GABRIELE LAVIA dice IL  SABATO DEL VILLAGGIO di GIACOMO LEOPARDI, audio del 25 marzo 2018

La donzelletta vien dalla campagna,

In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E’ come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

da

EMANUELE SEVERINO pensa GIACOMO LEOPARDI, al Teatro Franco Parenti di MILANO, in: LAVIA dice Leopardi, SEVERINO lo pensa |domenica 25 marzo 2018, ore 19,30-20,30

In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla, in Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (Zibaldone di pensieri), 1341-1342, Luglio 1821

Alétheia

«In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Giacché nessuna cosa è assolutamente necessaria, cioè non v’è ragione assoluta perch’ella non possa non essere, o non essere in quel tal modo ec. E tutte le cose sono possibili, cioè non v’è ragione assoluta perché una cosa qualunque, non possa essere, o essere in questo o quel modo ec. E non v’è divario alcuno assoluto fra tutte le possibilità, né differenza assoluta fra tutte le bontà e perfezioni possibili… Un primo ed universale principio delle cose, o non esiste, né mai fu, o se esiste o esistè, non lo possiamo in niun modo conoscere, non avendo noi né potendo avere in menomo dato per giudicare delle cose avanti le cose, e conoscerle al di là del puro fatto reale. […] La necessità di essere, o di essere in un tal modo, e di essere indipendentemente da ogni cagione, è perfezione relativa alle nostre opinioni ec. Certo è che distrutte le forme platoniche preesistenti alle cose, è distrutto Iddio».

Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura (Zibaldone di pensieri), 1341-1342, Luglio 1821

 

da(1) Amici di Emanuele Severino

EPISTOLARIO LEOPARDIANO: A Pietro Giordani Recanati, 19 novembre 1819

 

Sono così stordito dal niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prender la penna per rispondere alla tua del primo. Se in questi momenti impazzissi io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre con gli occhi attoniti, con la bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza né ridere né piangere, né muovermi altro che per forza dal luogo dove mi trovassi: Non ho più lena di concepire nessun desiderio, né anche della morte, non perch’io la tema in nessun conto, ma non vedo più divario tra la morte e questa mia vita, dove non viene più a consolarmi neppure il dolore. Questa è la prima volta che la noia non solamente mi opprime e stanca, ma mi affanna e lacera come un dolor gravissimo; e sono così spaventato dalla vanità di tutte le cose, e della condizione degli uomini, morte tutte le passioni,, come sono spente nell’animo mio, che ne vo fuori di me, considerando ch’è un niente anche la mia disperazione.
Gli studi che tu mi solleciti amorosamente a continuare, trovandomi i nervi degli occhi e della testa indeboliti in maniera che non posso non solamente leggere né prestare attenzione a chi mi legga checché si voglia, ma fissar la mente in nessun pensiero di molto o poco rilievo.
Mio caro, bench’io non intenda più i nomi d’amicizia e d’amore, pur ti prego a volermi bene come fai, ed a ricordarti di me, e credere ch’io, come posso, ti amo, e ti amerò sempre, e desidero che tu mi scriva. Addio.

POETI PER l’INFINITO, a cura di Vincenzo Guarracino, Di Felice edizioni (collana Il Gabbiere, 2019) – rimando al sito IDIOTWIND

libro:

POETI PER L’INFINITO (collana Il gabbiere, Di Felice edizioni), a cura di Vincenzo Guarracino

Duecent’anni sono niente se comparati all’Infinito, soprattutto se è quello di Giacomo Leopardi: le stesure definitive datano 1818-1819.

Tra le celebrazioni per la ricorrenza, spicca per originalità e pure per il piacere della lettura quella di Vincenzo Guarracino: il professore, leopardista riconosciuto, rilegge i 15 incredibili versi alla luce o all’ombra di una schiera di poeti contemporanei – una composizione per uno, da uno a cento, compreso l’indegno estensore di questa nota – che si sono confrontati in qualche modo con il capolavoro.

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Letture. POETI PER l’INFINITO, a cura di Vincenzo Guarracino – IDIOTWIND

Mattarella in visita privata a Palazzo Leopardi – 26 settembre 2019

Mattarella in visita privata a Palazzo Leopardi:

Il Capo dello Stato incontra il discendenti del poeta

Ha ricordato la sua prima visita alla Biblioteca Leopardi, quando era ragazzo in gita con la scuola, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi in vista privata ai conti Leopardi, discendenti di Giacomo, a Recanati, dopo avere visto il nuovo percorso leopardiano nell’Orto delle Monache sul Colle dell’Infinito

…  segue

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Mattarella in visita privata a Palazzo Leopardi – Politica – ANSA