L’ESSERE FUORI DEL TEMPO (Da: Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, 2009, pp. 33-37). 2 citazioni pubblicate da Vasco Ursini nel gruppo facebook Amici di Emanuele Severino

Freud in un suo scritto del ’32 compendia in ternìni essenzialmente interrogativi il tema della a-temporalità dell’inconscio.
“Questo tema può allora essere approfondito e sviluppato in diversi modi, in qualsiasi modo che appaia in grado di gettare un po’ di luce nell’oscurità, di favorire l’aprirsi del varco di cui Freud parla. In particolare, ‘l’esatta valutazione filosofica’ che Freud auspica può essere realizzata attraverso il confronto fra la sua trattazione e una riflessione filosofica sul tempo e sull’assenza del tempo, sul tempo e sull’eternità. Ora la riflessione del filosofo italiano Emanuele Severino sembra prestarsi particolarmente a tale scopo: sembra inserirsi immediatamente e naturalmente nel contesto del problema individuato da Freud.
In un passo del fondamentale saggio ‘Ritornare a Parmenide’, che confluisce nel libro del 1971 ‘Essenza del nichilismo’, Severino afferma: “ci si deve mettere in cammino – un cammino che oggi non è ancora finito – per andare alla ‘ricerca’ di quell’essere che sia fuori del tempo” (Essenza del nichilismo, p. 23). Freud ritiene che la riflessione sull’essere fuori del tempo del sistema inconscio possa aprire “un varco capace di farci accedere alle massime profondità” e che l’assenza da parte dell’Es di qualsiasi “riconoscimento di uno scorrevole temporale” sia una “cosa notevolissima che attende un’esatta valutazione filosofica”. Severino – che è appunto un filosofo – si mette alla “ricerca di quell’essere che sia fuori del tempo”.
In verità, Severino ha preso le distanze dalla concezione freudiana. Allo stesso tempo, tuttavia, ha riconosciuto il sussistere di un’affinità con la propria concezione.
Nel suo libro del 1880 ‘Destino della necessità’, si è posto esplicitamente il problema del rapporto fra il proprio pensiero e il tema freudiano della a-temporalità dell’inconscio. in particolare, ha preso in considerazione un brano del 1929, del primo capitolo del celebre ‘Disagio della civiltà’.
In questo brano, Freud si sofferma sulla “conservazione del primitivo nel campo psichico […] accanto alle trasformazioni che ne sono conseguite” (Destino della necessità, p. 168). Ora, a proposito di questo passo, Severino osserva: “Questa ipotesi della conservazione del passato psichico e della sua coesistenza alle formazioni psichiche successive si muove interamente nell’ambito del nichilismo” (ibidem). Severino dunque riconduce l’idea freudiana della “conservazione del primitivo” all’ambito del nichilismo. Laddove la sua “ricerca di quell’essere che è fuori del tempo” è l’ambizione a fuoriuscire dall’ambito del nichilismo.In questo passo, cioè, Severino prende le distanze dal modo in cui Freud intende la conservazione del primitivo, dunque l’a-temporalità dell’inconscio, lasciando intendere che l’essere fuori del tempo di cui è alla ricerca sia qualcosa di diverso dall’essere fuori del tempo dell’inconscio freudiano: il primo costituisce un superamento del nichilismo, il secondo “si muove interamente” nel suo ambito.
Ciononostante, poco oltre, soggiunge “Tuttavia, l’esempio cui Freud ricorre in queste pagine per chiarire il concetto della conservazione del passato psichico ha i requisiti per evocare una dimensione del tutto impensabile dal punto di vista del nichilismo e quindi del nichilismo freudiano” (Destino della necessità, p. 169). L’idea freudiana dell’a-temporalità dell’inconscio viene definita come sostanzialmente nichilista, ma in essa viene riconosciuto qualcosa che si spinge al di là del nichilismo. Tale elemento al di là del nichilismo viene individuato nell’esempio a cui Freud ricorre per esprimerla. Si tratta della città di Roma, a proposito della quale Freud avanza “l’ipotesi fantastica” secondo cui “nulla di ciò che un tempo ha acquistato esistenza è scomparso” (Freud, Das Unbebagen in der Kultur, p. 563). […]
Ciò che Severino apprezza di tale esempio è l’idea che nulla del passato venga distrutto. Mentre ciò che lo porta a considerare il concetto freudiano di a-temporalità come inserito “interamente nell’ambito del nichilismo” è il fatto che Freud ricorra a questo esempio soltanto per dare un’idea della vita psichica, non per definire la realtà ‘tout court’: “A Freud questo esempio serve solamente per chiarire quanto avviene nella ‘vita psichica’; come tale essa è una ‘fantasia’ che condice all’inimmaginabile, anzi all’assurdo” (Destino della necessità, p. 170). Laddove “Al di fuori del nichilismo […] la verità dice che ‘ogni’ ente è eterno” (ibidem).
In sostanza, per Severino non soltanto una sfera psichica è a-temporale e tratta la realtà come a-temporale ma la realtà stessa, tutta la realtà, è a-temporale. E finché non si riconosce l’a-temporalità di tutta la realtà, non si fuoriesce dalla prospettiva nichilista. Freud considera l’a-temporalità dell’inconscio una fantasia, non un’interpretazione veritiera della realtà. E’ questo ciò che Severino gli rimprovera, l’obiezione che gli fa.
Ora, in tale obiezione è implicita comunque una corrispondenza fra il pensiero di Severino e il concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio. Severino non contesta tale concetto in se stesso, contesta a Freud di non averlo preso sufficientemente sul serio. Considerata in se stessa – indipendentemente dal suo essere ritenuta non veritiera – l’a-temporalità dell’inconscio appare come un’esemplificazione della forma di pensiero che Severino auspica, come qualcosa che “pensa” nello stesso modo che Severino mira a promuovere.


Richiamo, anzitutto, il post pubblicato ieri su questa stessa pagina, che porta il titolo ‘L’essere fuori del tempo’. Il seguente post è il seguito di quello ed è sostanzialmente:

UNA PRIMA CONCLUSIONE

Freud dà per scontato che l’a-temporalità dell’inconscio non dia luogo a un’interpretazione veritiera della realtà. Dà per scontato che ci sia un pensiero razionale che porta ad affermare che le cose sono nel tempo e un sistema inconscio che nega irrazionalmente tale affermazione (Nota: Al punto da ricondurre essenzialmente la patologia psichica a tale negazione irrazionale dell’esistenza del tempo). Severino dimostra come non sia affatto vero che il pensiero razionale porti a tale conclusione: come sia vero esattamente il contrario. Un pensiero razionale correttamente inteso, non alienato da se stesso, non attesta affatto che le cose siano nel tempo. Perché non lo attesta affatto – ma attesta il contrario – il principio di non contraddizione su cui tale pensiero si basa.
Il contributo del pensiero di Severino al tema della a-temporalità dell’inconscio può consistere allora semplicemente nel riconoscere valore di verità all’a-temporalità dell’inconscio (Nota: D’altra parte, se Freud non ha riconosciuto tale valore ha tuttavia riconosciuto il limite nella sua riflessione in proposito: “nemmeno io sono andato avanti su questo punto”. Il superamento di tale limite potrebbe consistere dunque nel riconoscimento del carattere veritativo dell’a-temporalità dell’inconscio).
Un tale riconoscimento si risolverebbe essenzialmente nell’enfatizzare quella valenza fisiologica dell’a-temporalità dell’inconscio che già Freud aveva individuato, nel generalizzarla fino a fondarla sulla verità, fino ad attribuirgli la proprietà di cogliere la verità (Nota: E’ il tema antico della conoscenza che salva, a cui Severino dedica in particolare un capitolo del libro “Il giogo: Alle origini della ragione. Eschilo”, Adelphi, Milano 1989,pp. 32-43).
Ciò corrisponde sostanzialmente a quel che afferma Severino quando scrive: “le infinite forme della sofferenza provengono da una radice comune: la convinzione che l’uomo sia un essere effimero, caduco, finito, che solo per breve tempo riesce a sporgere dal nulla, da cui ben presto è definitivamente inghiottito” (La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000. p. 67). E, poco oltre, riferendosi esplicitamente alla patologia psichica: “L’essenza della cultura occidentale, affermando la nullità dell’uomo e delle cose, è la responsabile di ogni “malattia” della mente, ossia di ogni angoscia che l’uomo prova per la propria nullità e che costotuisce il nucleo di ogni patologia psichica” (ibidem, p. 74).
La terapia psicoanalitica, del resto, è un curare attraverso il conoscere. Per Freud – come per i suoi eredi – è la conoscenza della verità che preserva dalla patologia. Per essere coerente con il contesto della concezione freudiana, dunque, la valenza psicologica della a-temporalità dell’inconscio dovrebbe essere connessa al riconoscimento del carattere di verità della a-temporalità in quanto tale.
Tale valenza è apparsa come ciò che previene il trauma – e la conseguente coazione a ripetere le esperienze spiacevoli – e come ciò che ripristina la fisiologia una volta che il trauma si sia determinato. Ma come potrebbe un elemento preservare dal trauma e dall’angoscia se non fosse fondato sulla verità?! Da dove, se non dal suo corrispondere alla verità, trarrebbe la forza per farlo?!
In tal modo, il problema delle due valenze – una patologica, l’altra fisiologica – del concetto freudiano di a-temporalità dell’inconscio, e prima ancora il problema di ciò che resta incompreso della sua valenza patologica, troverebbe una soluzione semplice e drastica, consistente appunto nel venir meno della valenza patologica.
Un tale contributo al tema della a-temporaità dell’inconscio, tuttavia, non è l’unico che possa provenire dal pensiero di Severino. Esso è un contributo diretto, essenzialmente un’applicazione della filosofia di Severino al problema in questione. Ma se ne può riconoscere un altro, che scaturisce in maniera indiretta da tale filosofia. ( Ma di quest’altro diremo in un prossimo post).

(Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali editori, Bergamo 2009, pp. 51-53)

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