolamento della terra e il destino (da intendersi nell’accezione severiniana), Severino, spiegando ancor meglio la questione, scrive: “Ah, due anime abitano nel mio petto”, Zwei Seelen wohnon, ach! in moinor Brust” dice Faust (J. W. Goethe, Faust, v, 112). Certo Goethe non poteva pensare alla figura del contrasto in cui il mortale consiste, ma le “due anime” sono il destino e la terra isolata. E il petto? Il petto è il cerchio dell’apparire, il quale cerchio dell’apparire appartiene a uno dei due contendenti ( … ). Per stare alla metafora di Goethe il “petto” appartiene a una delle due “anime” e cioè al destino, definito come apparire dell’esser sé dell’essente: è nel destino in quanto apparire dell’esser sé dell’essente che sopraggiunge la terra (,,,). La terra si fa dunque avanti nella verità ma rimanendo avvolta dalla non verità. Quindi nella verità appaiono la verità della terra e la non verità della terra. Questo apparire è l’apparire del contrasto, l’apparire della contraddizione ( … ). E ormai l’abbiamo visto: la condizione di possibilità della contraddizione è l’apparire della contraddizione ‘come’ negata” (E. Severino, L’identità del destino, p. 329 – 330).
(Vasco Ursini, Il dilemma, verità dell’essere o nichilismo?, Booksprint Edizioni, 2013, p. 84).

L’ESSERE FUORI DEL TEMPO, brano tratto da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editore, Bergamo 2009. Citazione proposta da Vasco Ursini

 

Abbiamo visto come il tema della a-temporalità dell’inconscio venga compendiato da Freud nel ’32 in termini essenzialmente interrogativi. Questo tema può allora essere approfondito e sviluppato in diversi modi, in qualsiasi modo che appaia in grado di gettare un po’ di luce nell’oscurità, di favorire l’aprirsi del varco di cui Freud parla. In particolare, “l’esatta valutazione filosofica” che Freud auspica può essere realizzata attraverso il confronto fra la sua trattazione e una riflessione filosofica sul tempo e sull’assenza del tempo, sul tempo e sull’eternità. Ora, la riflessione del filosofo italiano Emanuele Severino sembra prestarsi particolarmente a tale scopo: sembra inserirsi immediatamente e naturalmente nel contesto del problema individuato da Freud.
In un passo del fondamentale saggio ‘Ritornare a Parmenide’, che confluisce nel libro del 1971 ‘Essenza del nichilismo’, Severino afferma: “ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito – per andare alla ‘ricerca’ di quell’essere che sia fuori del tempo”. Freud ritiene che la riflessione sull’essere fuori del tempo del sistema inconscio possa aprire “un varco capace di farci accedere alle massime profondità” e che l’assenza da parte dell’Es di qualsiasi “riconoscimento di uno scorrere temporale” sia una “cosa notevolissima che attende un’esatta valutazione filosofica”. Severino – che è appunto un filosofo – si mette alla “ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo”.
In verità, Severino ha preso le distanze dalla concezione freudiana. Al tempo stesso, tuttavia, ha riconosciuto il sussistere di una affinità con la propria concezione.
Nel libro del 1980 ‘Destino della necessità’, si è posto esplicitamente il problema del rapporto fra il proprio pensiero e il tema freudiano della a-temporalità dell’inconscio. In particolare, ha preso in considerazione un brano del 1929, del primo capitolo del celebre ‘Disagio della civiltà’.
In questo brano, Freud si sofferma sulla “conservazione del primitivo nel campo psichico […] accanto alle trasformazioni che ne sono conseguite”. Ora, a proposito di questo passo, Severino osserva: “Questa ipotesi della conservazione del passato psichico e della sua coesistenza alle formazioni psichiche succesive si muove interamente nell’ambito del nichilismo” (Destino della necessità, p. 168). Severino dunque riconduce l’idea freudiana della “conservazione del primitivo” all’ambito del nichilismo. Laddove la sua “ricerca di quell’essere che è fuori del tempo” è l’ambizione a fuoriuscire dall’ambito del nichilismo. In questo passo, cioè, Severino prende le distanze dal modo in cui Freud intende la conservazione del primitivo, dunque l’a-temporalità dell’inconscio, lasciando intendere che l’essere fuori del tempo di cui è alla ricerca sia qualcosa di diverso dall’essere fuori del tempo dell’inconscio freudiano: il primo costituisce un superamento del nichilismo, il secondo “si muove interamente” nel suo ambito.
Ciononostante, poco oltre, soggiunge: “Tuttavia, l’esempio cui Freud ricorre in queste pagine per chiarire il concetto della conservazione del passato psichico ha i requisiti per evocare una dimensione del tutto impensabile dal punto di vista del nichilismo e quindi del nichilismo freudiano” (Destino della necessità, p. 169). L’idea freudiana dell’a-temporalità dell’inconscio viene definita come sostanzialmente nichilista, ma in essa viene riconosciuto qualcosa che si spinge al di là del nichilismo. Tale elemento al di là del nichilismo viene individuato nell’esempio a cui Freud ricorre per esprimerla. Si tratta della città di Roma, a proposito della quale Freud avanza “l’ipotesi fantastica” secondo cui “nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso”. Nel caso di Roma, “ciò significherebbe […] che sul Palatino i palazzi dei Cesari e il ‘Septizonium’ di Settimio Severo si ergerebbero ancora nella loro antica imponenza, che Castel Sant’Angelo porterebbe ancora sulla sua sommità le belle statue di cui fu adorno fino all’assedio dei Goti, e così via”.
Ciò che Severino apprezza di tale esempio è l’idea che nulla del passato venga distrutto. Mentre ciò che lo porta a considerare il concetto freudiano di a-temporalità come inserito “interamente nell’ambito del nichilismo” è il fatto che Freud ricorra a questo esempio soltanto per dare un’idea della vita psichica, non per definire la realtà ‘tout court’ : “A Freud questo esempio serve solamente per chiarire quanto avviene nella ‘vita psichica’: come tale essa è una ‘fantasia’ che conduce all’inimmaginabile anzi all’assurdo” (Destino della necessità, p. 170). Laddove “Al di fuori del nichilismo […] la verità dice che ‘ogni’ ente è eterno” (Ibidem).
In sostanza, per Severino non soltanto la sfera psichica è a-temporale e tratta la realtà come a-temporale ma la realtà stessa, tutta la realtà, è a-temporale. E finché non si riconosce l’a-temporalità di tutta la realtà, non si fuoriesce dalla prospettiva nichilista. Freud considera l’a-temporalità dell’inconscio una fantasia, non un’interpretazione veritiera della realtà. E’ questo ciò che Severino gli rimprovera, l’obiezione che gli fa.
Ora, in tale obiezione è implicita comunque una corrispondenza fra il pensiero di Severino e il concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio; Severino non contesta tale concetto in se stesso, contesta a Freud di non averlo preso sufficientemente sul serio: Considerata in se stessa – indipendentemente dal suo esser ritenuta non veritiera – l’a-temporalità dell’inconscio appare come un’esemplificazione della forma del pensiero che Severino auspica, come qualcosa che “pensa” nello stesso modo che Severino mira a promuovere.
(Il brano è tratto da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali, Bergamo 2009).