Gabriele Pulli, Riflessioni sulla psicoanalisi, in Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11

La psicoanalisi si basa sull’idea che la sfera più ampia e profonda della vita psichica sfugga al dominio della coscienza, che sia inconscia. Il brano in cui Freud definisce le caratteristiche proprie del sistema inconscio (quelle cioè non “riscontrabili nel sistema immediatamente superiore”) costituisce dunque uno dei passaggi più importanti dell’intera letteratura psicoanalitica. Non per nulla compare nel sagiio del 1915 ‘L’inconscio’, al quale Freud attribuiva un particolare valore. E non per nulla, lo psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco (la cui opera costituisce uno dei momenti più alti del pensiero psicoanalitico) ha definito l’individuazione di tali caratteristiche come “la più creativa delle scoperte di Freud”, come l’esito di un “colpo straordinario di genio”.
La prima di tali caratteristiche dell’inconscio è l’assenza di contraddizione: “Il nucleo dell’ ‘Inc’ è costituito da rappresentanze pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento, dunque da moti di desiderio. Questi moti pulsionali [ … ] esistono gli uni accanto agli altri senza influenzarsi e non si pongono in contraddizione reciproca”.Tale assenza di contraddizione appare immediatamente connessa con un altro fondamentale carattere: l’assenza di negazione: Freud infatti, senza frapporre alcun altra considerazione soggiunge: “In questo sistema non esiste la negazione, né il dubbio, né livelli di certezza”.
Blanco prende poi in considerazione gli investimenti psichici, cioè i legami che ciascuno di noi stabilisce con ciò che lo circonda, con i quali costituisce il proprio mondo affettivo. Nel sistema inconscio questi sono molto più fluidi di quanto lo siano nel pensiero cosciente: “Le intensità degli investimenti sono di gran lunga più mobili”. Tale maggiore mobilità degli investimenti si determina in particolare attraverso due procedimenti, lo spostamento e la condensazione: “Una rappresentazione può cedere tutto l’ammontare del proprio investimento a un’altra rappresentazione, attraverso il processo di ‘spostamento’; oppure può appropriarsi di tutto l’investimento di parecchie rappresentazioni, attraverso il processo di ‘condensazione”. Freud definisce “processo psichico primario”, l’ambito di tale fluidità dell’energia psichica, evidenziando come questa corrisponda al funzionamento spontaneo della psiche: “Ho proposto di considerare questi due processi come ciò che contraddistingue il cosiddetto ‘processo psichico primario’ “(Freud). Altra fondamentale caratteristica del sistema inconscio è la sua atemporalità: “I processi del sistema ‘Inc sono atemporali’, e cioè non sono ordinati temporalmente, non sono alterati dal trascorrere del tempo, non hanno, insomma, alcun rapporto col tempo” (Freud). Il sistema inconscio, infine, non intrattiene rapporti neanche con la realtà esterna: “i processi ‘inc’ non tengono in considerazione neppure la ‘realtà’ ” (Freud).
Immediatamente dopo, Freud riassume tale già breve descrizione: ” ‘assenza di reciproca contraddizione, processo primario (mobilità degli investimenti), atemporalità e sostituzione della realtà esterna con la realtà psichica’ sono i caratteri che possiamo aspettarci di riscontrare nei processi appartenenti al sistema ‘Inc’ ” (Freud).
(Da Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11).

“Severino ritiene che il nichilismo si basi sulla persuasione inconscia che le cose siano nulla … “, citazione da Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, Bergamo 2009

 

“Severino ritiene che il nichilismo si basi sulla persuasione inconscia che le cose siano nulla.
In AAHOEIA egli non si pone il problema se il pensiero che supera il nichilismo, affermando l’eternità di tutte le cose, possa sussistere esplicitamente, in una forma consapevole di sé, o se implichi anch’esso un inconscio, o addirittura se sia di per sé inconscio. Il suo discorso è orientato esclusivamente ad evidenziare come la persuasione nichilista che le cose siano nel tempo implichi un inconscio.
In ‘Destino della necessità’, invece, se da una parte il concetto di inconscio compare negli stessi termini in cui due anni dopo ritornerà in AAHOEIA, dall’altra si presenta in un’accezione e una valenza completamente diverse.
Come abbiamo visto, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto di come al di sotto della persuasione che le cose siano temporali soggiaccia la persuasione che le cose siano nulla. Ma, naturalmente, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto neanche dell’eternità di tutte le cose. L’etenità di tutte le cose è ciò che primariamente ed essenzialmente gli sfugge. Anche questo, dunque, è il suo inconscio. E Severino, appunto, lo rileva: “Nell’autocoscienza dell’Occidente e del mortale non appare ciò che l’Occidente e il mortale sono nello sguardo del destino della verità. Ciò che essi in verità sono è il loro inconscio. Il loro inconscio si mostra nello sguardo del destino. L’ “inconscio”, qui, è ciò che non appare all’interno dell’apparire in cui l’Occidente, come interpretazione dominante, consiste” (E. Severino, ‘Destino della necessità’, p. 432). Nell’autocoscienza dell’Occidente non appare la verità, che sappiamo essere l’eternità di tutte le cose, dunque anche ciò che l’Occidente stesso è. Ciò vale anche per il mortale, cioè per chi considera le cose, e dunque anche se stesso, temporali: “anche l’esser mortale è eterno” (Ivi, p. 422). Questo essere eterni anche dell’Occidente e del mortale stessi, dunque questa verità che l’Occidente il mortale stessi sono, al di là della loro tendenza a negarla, è “il loro inconscio”.
In questo caso, dunque, l’inconscio non è qualcosa che partecipa alla negazione della verità. Al contrario è qualcosa che racchiude la verità in sé, che la custodisce. Più ancora: è esso stesso la verità negata dall’Occidente, inteso come “interpretazione dominante”, poiché è esso stesso l’affermazione dell’eternità di tutte le cose.
In un capitolo successivo, Severino afferma: “L’inconscio più profondo e più nascosto è la chiarità estrema dell’illuminarsi del tutto” (Ivi, p. 592). Abbiamo già visto come Severino rilevi che la parte risplende in virtù del suo legame con il tutto, in quanto avvolta dal tutto. In questo caso è il tutto stesso a risplendere.
Ciò non esclude il risplendere della parte, ma ne cosituisce l’espressione più compiuta. Non soltanto, infatti, la parte risplende in quanto “attraversata” e “avvolta dal tutto” (E. Severino, Essenza del nichilismo, p. 102; supra, p. 23) ma in quanto la “parte è il Tutto, nel senso che il Tutto è l’esser veramente sé della parte” (Ivi, p. 590).
Il tema del “Tutto” è il tema del riscatto del dolore, perché il “Tutto” è l’ambito dell’eterno, in cui non è possibile alcuna contraddizione, e – come afferma – Severino – “ogni pena è una contraddizione”. Mentre “come oltrepassamento della totalità della contraddizione del finito, il Tutto è la Gioia” (Ivi, p. 102). Sicché, poco oltre, Severino afferma: “La Gloria è destinata a rimanere l’inconscio del mortale e del cerchio finito del destino: ma in questo cerchio, il destino è l’eterno apparire del proprio essere, nella propria essenza nascosta, La Gioia” (Ivi, p. 597).

L’ESSERE FUORI DEL TEMPO, brano tratto da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editore, Bergamo 2009. Citazione proposta da Vasco Ursini

 

Abbiamo visto come il tema della a-temporalità dell’inconscio venga compendiato da Freud nel ’32 in termini essenzialmente interrogativi. Questo tema può allora essere approfondito e sviluppato in diversi modi, in qualsiasi modo che appaia in grado di gettare un po’ di luce nell’oscurità, di favorire l’aprirsi del varco di cui Freud parla. In particolare, “l’esatta valutazione filosofica” che Freud auspica può essere realizzata attraverso il confronto fra la sua trattazione e una riflessione filosofica sul tempo e sull’assenza del tempo, sul tempo e sull’eternità. Ora, la riflessione del filosofo italiano Emanuele Severino sembra prestarsi particolarmente a tale scopo: sembra inserirsi immediatamente e naturalmente nel contesto del problema individuato da Freud.
In un passo del fondamentale saggio ‘Ritornare a Parmenide’, che confluisce nel libro del 1971 ‘Essenza del nichilismo’, Severino afferma: “ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito – per andare alla ‘ricerca’ di quell’essere che sia fuori del tempo”. Freud ritiene che la riflessione sull’essere fuori del tempo del sistema inconscio possa aprire “un varco capace di farci accedere alle massime profondità” e che l’assenza da parte dell’Es di qualsiasi “riconoscimento di uno scorrere temporale” sia una “cosa notevolissima che attende un’esatta valutazione filosofica”. Severino – che è appunto un filosofo – si mette alla “ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo”.
In verità, Severino ha preso le distanze dalla concezione freudiana. Al tempo stesso, tuttavia, ha riconosciuto il sussistere di una affinità con la propria concezione.
Nel libro del 1980 ‘Destino della necessità’, si è posto esplicitamente il problema del rapporto fra il proprio pensiero e il tema freudiano della a-temporalità dell’inconscio. In particolare, ha preso in considerazione un brano del 1929, del primo capitolo del celebre ‘Disagio della civiltà’.
In questo brano, Freud si sofferma sulla “conservazione del primitivo nel campo psichico […] accanto alle trasformazioni che ne sono conseguite”. Ora, a proposito di questo passo, Severino osserva: “Questa ipotesi della conservazione del passato psichico e della sua coesistenza alle formazioni psichiche succesive si muove interamente nell’ambito del nichilismo” (Destino della necessità, p. 168). Severino dunque riconduce l’idea freudiana della “conservazione del primitivo” all’ambito del nichilismo. Laddove la sua “ricerca di quell’essere che è fuori del tempo” è l’ambizione a fuoriuscire dall’ambito del nichilismo. In questo passo, cioè, Severino prende le distanze dal modo in cui Freud intende la conservazione del primitivo, dunque l’a-temporalità dell’inconscio, lasciando intendere che l’essere fuori del tempo di cui è alla ricerca sia qualcosa di diverso dall’essere fuori del tempo dell’inconscio freudiano: il primo costituisce un superamento del nichilismo, il secondo “si muove interamente” nel suo ambito.
Ciononostante, poco oltre, soggiunge: “Tuttavia, l’esempio cui Freud ricorre in queste pagine per chiarire il concetto della conservazione del passato psichico ha i requisiti per evocare una dimensione del tutto impensabile dal punto di vista del nichilismo e quindi del nichilismo freudiano” (Destino della necessità, p. 169). L’idea freudiana dell’a-temporalità dell’inconscio viene definita come sostanzialmente nichilista, ma in essa viene riconosciuto qualcosa che si spinge al di là del nichilismo. Tale elemento al di là del nichilismo viene individuato nell’esempio a cui Freud ricorre per esprimerla. Si tratta della città di Roma, a proposito della quale Freud avanza “l’ipotesi fantastica” secondo cui “nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso”. Nel caso di Roma, “ciò significherebbe […] che sul Palatino i palazzi dei Cesari e il ‘Septizonium’ di Settimio Severo si ergerebbero ancora nella loro antica imponenza, che Castel Sant’Angelo porterebbe ancora sulla sua sommità le belle statue di cui fu adorno fino all’assedio dei Goti, e così via”.
Ciò che Severino apprezza di tale esempio è l’idea che nulla del passato venga distrutto. Mentre ciò che lo porta a considerare il concetto freudiano di a-temporalità come inserito “interamente nell’ambito del nichilismo” è il fatto che Freud ricorra a questo esempio soltanto per dare un’idea della vita psichica, non per definire la realtà ‘tout court’ : “A Freud questo esempio serve solamente per chiarire quanto avviene nella ‘vita psichica’: come tale essa è una ‘fantasia’ che conduce all’inimmaginabile anzi all’assurdo” (Destino della necessità, p. 170). Laddove “Al di fuori del nichilismo […] la verità dice che ‘ogni’ ente è eterno” (Ibidem).
In sostanza, per Severino non soltanto la sfera psichica è a-temporale e tratta la realtà come a-temporale ma la realtà stessa, tutta la realtà, è a-temporale. E finché non si riconosce l’a-temporalità di tutta la realtà, non si fuoriesce dalla prospettiva nichilista. Freud considera l’a-temporalità dell’inconscio una fantasia, non un’interpretazione veritiera della realtà. E’ questo ciò che Severino gli rimprovera, l’obiezione che gli fa.
Ora, in tale obiezione è implicita comunque una corrispondenza fra il pensiero di Severino e il concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio; Severino non contesta tale concetto in se stesso, contesta a Freud di non averlo preso sufficientemente sul serio: Considerata in se stessa – indipendentemente dal suo esser ritenuta non veritiera – l’a-temporalità dell’inconscio appare come un’esemplificazione della forma del pensiero che Severino auspica, come qualcosa che “pensa” nello stesso modo che Severino mira a promuovere.
(Il brano è tratto da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali, Bergamo 2009).

UN INTERESSANTE CORRETTO CONFRONTO TRA SEVERINO E HEIDEGGER, in Gabriele Pulli, Freud e Severino,, Moretti e Vitali, Bergamo 2009, pp. 59-61

 

La filosofia di Severino appare diametralmente opposta a quella di Heidegger. Come abbiamo visto anche per Heidegger la tradizione dell’Occidente è essenzialmente nichilista. E anche per lui il nichilismo consiste in un disconoscimento dell’essere, in un “oblio dell’essere”. Per lui, tuttavia, l’oblio dell’essere è la conseguenza di un disconoscimento del nulla. La tradizione occidentale disconosce l’essere in quanto disconosce il nulla.
Heidegger ritiene che l’essere tragga il suo senso e il suo valore dall’opporsi al nulla, al pari di Severino, il quale afferma: “l’essere è [ … ] ciò che si oppone al nulla, è appunto questo opporsi”. Ma Heidegger ritiene che per opporsi al nulla, dunque per negarlo, sia necessario presupporlo: “per poter negare, la negazione deve presupporre un negabile”. Per Heidegger, il nulla è il fondamento – in quanto tale sempre vigente – di quella sua negazione che è l’essere. Per Severino, invece, l’opporsi dell’essere al nulla è uno sradicarlo totalmente e definitivamente, una volta per tutte: “la totalità dell’essere [ … ] in quanto immutabile si raccoglie e si mantiene dentro di sé [ … ] formando quel regno ospitale ove l’essere resta custodito per sempre e ‘per sempre sottratto alla rapina del nulla’.
Una tale polarità è rinvenibile anche nel tema della differenza ontologica, della differenza tra l’essere e l’ente. L’ente – ciò che è, ciascuna cosa che è – trae il suo valore dall’essere, dunque dal solo fatto di essere. Una determinata cosa può essere confrontata con un’altra determinata cosa o con nulla. Ed è solo in quest’ultimo caso che essa emerge in tutto il suo valore e in tutto il suo senso. E’ solo in questo caso che risplende. Ora, per Severino il solo fatto di essere emerge se le cose non sono confrontate con nulla, nel senso che non sono confrontate con altre cose “quando [ … ] dell’albero non si dice (soltanto) che non è il monte, ma si dice che è e che non può accadere che non sia, allora [ questo, come ] ogni essere prende volo divino. Per Heidegger, invece, il solo fatto di essere emerge se le cose sono confrontate con ‘il’ nulla, nel senso della possibilità di non essere in alcun modo.
Sicché, se per Severino la differenza fra l’essere e l’ente è quella fra l’apparire della parte nell’orizzonte del tutto o meno, per Heidegger essa consiste nello svelarsi o meno delle cose nell’orizzonte del nulla.
Conseguentemente, per Severino le cose hanno senso e manifestano il proprio splendore in quanto eterne, per Heidegger in quanto temporali. E per Severino la vita è vivibile in quanto è salva dall’angoscia dell’annientamento, laddove per Heidegger è proprio tale angoscia a rendere autentica l’esistenza.

(Gabriele Pulli, Freud e Severino,, Moretti e Vitali, Bergamo 2009, pp. 59-61)

L’ESSERE FUORI DEL TEMPO (Da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, 2009, pp. 33-37). 2 citazioni pubblicate da Vasco Ursini nel gruppo facebook Amici di Emanuele Severino

Freud in un suo scritto del ’32 compendia in ternìni essenzialmente interrogativi il tema della a-temporalità dell’inconscio.
“Questo tema può allora essere approfondito e sviluppato in diversi modi, in qualsiasi modo che appaia in grado di gettare un po’ di luce nell’oscurità, di favorire l’aprirsi del varco di cui Freud parla. In particolare, ‘l’esatta valutazione filosofica’ che Freud auspica può essere realizzata attraverso il confronto fra la sua trattazione e una riflessione filosofica sul tempo e sull’assenza del tempo, sul tempo e sull’eternità. Ora la riflessione del filosofo italiano Emanuele Severino sembra prestarsi particolarmente a tale scopo: sembra inserirsi immediatamente e naturalmente nel contesto del problema individuato da Freud.
In un passo del fondamentale saggio ‘Ritornare a Parmenide’, che confluisce nel libro del 1971 ‘Essenza del nichilismo’, Severino afferma: “ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito – per andare alla ‘ricerca’ di quell’essere che sia fuori del tempo” (Essenza del nichilismo, p. 23). Freud ritiene che la riflessione sull’essere fuori del tempo del sistema inconscio possa aprire “un varco capace di farci accedere alle massime profondità” e che l’assenza da parte dell’Es di qualsiasi “riconoscimento di uno scorrevole temporale” sia una “cosa notevolissima che attende un’esatta valutazione filosofica”. Severino – che è appunto un filosofo – si mette alla “ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo”.
In verità, Severino ha preso le distanze dalla concezione freudiana. Allo stesso tempo, tuttavia, ha riconosciuto il sussistere di un’affinità con la propria concezione.
Nel suo libro del 1880 ‘Destino della necessità’, si è posto esplicitamente il problema del rapporto fra il proprio pensiero e il tema freudiano della a-temporalità dell’inconscio. in particolare, ha preso in considerazione un brano del 1929, del primo capitolo del celebre ‘Disagio della civiltà’.
In questo brano, Freud si sofferma sulla “conservazione del primitivo nel campo psichico […] accanto alle trasformazioni che ne sono conseguite” (Destino della necessità, p. 168). Ora, a proposito di questo passo, Severino osserva: “Questa ipotesi della conservazione del passato psichico e della sua coesistenza alle formazioni psichiche successive si muove interamente nell’ambito del nichilismo” (ibidem). Severino dunque riconduce l’idea freudiana della “conservazione del primitivo” all’ambito del nichilismo. Laddove la sua “ricerca di quell’essere che è fuori del tempo” è l’ambizione a fuoriuscire dall’ambito del nichilismo.In questo passo, cioè, Severino prende le distanze dal modo in cui Freud intende la conservazione del primitivo, dunque l’a-temporalità dell’inconscio, lasciando intendere che l’essere fuori del tempo di cui è alla ricerca sia qualcosa di diverso dall’essere fuori del tempo dell’inconscio freudiano: il primo costituisce un superamento del nichilismo, il secondo “si muove interamente” nel suo ambito.
Ciononostante, poco oltre, soggiunge “Tuttavia, l’esempio cui Freud ricorre in queste pagine per chiarire il concetto della conservazione del passato psichico ha i requisiti per evocare una dimensione del tutto impensabile dal punto di vista del nichilismo e quindi del nichilismo freudiano” (Destino della necessità, p. 169). L’idea freudiana dell’a-temporalità dell’inconscio viene definita come sostanzialmente nichilista, ma in essa viene riconosciuto qualcosa che si spinge al di là del nichilismo. Tale elemento al di là del nichilismo viene individuato nell’esempio a cui Freud ricorre per esprimerla. Si tratta della città di Roma, a proposito della quale Freud avanza “l’ipotesi fantastica” secondo cui “nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso” (Freud, Das Unbebagen in der Kultur, p. 563). […]
Ciò che Severino apprezza di tale esempio è l’idea che nulla del passato venga distrutto. Mentre ciò che lo porta a considerare il concetto freudiano di a-temporalità come inserito “interamente nell’ambito del nichilismo” è il fatto che Freud ricorra a questo esempio soltanto per dare un’idea della vita psichica, non per definire la realtà ‘tout court’: “A Freud questo esempio serve solamente per chiarire quanto avviene nella ‘vita psichica’; come tale essa è una ‘fantasia’ che condice all’inimmaginabile, anzi all’assurdo” (Destino della necessità, p. 170). Laddove “Al di fuori del nichilismo […] la verità dice che ‘ogni’ ente è eterno” (ibidem).
In sostanza, per Severino non soltanto una sfera psichica è a-temporale e tratta la realtà come a-temporale ma la realtà stessa, tutta la realtà, è a-temporale. E finché non si riconosce l’a-temporalità di tutta la realtà, non si fuoriesce dalla prospettiva nichilista. Freud considera l’a-temporalità dell’inconscio una fantasia, non un’interpretazione veritiera della realtà. E’ questo ciò che Severino gli rimprovera, l’obiezione che gli fa.
Ora, in tale obiezione è implicita comunque una corrispondenza fra il pensiero di Severino e il concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio. Severino non contesta tale concetto in se stesso, contesta a Freud di non averlo preso sufficientemente sul serio. Considerata in se stessa – indipendentemente dal suo essere ritenuta non veritiera – l’a-temporalità dell’inconscio appare come un’esemplificazione della forma di pensiero che Severino auspica, come qualcosa che “pensa” nello stesso modo che Severino mira a promuovere.


Richiamo, anzitutto, il post pubblicato ieri su questa stessa pagina, che porta il titolo ‘L’essere fuori del tempo’. Il seguente post è il seguito di quello ed è sostanzialmente:

UNA PRIMA CONCLUSIONE

Freud dà per scontato che l’a-temporalità dell’inconscio non dia luogo a un’interpretazione veritiera della realtà. Dà per scontato che ci sia un pensiero razionale che porta ad affermare che le cose sono nel tempo e un sistema inconscio che nega irrazionalmente tale affermazione (Nota: Al punto da ricondurre essenzialmente la patologia psichica a tale negazione irrazionale dell’esistenza del tempo). Severino dimostra come non sia affatto vero che il pensiero razionale porti a tale conclusione: come sia vero esattamente il contrario. Un pensiero razionale correttamente inteso, non alienato da se stesso, non attesta affatto che le cose siano nel tempo. Perché non lo attesta affatto – ma attesta il contrario – il principio di non contraddizione su cui tale pensiero si basa.
Il contributo del pensiero di Severino al tema della a-temporalità dell’inconscio può consistere allora semplicemente nel riconoscere valore di verità all’a-temporalità dell’inconscio (Nota: D’altra parte, se Freud non ha riconosciuto tale valore ha tuttavia riconosciuto il limite nella sua riflessione in proposito: “nemmeno io sono andato avanti su questo punto”. Il superamento di tale limite potrebbe consistere dunque nel riconoscimento del carattere veritativo dell’a-temporalità dell’inconscio).
Un tale riconoscimento si risolverebbe essenzialmente nell’enfatizzare quella valenza fisiologica dell’a-temporalità dell’inconscio che già Freud aveva individuato, nel generalizzarla fino a fondarla sulla verità, fino ad attribuirgli la proprietà di cogliere la verità (Nota: E’ il tema antico della conoscenza che salva, a cui Severino dedica in particolare un capitolo del libro “Il giogo: Alle origini della ragione. Eschilo”, Adelphi, Milano 1989,pp. 32-43).
Ciò corrisponde sostanzialmente a quel che afferma Severino quando scrive: “le infinite forme della sofferenza provengono da una radice comune: la convinzione che l’uomo sia un essere effimero, caduco, finito, che solo per breve tempo riesce a sporgere dal nulla, da cui ben presto è definitivamente inghiottito” (La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000. p. 67). E, poco oltre, riferendosi esplicitamente alla patologia psichica: “L’essenza della cultura occidentale, affermando la nullità dell’uomo e delle cose, è la responsabile di ogni “malattia” della mente, ossia di ogni angoscia che l’uomo prova per la propria nullità e che costotuisce il nucleo di ogni patologia psichica” (ibidem, p. 74).
La terapia psicoanalitica, del resto, è un curare attraverso il conoscere. Per Freud – come per i suoi eredi – è la conoscenza della verità che preserva dalla patologia. Per essere coerente con il contesto della concezione freudiana, dunque, la valenza psicologica della a-temporalità dell’inconscio dovrebbe essere connessa al riconoscimento del carattere di verità della a-temporalità in quanto tale.
Tale valenza è apparsa come ciò che previene il trauma – e la conseguente coazione a ripetere le esperienze spiacevoli – e come ciò che ripristina la fisiologia una volta che il trauma si sia determinato. Ma come potrebbe un elemento preservare dal trauma e dall’angoscia se non fosse fondato sulla verità?! Da dove, se non dal suo corrispondere alla verità, trarrebbe la forza per farlo?!
In tal modo, il problema delle due valenze – una patologica, l’altra fisiologica – del concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio, e prima ancora il problema di ciò che resta incompreso della sua valenza patologica, troverebbe una soluzione semplice e drastica, consistente appunto nel venir meno della valenza patologica.
Un tale contributo al tema della a-temporaità dell’inconscio, tuttavia, non è l’unico che possa provenire dal pensiero di Severino. Esso è un contributo diretto, essenzialmente un’applicazione della filosofia di Severino al problema in questione. Ma se ne può riconoscere un altro, che scaturisce in maniera indiretta da tale filosofia. ( Ma di quest’altro diremo in un prossimo post).

(Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, Bergamo 2009, pp. 51-53)

Gabriele Pulli, citazione e note da Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, Bergamo 2009, pp. 51-53

Freud dà per scontato che l’a-temporalità dell’inconscio non dia luogo a un’interpretazione veritiera della realtà. Dà per scontato che ci sia un pensiero razionale che porta ad affermare che le cose sono nel tempo e un sistema inconscio che nega irrazionalmente tale affermazione (Nota: Al punto da ricondurre essenzialmente la patologia psichica a tale negazione irrazionale dell’esistenza del tempo). Severino dimostra come non sia affatto vero che il pensiero razionale porti a tale conclusione: come sia vero esattamente il contrario. Un pensiero razionale correttamente inteso, non alienato da se stesso, non attesta affatto che le cose siano nel tempo. Perché non lo attesta affatto – ma attesta il contrario – il principio di non contraddizione su cui tale pensiero si basa.
Il contributo del pensiero di Severino al tema della a-temporalità dell’inconscio può consistere allora semplicemente nel riconoscere valore di verità all’a-temporalità dell’inconscio (Nota: D’altra parte, se Freud non ha riconosciuto tale valore ha tuttavia riconosciuto il limite nella sua riflessione in proposito: “nemmeno io sono andato avanti su questo punto”. Il superamento di tale limite potrebbe consistere dunque nel riconoscimento del carattere veritativo dell’a-temporalità dell’inconscio).
Un tale riconoscimento si risolverebbe essenzialmente nell’enfatizzare quella valenza fisiologica dell’a-temporalità dell’inconscio che già Freud aveva individuato, nel generalizzarla fino a fondarla sulla verità, fino ad attribuirgli la proprietà di cogliere la verità (Nota: E’ il tema antico della conoscenza che salva, a cui Severino dedica in particolare un capitolo del libro “Il giogo: Alle origini della ragione. Eschilo”, Adelphi, Milano 1989,pp. 32-43).
Ciò corrisponde sostanzialmente a quel che afferma Severino quando scrive: “le infinite forme della sofferenza provengono da una radice comune: la convinzione che l’uomo sia un essere effimero, caduco, finito, che solo per breve tempo riesce a sporgere dal nulla, da cui ben presto è definitivamente inghiottito” (La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000. p. 67). E, poco oltre, riferendosi esplicitamente alla patologia psichica: “L’essenza della cultura occidentale, affermando la nullità dell’uomo e delle cose, è la responsabile di ogni “malattia” della mente, ossia di ogni angoscia che l’uomo prova per la propria nullità e che costotuisce il nucleo di ogni patologia psichica” (ibidem, p. 74).
La terapia psicoanalitica, del resto, è un curare attraverso il conoscere. Per Freud – come per i suoi eredi – è la conoscenza della verità che preserva dalla patologia. Per essere coerente con il contesto della concezione freudiana, dunque, la valenza psicologica della a-temporalità dell’inconscio dovrebbe essere connessa al riconoscimento del carattere di verità della a-temporalità in quanto tale.
Tale valenza è apparsa come ciò che previene il trauma – e la conseguente coazione a ripetere le esperienze spiacevoli – e come ciò che ripristina la fisiologia una volta che il trauma si sia determinato. Ma come potrebbe un elemento preservare dal trauma e dall’angoscia se non fosse fondato sulla verità?! Da dove, se non dal suo corrispondere alla verità, trarrebbe la forza per farlo?!
In tal modo, il problema delle due valenze – una patologica, l’altra fisiologica – del concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio, e prima ancora il problema di ciò che resta incompreso della sua valenza patologica, troverebbe una soluzione semplice e drastica, consistente appunto nel venir meno della valenza patologica.
Un tale contributo al tema della a-temporaità dell’inconscio, tuttavia, non è l’unico che possa provenire dal pensiero di Severino. Esso è un contributo diretto, essenzialmente un’applicazione della filosofia di Severino al problema in questione. Ma se ne può riconoscere un altro, che scaturisce in maniera indiretta da tale filosofia. ( Ma di quest’altro diremo in un prossimo post).

(Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, Bergamo 2009, pp. 51-53)

Sorgente: (1) Amici a cui piace Emanuele Severino

Gabriele Pulli, Riflessioni sulla psicoanalisi, da Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11. Già pubblicato dal gruppo  Amici a cui piace Emanuele Severino

Gabriele Pulli, Riflessioni sulla psicoanalisi

La psicoanalisi si basa sull’idea che la sfera più ampia e profonda della vita psichica sfugga al dominio della coscienza, che sia inconscia. Il brano in cui Freud definisce le caratteristiche proprie del sistema inconscio (quelle cioè non “riscontrabili nel sistema immediatamente superiore”) costituisce dunque uno dei passaggi più importanti dell’intera letteratura psicoanalitica. Non per nulla compare nel sagiio del 1915 ‘L’inconscio’, al quale Freud attribuiva un particolare valore. E non per nulla, lo psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco (la cui opera costituisce uno dei momenti più alti del pensiero psicoanalitico) ha definito l’individuazione di tali caratteristiche come “la più creativa delle scoperte di Freud”, come l’esito di un “colpo straordinario di genio”.
La prima di tali caratteristiche dell’inconscio è l’assenza di contraddizione: “Il nucleo dell’ ‘Inc’ è costituito da rappresentanze pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento, dunque da moti di desiderio. Questi moti pulsionali [ … ] esistono gli uni accanto agli altri senza influenzarsi e non si pongono in contraddizione reciproca”.Tale assenza di contraddizione appare immediatamente connessa con un altro fondamentale carattere: l’assenza di negazione: Freud infatti, senza frapporre alcun altra considerazione soggiunge: “In questo sistema non esiste la negazione, né il dubbio, né livelli di certezza”.
Blanco prende poi in considerazione gli investimenti psichici, cioè i legami che ciascuno di noi stabilisce con ciò che lo circonda, con i quali costituisce il proprio mondo affettivo. Nel sistema inconscio questi sono molto più fluidi di quanto lo siano nel pensiero cosciente: “Le intensità degli investimenti sono di gran lunga più mobili”. Tale maggiore mobilità degli investimenti si determina in particolare attraverso due procedimenti, lo spostamento e la condensazione: “Una rappresentazione può cedere tutto l’ammontare del proprio investimento a un’altra rappresentazione, attraverso il processo di ‘spostamento’; oppure può appropriarsi di tutto l’investimento di parecchie rappresentazioni, attraverso il processo di ‘condensazione”. Freud definisce “processo psichico primario”, l’ambito di tale fluidità dell’energia psichica, evidenziando come questa corrisponda al funzionamento spontaneo della psiche: “Ho proposto di considerare questi due processi come ciò che contraddistingue il cosiddetto ‘processo psichico primario’ “(Freud). Altra fondamentale caratteristica del sistema inconscio è la sua atemporalità: “I processi del sistema ‘Inc sono atemporali’, e cioè non sono ordinati temporalmente, non sono alterati dal trascorrere del tempo, non hanno, insomma, alcun rapporto col tempo” (Freud). Il sistema inconscio, infine, non intrattiene rapporti neanche con la realtà esterna: “i processi ‘inc’ non tengono in considerazione neppure la ‘realtà’ ” (Freud).
Immediatamente dopo, Freud riassume tale già breve descrizione: ” ‘assenza di reciproca contraddizione, processo primario (mobilità degli investimenti), atemporalità e sostituzione della realtà esterna con la realtà psichica’ sono i caratteri che possiamo aspettarci di riscontrare nei processi appartenenti al sistema ‘Inc’ ” (Freud).
(Da Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11).

Sorgente: (1) Amici a cui piace Emanuele Severino

Da Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, Bergamo 2009. Tratto da: Amici a cui piace Emanuele Severino

 

Come più volte ho avuto occasione di affermare, “Severino ritiene che il nichilismo si basi sulla persuasione inconscia che le cose siano nulla.
In AAHOEIA egli non si pone il problema se il pensiero che supera il nichilismo, affermando l’eternità di tutte le cose, possa sussistere esplicitamente, in una forma consapevole di sé, o se implichi anch’esso un inconscio, o addirittura se sia di per sé inconscio. Il suo discorso è orientato esclusivamente ad evidenziare come la persuasione nichilista che le cose siano nel tempo implichi un inconscio.
In ‘Destino della necessità’, invece, se da una parte il concetto di inconscio compare negli stessi termini in cui due anni dopo ritornerà in AAHOEIA, dall’altra si presenta in un’accezione e una valenza completamente diverse.
Come abbiamo visto, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto di come al di sotto della persuasione che le cose siano temporali soggiaccia la persuasione che le cose siano nulla. Ma, naturalmente, secondo Severino, l’uomo occidentale non si rende conto neanche dell’eternità di tutte le cose. L’etenità di tutte le cose è ciò che primariamente ed essenzialmente gli sfugge. Anche questo, dunque, è il suo inconscio. E Severino, appunto, lo rileva: “Nell’autocoscienza dell’Occidente e del mortale non appare ciò che l’Occidente e il mortale sono nello sguardo del destino della verità. Ciò che essi in verità sono è il loro inconscio. Il loro inconscio si mostra nello sguardo del destino. L’ “inconscio”, qui, è ciò che non appare all’interno dell’apparire in cui l’Occidente, come interpretazione dominante, consiste” (E. Severino, ‘Destino della necessità’, p. 432). Nell’autocoscienza dell’Occidente non appare la verità, che sappiamo essere l’eternità di tutte le cose, dunque anche ciò che l’Occidente stesso è. Ciò vale anche per il mortale, cioè per chi considera le cose, e dunque anche se stesso, temporali: “anche l’esser mortale è eterno” (Ivi, p. 422). Questo essere eterni anche dell’Occidente e del mortale stessi, dunque questa verità che l’Occidente il mortale stessi sono, al di là della loro tendenza a negarla, è “il loro inconscio”.
In questo caso, dunque, l’inconscio non è qualcosa che partecipa alla negazione della verità. Al contrario è qualcosa che racchiude la verità in sé, che la custodisce. Più ancora: è esso stesso la verità negata dall’Occidente, inteso come “interpretazione dominante”, poiché è esso stesso l’affermazione dell’eternità di tutte le cose.
In un capitolo successivo, Severino afferma: “L’inconscio più profondo e più nascosto è la chiarità estrema dell’illuminarsi del tutto” (Ivi, p. 592). Abbiamo già visto come Severino rilevi che la parte risplende in virtù del suo legame con il tutto, in quanto avvolta dal tutto. In questo caso è il tutto stesso a risplendere.
Ciò non esclude il risplendere della parte, ma ne cosituisce l’espressione più compiuta. Non soltanto, infatti, la parte risplende in quanto “attraversata” e “avvolta dal tutto” (E. Severino, Essenza del nichismo, p. 102; supra, p. 23) ma in quanto la “parte è il Tutto, nel senso che il Tutto è l’esser veramente sé della parte” (Ivi, p. 590).
Il tema del “Tutto” è il tema del riscatto del dolore, perché il “Tutto” è l’ambito dell’eterno, in cui non è possibile alcuna contraddizione, e – come afferma – Severino – “ogni pena è una contraddizione”. Mentre “come oltrepassamento della totalità della contraddizione del finito, il Tutto è la Gioia” (Ivi, p. 102). Sicché, poco oltre, Severino afferma: “La Gloria è destinata a rimanere l’inconscio del mortale e del cerchio finito del destino: ma in questo cerchio, il destino è l’eterno apparire del proprio essere, nella propria essenza nascosta, La Gioia” (Ivi, p. 597).

Sorgente: (98) Amici a cui piace Emanuele Severino

L’indifferenza del rimosso al tempo corrisponde a una delle caratteristiche fondamentali dell’inconscio, l’atemporalità. …, da Gabriele Pulli, L’inconscio come essere e come nulla. Saggio su Freud e Matteo Blanco, Liguori Editore, Napoli 1997, pp. 3-4

Ho costantemente l’impressione che da questo fatto accertato al di là di ogni dubbio dell’inalterabilità del rimosso ad opera del tempo, noi abbiamo tratto troppo poco profitto per la nostra teoria. Eppure qui sembra aprirsi un varco capace di farci accedere alle massime profondità. Purtroppo nemmeno io sono andato avanti su questo punto“.
(S. Freud, Opere di S, Freud (OSF), Bollati Boringhieri, Torino 1989, p. 186)

In questo passo del 1932 – non lontano dal termine del percorso del suo pensiero – Freud sembra quasi voler lasciare in eredità il compito di una riflessione sull’ “inalterabilità del rimosso”, cioè del contenuto dell’inconscio, “ad opera del tempo”, affidando ad essa la possibilità di nuove, essenziali, acquisizioni: di scoperte capaci di “farci accedere alle massime profondità”.
L’indifferenza del rimosso al tempo corrisponde a una delle caratteristiche fondamentali dell’inconscio, l’atemporalità. Ma l’indicazione di Freud si può estendere senz’altro alle altre caratteristiche dell’inconscio e, infine, alla nozione stessa di inconscio: si può dire senz’altro che l’esigenza che egli pone è, semplicemente, quella di una riflessione sull’inconscio.
E’ come se, facendo un bilancio della sua opera, egli dicesse: l’inconscio (nel suo senso psicoanalitico) è stato scoperto, ora si tratta di riflettere su questa scoperta, per giungere a nuove scoperte, ora si tratta di ‘pensarlo’.
Tra coloro che che hanno percorso la strada aperta da Freud, Ignacio Matte Blanco è stato quello che si è posto in maniera più esplicita il problema di raccogliere questo aspetto della sua eredità, quello che ha cercato con più intensità, di ‘pensare’, di cogliere, la realtà dell’inconscio, che ha sentito con un’intensità estrema: come una cosa “meravigliosa” e, insieme, “misteriosa”.
E il suo testo fondamentale, ‘L’inconscio come insiemi infiniti’ è soprattutto un’opera radicalmente aperta, attraversata da questa tensione a pensare la scoperta dell’inconscio nella forma di un problema irrisolto: un’opera che autorizza, se non esige, un ripensamento oltre se stessa”.

Sigmund Freud e Emanuele Severino sul tema tema della a-temporalità dell’inconscio (Da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, 2009, pp. 33-37)

 

Abbiamo visto come il tema della a-temporalità dell’inconscio venga compendiato da Freud nel ’32 in termini essenzialmente interrogativi. Questo tema può allora essere approfondito e sviluppato in diversi modi, in qualsiasi modo che appaia in grado di gettare un po’ di luce nell’oscurità, di favorire l’aprirsi del varco di cui Freud parla. In particolare, “l’esatta valutazione filosofica” che Freud auspica può essere realizzata attraverso il confronto fra la sua trattazione e una riflessione filosofica sul tempo e sull’assenza del tempo, sul tempo e sull’eternità. Ora, la riflessione del filosofo italiano Emanuele Severino sembra prestarsi particolarmente a tale scopo: sembra inserirsi immediatamente e naturalmente nel contesto del problema individuato da Freud.
In un passo del fondamentale saggio ‘Ritornare a Parmenide’, che confluisce nel libro del 1971 ‘Essenza del nichilismo’, Severino afferma: “ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito – per andare alla ‘ricerca’ di quell’essere che sia fuori del tempo“. Freud ritiene che la riflessione sull’essere fuori del tempo del sistema inconscio possa aprire “un varco capace di farci accedere alle massime profondità” e che l’assenza da parte dell’Es di qualsiasi “riconoscimento di uno scorrere temporale” sia una “cosa notevolissima che attende un’esatta valutazione filosofica”. Severino – che è appunto un filosofo – si mette alla “ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo”.
In verità, Severino ha preso le distanze dalla concezione freudiana. Al tempo stesso, tuttavia, ha riconosciuto il sussistere di una affinità con la propria concezione.
Nel libro del 1980 ‘Destino della necessità’, si è posto esplicitamente il problema del rapporto fra il proprio pensiero e il tema freudiano della a-temporalità dell’inconscio. In particolare, ha preso in considerazione un brano del 1929, del primo capitolo del celebre ‘Disagio della civiltà’.
In questo brano, Freud si sofferma sulla “conservazione del primitivo nel campo psichico […] accanto alle trasformazioni che ne sono conseguite”. Ora, a proposito di questo passo, Severino osserva: “Questa ipotesi della conservazione del passato psichico e della sua coesistenza alle formazioni psichiche successive si muove interamente nell’ambito del nichilismo” (Destino della necessità, p. 168).

Severino dunque riconduce l’idea freudiana della “conservazione del primitivo” all’ambito del nichilismo. Laddove la sua “ricerca di quell’essere che è fuori del tempo” è l’ambizione a fuoriuscire dall’ambito del nichilismo. In questo passo, cioè, Severino prende le distanze dal modo in cui Freud intende la conservazione del primitivo, dunque l’a-temporalità dell’inconscio, lasciando intendere che l’essere fuori del tempo di cui è alla ricerca sia qualcosa di diverso dall’essere fuori del tempo dell’inconscio freudiano: il primo costituisce un superamento del nichilismo, il secondo “si muove interamente” nel suo ambito.
Ciononostante, poco oltre, soggiunge: “Tuttavia, l’esempio cui Freud ricorre in queste pagine per chiarire il concetto della conservazione del passato psichico ha i requisiti per evocare una dimensione del tutto impensabile dal punto di vista del nichilismo e quindi del nichilismo freudiano” (Destino della necessità, p. 169). L’idea freudiana dell’a-temporalità dell’inconscio viene definita come sostanzialmente nichilista, ma in essa viene riconosciuto qualcosa che si spinge al di là del nichilismo. Tale elemento al di là del nichilismo viene individuato nell’esempio a cui Freud ricorre per esprimerla. Si tratta della città di Roma, a proposito della quale Freud avanza “l’ipotesi fantastica” secondo cui “nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso”. Nel caso di Roma, “ciò significherebbe […] che sul Palatino i palazzi dei Cesari e il ‘Septizonium’ di Settimio Severo si ergerebbero ancora nella loro antica imponenza, che Castel Sant’Angelo porterebbe ancora sulla sua sommità le belle statue di cui fu adorno fino all’assedio dei Goti, e così via”.
Ciò che Severino apprezza di tale esempio è l’idea che nulla del passato venga distrutto. Mentre ciò che lo porta a considerare il concetto freudiano di a-temporalità come inserito “interamente nell’ambito del nichilismo” è il fatto che Freud ricorra a questo esempio soltanto per dare un’idea della vita psichica, non per definire la realtà ‘tout court’ : “A Freud questo esempio serve solamente per chiarire quanto avviene nella ‘vita psichica’: come tale essa è una ‘fantasia’ che conduce all’inimmaginabile anzi all’assurdo” (Destino della necessità, p. 170). Laddove “Al di fuori del nichilismo […] la verità dice che ‘ogni’ ente è eterno” (Ibidem).
In sostanza, per Severino non soltanto la sfera psichica è a-temporale e tratta la realtà come a-temporale ma la realtà stessa, tutta la realtà, è a-temporale. E finché non si riconosce l’a-temporalità di tutta la realtà, non si fuoriesce dalla prospettiva nichilista. Freud considera l’a-temporalità dell’inconscio una fantasia, non un’interpretazione veritiera della realtà. E’ questo ciò che Severino gli rimprovera, l’obiezione che gli fa.
Ora, in tale obiezione è implicita comunque una corrispondenza fra il pensiero di Severino e il concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio; Severino non contesta tale concetto in se stesso, contesta a Freud di non averlo preso sufficientemente sul serio: Considerata in se stessa – indipendentemente dal suo esser ritenuta non veritiera – l’a-temporalità dell’inconscio appare come un’esemplificazione della forma del pensiero che Severino auspica, come qualcosa che “pensa” nello stesso modo che Severino mira a promuovere.
(Il brano è tratto da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali, Bergamo 2009).

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