Emanuele Severino, Lezioni milanesi: ONTOLOGIA E VIOLENZA (2016/2017), a cura di Nicoletta Cusano, Mimesis editore, 2019. Indice del libro

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alcuni punti chiave:

  • la tecnoscienza dominerà il pianeta, in quanto ascolta ” il sottosuolo filosofico del nostro tempo”
  • si va verso un’epoca in cui “non sarà più il capitale a servirsi della tecnica, non sarà più la democrazia o l’islam o il cristianesimo o i nazionalismi o gli Stati a servirsi della tecnica, ma sarà la tecnica a servirsi di essi”

vedi anche https://emanueleseverino.com/2018/10/03/severino-emanuele-lezioni-milanesi-il-nichilismo-e-la-terra-2015-2016-a-cura-di-nicoletta-cusano-mimesis-2018-testo-tratto-dal-ciclo-di-lezioni-tenute-alla-universita-vita-salute-san-raffaele/

Emanuele Severino, APPARENZA, REALTA’ E L’ISOLAMENTO DELLA TERRA, rassegna “Abitatori del Tempo”, Monza, 8 febbraio 2013. Audio e Video della lezione

E’ affidata ad Emanuele Severino – filosofo tra i più noti in Italia ed intellettuale pubblico – l’apertura della nona edizione della rassegna “Abitatori del Tempo“, il ciclo itinerante di incontri con i più grandi filosofi e pensatori contemporanei, tutti dedicati alla riflessione sull’oggi, per offrire “una maggiore consapevolezza del tempo che abitiamo”

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Intitolata quest’anno al tema “Apparenza e Realtà” la rassegna

si aprirà venerdì 8 febbraio 2013 al teatro Manzoni di Monza – ore 21, ingresso gratuito –

con l’ intervento del prof. Emanuele Severino dal titolo “L’isolamento della terra” 

da   Monza e Brianza


  • Audio della presentazione:

  • Audio della Lezione magistrale di Emanuele Severino:

  • Audio della risposta su Parmenide


Lezione magistrale, prima ora:

gli ultimi 20 minuti della lezione:


Associo ai contenuti della lezione questa pagina tratta da Emanuele Severino, LA MORTE E LA TERRA, Adelphi, 2011, pag. 188- 189

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Un ricordo della serata in fotografia:

il professor Fabio Botto, l’amico dottore in scienze pedagogiche Maurizio Fratea e il professor Emanuele Severino

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caro maurizio
anche per me ieri sera è stato un grande piacere incontrarti
questa fotografia è BELLISSIMA !!!mi spiace di essere andato via alle 11 e 10, ma avevo un treno alle 11 e 25. comunque è stato un ritorno pieno di pensieri legati alla lezione (realtà , apparenza, terra, verità, uomo, pensiero arcaico, miti, presente,  passato, scienza ….)
ho perso l’occasione di essere immortalato in una fotografia con emanuele severino!
tuttavia questa vostra fotografia “fa memoria” ancora di più. ci sei tu, con il tuo coraggio e la tua forza di “essente”, c’è il tuo amico che fa con tanta passione il suo lavoro culturale  e c’è questo straordinario interprete filosofico della nostra appartenenza alla “terra isolata dal destino”.
oggi metto sul mio blog filosofico video e audio della lezione di ieri sera e ti darò qualche suggerimento su come accostare la architettura del pensiero severiniano
mi autorizzi a pubblicare anche questa “eterna” fotografia?
un caro saluto
e a rileggerci

Paolo


PROGRAMMA degli incontri

EMANUELE SEVERINO – L’ISOLAMENTO DELLA TERRA

Venerdì 8 febbraio 2013
Monza – Teatro Manzoni
Via Manzoni, 23

Filosofo tra i più noti in Italia, intellettuale pubblico, a partire dai saggi giovanili è venuto articolando un organico sistema filosofico che muovendo dalla riflessione su temi come l’essere, il divenire e il nulla, fornisce un’analisi di fenomeni quali la natura della tecnica, il nichilismo, la fede religiosa.

MICHELE LENOCI – REALTÀ, APPARIRE, APPARENZA, PARVENZA: IL MONDO È FORSE UN SOGNO COERENTE?

Giovedì 14 febbraio 2013
Cesano Maderno – Teatro Excelsior
Via San Carlo, 20

Professore ordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Ontologia e metafisica e Storia della filosofia contemporanea. Sue pubblicazioni più recenti: “Le filosofie cristiane”, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani 2012, “Il materiale e il formale nell’etica: Scheler vs. Kant”, Guida 2011, “Si può amare la verità?”, Mimesis 2011.

MASSIMO CACCIARI – LA REALTÀ E I NOMI DEI MORTALI

Lunedì 25 febbraio 2013
Monza – Teatro Manzoni
Via Manzoni, 23

Filosofo, uomo politico, intellettuale pubblico, ha sviluppato, a partire da figure di riferimento quali Nietzsche e Heidegger, un percorso filosofico che ha tra i suoi motivi principali i temi del pensiero negativo e del tragico.

GIULIO GIORELLO – FILOSOFI E FANTASMI

Lunedì 4 marzo 2013
Lissone – Palazzo Terragni
Piazza Libertà

Filosofo, matematico, intellettuale pubblico, la sua riflessione ha al suo centro l&rsquointreccio tra impresa scientifica e pensiero libertario.

FRANCESCO BOTTURI – FILOSOFIA DELL’AMORE APPARENTE

Venerdì 8 marzo 2013
Giussano – Sala Consiliare
Piazzale Aldo Moro, 1

Professore ordinario di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Etica e Filosofia morale. Sue pubblicazioni più recenti: “Experience: Reason and Faith”, Peter Lang 2012, “Affettività e generatività”, il Mulino 2011, “La generazione del bene. Gratuità ed esperienza morale”, Vita e Pensiero 2009.

CLOTILDE CALABI – CHE COSA È UN’ILLUSIONE PERCETTIVA?

Venerdì 15 marzo 2013
Vimercate – Centro Omnicomprensivo
Via Adda, 6

Professore associato di Filosofia e teoria dei linguaggi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell&rsquoUniversità degli Studi di Milano, dove insegna Teorie del linguaggio e della mente. Suoi campi di ricerca: filosofia della percezione, teorie dell’intenzionalità, filosofia dell’azione. E’ autrice di numerosi articoli su riviste internazionali; tra le sue pubblicazioni: con A. Voltolini, “I problemi dell’intenzionalità”, Einaudi 2009 e “Filosofia della percezione”, Laterza 2009.

ELIO FRANZINI – ARTE TRA APPARENZA E REALTÀ?

Venerdì 5 aprile 2013
Arcore – Teatro Nuovo
Via S. Gregorio, 25

Studioso di estetica, ha condotto le sue ricerche ispirandosi alla tradizione della fenomenologia e concentrando la sua attenzione soprattutto sul ruolo dell’immaginazione e del sentimento nell’esperienza dell’arte.

ANDREA MORO – L’EFFETTO “BABELE”. CERVELLI E GRAMMATICHE

Venerdì 12 aprile 2013
Villasanta – Teatro Astrolabio
Via Mameli, 8

Professore ordinario di Linguistica generale presso la Scuola Superiore Universitaria ad Ordinamento Speciale IUSS di Pavia dove dirige il NeTS, centro di ricerca per la Neurosintassi e la linguistica teorica e il dottorato in Neuroscienze cognitive e filosofia della mente. Oltre a molti importanti studi internazionali, è autore di: “Parlo dunque sono”, Adelphi 2012, “Breve storia del verbo essere”, Adelphi 2010, “I confini di Babele”, Longanesi 2006.

ROBERTO MORDACCI – LA LIBERTÀ NON APPARE

Lunedì 15 aprile 2013
Desio – Auditorium Liceo Scientifico E. Majorana
Via Agnesi, 20

Filosofo morale, si è occupato di questioni di bioetica e dei fondamenti della filosofia pratica, in particolare attraverso i due temi delle ragioni morali e dell&rsquoidentità personale.


Conduce gli incontri
FABIO BOTTO
Insegna scienze umane al Liceo “Legnani” di Saronno. È dottorando in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Milano-Bicocca. Si occupa del rapporto tra nichilismo e rimozione del pensiero simbolico. Tra le sue pubblicazioni: Da Yahwèh ai Fantastici Quattro, Atì, 2008; Madre della filosofia, vol. I, Nichilismo e immaginazione, Mimesis, 2005.

 

via Emanuele Severino, APPARENZA, REALTA’ E L’ISOLAMENTO DELLA TERRA, rassegna “Abitatori del Tempo”, Monza, 8 febbraio 2013. Audio e Video della lezione – ANTOLOGIA del TEMPO che resta

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino proposto da Nicoletta Cusano nelle ultime pagine del suo “Emanuele Severino – Oltre il nichilismo”, Morcelliana 2011, ri proposto da Vasco Ursini. Prima parte

Vasco Ursini a Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino proposto da Nicoletta Cusano nelle ultime pagine del suo “Emanuele Severino – Oltre il nichilismo”, Morcelliana 2011:

De-stino: significa lo “stare innegabile dell’essere”. Il termine deve essere inteso in senso etimologico: il “de-” non ha significato depotenziante ma potenziante (Severino richiama il caso del verbo latino “de-amo” che significa “amare più intensamente”); “-stino” che dal verbo greco da cui deriva significa “stare”. Il de-stino è dunque lo stare innegabile ed eterno che “sta e non cede” alla propria negazione.

Necessità: indica l’impossibilità che il destino “ceda” al proprio negativo. Il fondamento di tale impossibilità consiste nella immediata autonegatività della negazione del destino.

Epi-stéme e anti-epistéme: sono le due forme fondamentali di sapere all’interno della civiltà occidentale. Sono in antitesi tra loro, poiché l’epistéme è affermazione dell’esistenza di una verità assoluta e definitiva mentre l’antiepistéme è negazione che tale verità possa esistere, ma hanno il medesimo fondamento: la fede nell’evidenza del “divenire”. Per questo non si deve confondere il de-stino severiniano con l’epistéme occidentale.

Nichilismo: la fede nell’evidenza del divenire porta a ritenere che l’essente sia essenzialmente libero di oscillare tra l’essere e il niente, ovvero che il suo “ciò che” sia originariamente separato dal suo “è”. Da Platone in poi l’ente è quel “non-niente” cui compete essenzialmente la libertà di venire dal niente e tornare nel niente. Per questo Severino, riprendendo Parmenide, definisce gli abitanti della civiltà occidentale “dikranoi”, ossia dalla “doppia testa”, e parla di “follia” del nichilismo, mettendone in luce il carattere essenzialmente “inconsapevole”: il nichilismo non si accorge di pensare l’essere come nulla, ma crede, al contrario, di pensarlo come essere. Un esempio primario è il principio di non contraddizione aristotelico, che, temporalizzando l’essere, identifica l’essere al non essere proprio nell’atto in cui è convinto di contrapporli. In questo senso il nichilismo è definito l’ “inconscio del mortale”.

Mortale: all’interno del nichilismo l’uomo è convinto di essere mortale, pur essendo presente in lui, seppur nel più profondo inconscio, la propria eternità. L’uomo è questa convivenza. Per questo Severino definisce “mortale” chi dimora nel nichilismo, intendendo la dimensione in cui ha luogo lo scontro tra il destino e l’isolamento dal destino.

Isolamento: è la fede che separa l’essente dal destino e dunque vuole l’impossibile. L’isolamento fondamentale consiste nell’isolare il “ciò che” dell’essente dal suo “è”.

Struttura originaria: è la “sintassi” fondamentale dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto un esente appare. In questo senso essa è il “fondamento”, anzi l’ “essenza del fondamento”. Ciò significa che essa non è “semplicemente” fondamento, ma che è ciò che il fondamento deve essere per essere fondamento: essere fondamento significa essere “originario” ed essere originario significa essere “struttura”. Originario “significa” immediatamente essente e immediatamente apparente, ovvero essente per sé e non per altro (se fosse noto o essente per altro, non sarebbe originario). Che l’essere sia è “per sé noto”: ciò per cui l’essere è noto è lo stesso essere che è noto. Ciò significa che l’essente è “immediatezza fenomenologica” (F-immediato”), ovvero l’immediatezza della “presenza” della connessione tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è”. L’immediatezza della “connessione” tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è” è l’immediatezza dell’identità-incontraddittorietà dell’essere: “immediatezza logica” (L-immediato”). Il fondamento è originario perché la sua negazione è tolta originariamente (in quanto autonegazione immediata); se non fosse originario, non sarebbe fondamento. Dunque il fondamento è originario e l’originario è fondamento. Ma in questo modo il fondamento-originario è un “fascio” di significati, un semantema complesso, un “complesso” di predicazioni e significati cooriginari: una “struttura”. L’essere è “struttura” in quanto è “originario”, ed è “originario” in quanto è “struttura”. La “struttura originaria è il complesso logico-semantico che costituisce la “forma essenziale” di ogni essente, ciò che ogni essente “formalmente” “è”, o meglio, ciò con cui è necessariamente “in relazione”.

(Questo glossario continuerà in un prossimo scritto).

EMANUELE SEVERINO, Volontà, destino, linguaggio, a cura di Perone Ugo e Giulio Goggi, Rosenberg & Sellier, 2010. Lezioni tenute a Torino, nel corso del VI ciclo seminariale della Scuola di Alta Formazione Filosofica (SDAFF)

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Emanuele Severino: Destino, logica, il “possibile”, il “contingente”, la libertà, AUDIO di 15 minuti, 2008

registrazione AUDIO:

  • teoria logica delle categorie modali
  • destino e logica
  • il destino dà significato alle affermazioni della logica
  • modi di definire il possibile
  • il possibile è ciò che può diventare reale
  • la contingenza e il possibile

da:

Emanuele Severino, La STORIA, l’ALDILA’, il DESTINO, 13 Video Lezioni, 12-19 Luglio 2008, Soprabolzano (BZ). A cura di Asia Vacances de l’Esprit

Emanuele Severino
La storia, l’aldilà, il destino
dal 12 al 19 Luglio 2008, Soprabolzano (BZ)
TEMI:
– Struttura della storia dell’Occidente
– Sul senso del destino
– Sul senso dell’oltrepassare
videocorso di 12 lezioni in DVD:

La parola “destino”, che nel titolo compare per ultima, dovrebbe stare all’inizio. Il suo senso stabilisce infatti il senso delle altre due. Le restituisce alla sua stabilità. Stabile è ciò che non può essere negato. Che cosa c’è di innegabile in ciò che diciamo “storia” e “aldilà”? E d’altra parte, sia la “storia”, sia l’ “aldilà” non sono forse interpretazioni e quindi qualcosa di negabile? Propriamente, l’intento di questi incontri riguarda il destino della “storia” e dell’ “aldilà”.
Riguarda quindi, innanzitutto, il senso autentico del destino – il suo differire da ogni forma di sapere e di agire di cui noi abbiamo notizia, e quindi il suo stare nell’ “inconscio” più profondo dell’uomo.
Eppure è nello sguardo del destino che la storia mostra la propria destinazione alla civiltà della tecnica e l’aldilà mostra di essere il destino stesso, cioè la stessa essenza più profonda dell’uomo.
Stiamo dicendo che il destino dell’uomo, cioè dell’ al di qua, è l’aldilà? Sì; ma a questa affermazione compete un significato essenzialmente diverso da quello che la coscienza metafisico-teologico-religiosa sarebbe propensa ad attribuirgli.
Il destino non è “Dio” e non è nemmeno l’ “immortalità dell’anima”. E tuttavia il destino è qualcosa di infinitamente “più alto” di “Dio” e della “immortalità dell’anima”. È necessario pertanto che in esso appaia anche il senso autentico dell’ “altezza” e dell’essere “infinitamente” più alti di “Dio” e dell’ “immortalità”. E quindi è necessario che in esso appaia il senso autentico della morte.
Quanto si è detto implica che nello sguardo del destino la storia mostri una struttura dove il mortale è destinato d’apprima a Dio e poi alla civiltà della tecnica, che è la forma più rigorosa del divino.
Quello sguardo oltrepassa quindi la struttura della storia, cioè la relazione tra il mortale e il divino. Si tenterà di indicare, sia pure da lontano, il senso di questo oltrepassare.
Emanuele Severino

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qui alcuni ESTRATTI dalle lezioni:


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Emanuele Severino, FATO E LIBERTA’, lezione tenuta a Carpi il 19 settembre 2010 (Festival della filosofia di Modena) e trascritta da Mauro Longo, in RitiriFilosofici.it , AUDIO e VIDEO di 1 ora e 3 minuti

Il 19 settembre 2010 MM ha seguito la lezione magistrale di Severino a Carpi su Fato e Libertà, nell’ambito del Festival della Filosofia 2010 e Mauro Longo ha curato la trascrizione integrale, che potete leggere di seguito.

…………..

Fortuna/Fato.

Qui si è parlato della fortuna. Credo che molti abbiano rilevato la parentela della parola fortuna con la parola latina fors.

Forse molti hanno rilevato questo. Ho detto “forse molti”: ma la parola “forse” è una parola che sta alla radice della parola fortuna.

La fortuna è il destino buono o cattivo? “Forse” può essere buono o può essere cattivo. Il “forse” indica l’ambiguità del concetto.

Da un lato la fortuna è ciò che ineluttabilmente accade. Dall’altro lato è ciò che accade inspiegabilmente, e non ineluttabilmente, ma casualmente.

Ma guardiamo l’altra faccia della medaglia. Noi diciamo “fortuna” che è parola latina che ha un accompagnamento di parole quanto mai significative.

Il forse per esempio equivale al “fortasse” latino, al “forsitan“, che indicano l’incertezza, l’incertezza degli accadimenti. Se la fortuna indica anche la necessità, allora la parola latina è preceduta da una serie di parole greche che indicano a loro modo con intensità particolare il fato.

Per esempio la parola δικη (dike) che vuol dire giustizia: ma la parola giustizia suona debole perché δικη in greco è costruita sulla parola δεικνυμι (deiknimi) che vuol dire mi mostro, mi mostro con autorità.

I greci dunque per indicare il fato utilizzano la parola δικη, αναγκη (ananke), ovvero la necessità, ma poi anche la parola λογος (logos), νομος(nomos) e questo per quanto riguarda l’ambiguità del linguaggio che insegna mostrando la polivalenza della parola fortuna, fato.

Libertà.

Ma il titolo dice fato e libertà. Le cose si complicano sempre di più…Anche qui la parola libertà, nostra italiana, deriva dal latino libertasliber: alla radice sta il termine liber, il concreto liber, che anche foneticamente suona simile al greco ελευϑερος (eleutzeros). Senonché le lingue anglosassoni hanno un modo del tutto diverso per indicare la libertà. Il tedesco usa per esempio la parola frei: anche acusticamente loro sentono che c’è differenza tra liber e frei. L’inglese dice free: almeno apparentemente, dal punto di vista acustico, i suoni dei due gruppi di parole suonano foneticamente

molto divaricato.

Che cosa vuol dire liber? Anche qui la glottologia fa risalire la parola liber e anche la parola  ελευϑερος (poi prenderemo congedo da questa introduzione glottologica ma intanto è opportuno sentire che cosa la riflessione sul linguaggio e che cosa innanzitutto il linguaggio dice). Ebbene rilevavo che la glottologia fa derivare la parola liber dalla radice indoeuropea leut che ha stranamente questi due significati: vuol dire gente ma anche crescita. Il tedesco dice leute (per gente, ndr): perché la stessa parola indica due ambiti semantici così diversi, gente e crescita? Innanzitutto crescita nel senso della fioritura arborea: la fioritura indica lo stato in cui il vivente vegetale si solleva dall”oscurità del terreno, si espande nell’aria, si libera dall’oscurità e dai vincoli che la terra costituiscono rispetto ad esso.  

Crescita è appunto il liberarsi dal vincolo, dall’ostacolo, dalla tenebra, dal limite. Bene, si dirà…Questo lo abbiamo capito: ma cosa c’entra “gente”? (perchè abbiamo detto che la radice leut vuol dire insieme crescita e gente). Ora, la gente è quell’insieme di eventi che ad un certo momento percepisce se stessa come capace di affrancarsi dall’incombere della natura del mostro più forte e di respirare così come respira la vegetazione. Quando ad un certo momento il gruppo sociale si sente autonomo, ecco che chiama se stesso col nome con cui aveva indicato in un primmo tempo la crescita, la fioritura. Allora ci spieghiamo come mai la radice leut possa significare ad un tempo e la crescita degli alberi e la crescita di quella vegetazione umana che il gruppo sociale che è riuscito a svincolarsi (prima avevo usato la parola mostro…) dai mostri archetipici, originari, arcaici e si sente espansa così come si espande nell’aria la vegetazione. E questo andrebbe bene per quanto riguarda allora il gruppo di parole che si rifanno alla radice leut e che risuona nella parola latina liber.

Solo che avevamo detto che c’è quell’altro gruppo di parole anglosassoni, altotedesche, gotiche che usano quel timbro tutto diverso che avevamo esemplificato con la parola tedesca frei e la parola inglese free. Anche qui è interessante sentire cosa dice la glottologia in proposito che fa risalire queste parole a una radice indoeuropea che suona così: pri da cui proviene probabilmente l’aggettivo πριαμος (priamos) che vuol dire caro, amabile, diletto. Ed anche qui è strano come mai ciò che poi viene detto libero è il diletto, il caro, l’amabile..Eppure si può spiegare con relativa facilità. Perché che cos’è il diletto e l’amato se non quello rispetto al quale l’amante sgombra il campo, libera gli ostacoli, gli rende la vita vivibile, lo lascia espandere, lo lascia accrescere. Ciò che mi è caro è ciò rispetto a cui esercito la mia facoltà di lasciarlo crescere e di incentivare la sua crescita.

Ecco che i due gruppi linguistici apparentemente lontani, liber/ελευϑερος da una parte, frei/free dall’altra, finiscono per dire la stessa cosa: la liberazione, il riuscire a respirare senza ostacolo dell’oscurità della terra che limita la crescita. Si presenta cioè il concetto di libertà come liberazione. E sempre dicevamo che fato significa, in uno dei suoi due lati, l’irrevocabilità degli eventi e quindi ciò che non è forsitan, ciò che non è fortasse ma che è necessitàallora la libertà come liberazione è liberazione dal fato.

E allora anche qui nulla di strano ma molto di vicino a noi anche se non ci interessiamo di filosofia o di scienza o di religione. Molto vicino a noi perché quando l’uomo incomincia a guardarsi attorno nei primi tempi della sua esistenza sulla terra, ciò da cui si sente soprattutto legato e vincolato è il dolore, la morte. Infatti molte delle parole che nominano il fato nominano anche la morte. Per esempio la parola μοιρα (moira) in greco, che alla lettera vuol dire parte, la parte data a ciascuno, nomina molto spesso quella parte che è la morte. Qui non è il caso di avere passione per la filosofia, per la scienza o per la religione o per altro. Qui tutti noi siamo toccati in ciò che più ci preme da vicino: liberarci o allontanare il più possibile o esercitare al massimo la liberazione dal dolore e dalla morte, che sono il fato!

La liberazione dal fato originario: il mito.

Il fato iniziale, l’ineluttabilità iniziale. In effetti il mito, se prima dicevamo è organizzazione della vita politica, è tale proprio in quanto insieme e il modo più antico di far fronte al dolore e alla morte perché iscrive il dolore e la morte all’interno di un senso del mondo che in qualche modo anticipa gli eventi futuri e anticipandoli li rende sopportabili. Perché nulla è più pericoloso dell’ignoto che noi attendiamo e non conosciamo e nulla è più salvifico dello sguardo anticipante, previdente che squarcia le nubi e guarda che cosa sarà in futuro. Il mito e poi tutte le religioni hanno questo scopo: squarciare i veli del futuro ed assicurare l’uomo. E intorno a ciò che è il fato originario e che è il dolore e la morte. Liberazione dal fato originario è dapprima il mito, l’esistenza mitica e la liberazione originaria.

La liberazione dal mito: la filosofia.

Ma loro comprendono che la posta in gioco è troppo importante perché ci si possa accontentare del mito e della religione. 

continua (e grazie, grazie tantissime al trascrittore)

tutta la trascrizione qui: Ritiri Filosofici – Emanuele Severino, Fato e libertà..

Emanuele Severino – La LIBERTA’, 18 febbraio 2009, VIDEO di 57 minuti

Si completa il discorso su “Le parole della filosofia: liberta” con Emanuele Severino dell’Università San Raffaele di Milano. Libertà dal dolore, dal peccato, dal pensiero della morte. Per arrivare alla libertà di raggiungere i propri scopi e vivere a pieno la propria vita. Su questo passaggio e’ basato il percorso del filosofo per ripensare alcuni termini che sembrano non essere più applicabili ai mutamenti che il nuovo scenario globalizzato ci pone davanti ogni giorno. Modera Davide Assael, collaboratore della Fondazione CSC.