Il nichilismo, la tecnica e le sfide del vivere. Dialogo (da capogiro) tra Borgna e Galimberti – Formiche.net

Il nichilismo, la tecnica e le sfide del vivere. Dialogo (da capogiro) tra Borgna e Galimberti

Il nichilismo, la tecnica e le sfide del vivere. Dialogo (da capogiro) tra Borgna e Galimberti – Formiche.net

in risposta ai tanti amici che mi chiedono di indicare i possibili rimedi al nichilismo, vai a Amici di Emanuele Severino | Facebook

Amministratore

7 h

In risposta ai tanti amici che mi chiedono di indicare i possibili rimedi al nichilismo
Non è possibile oltrepassare il nichilismo, sconfiggerlo, eliminarlo per la semplice ragione che esso “è” necessariamente. Possiamo soltanto conviverci, reagendo nell’unico modo possibile: prendere atto che siamo “gettati” nell’esistenza, che questa esistenza ha come conclusione finale la “morte”, che dunque non si può fare altro che “progettare” il tratto di futuro che ci sarà dato, per viverla – questa esistenza – in modo “autentico”. Tutto il resto è “chiacchiera”, un “bla bla” senza senso, un “silenzio”.

via Amici di Emanuele Severino | Facebook

Vasco Ursini: Risposta agli amici che mi hanno chiesto come acquistare il mio libro “Il dilemma verità dell’essere o nichilismo ?

Amministratore

10 maggio alle ore 22:11Tutti

Risposta agli amici che mi hanno chiesto come acquistare il mio libro “Il dilemma verità dell’essere o nichilismo ?” e la rivista “La filosofia futura” n.03/2014 della Mimesis, dove c’è la mia “Risposta a Emanuele Severino, che lo aveva recensito sia nel suo “Dispute sulla verità e la morte”, Rizzoli sia nel n. O2 della suddetta rivista: TELEFONATE PER IL LIBRO A MIO NOME ALLA CASA EDITRICE BOOKSPRINT EDIZIONI A QUESTO NUMERO: 3299224923. TELEFONATE PER LA RIVISTA A MIMESIS, LA SUA CASA EDITRICE. Vi ringrazio del vostro interesse per queste mie pubblicazioni e vi abbraccio affettuosamente.

via (2) Amici di Emanuele Severino | Facebook

11021197_786660548093892_618543462551742113_n

Vasco Ursini, Residuo nichilista in Severino

‘’La totalità dell’essere F.immediato, e in generale, la totalità del divenire NON APPARTIENE NECESSARIAMENTE ALL’INTERO ( inteso quest’ultimo, come ciò che, DI FATTO, include il divenire’’[…]PERCHE’ LA REALTA’DIVENIENTE NON CONTIENE ALCUNA POSITIVITA’, che non sia contenuta nell’intero immutabile, NON E’ AUTOCONTRADDITTORIO SUPPORRE O PROGETTARE LA INIZIALE NULLITA’ O L’ANNULLAMENTO DELLA REALTA’ DIVENIENTE ; OSSIA NON E’ AUTOCONTRADDITTORIO AFFERMARE CHE QUESTA REALTA’ E’ COME CIO’ CHE AVREBBE POTUTO NON ESSERE’’ (S.O. pag 407, maiuscolo e grassetto miei)
’non solo non è contraddittorio affermare che la realtà diveniente non appartiene necessariamente all’intero, ma è autocontraddittorio affermare la necessità di quella appartenenza’’.
E ancora : ‘’L’immutabile non è semplicemente ciò senza di cui la verità diveniente non è, ma è CIO’ PER CUI quella realtà è.[…]all’opposto l’intero immutabile è ANCHE SE LA TOTALITA’ DEL DIVENIRE NON E’. E ‘’CHE LA TOTALITA’ DEL DIVENIRE SIA E’ DECISIONE DELL’IMMUTABILE (S.O. pag 409, maiuscolo mio)

Emanuele Severino, Essenza del Nichilismo (Paideia, Brescia 1972; seconda edizione ampliata, Adelphi, Milano 1982). Scheda di Vasco Ursini

 

In quest’opera, che si compone di diversi studi assai importanti tra cui il discutissimo “Ritornare a Parmenide” (in “Rivista di filosofia neoscolastica”, LVI, 1964, n. 2, pp. 137-175: poi in “Essenza del Nichilismo), Severino sviluppa una dottrina dell’essere che in qualche modo si rifà all’ontologia parmenidea – che egli però corregge radicalmente – e ne ricava una diagnosi critica della storia della filosofia e della civiltà occidentale, diagnosi sicuramente inaudita, Eccola:

La storia della filosofia occidentale è la vicenda dell’alterazione e quindi della dimenticanza del senso dell’esssere, inizialmente intravisto dal più antico pensiero dei Greci. E in questa vicenda la storia della metafisica è il luogo ove l’alterazione e la dimenticanza si fanno più dificili a scoprirsi: proprio perché la metafisica si propone esplicitamente di svelare l’autentico senso dell’essere, e quindi richiama ed esaurisce l’attenzione sulle plausibilità con cui il senso alterato si impone. La storia della filosofia non è per questo un seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e le conquiste più preziose del filosofare si muovono all’interno di una comprensione inautentica dell’essere” (Ritornare a Parmenide, in Essenza del Nichilismo, Adelphi, Milano 1982, p. 19).
Le tesi espresse in questo scritto, secondo le quali tutti gli enti, in quanto “sono, sono eterni, fecero scandalo e furono condannate ufficialmente dalla Chiesa perché inconciliabili con la dottrina cattolica, in particolare con la dottrina della creazione ex nihilo.
Riallacciandosi alla fondazione dell’ontologia espressa in “La struttura originaria”, Severino mette in luce l’evidenza inoppugnabile del principio ontologico secondo il quale “l’essere è e non può non essere”.

Questa incontraddittorietà dell’essere si fonda sul principio di non contraddizione e nella sua incontrovertibile validità: chi, infatti, volesse negare tale validità dovrebbe implicitamente farvi ricorso e riaffermarla attraverso la sua negazione che dunque si autoannulla.

Detto in altri termini, in quanto l’essere è l’immediatamente innegabile e l’innegabilmente immediato, la struttura originaria dell’essere è la struttura della “necessità”. Tale “necessità” esprime il senso assoluto dell’innegabilità quale autonegatività immediata del proprio negativo. In quanto il proprio negativo è immediatamente autonegativo, la struttura originaria è ciò che “sta”, innegabilmente ed eternamente.

Il pensiero che, al di là del nichilismo, vede il senso autentico dell’essere – e cioè dell’ “esser cosa” delle cose – ‘non è’ dunque ateismo!, in Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, p. 286

Il pensiero che, al di là del nichilismo, vede il senso autentico dell’essere – e cioè dell’ “esser cosa” delle cose – ‘non è’ dunque ateismo! Esso non scende, come l’ateismo, al di sotto di Dio, riducendo l’essere al mondo, ma vede ciò che sta al di sopra di Dio: vede il senso autentico di ciò che è. Ciò che è – l’essere – sta al di sopra di ogni riduzione dell’essere al nulla, e quindi sta al di sopra della riduzione che agisce nella coscienza di chi afferma l’esistenza di Dio e intende Dio come una mente che crede di poter creare e annientare ciò che è. Anche “Dio” – cioè anche la coscienza che afferma Dio – riduce ‘troppo’ i confini di ciò che è: troppo, perché riduce al nulla tutte le cose. Dio non è troppo, come ritiene l’insipienza dell’ateo, ma è ‘troppo poco’.
(Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo, Rizzoli, Milano 1995, p. 286)

Il nichilismo “tragico”: “L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino … , Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

Il nichilismo “tragico”

“L’idea di fondo del pensiero di Emanuele Severino ruota intorno ai due opposti della follia e del destino. Il problema degli uomini è la credenza nel nulla, l’illusione che tutto ciò che esiste, l’ente, prima non ci fosse e dopo non ci sarà. Dal non essere all’essere e ancora al non essere: è il ciclo della vita che diviene. Ma questa certezza nell’esistenza del divenire è una forma estrema di “nichilismo” tragico: è nichilismo perché il divenire presuppone il non essere e dunque il nulla; ed è tragico perché di fatto riduce la vita a una corsa verso la morte (il non essere, il nulla).
Ma in Severino non c’è spazio per il tragico, perché la certezza nel divenire, che sta alla base della filosofia occidentale e della religione cristiana, è un’illusione, contraddetta da ragionamenti incontrovertibili. [ ,,, ]”.

da  (5) Amici di Emanuele Severino

“L’uomo è convinto che le cose divengano altro; e in questa convinzione vi è la persuasione che le cose siano nulla. Questa è l’essenza del nichilismo”. ( Emanuele Severino)

Cosa significa “stare” ‘oltre’ il nichilismo”, Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 16

 

Stare ‘oltre’ il nichilismo significa sapere che “perpetuo” – e ‘ non’ “acquistabile” da una qualche operazione (come l’opera d’arte, o la grazia divina) – non è solo ciò che costituisce l’essenza delle cose, ma ‘tutto’ ciò che loro appartiene; e che dunque un evento consistente in “coloro ch non sono più” è soltanto il contenuto di un sogno; di un incubo. Non c’è nessuno che non sia più. Tutto è eterno.
È vero che ricordare è sognare; ma anche i sogni e ciò che essi mostrano sono eterni. Anche l’errare, la contraddizione, la stessa follia del nichilismo sono eterni. Eterno è ‘tutto’ il contenuto dei nostri ricordi, anche se, come dicevo prima, grigio, dis-tratto, sfigurato.
L”essenza del nichilismo è pensare che le cose vengono dal nulla e vi ritornano. Questo pensiero implica che si creda che gli esseri (ossia ciò che non è nulla) siano nulla. E questa è l’impossibilità estrema.
Appunto per questo i nostri morti ci attendono, come le stelle del cielo attendono che passino la notte e la nostra incapacità di vederle se non al buio.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 16)

Vasco Ursini, “Occorre convincersi che il problema del nichilismo è un tema centrale …”

Vasco Ursini

Occorre convincersi che il problema del nichilismo è un tema centrale e ineludibile, che s’impone da sé nell’ambito di una riflessione psicologica e filosofica sulla storia e sulla vita.

Soltanto se riusciremo a smettere di “mascherare” questi aspetti negativi e queste minacce implicite nella nostra esistenza, potremo forse riuscire a non rendere vani i nostri sforzi e illusorie le nostre speranze per l’avvenire

Nel contenuto che si manifesta, il grande fiume delle determinazioni che compaiono e scompaiono è trattenuto da sponde intramontabili …, in Essenza del nichilismo” (1982), Adelphi, Milano 1995, p. 199

“Nel contenuto che si manifesta, il grande fiume delle determinazioni che compaiono e scompaiono è trattenuto da sponde intramontabili: la scorta di quegli enti, il cui apparire è di necessità richiesto dall’apparire di un qualsiasi ente. Essi sono lo ‘sfondo’ intramontabile di ogni disvelamento dell’essere, lo spettacolo che sta eternamente dinanzi all’uomo e in cui si svolge ogni tempo.”

“Essenza del nichilismo” (1982), Adelphi, Milano 1995, p. 199

da

(4) Amici di Emanuele Severino

GENESI DELL’ERRORE, da: E. Severino, “Essenza del nichilismo”, Adelphi, Milano 1982, pp. 71-73

 

“La quale [ragione] è alienata perché non si avvede dell’aberrazione più profonda e più antica, che ha le sue origini nell’acme del pensiero occidentale, e cioè nel modo in cui Platone ebbe a dar vita all’oltrepassamento di Parmenide. Per il quale il determinato è non essere; ma in modo che l’essere e il determinato sono pensati come assolutamente indipendenti l’uno dall’altro, sì che il determinato, per questa sua assoluta indipendenza dall’essere, vien posto come un nulla. Perché il determinato sia posto come un nulla non è cioè sufficiente che si rilevi la sua diversità dall’essere; tanto è vero che Platone terrà ferma (e non poteva non tener ferma) questa diversità, ma insieme negherà che, per questo, il determinato debba essere inteso come nulla. Perché sia posto come nulla si richiede, ripetiamo, quell’astratta separazione che pone l’essere e il determinato come due assoluti, come due luoghi assolutamente irrelati, cosicché il determinato, come si diceva, proprio per questa sua assolutezza cade al di fuori dell’essere, nel nulla.

Ma questa astratta separazione è il modo in cui l’uomo occidentale non ha mai cessato di pensare l’essere e la determinazione dell’essere – e cioè il modo in cui non ha mai cessato di pensare l’ente, se l’ente è la sintesi dell’essere e della determinazione. Platone si è lasciato sfuggire la grande occasione per pensare la verità dell’essere, perché anche lui (e dopo di lui tutto il pensiero occidentale) lascia al fondo del pensiero dell’ente l’astratta separazione dell’essere e della determinazione: proprio lui, che si presenta come il pacificatore della scissione […]. Accade cioè che la sintesi dei due momenti venga operata rispetto a due termini posti inizialmente come separati (cioè posti come li poneva Parmenide).[…] Noi diciamo che al fondo del ripensamento platonico si nasconde quella stessa astratta separazione, dalla quale, in superficie, Platone vuole liberare il pensiero dell’essere. […]

Invece, per Platone, alla determinazione è proibito scrollarsi di dosso il suo ‘è’ non già in quanto essa sia una determinazione (ossia un qualsiasi ‘che’, che non sia nulla), ma in quanto è ιδέα, ossia è quel certo tipo di determinazione che si distingue dalla determinazione sensibile. Le cose, alle quali va imposto il sigillo di ‘essere ciò che è’ […] non sono ogni cosa […], bensì sono le essenze ideali delle cose visibili. E l’essenza ideale è posta come ente immutabile non già perché Platone si rammemori della verità di Parmenide – ossia non già perché si rammenti che l’essere (ossia ciò che esiste) non è il nulla e non può nemmeno diventare il nulla -, ma perché Platone si fonda sull’angusta evidenza dell’impossibilità che il bello, il giusto, il buono (a differenza delle cose belle, giuste, buone) non sia bello, giusto, buono; onde il bello è ὂ ἔστιν, perché non potrà mai cessare di essere il bello. Perché di qualcosa si ponga che è ὂ ἔστιν, non è sufficiente che esso sia un qualcosa, un non-nulla, ma si richiede che sia quel super-ente in cui consiste l’ιδέα. Se non è ιδέα, ed è semplicemente un qualcosa […], si riconosce che il nulla non può convenirgli, ma nel senso che non può convenirgli sin tanto che esso è, mentre può ben convenirgli quando non è. […]

La distinzione tra essere e determinazione, che in Parmenide era una separazione assoluta, resta in Platone una separazione assoluta anche se l’essere diventa predicato della determinazione.”

E. Severino, “Essenza del nichilismo”, Adelphi, Milano 1982, pp. 71-73.

[Gustave Doré, “The Shades of French Soldiers from the Past Exhort the Army to Victory on the Rhine”]

da (1) Amici di Emanuele Severino