Emanuele Severino, Vincenzo Vitiello, Il Decalogo: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE, CD pubblicato nella collana Chorus / cultura libri da ascoltare, a cura di alboversorio.wordpress.com

alle origini della parola FESTA, a partire da una lezione di Emanuele Severino

ANTOLOGIA del TEMPO che resta

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

benvenistedhe221

Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

benvenis2223

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di significati trovati…

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La musica di Parmenide. Settant’anni fa un giovanissimo Emanuele Severino compose una suite. Ora si potrà ascoltare. Il filosofo racconta qui come nacque quella passione. E come è andata a finire. Articolo di Daniela Monti, in Corriere – La Lettura 15.4.18

 

Viene prima Stravinskij, con il suo radicale anti-wagnerismo, o Parmenide, il filosofo dell’essere che è e non può non essere? Detto in altro modo: prima il suono o il pensiero? Prima la musica o la filosofia?

Settant’anni dopo essere stata composta, martedì 17 verrà eseguita al Conservatorio di Milano Zirkus Suite , in sette movimenti per ensemble di fiati, marimba e timpani, opera che Emanuele Severino scrisse nel 1947, fresco studente universitario.

Dal punto di vista della cronologia biografica del filosofo, dunque, viene prima la musica: «Sin da bambino avevo incominciato a studiare il pianoforte — racconta a “la Lettura” —. Mio fratello lo suonava bene, ma a me piaceva soprattutto improvvisare qualcosa di mio». Severino studia composizione, cerca sulla tastiera suoni, successioni e sovrapposizioni, scrive «parecchia musica» fra cui la suite originariamente pensata per sette fiati e pianoforte, ora sostituito con timpani e marimba su suggerimento di Alessandro Bombonati, che ha curato la revisione critica della partitura. Con il tempo, gli spartiti giovanili vengono perduti.

Smarrite anche le tracce audio delle improvvisazioni che il filosofo, sempre in quegli anni, esegue al pianoforte. Resta solo la suite, a cui è stato dato il nome Zirkus «per sottolineare il clima grottesco che la composizione intende evocare», dice Severino. Un «peccato di gioventù», che «non va preso sul serio»: «Di buono in quella musica c’è l’atteggiamento autoironico. Ed è questo che la salva».

L’anno prima, nell’estate fra la maturità e l’ingresso all’università, Severino aveva scritto un piccolo libro La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia , dove la coscienza è la musica e la musica è l’antifilosofia che convive con la filosofia, «il tentativo di dare un senso unitario alle due dimensioni che, sia pure con tanta ingenuità, mi erano state e mi stavano a cuore». Sette i movimenti della suite, ciascuno si porta dietro domande e risposte.
Preludio
La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia verrà poi ripudiato: «Ho cercato con ogni mezzo di toglierlo dalla circolazione — racconta il filosofo —. Uno scritto ancora acerbo, ma da qualche parte bisognava pure cominciare. Chi lo lesse, mi disse che lo stile era troppo secco e duro. Mi adeguai al suggerimento e il risultato fu una prosa che fece sparire in una specie di melassa il nucleo iniziale».

Nel saggio — a cui Severino si riferisce come il «povero libretto» — la musica è definita attività pensante irrazionalmente, «è coscienza perché pensa qualcosa, ma ignora ciò che essa è», mentre la filosofia — che ora ha fatto la sua comparsa — è già un passo avanti, «è autocoscienza perché oltre a essere coscienza del mondo è anche coscienza di sé stessa».
Il saggio risente del discorso di Eduard Hanslick, che nel 1864 aveva scritto Il bello musicale sostenendo che la musica non descrive alcun contenuto del mondo. Lo fanno la pittura, la scultura, la letteratura, che trasfigurano il materiale proveniente dalla natura. Non la musica. «Ero su quelle posizioni allora. Poco dopo la scrittura di quel libretto le avevo già abbandonate, per incamminarmi sulla strada che poi ho seguito».
Scherzo
Zirkus Suite segue ancora regole classiche: Bombonati la descrive come «partitura caratterizzata da una densa strumentazione e un’iniziale chiara visione neobarocca». Dal punto di vista armonico i riferimenti sono Stravinskij, Bartók, Schönberg, che in quegli anni Quaranta del Novecento sono l’avanguardia. «Nelle registrazioni al pianoforte che feci dopo la suite, sentii l’esigenza di rompere anche la regolarità del ritmo, che qui è ancora molto accademico. Ne uscirono cose buone, ma poi la filosofia ha preteso il tempo che meritava e allora ho smesso anche di fare quelle». Il riferimento del giovane Severino musicista sono dunque il XIX e XX secolo quando tutto crolla: non c’è più uno stato assoluto, non c’è più un diritto naturale e la scienza non è più quella in cui credeva Galileo, cioè sapere incontrovertibile, ma sapere ipotetico, falsificabile.

«Cos’è l’arte astratta? È arte astratta dalla regola — riprende il filosofo —. E allora ecco Kandinskij, Picasso, il fenomeno della atonalità, Schönberg, la musica dodecafonica, cioè l’abbandono di quelle regole che in arte sono il corrispettivo della Parola con la p maiuscola. Non è un caso che in quegli anni in Unione Sovietica, dove è ancora presente la Parola non di un dio ma della filosofia marxista, condannino la musica atonale dodecafonica perché si rendono conto che è la distruzione di ogni regola».
Aria
La maturità di un pensiero che spinge fino in fondo il suo rigore porta Severino lontano dalle posizioni acerbe dei primissimi scritti.

Nel Parricidio mancato (Adelphi), pubblicato nel 1985 — il padre che viene ucciso è Parmenide, il «folle» che nega il divenire e per questo è fatto fuori dalla filosofia greca che vuole salvare il mondo — ci sono le pagine più dense riservate alla musica e alla sua origine. «Anche la musica — come arte, religione, filosofia, scienza, tecnica, mito — è riconducibile a un fenomeno arcaico che ritengo tuttora di primaria importanza: la festa», dice il filosofo.
La festa è «l’opera che genera il mondo sociale». Comincia con un grido dissonante — lo schianto della barriera che si incrina sotto i colpi dell’uomo che vuole farsi spazio, dilatarsi, respirare. Certo: anche gli animali gridano, ma solo l’uomo si raccoglie intorno al proprio grido. Quando nella festa arcaica il grido dissonante diventa un unisono, incomincia la musica. Come la storia dell’uomo è un progressivo dilatarsi, prendere spazio, la storia della musica è la rievocazione del grido arcaico. «Nella festa non accade nulla di nuovo rispetto alla vita: c’è il canto di guerra, la rievocazione dello scontro, la celebrazione dell’eros, ma tutto questo diviene un’immagine, è un sollevarsi sulla vita, mettersi al di sopra, quindi al riparo. La festa è la forma originaria di rimedio dal dolore e dalla morte. Più tardi si dissolve e le sue membra diventano religione, tecnica, arte. Oggi la festa si celebra soprattutto in quelle sue deformanti e impallidite derivazioni che sono le folle delle partite sportive, del rock».
Sarabanda
Viene prima la musica o il pensiero? «Il pensare è il logo all’interno del quale accade tutto (vorrei ricordarlo anche agli scienziati). Se non c’è apertura di pensiero, non si presenta nulla: né l’azione, né l’arte, né la scienza, né la filosofia, né i vari tipi di prassi», risponde il filosofo. Il riferimento all’antica origine della musica torna quando Severino accenna a Wagner: «Nel realizzare il concetto di opera d’arte totale, fa uno degli sforzi più potenti che siano mai stati compiuti nella storia dell’umanità per ripristinare la festa arcaica. Nell’idea di opera d’arte totale wagneriana, tutti gli elementi originariamente uniti e poi dispersi tornano ad essere uno: la vita dell’uomo è espressa in un’immagine totale». Wagner sostiene l’assoluta rappresentatività della musica (ed ecco allora l’insanabile dissidio con Stravinskij, che crede invece in una musica «incapace di esprimere nient’altro che sé stessa»). E l’essenza del vitale è il movimento, quello che comincia con l’espansione che rompe la barriera, con il «farsi largo» nel mondo di cui la musica del tedesco è espressione.
Burlesca e interludio
Che divenire è quello espresso dalla musica: il divenire com’è concepito dall’intera tradizione occidentale, cioè quella forma di fede che consiste nel credere che le cose nascano dal nulla e lì ritornino, o è altro? Massimo Donà, filosofo e jazzista, nel volume Zirkus Suite (che ha allegato il cd con l’esecuzione dell’opera severiniana) appena uscito per Mimesis, propone una lettura diversa, che in qualche modo «salva» la musica dall’errore nichilista: «Nel motivo che suona come un ta ta ta taaaa — scrive riferendosi alla Quinta di Beethoven — passato, presente e futuro non sopraggiungono l’uno sull’altro o peggio ancora l’uno scalzando l’altro, ma si fanno presenti in un’attesa che, neppur essa, mancherà mai di quel che verrà ad aggiungersi a quella stessa unità». I suoni insomma «non escono di scena».
Severino nel divenire espresso dalla musica vede altro: «Thomas Mann diceva che la musica esprime l’anima del popolo tedesco, che è essenzialmente un vendersi al diavolo per avere potenza. Alle spalle di Hitler, Mann vede Lutero, Bach, Goethe, Schopenhauer, Nietzsche. La musica è la distruzione del mondo perché — dice Severino guardando di nuovo a Hanslick — cancellandone la rappresentazione vuole sostituirlo con un mondo nuovo instaurato dai cantori (i maestri cantori di Norimberga di Wagner non sono poi così innocenti)».
Nel discorso filosofico di Severino la volontà di potenza è ben più ampia della volontà di potenza musicale, ma la include: «Che gli individui umani, me compreso, amino la musica vuol dire che il peccato, l’errare, il carattere luciferino delle cose si fa amare perché è bello, sapiente, potente, luminoso. Tutto il mio discorso filosofico ha il carattere della povertà perché si mette al di là di questa ricchezza meravigliosa dell’errare che include quella luminosità e sonorità potente che è la musica».
Finale

Insomma: che cos’è la musica? «La definizione per sua natura stacca, separa — risponde il filosofo —. Ma se i singoli fenomeni vengono separati dal passato, diventano incomprensibili. Mi piace però quel che diceva Schopenhauer e che già annotavo in quel mio primo povero libretto: la musica non è arte, ma exercitium metaphysicae occultum nescientis se philosophari animi , esercizio occulto metafisico dell’animo che non sa di filosofare (faceva il verso a Leibniz per il quale la musica è exercitium arithmeticae occultum nescientis se numerare animi , esercizio matematico nascosto nel quale l’anima calcola senza rendersene conto). Schopenhauer dice che la musica considera l’universale ante rem : ecco, in questo mi ritrovo. La musica indica l’universale, per esempio la gioia, ante rem cioè prima che esista la gioia mia, tua, vostra. Però dovrei avvertire Schopenhauer che c’è un universale ancora più originario della musica, che mi fa dire che è il pensiero il luogo in cui tutto può manifestarsi, universale ante rem compreso».
Il filosofo ha vinto sul giovane musicista che è stato. «Mi fa tenerezza pensare a quel ragazzo», dice Severino. Il pianoforte al centro del salotto, nella sua casa bresciana, è un Petrof a mezza coda. «Non lo apro dal 2009, quando è morta mia moglie».

La filosofia, invece, continua a reclamare spazio: «Sto concludendo un testo per Adelphi che uscirà a fine anno», dice. Il titolo: Testimoniando il destino .

DANTE con la Commedia intende produrre la nuova immagine salvifica della FESTA, in Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Sulla storia dell’Occidente, ripreso da lessiconaturale.it

DANTE  …. Impegna e consuma tutta la sua vita per qualcosa di essenzialmente più decisivo. Anche senza rendersene conto, con la Commedia egli intende produrre la nuova immagine salvifica della festa: intende rinnovare la festa che salva, consentendo ai mortali di sopportare il dolore e la morte. Questo suo gesto scuote fino alle radici il grande albero della tradizione.

… SEGUE

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Emanuele Severino, La potenza dell’errare, Sulla storia dell’Occidente

alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano – Scheda di Paolo Ferrario pubblicata in Tracce e Sentieri il 3 aprile 2013

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

benvenistedhe221

Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

benvenis2223

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di significati trovati da Rendich sono:

dal sanscrito BHAS, “splendere, essere luminoso”

al greco PHAS, da cui PHAOS, “luce”

al latino FAS, che “mostra la luce” e che porta a FESTUS 

bhas224

dha225

2. Ancora sulla radice DHA che attraverso DHE,  arriva a  felix, felice

Secondo Rendich (ripreso da Severino)

DHA è anche “che porta energia”,  “poppare”,  “succhiare”

DHA diventa DHE

poi THE in greco

da cui il greco Thele, “capezzolo”, “mammella”

fino al latino fe, che porta a  felix, “che ha avuto un buon rapporto con il seno materno”, “felice”

thele226

3. arrivando a  THEORIA

Il sanscrito DHI diventa in greco THE che dà origine a parole come:

THEOS

theOS228

THESPHATOS, “enunciato da un dio”, “fissato da una decisione divina”, “stabilito dagli dei”

THEORIA, come “contemplazione, meditazione” e, nella lezione di severino, “contemplazione festiva”

theoria227

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Bibliografia:

 

via alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano – Tracce e Sentieri

alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano ( rimando a un post di Paolo Ferrario, pubblicato in Tracce e Sentieri il 3 aprile 2013)

Tracce e sentieri

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

benvenistedhe221

Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

benvenis2223

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di…

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Emanuele Severino, Dalla festa arcaica alla tecnica di Claudio Tugnoli – in Qui Libri

Nel saggio, La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente, il filosofo Emanuele Severino parte dall’analisi della poesia di Dante e Leopardi in base all’assunto che la poesia può essere compresa nella sua essenza solo se messa in relazione alla lotta contro il dolore, perché «all’origine la poesia appartiene al gesto essenziale che l’uomo compie contro il dolore e la morte». Il libro è una rigorosa ricapitolazione della filosofia di Severino nei suoi essenziali capisaldi e sviluppi.

per l’intero articolo vai a:

Sorgente: Dalla festa arcaica alla tecnica – Qui Libri

BIBLIOGRAFIA

Emanuele Severino
La potenza dell’errare. Sulla storia dell’Occidente
Rizzoli
pp. 351, € 19,00

Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica
Rizzoli
pp. 358, € 10,00

Cosa arcana e stupenda. L’Occidente e Leopardi
Rizzoli
pp. 509, € 11,80

In viaggio con Leopardi. La partita sul destino dell’uomo
Rizzoli
pp. 220, € 16,00

Emanuele Severino, LA FESTA E LO SGUARDO DEL MORTALE, con Piero Coda e Massimo Donà, Festival della filosofia “Crema del Pensiero” dal titolo “Ricordati di santificare le feste”, 2007, AUDIO di 90 minuti

Nell’ambito della manifestazione “Ricordati di santificare le feste”, anno II – Festa per “Crema del Pensiero” (26/29 aprile 2007) organizzato dall’assessorato alla Comunicazione del Comune di Crema.

Registrazione video del dibattito dal titolo “La festa e lo Sguardo del Mortale”, registrato a Crema domenica 29 aprile 2007 alle ore 10:28.

Dibattito organizzato da Comune di Crema.

AUDIO: LA FESTA E LO SGUARDO DEL MORTALE – 2007.MP3


Fonte:

Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/224175/la-festa-e-lo-sguardo-del-mortale

EMANUELE SEVERINO, FESTA E POESIA: TRA DANTE E LEOPARDI, Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini”, La Spezia, 28 maggio 2016, AUDIO di circa 2 ore

Sabato 28 maggio 2016, nei locali dell’Accademia Lunigianese di Studi «Giovanni Capellini,

il professor Emanuele Severino ha tenuto una conferenza sul tema

“Festa e Poesia: tra Dante e Leopardi”

Il relatore è stato introdotto dal Presidente dell’Accademia Professor Giuseppe Benelli, da Mirco Manuguerra, presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi e dall’assessore alla cultura del Comune della Spezia, Luca Basile.


Per scaricare e ascoltare l’audio vai al sito:

http://www.accademiacapellini.it/pluginAppObj_111_37/download.php?action=download