nell’architettura contemporanea, la bellezza non appare più come valore assoluto, ma come “la configurazione che le opere dell’uomo vengono ad assumere in rapporto ai suoi scopi”, tratto dal Retro di copertina del saggio di Emanuele Severino, Tecnica e architetture, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003

TECNICA E ARCHITETTURA

Lungo la millenaria tradizione occidentale, le “figure” che l’architetto conferisce allo spazio, dal tempio al teatro, dalla chiesa allo stadio, per non dire dell’intera città, risultano determinate dal senso del mondo che si presenta nel contenuto eterno dell’episteme filosofica, di una sapienza non smentibile e non modificabile. Ma con l’avvento della tecnica e il tramonto della tradizione epistemica dell’Occidente, la “figura” cessa di essere regola immutabile, venendo iscritta nel divenire del mondo. Così nell’architettura contemporanea, la bellezza non appare più come valore assoluto, ma come “la configurazione che le opere dell’uomo vengono ad assumere in rapporto ai suoi scopi”. Tuttavia, come ci insegna Emanuele Severino, l’autentico oltrepassamento del passato non sta nel suo oblio, ma nella tutela delle sue vestigia, nel saper penetrare l’essenziale nichilismo della nostra storia, riconoscendo che un rinnovato confronto con la forma ci costringe a uno sconvolgente ripensamento teorico e pratico.

(Retro di copertina del saggio di E. Severino, Tecnica e architetture, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003).

Sorgente: (71) Amici a cui piace Emanuele Severino

I fanatici jihadisti colpiscono invano. La marcia della tecnica è inarrestabile, Emanuele Sebverino in Il Corriere della Sera 29 agosto 2017

Il terrorismo islamico e la violenza femminicida sono condannati a soccombere, sconfitti dal progresso tecnico-scientifico, che favorisce anche l’emancipazione delle donne

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Sorgente: Corriere della Sera

Emanuele Severino, Dalla festa arcaica alla tecnica di Claudio Tugnoli – in Qui Libri

Nel saggio, La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente, il filosofo Emanuele Severino parte dall’analisi della poesia di Dante e Leopardi in base all’assunto che la poesia può essere compresa nella sua essenza solo se messa in relazione alla lotta contro il dolore, perché «all’origine la poesia appartiene al gesto essenziale che l’uomo compie contro il dolore e la morte». Il libro è una rigorosa ricapitolazione della filosofia di Severino nei suoi essenziali capisaldi e sviluppi.

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Sorgente: Dalla festa arcaica alla tecnica – Qui Libri

BIBLIOGRAFIA

Emanuele Severino
La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente
Rizzoli
pp. 351, € 19,00

Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica
Rizzoli
pp. 358, € 10,00

Cosa arcana e stupenda. L’Occidente e Leopardi
Rizzoli
pp. 509, € 11,80

In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo
Rizzoli
pp. 220, € 16,00

Emanuele Severino, la tecnica può essere intesa in due modi: 1) nel senso ingenuo, semplicistico, riduzionistico, militaristico con cui la tecnica è guardata dai tecnici e dagli scienziati; 2) nel modo autentico, adeguato, dove la tecnica sente la voce di quella filosofia degli ultimi due secoli che le dice “tu puoi avanzare all’infinito perché non ci sono limiti”. Citazione ripresa da Amici a cui piace Emanuele Severino

LA TECNICA
Ho sempre detto che la tecnica può essere intesa in due modi: 1) nel senso ingenuo, semplicistico, riduzionistico, militaristico con cui la tecnica è guardata dai tecnici e dagli scienziati; 2) nel modo autentico, adeguato, dove la tecnica sente la voce di quella filosofia degli ultimi due secoli che le dice “tu puoi avanzare all’infinito perché non ci sono limiti”. Allora una tecnica così ha un volto enormemente più alto e nobile che non la tecnica come un assemblaggio di strumenti. Perché in questo trascendimento infinito di ogni situazione posseduta e conquistata, c’è del religioso. Spetta difatti alla religione la possibilità di vedere in ogni volto divino un idolo, di non accontentarsi, di andare oltre. Una tecnica di questo tipo non è la bieca tecnocrazia che si risolve in una serie di strategie di “problem solving” contingente. Essa prefigura una dimensione superiore e perviene a quel paradiso della tecnica che, come continuo a dire, è destinato a presentarsi come un inferno quando ci si rende conto che esso non dispone di verità. Lo stesso accade quando si è felici e si teme soprattutto di perdere la felicità. Questo per dire che il paradiso della tecnica non è l’ultimo tempo dell’uomo. Nel mio libro “Oltrepassare” voglio dimostrare che il valore della necessità testimonia l’esistenza del destino e rappresenta la confutazione più radicale del nichilismo. Io ritengo indispensabile che quel linguaggio divenga oggi il linguaggio dei popoli. Ecco, voglio immaginare un futuro in cui la civiltà della tecnica si appresterà a tramontare per lasciare il passo a un nuovo linguaggio dei popoli che sia capace di testimoniare il valore del destino.
(Emanuele Severino)

Sorgente: (2) Amici a cui piace Emanuele Severino

la manipolazione dell’uomo da parte delle tecnologie genetiche non è differente, nella sua essenza, dalla manipolazione in cui consiste ogni forma di educazione e cultura, da  Emanuele Severino, “Il destino della tecnica”, 1998, pp. 35-36, tratto da gruppo FB Amici a cui piace Emanuele Severino

 

Non si comprende che la manipolazione dell’uomo da parte delle tecnologie genetiche non è differente, nella sua essenza, dalla manipolazione in cui consiste ogni forma di educazione e cultura. La coltivazione spirituale dell’uomo può trasformare l’individuo molto più radicalmente di qualsiasi manipolazione genetica; può spingerlo molto più lontano di ciò che la tradizione occidentale considera come la “condizione naturale” dell’uomo. Negando ogni inevitabilità e ogni necessità, il pensiero contemporaneo nega anche l’esistenza di quella forma di inevitabilità che è costituita dalla “natura” dell’uomo; sì che anche la trasformazione più radicale della realtà umana perde quel carattere di violenza che invece essa mantiene quando la si commisura alla “natura” più o meno profondamente trasgredita. Se non c’è pietra di paragone, non c’è trasgressione.

Emanuele Severino, “Il destino della tecnica”, 1998, pp. 35-36

Sorgente: (3) Amici a cui piace Emanuele Severino

Vasco Ursini, Il dilagante nichilismo, dal gruppo Amici a cui piace Emanuele Severino, 14 maggio 2017

Vasco Ursini, Il dilagante nichilismo

Emanuele Severino ci ha spiegato, in tutta la sua corposa e sistematica opera, che noi pensiamo e viviamo le cose come se fossero un niente. “L’Occidente pensa che le cose sono niente: il senso della cosa, che guida la storia dell’Occidente, è la nientità delle cose. L’essenza della civiltà europea è il nichilismo, poiché il senso fondamentale del nichilismo è il rendere niente le cose, la persuasione che l’ente sia niente, ed è l’agire guidato e stabilito da questa persuasione”.
Da Parmenide in poi, ci dice Severino, l’Occidente resta entro l’orizzonte del nichilismo. Nichilistiche sono dunque tutte le civiltà del pianeta, tutti i popoli e le religioni, le istituzioni sociali, le masse e gli individui che restano legati alla fede nel divenire. Tale fede nel divenire perviene, con la tecnica, alla sua forma più alta e alla sua diffusione più ampia. Non solo il pensiero, ma anche l’agire dell’uomo sono guidati dalla convinzione nichilistica che le cose sono niente nel senso che si ritiene che esse provengono dal niente e ritornano nel niente. E dunque possono essere prodotte e distrutte. La tecnica è proprio questo: essa infatti pensa che le cose possono essere prodotte dal niente e distrutte fino a farle ridiventare niente. Mentre nel passato il creare e il distruggere le cose era attribuito a Dio, nell’era contemporanea è la tecnica a svolgere questo compito. E dunque la teologia è la prima forma di tecnica e la tecnica è l’ultima forma di teologia. Alla pagina 197 de ‘La terra e l’essenza dell’uomo’ (Adelphi, Milano 1982) Severino scrive: ” Dio e la tecnica moderna sono le due fondamentali espressioni del nichilismo metafisico“.

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

Emanuele Severino: la tecnica, che si serve di strumenti sempre più potenti e avanzati come ad esempio i computer, è destinata al dominio. Un dominio che, se l’uomo non sarà in grado di compiere le scelte giuste, potrebbe rivelarsi catastrofico- intervista in Tech – quotidiano.net

 

estratti dalla intervista:

“La vita umana incomincia a cambiare radicalmente da quando le grandi forze che oggi si servono della tecnica, capitalismo in testa, capiscono che la tecnica guidata dalla scienza moderna è il mezzo più potente e che quindi va potenziato anche a scapito degli scopi che tali forze si prefiggono di realizzare. L’intelligenza artificiale è un capitolo di questa vicenda”

“«Ancora oggi l’uomo ha bisogno della tecnica. Proprio per questo, e ovviamente mi limito anche qui come nelle altre mie risposte a enunciare le tesi, lo scopo della tecnica, cioè l’aumento indefinito della potenza, è destinato a diventare lo scopo dell’umanità. In questa situazione, la tecnica ha bisogno dell’attività umana, nella misura in cui però è questa attività a diventare il mezzo di cui la tecnica si serve. L’imperativo kantiano di non trattare mai l’uomo soltanto come mezzo perde ogni forza».”

«Le reti telematico-informatiche sono ancora dei mezzi di cui si servono le forze dell’economia capitalistica. Sono soprattutto tali forze a contendersi il cosiddetto cyberspazio. Ma la loro conflittualità, o ‘concorrenza’, le spinge a occupare aree sempre più ampie di tale spazio. Ossia a potenziare sempre di più il controllo di questa forma emergente dell’apparato tecnico. Anche qui: lo scopo di quelle forze è di far conoscere i loro prodotti e imporsi sul mercato, ma questo scopo è destinato a essere sostituito da quell’altro scopo ovvero dall’incremento della potenza del mezzo tecnico che fa conoscere tali forze; e in questa sostituzione il messaggio centrale è appunto la capacità della tecnica di guidare il mondo. Ma, dicevo, la tecnica non ha l’ultima parola…»

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Sorgente: “Le nuove tecnologie come Lucifero”. Il filosofo Severino: siamo a un bivio – Tech – quotidiano.net