Alle spalle della ricerca delle conoscenze empiriche si trova un fattore che contiene tutti gli spazi e tutti i tempi C’E’ UN SAPERE CHE PRECEDE LA SCIENZA. La filosofia riguarda l’esperienza originaria della mente, che non si può ridurre a pura funzione cerebrale, EMANUELE SEVERINO, da CULTURA, CORRIERE DELLA SERA, 26 ottobre 2015, p. 32

Alle spalle della ricerca delle conoscenze empiriche si trova un fattore che contiene tutti gli spazi e tutti i tempi
C’E’ UN SAPERE CHE PRECEDE LA SCIENZA
La filosofia riguarda l’esperienza originaria della mente, che non si può ridurre a pura funzione cerebrale
di EMANUELE SEVERINO
( Da CULTURA, CORRIERE DELLA SERA, 26 ottobre 2015, p. 32).

Sonoi esistiti ed esistono scienziati con interessi, competenze e attitudini filosofiche rilevanti. D’altra parte non pochi scienziati dicono che in genere i filosofi non conoscono la scienza e che questa loro ignoranza rende inconsistente e superfluo il loro lavoro. E questi scienziati hanno spesso ragione. Ma, per quanto la domanda possa sembrare inutile, che significato ha l’espressione “conoscere la scienza”? Vi sono soprattutto due modi di rispondere.
Fermo restando che ormai nemmeno gli scienziati possono conoscere l’intero contenuto delle proprie discipline, conoscere la scienza – questo, il primo modo di rispondere – significa conoscere per lo meno i metodi secondo i quali essa procede, i principali risultati ai quali essa è pervenuta, la sua genesi, i suoi rapporti con le altre forme di sapere e con la socieà, i problemi che sorgono dai rapporti tra le singole discipline scientifiche e all’interno delle stessa disciplina. Se è in questo modo che i filosofi non conoscono la scienza, allora è come se essi non conoscessero l’esistenza del cielo, delle stelle, degli animali, delle piante. Non solo non sono filosofi, ma nemmeno uomini.
Ma si può rispondere anche (ed è la risposta che molto spesso gli scienziati si danno) dicendo che ormai la filosofia deve porre alla propria base il sapere scientifico. Questa volta sono gli scienziati a mostrarsi ingenui. Perché questa loro risposta non esprime una prospettiva scientifica, ma filosofica, e ingenuamente filosofica. Quale disciplina scientifica, infatti, contiene la strumentazione concettuale che le consenta di affermare che la filosofia deve porre alla propria base la scienza? Nessuna. Anzi, accade qui che sia proprio la scienza a porre alla propria base una cattiva filosofia ( oggi peraltro adottata da molti filosofi). Sin dal suo inizio, invece, la filosofia intende essere la forma assolutamente radicale del sapere. E per mostrare in che consista il sapere radicalmente incontrovertibile si porta alle spalle di ogni altro sapere (mitico, artistico, economico, politico, tecnico, scientifico) e quindi esclude di porlo alla propria base. Inconsistente e superflua, dunque, è la filosofia che si fonda sulla scienza – giacché se, così fondandosi, non è inconsistente e superflua, allora non è filosofia, ma scienza.
Uno degli aspetti più importanti di quel “portarsi alle spalle” di ogni altro sapere riguarda l’esperienza umana del mondo. Non esisterebbe infatti alcun sapere, quindi nemmeno quello scientifico, se il mondo non fosse manifesto, cioè non si mostrasse, non apparisse: non se ne facesse, appunto, esperienza. Certo, la scienza è una continua critica dell’esperienza. Afferma ad esempio che il sole non si muove, come sembra. Ma è necessario che questo sembrare appaia, perché la scienza possa affermare che è illusorio.
La scienza però non si interessa di quel fondo che è appunto l’esperienza e da cui la scienza pur parte. Su di esso la scienza fa luce con le proprie lampade, tendendo però a dimenticare che sono sempre costruite con materiali che da quel fondo sono tratti. A quel fondo la filosofia si è invece sempre rivolta: per stabilire se, al di là delle apparenze che esso contiene, esso non custodisca in sé anche un nucleo innegabile, incontrovertibile, che stia al fondamento di ogni sapere e di ogni agire. ( E qui non dirò nulla sull’esito di questo tentativo, che sin dall’inizio concepisce la manifestazione del mondo come manifestazione della sua caducità).
La filosofia “si porta alle spalle” di ogni sapere e agire dell’uomo anche in uno di quei campio oggi più frequentati nel campo della neurofisiologia e dell’intelligenza artificiale: quello del rapporto tra mente e cervello. Carl Sagan, uno dei maggiori astrofisici e astrobiologi del XX secolo ( tra i più importanti consulenti e collaboratori della Nasa) scriveva nel suo libro ‘I draghi dell’Eden’: ” La mia premessa fondamentale riguardo al cervello è che le sue attività – ciò che talora chiamiamo mente – sono una conseguenza della sua anatomia e della sua fisiologia e nulla più”. Tesi sottoscritta da una nutrita schiera di scienziati à la Francis Crik a à la Richard Dawkins, ma antichissima (risale alla filosofia greca). Si ricorda che nell’Ottocento era già sostenuta da emil Du Bois-Raymond – ma si ignora che Giacomo Leopardi aveva scritto: “Che la materia pensi è un fatto”, chiarendo il significato di questo asserto in modo da far invidia a scienziati e filosofi.
Ma la “premessa fondamentale riguardo al cervello” di Sagan può essere avanzata dopo aver fatto molta strada. Infatti, come si fa a sapere che esistono cervelli e quelle “attività” che talora chiamiamo “mente”? E che quindi esistono corpi in cui cervelli si trovano e lo spazio dove tanti corpi vivono e stanno in rapporto con altre cose”. Non si può rispondere che così: si sa che tutto questo esiste, perché appartiene al mondo che si mostra, si manifesta, appare, al mondo che sperimentiamo: all’esperienza.
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Certo, la parola “esperienza” può essere intesa in modi del tutto inadeguati rispetto a quanto stiamo dicendo. Qui importa ribadire che al fondo della conoscenza e dell’agire non sta semplicemente il mondo, ma la manifestazione del mondo, il suo esser noto; ed è innanzitutto a questa manifestazione e notizia che spetta di essere qualificata come “mente”. La quale, peraltro, in qualche modo contiene tutti gli spazi e tutii i tempi – altrimenti come potrebbe la scienza parlare dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande e degli infiniti universi e del big bang e degli stati che avrebbero potuto precederlo? Questa mente è la luce che illumina uno spettacolo immenso, ma alla quale gli uomini non volgono quasi mai lo sguardo, e quando si rivolgono alla propria mente considerano soltanto la dimensione “psichica” che è soltanto una parte dello spettacolo che in quella luce si mostra.
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Sorgente: (4) Amici a cui piace Emanuele Severino

Dialogo intorno alle Scienze del XXI secolo –  12 ottobre 2015 – a cura di ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI CENTRO LINCEO INTERDISCIPLINARE «BENIAMINO SEGRE» in collaborazione con COLLEGIO UNIVERSITARIO LUIGI LUCCHINI FONDAZIONE GRAZIOLI. Interventi di: Emanuele SEVERINO, Carlo ROVELLI, Giovanni BONIOLO , Michele SALVATI, video di 2 ore

ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI CENTRO LINCEO INTERDISCIPLINARE «BENIAMINO SEGRE» in collaborazione con COLLEGIO UNIVERSITARIO LUIGI LUCCHINI FONDAZIONE GRAZIOLI

BRESCIA 12 ottobre 2015 Auditorium Collegio Universitario Luigi

Lezioni Lincee sulla Scienza Il Centro Linceo Interdisciplinare “Beniamino Segre” organizza questo seminario di Scienza per gli studenti e i docenti delle Scuole superiori. L’incontro intende offrire una descrizione dello stato delle scienze del XXI secolo nelle loro diverse espressioni disciplinari con riferimento sia agli aspetti filosofici e epistemologici che ai risvolti etici e sociali, anche al fine di rendere più consapevole la scelta universitaria.

ACCADEMICO ORGANIZZATORE: E. SEVERINO (Linceo, Università di Venezia) Dialogo intorno alle scienze del XXI secolo Lunedì 12 ottobre 2015, ore 9,30-12,30

Emanuele SEVERINO (Linceo, Università di Venezia): Introduzione e apertura dei lavori

Carlo ROVELLI (Università di Marsiglia): Fisica fondamentale e  descrizioni del mondo

Giovanni BONIOLO (Università di Milano e IEO): Le frontiere della biomedicina e il loro impatto etico

Michele SALVATI (Linceo, Università di Milano): Le scienze economico-sociali e la storia: sono “vere” scienze?

«Le nuove tecnologie sono come Lucifero». Per il filosofo Emanuele Severino, la tecnica, che si serve di strumenti sempre più potenti e avanzati come ad esempio i computer, è destinata al dominio. Dal gruppo Amici a cui piace Emanuele Severino, a cura di Vasco ursini

«Le nuove tecnologie sono come Lucifero». Per il filosofo Emanuele Severino, la tecnica, che si serve di strumenti sempre più potenti e avanzati come ad esempio i computer, è destinata al dominio. Un dominio che, se l’uomo non sarà in grado di compiere le scelte giuste, potrebbe rivelarsi catastrofico.

Professore, i pc, i tablet e gli smartphone hanno cambiato il nostro modo di pensare e di vivere?
«Degli effetti sulla vita dell’uomo da parte delle nuove tecnologie si continua a parlare. Ma affinché queste parole non rimangano alla superficie è necessario che si sappia innanzitutto che cos’è la tecnica e fin dove essa si spinge. Intendo dire: è necessario che si vada oltre ciò che della tecnica possano riuscire a sapere la scienza e la tecnica stessa».

Come si è modificato il nostro pensiero da quando le macchine hanno iniziato in qualche modo, seppur limitato, a ragionare?
«La vita umana incomincia a cambiare radicalmente da quando le grandi forze che oggi si servono della tecnica, capitalismo in testa, capiscono che la tecnica guidata dalla scienza moderna è il mezzo più potente e che quindi va potenziato anche a scapito degli scopi che tali forze si prefiggono di realizzare. L’intelligenza artificiale è un capitolo di questa vicenda».

Un grazie a Valerio Belcredi per questa sua introduzione all’intervista di Quotidiano Net a Emanueleseverino Severino

Vasco Ursini

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

un tema di “paradiso” della tecnica, pagine in Emanuele Severino, La filosofia dai greci al nostro tempo – La filosofia contemporanea, Rizzoli editore

Dopo il grande tentativo sistematico ideato da Hegel, la staffetta dei filosofi consegna il testimone agli scienziati, chiamati in causa per rispondere all’angoscia e al terrore del divenire. La filosofia contemporanea è la consapevolezza di questo passaggio nella campagna per il dominio della realtà. È critica e ripensamento rigoroso dei fondamenti del sapere scientifico, ma allo stesso tempo è la gelosa custode del senso greco del divenire. E proprio per questo diffida di ogni esaltazione del progresso tecnologico e ci offre una visione dell’uomo come essere libero, che affronta il rischio, l’avventura, i pericoli della vita con audacia e spregiudicatezza.

In questa nuova edizione “La filosofia contemporanea” di Emanuele Severino, pubblicata per la prima volta da Rizzoli nel 1986, riserva ampio spazio agli sviluppi della scienza nel nostro tempo e contiene una serie di approfondimenti bio-bibliografici per conoscere vita e scritti dei grandi pensatori.

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http://tinyurl.com/ybzs9nac

 

Sorgente: La filosofia dai greci al nostro tempo – La filosofia contemporanea – Emanuele Severino – Google Libri

Il problema della libertà e la tecnica. Pagine da: Emanuele Severino, Volontà, destino, linguaggio. Il soggetto di fronte all’assoluto,  Rosenberg & Sellier editore

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Sorgente: Volontà, destino, linguaggio – 5. Il problema della libertà e la tecnica – Rosenberg & Sellier

Vasco Ursini, Fare chiarezza sui rapporti filosofia-scienza e citazione da: Emanuele Severino, Cervello, mente, anima, Morcelliana, Brescia 2016

Vasco Ursini, fare chiarezza sui rapporti filosofia-scienza

Mai come oggi si fa innanzi l’esigenza di dire una parola chiara sui rapporti tra filosofia e scienza. Una parola chiara che è indirizzata soprattutto a coloro che sostengono che la filosofia oggi non ha più alcuna ragione di esistere come disciplina autonoma e che deve pertanto “risolversi “e “sciogliersi” nella scienza.
A tal fine riporto una recente dichiarazione di Emanuele Severino:

“Sono esistiti ed esistono scienziati con interessi, competenze e attitudini filosofiche rilevanti. D’altra parte non pochi scienziati dicono che in genere i filosofi non conoscono la scienza e che questa loro ignoranza rende inconsistente e superfluo il loro lavoro. E questi scienziati hanno spesso ragione. Ma, per quanto la domanda possa sembrare inutile, che significato ha l’espressione “conoscere la scienza”?. Vi sono soprattutto due modi di rispondere, Fermo restando che ormai nemmeno gli scienziati possono riconoscere l’intero contenuto delle proprie discipline, conoscere la scienza – questo, il primo modo di rispondere – significa conoscere per lo meno i metodi secondo i quali essa procede, i principali risultati ai quali è pervenuta, la sua genesi, i suoi rapporti con le altre forme di sapere e con l società, i problemi che sorgono dai rapporti tra le singole discipline scientifiche e all’interno della stessa disciplina. Se è in questo modo che i filosofi non conoscono la scienza, allora è come se essi non conoscessero l’esistenza del cielo, delle stelle, degli animali, delle piante. Non solo non sono filosofi, ma nemmeno uomini. Ma si può rispondere anche (ed è la risposta che gli scienziati molto spesso si danno) dicendo che la filosofia oramai deve porre alla propria base il sapere scientifico. Questa volta sono gli scienziati a mostrarsi ingenui. Perché questa loro risposta non esprime una prospettiva scientifica, ma filosofica, e ingenuamente filosofica. Quale disciplina scientifica, infatti, contiene la strumentazione concettuale che le consenta di affermare che la filosofia deve porre alla propria base la scienza? Nessuna. Anzi, accade qui che sia proprio la scienza a porre alla propria base una cattiva filosofia (oggi peraltro adottata da molti filosofi). Sin dal suo inizio, invece, la filosofia intende essere la forma assolutamente radicale del sapere. E per mostrare in che cosa consista il sapere radicalmente incontrovertibile si porta alle spalle di ogni altro sapere (mitico, artistico, economico, politico, tecnico, scientifico) e quindi esclude di porlo alla propria base. Inconsistente e superflua, dunque, è la filosofia che si fonda sulla scienza – giacché se, così fondandosi, è inconsistente e superflua, allora non è filosofia, ma scienza. Uno degli aspetti più importanti di quel “portarsi alle spalle” di ogni altro sapere riguarda l’esperienza umana del mondo. Non esisterebbe infatti alcun sapere, quindi nemmeno quello scientifico, se il mondo non fosse manifesto, cioè non si mostrasse, non apparisse: non se ne facesse, appunto, esperienza. Certo, la scienza è una continua critica dell’esperienza. Afferma ad esempio che il sole non si muove, come sembra. Ma è necessario che questo sembrare appaia, perché la scienza possa affermare che è illusorio. La scienza però non si interessa di quel fondo che è appunto l’esperienza da cui la scienza pur parte. Su di esso la scienza fa luce con le proprie lampade, tendendo però a dimenticare che sono sempre costruite con materiali che da quel fondo sono tratti. A quel fondo la filosofia si è invece sempre rivolta: per stabilire se, al di là delle apparenze che esso contiene, esso non custodisca in sé anche un nucleo innegabile, incontrovertibile, che stia al fondamento di ogni sapere e di ogni agire. […]. La filosofia “si porta alle spalle” di ogni sapere e agire dell’uomo anche in uno dei campi oggi più frequentati nel campo della neurofisiologia e dell’intelligenza artificiale: quello del rapporto tra mente e cervello”.

(Emanuele Severino, Cervello, mente, anima, Morcelliana, Brescia 2016).

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Il dominio della tecnica? Inevitabile: a colloquio con Emanuele Severino – di Luca Taddio in l’Espresso 14 luglio 2017

“Il dominio della tecnica? Inevitabile”: a colloquio con Emanuele Severino

L’uomo. Le macchine. La filosofia. In un dialogo a ruota libera col filosofo. “L’incremento senza fine della potenza è destinato a diventare lo scopo del Pianeta”

DI LUCA TADDIO
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Intervista a Emanuele Severino. Per capire perché la civiltà della tecnica «ha bisogno di mostrare la necessità della “morte di Dio”»

Intervista a Emanuele Severino. Per capire perché la civiltà della tecnica «ha bisogno di mostrare la necessità della “morte di Dio”»

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