Considerazioni sulla differenza ontologica tra Bontadini e Severino

riportato da:https://www.facebook.com/groups/995555343856790/permalink/3477462095666090/

BONTADINI

«Nella concezione creazionistica – espressa nella formula: l’Immobile crea il mobile, “l’Ente crea l’esistente!” – la realtà del creato, ossia del diveniente, è tutta insidente, secondo il rapporto stesso di creazione, nell’atto creatore, tutta compresa in esso. Si deve pensare, cioè, che il creato non è nulla fuori dall’atto creatore, non sussiste indipendentemente da questo. Ora, l’atto creatore, fuori dal quale il divenire non ha sussistenza, è immobile. [..] L’affermazione dell’immobilità del Creatore equivale all’affermazione dell’immobilità del tutto reale (nulla sussiste fuori Dio, o dell’atto creatore che è identico a Dio), e perciò il divenire si appresta ad essere concepito in una luce tale per cui non possa violare tale assoluta immobilità. In questa luce è affermata l’immobilità del tutto, senza che sia soppressa la realtà del divenire.[..]Il divenire e l’incrementare sono inclusi in Dio, senza però che Dio sia fatto divenire o incrementare. Vi sono inclusi come posti, e posti con atto intemporale, immoltiplicabile (l’atto intemporale che pone l’ordine della temporalità): perciò il divenire e l’incremento non affettano Dio».[Gustavo Bontadini, ‘Per una teoria del fondamento’ in Metafisica e Deellenizzazione, Vita e Pensiero, §. 24 e §. 26]

SEVERINO

«[La differenza ontologica] che non è la differenza tra due enti, ognuno dei quali sia privo di ciò che l’altro possiede: la parte che appare non è una positività che non sia inclusa nel tutto immutabile, giacché, in quanto ciò che appare è un positivo, esso dimora, come ogni altro positivo, nell’onnivolgente cerchio dell’immutabile. Ma in quanto la parte appare come non dimorante nel tutto avvolgente, in quanto cioè non appare la concreta relazione della parte al tutto, la parte non appare così come è.[..]La parte, che appare sola, differisce da sé in quanto avvolta dal tutto, nel senso che viene a perdere 😊 nascondere) qualcosa di sé in quanto così avvolta. Cioè dall’apparire non si ritrae semplicemente la dimensione che eccede la parte, ma, proprio per questo ritrarsi, c’è anche un ritrarsi nella parte stessa che appare. [..] Il motivo, per il quale l’alterazione della parte che appare astrattamente (e cioè sola, come non avvolta dal tutto) deve essere intesa come un mancamento nella parte, tale motivo è dato dalla considerazione che tutto l’essere è immutabile, sì che la parte che appare in solitudine può differire da sé in quanto accompagnata dal tutto, solo nel senso che nella solitudine manchi qualcosa che invece è presente nella compagnia col tutto».[Emanuele Severino, ‘Poscritto’ in Essenza del Nichilismo, Adelphi, p. 102-103]***1)

NATURA DEL FONDAMENTO:- Bontadini: Il rapporto tra Dio e mondo è asimmetrico: Dio può stare senza il mondo, mentre il mondo non può esistere senza Dio. Per tutelare la differenza ontologica tra Dio e mondo, cioè tra fondamento e fondato, il fondamento non può non avere carattere personale, ovvero deve essere intelligente e avere volontà. È infatti solo conoscendo gli effetti derivanti dall’atto creativo originario, e il volerli portare all’essere, che viene tutelata l’indipendenza ontologica di Dio dal mondo. Dio conosceva il mondo prima di crearlo, e ha voluto crearlo, pur non avendo bisogno del mondo per esistere; ovvero, Dio non è necessitato, cioè condizionato, in alcun modo, dal mondo.Il rapporto tra Dio e mondo riguarda così due realtà qualitativamente diverse legate da una asimmetrica dipendenza ontologica.- Severino: Il mondo è integralmente divino. Il rapporto tra Dio e mondo si comprende considerando la «parte» concretamente e\o astrattamente in relazione al «tutto» («intero»). Nel primo caso la parte è compresa in relazione al tutto che la avvolge; nel secondo caso la parte è compresa isolata dal tutto che la avvolge.Proprio perché è impossibile che il positivo trapassi nel negativo, e viceversa, le categorie che interpretano l’essere concretamente e\o astrattamente compreso giustificano: i) l’immutabilità dell’essere – che è ciò che non appare -, e ii) il divenire dell’essere – che è ciò che appare.Solo considerando, già inizialmente, la parte come – sempre, originariamente – esistente all’interno del tutto, si vede l’impossibilità che essa trapassi nel nulla. Essa (parte), infatti, entra ed esce nel cerchio dell’apparire, senza che venga inficiata l’immutabilità dell’essere: il divenire dell’apparire dell’essere eterno, infatti, è causato dal cambiamento di direzione del fascio di luce che illumina le diverse porzioni dell’intero.Al contrario, solo considerando la parte – non originariamente – inserita, legata, relata, nel\al tutto di cui è parte, si può comprende il suo emergere dal, e ritornare nel, nulla. Infatti, ciò che ci appare, è l’oscillare tra l’essere e il nulla, e non l’immutabilità, della parte.Il rapporto tra Dio e mondo non riguarda così due realtà qualitativamente diverse legate da una asimmetrica dipendenza ontologica, ma la comprensione in termini concreti o astratti di ciò che è.2)

NATURA DEL DIVENIRE- Bontadini: Diviene l’essere che emerge dal, e si reimmerge nel, fondamento 😊 Dio, Assoluto).Ora: sia «F» il fondamento; «|a|» un ente; «-a» il non essere di a; «+a» l’essere di a; si ottiene l’equazione (rivisitata dal §. 26 del testo bontadiniano citato): «F –a +a –a = F».La scansione del divenire dell’essere presenta caratteri di contingenza: tutto ciò che è, è necessario che sia, così come è, fintanto che è; ma, tutto ciò che è, non è necessario che sia, in quanto tale. Ovvero: in Dio l’essere coincide con la sua essenza, così è impossibile che Dio non sia; mentre, il non-Dio esiste per partecipazione all’essere di Dio, dunque non è impossibile che non esista – in quanto tale. Il mondo può divenire (evolvere) seguendo varie direzioni.- Severino: Diviene l’apparire dell’essere eterno, il quale (apparire) include anche l’apparire di ciò che appare. Da un lato si riconosce l’immobilità e l’eternità dell’essere; mentre, dall’altro, il divenire si riferisce unicamente all’apparire dell’essere eterno, la cui processualità è scandita dalla cieca necessità. Tutto ciò che è, è così come è, e non può essere altrimenti; allo stesso modo: tutto ciò che diviene, diviene così come diviene, e non può divenire altrimenti. Il divenire dell’apparire del mondo è necessariamente unidirezionale.

Considerazioni sulla differenza ontologica in Bontadini e Severino, riportato da Amici di Emanuele Severino

Considerazioni sulla differenza ontologica in Bontadini e Severino
BONTADINI
«Nella concezione creazionistica – espressa nella formula: l’Immobile crea il mobile, “l’Ente crea l’esistente!” – la realtà del creato, ossia del diveniente, è tutta insidente, secondo il rapporto stesso di creazione, nell’atto creatore, tutta compresa in esso. Si deve pensare, cioè, che il creato non è nulla fuori dall’atto creatore, non sussiste indipendentemente da questo. Ora, l’atto creatore, fuori dal quale il divenire non ha sussistenza, è immobile. [..] L’affermazione dell’immobilità del Creatore equivale all’affermazione dell’immobilità del tutto reale (nulla sussiste fuori Dio, o dell’atto creatore che è identico a Dio), e perciò il divenire si appresta ad essere concepito in una luce tale per cui non possa violare tale assoluta immobilità. In questa luce è affermata l’immobilità del tutto, senza che sia soppressa la realtà del divenire.
[..]
Il divenire e l’incrementare sono inclusi in Dio, senza però che Dio sia fatto divenire o incrementare. Vi sono inclusi come posti, e posti con atto intemporale, immoltiplicabile (l’atto intemporale che pone l’ordine della temporalità): perciò il divenire e l’incremento non affettano Dio».
[Gustavo Bontadini, ‘Per una teoria del fondamento’ in Metafisica e Deellenizzazione, Vita e Pensiero, §. 24 e §. 26]
SEVERINO
«[La differenza ontologica] che non è la differenza tra due enti, ognuno dei quali sia privo di ciò che l’altro possiede: la parte che appare non è una positività che non sia inclusa nel tutto immutabile, giacché, in quanto ciò che appare è un positivo, esso dimora, come ogni altro positivo, nell’onnivolgente cerchio dell’immutabile. Ma in quanto la parte appare come non dimorante nel tutto avvolgente, in quanto cioè non appare la concreta relazione della parte al tutto, la parte non appare così come è.
[..]
La parte, che appare sola, differisce da sé in quanto avvolta dal tutto, nel senso che viene a perdere nascondere) qualcosa di sé in quanto così avvolta. Cioè dall’apparire non si ritrae semplicemente la dimensione che eccede la parte, ma, proprio per questo ritrarsi, c’è anche un ritrarsi nella parte stessa che appare. [..] Il motivo, per il quale l’alterazione della parte che appare astrattamente (e cioè sola, come non avvolta dal tutto) deve essere intesa come un mancamento nella parte, tale motivo è dato dalla considerazione che tutto l’essere è immutabile, sì che la parte che appare in solitudine può differire da sé in quanto accompagnata dal tutto, solo nel senso che nella solitudine manchi qualcosa che invece è presente nella compagnia col tutto».
[Emanuele Severino, ‘Poscritto’ in Essenza del Nichilismo, Adelphi, p. 102-103]
***
1) NATURA DEL FONDAMENTO:
Bontadini: Il rapporto tra Dio e mondo è asimmetrico: Dio può stare senza il mondo, mentre il mondo non può esistere senza Dio. Per tutelare la differenza ontologica tra Dio e mondo, cioè tra fondamento e fondato, il fondamento non può non avere carattere personale, ovvero deve essere intelligente e avere volontà. È infatti solo conoscendo gli effetti derivanti dall’atto creativo originario, e il volerli portare all’essere, che viene tutelata l’indipendenza ontologica di Dio dal mondo. Dio conosceva il mondo prima di crearlo, e ha voluto crearlo, pur non avendo bisogno del mondo per esistere; ovvero, Dio non è necessitato, cioè condizionato, in alcun modo, dal mondo.
Il rapporto tra Dio e mondo riguarda così due realtà qualitativamente diverse legate da una asimmetrica dipendenza ontologica.
Severino: Il mondo è integralmente divino. Il rapporto tra Dio e mondo si comprende considerando la «parte» concretamente e\o astrattamente in relazione al «tutto» («intero»). Nel primo caso la parte è compresa in relazione al tutto che la avvolge; nel secondo caso la parte è compresa isolata dal tutto che la avvolge.
Proprio perché è impossibile che il positivo trapassi nel negativo, e viceversa, le categorie che interpretano l’essere concretamente e\o astrattamente compreso giustificano: i) l’immutabilità dell’essere – che è ciò che non appare -, e ii) il divenire dell’essere – che è ciò che appare.
Solo considerando, già inizialmente, la parte come – sempre, originariamente – esistente all’interno del tutto, si vede l’impossibilità che essa trapassi nel nulla. Essa (parte), infatti, entra ed esce nel cerchio dell’apparire, senza che venga inficiata l’immutabilità dell’essere: il divenire dell’apparire dell’essere eterno, infatti, è causato dal cambiamento di direzione del fascio di luce che illumina le diverse porzioni dell’intero.
Al contrario, solo considerando la parte – non originariamente – inserita, legata, relata, nel\al tutto di cui è parte, si può comprende il suo emergere dal, e ritornare nel, nulla. Infatti, ciò che ci appare, è l’oscillare tra l’essere e il nulla, e non l’immutabilità, della parte.
Il rapporto tra Dio e mondo non riguarda così due realtà qualitativamente diverse legate da una asimmetrica dipendenza ontologica, ma la comprensione in termini concreti o astratti di ciò che è.
2) NATURA DEL DIVENIRE
Bontadini: Diviene l’essere che emerge dal, e si reimmerge nel, fondamento Dio, Assoluto).
Ora: sia «F» il fondamento; «|a|» un ente; «-a» il non essere di a; «+a» l’essere di a; si ottiene l’equazione (rivisitata dal §. 26 del testo bontadiniano citato): «F –a +a –a = F».
La scansione del divenire dell’essere presenta caratteri di contingenza: tutto ciò che è, è necessario che sia, così come è, fintanto che è; ma, tutto ciò che è, non è necessario che sia, in quanto tale. Ovvero: in Dio l’essere coincide con la sua essenza, così è impossibile che Dio non sia; mentre, il non-Dio esiste per partecipazione all’essere di Dio, dunque non è impossibile che non esista – in quanto tale. Il mondo può divenire (evolvere) seguendo varie direzioni.
Severino: Diviene l’apparire dell’essere eterno, il quale (apparire) include anche l’apparire di ciò che appare. Da un lato si riconosce l’immobilità e l’eternità dell’essere; mentre, dall’altro, il divenire si riferisce unicamente all’apparire dell’essere eterno, la cui processualità è scandita dalla cieca necessità. Tutto ciò che è, è così come è, e non può essere altrimenti; allo stesso modo: tutto ciò che diviene, diviene così come diviene, e non può divenire altrimenti. Il divenire dell’apparire del mondo è necessariamente unidirezionale.

via (2) Amici di Emanuele Severino

“ETERNITY AND CONTRADICTION. JOURNAL OF FUNDAMENTAL ONTOLOGY”: È online il primo numero della rivista ufficiale dell’ ASES – ASSOCIAZIONE DI STUDI EMANUELE SEVERINO

Esce online il primo numero di “Eternity and Contradiction. Journal of
Fundamental Ontology” (Pensa Multimedia Editore), la rivista dell’ “Associazione
di Studi Emanuele Severino” (ASES).

La rivista può essere consultata collegandosi
al sito della casa editrice (www.pensamultimedia.it) a quello ufficiale di Emanuele
Severino (www.emanueleseverino.it) e a quello dell’Ases (ases.psy.unipd.it).
Eternity and Contradiction ha spiegato il direttore scientifico, professore Giulio
Goggi “si rivolge a tutti coloro che, pur provenendo da differenti discipline e scuole
di pensiero, intendono aprire una discussione sui grandi temi della riflessione
filosofica, tenendo presente la lezione dell’illustre pensatore italiano.

La scelta della
lingua inglese va nella direzione del processo di internazionalizzazione del discorso
di cui l’ASES si fa promotrice”. Goggi è affiancato dalla presidente dell’ASES, Ines
Testoni professoressa e direttrice del “Master in Death Studies & The End of Life”
(Università di Padova). Riconosciuta tra le 100 scienziate più importanti per i suoi
studi sulla morte in Italia; autrice di un centinaio di articoli scientifici e di una ventina
di volumi, è anche componente del tavolo bilaterale MIUR – Ministero della Salute
per l’insegnamento di cure palliative nei corsi di laurea in Psicologia e direttrice
scientifica di progetti europei. Oltre a Goggi e Testoni la direzione scientifica è
composta dai professori Giorgio Brianese, Federico Perelda, Davide Spanio e Luigi
Vero Tarca. Direttore responsabile è stato nominato il giornalista Paolo Barbieri.
Della redazione fanno parte Stefano Avanzi e Yuri Oliynyk.
All’iniziativa hanno aderito personalità internazionali del mondo filosofico come
Friedrich-Wilhelm von Herrmann, ultimo assistente di Martin Heidegger,
Graham Priest, Bruno Pinchard, Paul Livingston e Thomas Soren Hoffman. Il
comitato scientifico è composto da numerosi filosofi italiani, tra questi Francesco
Alfieri, Alessandro Carrera, Hervé A. Cavalera, Biagio Di Giovanni, Massimo Donà,
Nicoletta Cusano, Sergio Givone, Leonardo Messinese, Gennaro Sasso, Francesco
Totaro, Mauro Visentin e Vincenzo Vitiello.
Nell’intervento di apertura della rivista, il professor Severino ha spiegato: “Questa
Rivista intende essere un luogo di discussione dei temi centrali del pensiero
filosofico. Tra di essi, e fondamentale, quello che riguarda la “verità” di ciò che è
conosciuto e voluto dall’uomo. Questo tema rimane il tema di fondo, nonostante le
prospettive che intendono eliminarlo o mostrarne l’irrilevanza; e anzi esso ha questo
carattere anche e proprio in seguito alla presenza di tali prospettive. Il senso greco
dell’esser cosa domina la terra perché è ritenuto indiscutibile. Ma perché non può
essere discusso? In questa domanda traspare una dimensione ignota alle sapienze
apparse lungo la storia dell’uomo. Dal punto di vista delle forme di sapienza apparse
lungo la storia dell’uomo una dimensione siffatta è un paradosso del tutto
inaccettabile […] perché esso mette in questione e nega il senso dell’esser-cosa che
domina la storia del mondo, ossia nega ciò che, in modo più o meno esplicito, ogni
forma di sapienza intende come la verità assolutamente evidente e innegabile: il  carattere diveniente, storico, temporale delle cose che si manifestano: il carattere che
viene affermato sia da chi sostiene che, al di là del divenire, esiste l’eterno, sia da chi
nega tale esistenza. Tale dimensione può essere chiamata “destino”. Questa Rivista –
si è detto – intende essere luogo di discussione dei temi centrali del pensiero
filosofico, è quindi aperta anche alla discussione di ciò che abbiamo chiamato
‘destino’”.
Nel primo numero sono presenti saggi di Michele Lenoci, Massimo Marassi, Giulio
Goggi, Hervé A. Cavalera, Carlo Chiurco e Andrea Possamai.

Layout 1

Layout 1

Che cos’è la metafisica? e altri scritti, a cura di Federico Sollazzo con saggi di: Federico Sollazzo, Hans Georg Gadamer, Armando Carlini | Martin Heidegger, goWare editore

Che cos’è la metafisica? è uno degli scritti fondamentali di Martin Heidegger. Nato come lectio magistralis tenuta nel 1929 all’Università di Friburgo, è stato successivamente arricchito dallo stesso Heidegger in modo importante, con un Poscritto nel 1943 e una Introduzione nel 1949. Nonostante le ridotte dimensioni, questo scritto rappresenta un passaggio obbligato per la comprensione del pensiero di Heidegger. Si tratta anche di un testo controverso, criticato per l’oscurità di alcuni enunciati. Ma anche di un testo grandemente apprezzato e seminale. Wittgenstein lodò il tentativo di Heidegger di “addentrarsi oltre i limiti del linguaggio” per esprimere l’indicibile. Questa nuova edizione, curata da Federico Sollazzo, contiene la traduzione, le note e il commento di Armando Carlini, uno dei primi studiosi a introdurre seriamente Heidegger in Italia. L’ampia sezione di commenti aiuta a contestualizzare alcuni enunciati nell’ambito dell’opera di Heidegger. La presente edizione include anche alcuni brani significativi della Lettera sull’“umanismo”. Oltre all’ampia introduzione di Sollazzo, il lettore potrà trovare altri due contributi, un commento di Hans-Georg Gadamer, allievo di Heidegger, e la Riflessione sul pensiero di Heidegger di Carlini.

vai a:

Che cos’è la metafisica? e altri scritti con saggi di Federico Sollazzo, Hans Georg Gadamer, Armando Carlini | Martin Heidegger, Federico Sollazzo (a cura di) – goWare

Emanuele Severino, Lezioni milanesi: ONTOLOGIA E VIOLENZA (2016/2017), a cura di Nicoletta Cusano, Mimesis editore, 2019. Indice del libro

seve onto2012
seve onto2013
seve onto2014
seve onto2015

alcuni punti chiave:

  • la tecnoscienza dominerà il pianeta, in quanto ascolta ” il sottosuolo filosofico del nostro tempo”
  • si va verso un’epoca in cui “non sarà più il capitale a servirsi della tecnica, non sarà più la democrazia o l’islam o il cristianesimo o i nazionalismi o gli Stati a servirsi della tecnica, ma sarà la tecnica a servirsi di essi”

vedi anche https://emanueleseverino.com/2018/10/03/severino-emanuele-lezioni-milanesi-il-nichilismo-e-la-terra-2015-2016-a-cura-di-nicoletta-cusano-mimesis-2018-testo-tratto-dal-ciclo-di-lezioni-tenute-alla-universita-vita-salute-san-raffaele/

ONTOLOGIA, video lezione di Davide Marchini, 11 giu 2011

Il video dell’interrogazione di Filosofia. Approfondimento realizzato da Davide Marchini sul tema dell’ Ontologia, traendo spunto dalla trasmissione televisiva di Rai Tre “Che Tempo Che Fa” di Fabio Fazio, in cui era presentato l’ultimo libro del professor Emanuele Severino

Emanuele Severino, IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI. Autobiografia, Rizzoli, 2011:

https://emanueleseverino.com/2017/01/07/emanuele-severino-il-mio-ricordo-degli-eterni-autobiografia-rizzoli-2011/

L’ontologia che parte dall’infinito | da Ritiri Filosofici, 9 dicembre 2018

È probabile che la prima vera formulazione dell’idea di infinito – o meglio di un concetto che molto si avvicina a quello di infinito – sia opera di Anassimandro. L’apeiron non è propriamente l’infinito ma, per costruzione linguistica, la parola ci testimonia ciò che è aperto, l’indefinito, l’identità della differenza. Emanuele Severino, ad esempio, ha scritto in un saggio dedicato a questo tema, La parola di Anassimandro, che essa «è il più antico lasciar parlare le cose, di cui ci sia giunta notizia, e perciò è la prima parola della filosofia».  A partire da questo tema, l’articolo della seconda domenica del mese sarà dedicato ad una questione di carattere ontologico, nel suo aspetto sia teoretico che storico.

… segue

vai all’intero articolo

L’ontologia che parte dall’infinito | Ritiri Filosofici

NIETZSCHE E IL SENSO ONTOLOGICO DEL DIVENIRE, in E. Severino, L’anello del ritorno, Adelphi, Milano 1999, pp. 31 – 37

 

Da sempre il divenire del mondo è inteso come un ‘ divenir altro ‘; ma solo la filosofia greca incomincia a pensare che, nel divenir altro, l’altro sia o il ‘ niente ‘ del qualcosa che diviene, o l’ ‘essere’ di ciò che ancora è niente e che, divenendo, incomincia appunto ad essere. Solo con i Greci il divenire viene pensato cioè come processo in cui il divenire oscilla tra l’ “essere” e il “niente” (“non essere”). In tal modo la semantica del divenire diventa ‘ ontologia ‘. Da allora il senso ontologico del divenire sorregge e guida l’intera storia dell’Occidente – e innanzitutto l’intera storia del pensiero filosofico; e dunque anche il pensiero di Nietzsche (cfr. E. Severino, Essenza del nichilismo; Tautotes).
Ciò non vuol dire che la filosofia greca abbia coscienza della propria essenziale originalità. Anche in seguito tale coscienza sarà spesso assente (si pensi ad esempio a Leopardi, Marx, Freud). E anche nietzsche considera il senso ontologico del divenire come qualcosa che esiste anche prima o comunque al di fuori dell’area del pensiero greco. Parla infatti più volte del ” nichilismo buddista “, che è una delle forme più ” celebri ” di ciò che egli chiama ” nichilismo passivo “, ossia di ciò che (come il nichilismo della morale e del cristianesimo) ‘ annienta ‘ la vita. [ … ]
La morale e il cristianesimo, come il buddismo, annientano la vita affermando che ciò che ha ” valore ” sta al di fuori e al di sopra di essa. Finiscono con l’annientarla, anche se la posizione dei valori ha l’intento di favorire la sopravvivenza. Quando ci si rende conto che questo tentativo fallisce, prende piede il nichilismo “europeo”, cioè il processo in cui (come suona un aforisma di Nietzsche dell’autunno 1887) ” i valori supremi si svalutano ” . [ … ]
Certamente, la realtà che resta annientata nel nichilismo buddistico, morale, cristiano è diversa dalla realtà che viene annientata nell’elemento dionisiaco del poeta e del filosofo tragico; qui sono annientate le determinazioni particolari del divenire; là è annientato il divenire stesso, la stessa vita, la terra. Ma il senso dell’annientamento, il significato essenziale di questa parola, rimane identico. Sia il ‘ nichilismo ‘, sia il ‘ superamento ‘ del nichilismo – nella Prefazione dell’edizione 1906 della ‘ Volontà di potenza ‘ Nietzsche scrive di avere “il nichilismo dietro di sé. sotto di sé, fiori di sé” (trad. it. Bompiani, Milano, p. 4) – hanno in comune, per Nietzsche, la convinzione che l’annientamento è il processo in cui l’essente diventa niente.

(E, Severino, L’anello del ritorno, Adelphi, Milano 1999, pp. 31 – 37)

EMANUELE SEVERINO, Volontà, fede e destino, a cura di Davide Grossi, con un saggio introduttivo di Massimo Donà, Mimesis, 2008, p. 72. Contiene anche 18 audio delle lezioni. Indice del libro

SEVERINO MIMESIS1905SEVERINO MIMESIS1906SEVERINO MIMESIS1907SEVERINO MIMESIS1908SEVERINO MIMESIS1909

EMANUELE SEVERINO, Il bello, Mimesis editore, 2011, p. 48. Contiene anche un GLOSSARIO dei temi chiave. Indice del libro

SEVERINO MIMESIS1894SEVERINO MIMESIS1895

Emanuele Severino, Dal pensiero pre-ontologico all’ontologia greca, video di 4 min uti e 17

Prima dell’avvento del pensiero greco, cioè della riflessione filosofica sull’essente, le cose del mondo sono state concepite come una continua trasformazione, un continuo passaggio da uno stato all’altro. Col sorgere della riflessione filosofica, il trasformarsi delle cose acquista un senso nuovo e radicale: tutte le cose del mondo provengono dal nulla, stanno provvisoriamente nell’esistenza e precipitano nuovamente nel nulla.