Edoardo Boncinelli, Emanuele Severino, Dialogo su ETICA e SCIENZA, Editrice San Raffaele, Milano, 2007/2008

https://books.google.it/books?id=37QQCgAAQBAJ&pg=PT1&lpg=PT1&dq=Edoardo+Boncinelli,+Emanuele+Severino,+Dialogo+su+ETICA+e+SCIENZA,+Editrice+San+Raffaele&source=bl&ots=4BRsI6fQex&sig=ACfU3U0wVBVVo1iMKLSJr1_CK-BVztU2EA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjUjOPK-svmAhUD-qQKHRkID504ChDoATAGegQIChAB#v=onepage&q=Edoardo%20Boncinelli%2C%20Emanuele%20Severino%2C%20Dialogo%20su%20ETICA%20e%20SCIENZA%2C%20Editrice%20San%20Raffaele&f=false

in lettura qui:

https://tinyurl.com/wcj3a82

vedi anche:

http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&doc=702

https://www.bookrepublic.it/book/9788868303426-dialogo-su-etica-e-scienza/

 

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L’impossibilità di un eterno teologico, in E. Severino, Educare al pensiero, Editrice La Scuola, Brescia 2012, p. 147)

 

Gentile, Nietzsche, Leopardi mostrano l’impossibilità di un eterno teologico. Sono non solo i veri filosofi dell’età della tecnica, ma la condizione concreta senza di cui la potenza stessa della tecnica non sarebbe liberata, e senza di cui la tecnica resterebbe nell’impotenza rispetto alla tradizione che della tecnica vuole servirsi.
(E. Severino, Educare al pensiero, Editrice La Scuola, Brescia 2012, p. 147)

Fare chiarezza sui rapporti filosofia-scienza, Emanuele Severino, Cervello, mente, anima, Morcelliana, Brescia 2016

Mai come oggi si fa innanzi l’esigenza di dire una parola chiara sui rapporti tra filosofia e scienza. Una parola chiara che è indirizzata soprattutto a coloro che sostengono che la filosofia oggi non ha più alcuna ragione di esistere come disciplina autonoma e che deve pertanto “risolversi “e “sciogliersi” nella scienza.
A tal fine riporto una recente dichiarazione di Emanuele Severino:

“Sono esistiti ed esistono scienziati con interessi, competenze e attitudini filosofiche rilevanti. D’altra parte non pochi scienziati dicono che in genere i filosofi non conoscono la scienza e che questa loro ignoranza rende inconsistente e superfluo il loro lavoro. E questi scienziati hanno spesso ragione. Ma, per quanto la domanda possa sembrare inutile, che significato ha l’espressione “conoscere la scienza”?. Vi sono soprattutto due modi di rispondere, Fermo restando che ormai nemmeno gli scienziati possono riconoscere l’intero contenuto delle proprie discipline, conoscere la scienza – questo, il primo modo di rispondere – significa conoscere per lo meno i metodi secondo i quali essa procede, i principali risultati ai quali è pervenuta, la sua genesi, i suoi rapporti con le altre forme di sapere e con l società, i problemi che sorgono dai rapporti tra le singole discipline scientifiche e all’interno della stessa disciplina. Se è in questo modo che i filosofi non conoscono la scienza, allora è come se essi non conoscessero l’esistenza del cielo, delle stelle, degli animali, delle piante. Non solo non sono filosofi, ma nemmeno uomini. Ma si può rispondere anche (ed è la risposta che gli scienziati molto spesso si danno) dicendo che la filosofia oramai deve porre alla propria base il sapere scientifico. Questa volta sono gli scienziati a mostrarsi ingenui. Perché questa loro risposta non esprime una prospettiva scientifica, ma filosofica, e ingenuamente filosofica. Quale disciplina scientifica, infatti, contiene la strumentazione concettuale che le consenta di affermare che la filosofia deve porre alla propria base la scienza? Nessuna. Anzi, accade qui che sia proprio la scienza a porre alla propria base una cattiva filosofia (oggi peraltro adottata da molti filosofi). Sin dal suo inizio, invece, la filosofia intende essere la forma assolutamente radicale del sapere. E per mostrare in che cosa consista il sapere radicalmente incontrovertibile si porta alle spalle di ogni altro sapere (mitico, artistico, economico, politico, tecnico, scientifico) e quindi esclude di porlo alla propria base. Inconsistente e superflua, dunque, è la filosofia che si fonda sulla scienza – giacché se, così fondandosi, è inconsistente e superflua, allora non è filosofia, ma scienza. Uno degli aspetti più importanti di quel “portarsi alle spalle” di ogni altro sapere riguarda l’esperienza umana del mondo. Non esisterebbe infatti alcun sapere, quindi nemmeno quello scientifico, se il mondo non fosse manifesto, cioè non si mostrasse, non apparisse: non se ne facesse, appunto, esperienza. Certo, la scienza è una continua critica dell’esperienza. Afferma ad esempio che il sole non si muove, come sembra. Ma è necessario che questo sembrare appaia, perché la scienza possa affermare che è illusorio. La scienza però non si interessa di quel fondo che è appunto l’esperienza da cui la scienza pur parte. Su di esso la scienza fa luce con le proprie lampade, tendendo però a dimenticare che sono sempre costruite con materiali che da quel fondo sono tratti. A quel fondo la filosofia si è invece sempre rivolta: per stabilire se, al di là delle apparenze che esso contiene, esso non custodisca in sé anche un nucleo innegabile, incontrovertibile, che stia al fondamento di ogni sapere e di ogni agire. […]. La filosofia “si porta alle spalle” di ogni sapere e agire dell’uomo anche in uno dei campi oggi più frequentati nel campo della neurofisiologia e dell’intelligenza artificiale: quello del rapporto tra mente e cervello”.

(Emanuele Severino, Cervello, mente, anima, Morcelliana, Brescia 2016).

L’ eternità di ogni cosa (anche tua!): l’illusione del tempo tra scienza e filosofia, link suggerito da Vasco Ursini

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Amministratore · 30 luglio alle ore 09:04

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L’ eternità di ogni cosa (anche tua!): l’illusione del tempo tra scienza e filosofia

In questo video vengono raccolti alcuni interventi che spiegano come le scienze e la filosofia, negli ultimi decenni, abbiano stravolto radicalmente il nostr…

La tecnoscienza dominerà il pianeta in quanto ascolta il sottosuolo filosofico del nostro tempo … in Emanuele Severino, a cura di Nicoletta Cusano, “Lezioni milanesi. Ontologia e violenza (2016-2017), Mimesis

“La tecnoscienza dominerà il pianeta in quanto ascolta il sottosuolo filosofico del nostro tempo. Si va dunque verso un’epoca in cui non sarà più il capitale a servirsi della tecnica, non sarà più la democrazia o l’Islam o il Cristianesimo o i nazionalismi o gli Stati a servirsi della tecnica, ma sarà la tecnica a servirsi di essi”

(Emanuele Severino, a cura di Nicoletta Cusano, “Lezioni milanesi. Ontologia e violenza (2016-2017), Mimesis, pag, 172, Euro 14).

Sul dominio della tecnica, Emanuele Severino, da un’intervista a Repubblica di venerdì 1 marzo 2019

 

La tecnica nasce per allontanare l’idea della morte. E’ un rimedio come il mito, che avvolgeva gli eventi dentro un orizzonte di senso con la sapienza del racconto. Ma l’uomo non si accontenta del mito, evoca l’idea di un sapere che possa essere definitivo. Da qui l’angoscia quando realizza che la tecnica guidata dalla scienza è solo un’ipotesi e non una verità non smentibile.
(Emanuele Severino, da un’intervista da un’intervista a Repubblica di venerdì 1 marzo 2019)

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https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2019/03/01/il-filosofo-emanuele-severino-felice-dei-miei-treMilano11.html

Tecnica e capitalismo, Emanuele Severino, da un’intervista su La Repubblica di venerdì 1 marzo 2019

 

La tecnica è la capacità di organizzare mezzi per produrre dei fini. Fallisce quando a gestirla è il capitalismo, che ha il solo scopo di incrementare all’infinito il profitto. Se non fosse sottomessa alle ideologie, la tecnica avrebbe già risolto i problemi e i conflitti che mettono i popoli gli uni contro gli altri.
( Emanuele Severino, da un’intervista su La Repubblica di venerdì 1 marzo 2019)

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