SE OGNI COSA DIVENTA ETERNA ANCHE LA MORTE È IMPOSSIBILE. Riflessione su «L’apparire di Dio» di Leonardo Messinese, «L’ultima nascita» di Ines Testoni e su testi di Giulio Goggi, Pierangelo Dacrema, Franco Ricordi e Nicoletta Cusano, dal Corriere della Sera, 20 giugno 2015

SE OGNI COSA DIVENTA ETERNA ANCHE LA MORTE È IMPOSSIBILE
Il nostro destino tra l’amore e il capitalismo, che soccomberà alla tecnica

dal Corriere della Sera, 20 giugno 2015

[Il diventar altro di ogni ente e il suo annientamento sono impossibili. Anche per la fisica il tempo è illusione.]

{Una riflessione su «L’apparire di Dio» di Leonardo Messinese, «L’ultima nascita» di Ines Testoni e su testi di Giulio Goggi, Pierangelo Dacrema, Franco Ricordi e Nicoletta Cusano.}

Si dice che anche quando compie ogni sforzo per non guardarla, l’uomo se la trova sempre dinanzi — la morte, ciò che più lo angoscia. Ne fa continuamente esperienza — si dice. Non vede forse il decomporsi dei suoi simili e degli animali, dei vegetali, della luce quando vien sera; e l’incessante trasformarsi di tutte le cose ed eventi, il loro diventare altro da quello che sono, cioè il loro continuo morire? Lo vede — si è sempre e ovunque pensato. L’uomo — si dice — vede l’annientamento di tutto ciò che lo circonda.

Eppure il discorso non è chiuso. Quest’ultima affermazione può sembrare una povera follia. Ma ne stiamo discutendo da mezzo secolo. Tuttavia, per la fisica, che il tempo sia illusione è un tema molto frequentato. Ma che cos’è il tempo se non il diventar altro delle cose, il loro uscire dal nulla e rientrarvi? Il loro morire? E questo non significa forse che, per la fisica, la morte è illusione?
Però la fisica tende a credere che del diventar altro si faccia esperienza — e che tale esperienza sia illusione. Da decenni nei miei scritti si mostra invece, per qualsiasi cosa (nel senso più ampio di questa parola), che il suo diventar altro e il suo annientamento sono impossibili — che cioè ogni cosa è eterna —; e che di essi non si fa ed è impossibile fare esperienza. Per quanto terribile sia e appaia l’agonia dei viventi, la morte, intesa come diventar altro e annientamento, è quindi impossibile; e non è nemmeno un evento che si mostri nella nostra esperienza. Prima si fa esperienza di un corpo vivo, poi di un cadavere; ma per quanto si mostrino simili e contigui nello spazio e nel tempo, è impossibile sperimentare che il corpo vivo sia diventato il cadavere. L’esperienza non è illusoria. Son solito chiamare «destino della verità» (o «destino della necessità») il contenuto di queste affermazioni. La negazione del destino è l’alienazione estrema della verità. In proposito, anche di recente sono apparsi vari saggi interessanti.

Professore alla Pontificia Università Lateranense e sacerdote, Leonardo Messinese si occupa da decenni dei miei scritti con grande intelligenza filosofica. Presenta ora ‘L’apparire di Dio. Per una Metafisica teologica’ (Edizioni Ets, pp. 220, 18). In un ampio contesto, dove prende le distanze dalle forme improprie di «metafisica teologica», al mio discorso filosofico dice: nec sine te, nec tecum («né senza di te, né con te»). E aggiunge di volersi pertanto differenziare dalle critiche che diffusamente ebbe a rivolgermi Cornelio Fabro, definitore del Sant’Uffizio, amico di Heidegger e figura eminente della cultura cattolica del Novecento. Ma la parte del mio discorso da cui Messinese non vuol separarsi è l’essenziale: sono i due tratti qui sopra richiamati che stanno al centro del «destino della verità» (ossia la necessità che ogni cosa sia eterna e l’impossibilità che il diventar altro delle cose si mostri nell’esperienza).

Certo, c’è anche il nec tecum. Ma non perché, se non ci fosse, Messinese non potrebbe essere né sacerdote, né professore ordinario dell’Università Lateranense, bensì perché egli sviluppa un’originale e coraggiosa «integrazione» del mio discorso, la quale a suo avviso consentirebbe di ripristinare autenticamente la «metafisica teologica», cioè la dimensione in cui si afferma la creazione divina del mondo — quella «creazione» che, invece, non può essere compatibile con l’eternità di tutte le cose. (Ma come dimenticare che chi aveva finito col capire e accettare il principio dell’eternità di tutto era stato proprio il maestro dell’Università Cattolica, Gustavo Bontadini, una delle voci più alte della filosofia del Novecento?).

Direttrice del Master in Death Studies dell’Università di Padova, anche Ines Testoni pone da tempo al fondamento delle sue ricerche l’eternità di tutte le cose e la negazione dell’esperibilità del loro diventar altro. Ricerche molto originali, ma in senso diverso da quelle di Messinese, perché non intendono alterare la configurazione del destino della verità, ma svilupparla fino a proporre un nuovo modo di intendere la ricerca psicologica. Bollati Boringhieri pubblica ora, della Testoni, il saggio ‘L’ultima nascita. Psicologia del morire e Death Education’ (Bollati Boringhieri, pp. 194, 26). La Death Education è il movimento culturale che nei Paesi anglosassoni intende render operante la meditatio mortis in ogni forma significativa della società. Il saggio della Testoni, oltre ad avere il merito di far conoscere in Italia questo movimento, lo ripensa alla luce del destino della verità, argomentando la necessità di promuoverne la conoscenza, innanzitutto, nella scuola e nei luoghi dove è stata soltanto la religione a gestire il rapporto dell’uomo con la morte. Per l’autrice ripensare la Death Education significa, innanzitutto, curare l’angoscia per la morte sapendo che la cura (l’«educazione») appartiene inevitabilmente alla malattia — ossia a quel voler far diventar altro le cose che è, esso, la matrice dell’angoscia. È la cura (e la psicologia) autentica, che differisce essenzialmente dal vano curare l’angoscia senza avvedersi di quella appartenenza.
La Lateran University Press — l’editrice del Vaticano — sta pubblicando una collana dedicata ai filosofi italiani del Novecento. Da poche settimane è uscito l’ampio e poderoso volume in cui Giulio Goggi, docente presso l’Università San Raffaele di Milano, segue in modo cristallino lo sviluppo dei miei scritti e come esso mantenga al proprio centro il tema del «destino della verità». Un libro (‘Emanuele Severino’, pp. 500, 27) capace di chiarire i nodi più complessi (esprimo il mio compiacimento per la presenza del libro di Goggi in quella collana, a conferma della cordialità con cui prosegue il dialogo tra la Chiesa e me).

Molto opportunamente questo saggio si conclude considerando il modo in cui nei miei scritti si risponde all’obiezione che si
può loro muovere: di essere anch’essi uno sviluppo dove, a volte, il linguaggio giunge a dire qualcosa che in qualche modo esso dapprima negava. Come si può essere sicuri, allora, che il linguaggio sia finalmente giunto a esprimere il contenuto del «destino della verità»? Qui non è possibile indicare, nemmeno da lontano, la risposta autentica. Mi limito a ricordare però che in essa si mostra che l’esistenza del «mondo» — all’interno del quale si trova anche lo sviluppo del linguaggio che testimonia il «destino» — non è una verità incontrovertibile, ma soltanto una fede, come Goggi non manca di sottolineare.

Una fede da cui non possiamo né vogliamo separarci (ma che non per questo diventa verità). Essa assorbe per lo più tutti i nostri interessi; è la condizione in cui l’uomo si trova e sul cui fondamento ciò che diciamo «destino della verità» è considerato una povera follia e qualcosa di completamente irrilevante. All’interno di questa fede accade l’intera storia dell’uomo. Siamo giunti all’epoca della dominazione della tecnica e all’inizio del tramonto delle grandi forze, innanzitutto il capitalismo, che si illudono di poter continuare a servirsi della tecnica per realizzare i loro scopi.

Trovo quindi estremamente interessante il volume ‘C’era una volta una scienza triste’ (Jaca Book, pp. 524, 22) di Pierangelo Dacrema, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari all’Università della Calabria. Dopo aver illuminato con grande efficacia i nodi decisivi della scienza economica e dei suoi rapporti con l’agire economico, con le altre scienze e soprattutto con la filosofia, l’ultima parte del volume propone i «Lineamenti di filosofia dell’economia». Vi campeggia la tesi, che l’autore va sostenendo da tempo, della «morte del denaro»; e questa tesi vien messa in relazione al tema della tecnica. Il penultimo capitolo è appunto intitolato «Il tramonto del denaro nel destino della tecnica», dove Dacrema argomenta con penetrazione il suo concordare con la mia tesi della destinazione della tecnica al dominio. (Su queste colonne avevo richiamato alcuni mesi orsono l’analogo concordare da parte dell’economista Fabrizio Pezzani dell’Università Bocconi). In breve: la tecnica vuole incrementare la propria potenza; il capitalismo vuole invece incrementare il denaro; ma la tecnica è più potente del denaro e quindi la prima forma di volontà è destinata a prevalere sulla seconda. E Dacrema giunge ad affermare la possibilità che lo stesso «destino della verità» sia innegabile (a proposito del «destino di eternità» egli si chiede: «Se avesse ragione Severino?»).

‘L’essere per l’amore’ (Mimesis, pp. 187, 16) di Franco Ricordi accetta invece senz’altro il «destino della verità» e in particolare l’eternità di ogni cosa. Il che è molto interessante, perché, oltre che filosofo, Ricordi è attore, regista e direttore artistico di teatro, e quindi immette nella sua scrittura un insieme di esperienze culturali che arricchiscono l’impostazione del suo saggio. L’«essere per l’amore» intende essere la negazione dell’«essere per la morte» di Heidegger (e Ricordi coglie molto bene la distanza essenziale del «destino della verità» dal pensiero di Heidegger); ma intende anche esser qualcosa di più del «destino della verità»: nel senso che Ricordi accetta sì l’affermazione dell’eternità di ogni cosa, ma poi la integra con un percorso che finisce col negarla. L’amore è infatti fede (e anche su questo punto Ricordi è d’accordo con me). Sennonché la fede è volontà; e la volontà è inevitabilmente un voler far diventar altro le cose, ossia è negazione della loro eternità.

In ‘Dell’amore. Essenza e fondamento’ (Mimesis, pp. 82, 10), Nicoletta Cusano, docente all’Università San Raffaele, sviluppa appunto il tema dell’appartenenza dell’amore all’alienazione della volontà. Non è casuale che Ricordi presti una particolare attenzione a Dante, per il quale l’amore muove, e quello sommo è «l’amor che move il sole e l’altre stelle». Ma per quanto luminoso sia lo splendore di queste parole, se esse sono grandi espressioni dell’alienazione della verità (anche Lucifero è luminoso), non si dovrà dire che il destino della verità sta al di sopra di esse e ne vede l’alienazione?

Fonte: http://bit.ly/1CjKKPl

Vasco Ursini, il mio plauso e la mia gratitudine ai professori Giulio Goggi e Ines Testoni per l’alta professionalità con cui hanno organizzato, diretto e gestito il Congresso internazionale, appena concluso, “Heidegger nel pensiero di Severino”, 21 giugno 2019

Un plauso e un ringraziamento dovuti

Voglio esprimere il mio plauso e la mia gratitudine ai professori Giulio Goggi InesTestoni per l’alta professionalità con cui hanno organizzato, diretto e gestito il Congresso internazionale, appena concluso, “Heidegger nel pensiero di Severino”.
Plauso e gratitudine che vanno ovviamente estesi ai membri del Comitato organizzatore e del Comitato scientifico del Congresso e a tutti coloro che in vari modi hanno collaborato alla gestione dell’esaltante “impresa”.

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ. I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’, Atti del Convegno, Brescia, 2 e 3 marzo 2018 a cura di Giulio Goggi e Ines Testoni. Indice del rapporto. Rimando alla fonte informativa in padovauniversitypress.it

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fonte informativa:

http://www.padovauniversitypress.it/publications/9788869381195

l’intero libro in formato pdf è disponibile qui:

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ | PADOVA UNIVERSITY PRESS

Giulio Goggi. « Implicazione aurea». Le fondazioni primarie dell’eternità dell’essente – dal sito Rai Filosofia

Giulio Goggi, intervistato in occasione del Congresso Internazionale “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria” (Brescia 2-3 marzo 2018), mette in rilievo il carattere “inaudito” del discorso di Severino che nega l’evidenza fondamentale del senso comune, che afferma che le cose vengono dal nulla e al nulla ritornano, considerandola una follia, perché implica la persuasione che ci sia un tempo in cui un essente sia niente. Severino, secondo Goggi, mettendo in discussione questa certezza fondamentale della nostra civiltà, mette in discussione la nostra stessa civiltà. L’implicazione aurea è l’implicazione dell’eternità dell’essente da parte dell’essere sé dell’essente, una apparente tautologia, che implica invece l’eternità dell’essente.

segue

vai al sito:

Giulio Goggi. « Implicazione aurea». Le fondazioni primarie dell’eternità dell’essente – Rai Filosofia

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ: i primi 60 anni de “La struttura originaria”, Atti del Convegno a cura di Giulio Goggi e Ines Testoni, 2018 | PADOVA UNIVERSITY PRESS

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l’intero libro in formato pdf è disponibile sul sito della University Press:

ALL’ALBA DELL’ETERNITÀ | PADOVA UNIVERSITY PRESS

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GIULIO GOGGI, Sulla “compattezza” degli scritti di Emanuele Severino. In: DAVIDE SPANIO (a cura di), Il destino dell’essere. Dialogo con Emanuele Severino, Morcelliana, 2014. Volume sul Convegno: Il destino dell’essere. Dialogo con (e intorno al pensiero di) EMANUELE SEVERINO, Venezia 29-30 maggio 2012. Pagine 265-272

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EMANUELE SEVERINO, Volontà, destino, linguaggio, a cura di Perone Ugo e Giulio Goggi, Rosenberg & Sellier, 2010. Lezioni tenute a Torino, nel corso del VI ciclo seminariale della Scuola di Alta Formazione Filosofica (SDAFF)

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L’individuo e la verità. Dalla introduzione di Giulio Goggi , Emanuele Severino, Lateran University Press, Roma 2015

 

 

Eraclito afferma che la “sapienza” si ottiene “non dando ascolto a me, ma al ‘logos’ ” (fr. 50). Pensare che la verità sia ciò che si apprende da un “individuo” significa essersi lasciati alle spalle la verità. Ricordo che a lezione Severino diceva: “Se la verità fosse qualcosa di scoperto o di inventato dal sottoscritto, loro sarebbero autorizzati ad alzarsi e ad uscire dall’aula. Non varrebbe la pensa soffermarsi sulle pagine della “mia” produzione teorica. E poi spiegava: “Se “io” che penso la verità non sono la verità, e cioè sono “non verità”, allora dicendo che a pensare la verità sono “io”, come individuo storicamente determinato, è come se dicessi che la “non verità pensa la verità”.
Ma la verità non può essere neppure ciò che si ottiene a partire da una situazione in cui se ne è privi, né ci può essere qualcosa come un percorso che conduca alla verità perché tale percorso, dovendo ad essa condurre e dunque distendendosi al di qua della verità, sarebbe un trovarsi ancora al di fuori della verità, ossia un errare, un allontanarsi da essa. [ … ]
Se il tema della verità sta al centro del discorso di Severino, al centro di questo centro sta dunque la tesi inaudita dell’eternità dell’ente in quanto ente implicata dall’apparire dell’incontrovertibile esser sé dell’essente. [ … ]
Ma proprio perché dell’incontrovertibile si andrà a parlare, si ripresenta la questione: l’apparire della verità può essere la coscienza che “uno”, un individuo collocato in un certo contesto, ha della verità?. Severino dice: “Può essere “di qualcuno” il pensiero che pensa l’incontrovertibile?”. Lo stesso Severino parla del “dono” della testimonianza del destino che, ad un certo punto, si è fatta innanzi nei “suoi” scritti, precisando però che quella utilizzata non è “espressione scioccamente immodesta perché non è il mio esser “uomo” a ricevere il dono. Il donante è il destino ed è ancora il destino – il mio esser Io del destino – ad aver ricevuto quel dono (che non è una grazia perché è necessità che il destino doni tutto ciò che egli dona”.

Il poderoso saggio su Emanuele Severino di Giulio Goggi (Lateran University Press, 2015) sarà presentato alle ore 14.00 del 15.11.2016 all’università Vita.Salute San Raffaele di Milano

 

via (1) Amici di Emanuele Severino

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Dopo il saggio di Nicoletta Cusano sul pensiero di Emanuele Severino è Giulio Goggi che scrive il suo “Emanuele Severino”, Lateran University Press, Pontificia Università Lateranense, Roma 2015, saggio che, come già annunciato sarà presentato alle ore 14.00 del 15.11.2016 all’università Vita.Salute San Raffaele di Milano.

Di tale saggio Emanuele Severino scrive:

“L’analisi di Goggi percorre l’intero sviluppo del mio pensiero filosofico, fino agli scritti più recenti. Constatando come anche illustri studiosi e pensatori non colgano talvolta il senso di quel discorso, tanto più spicca la capacità di Goggi di muoversi con estrema competenza nelle complesse articolazioni che conducono da ‘La struttura originaria’ 81958) a ‘La morte e la terra’ (2011), e nelle quali, tuttavia, il centro di quello scritto del ’58 permane lungo tutto il tragitto (e peraltro si era fatto innanzi già qualche anno prima)”.

Cusano Nicoletta (a cura di), La filosofia futura. Libertà, azione, tecnica, Mimesis, 2014. Saggi di: Francesco Berto, Massimiliano Cabella, Adalberto Coltelluccio, Nicoletta Cusano, Umberto Galimberti, Giulio Goggi, Federico Perelda, Emanuele Severino, Francesco Totaro

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Giulio Goggi segnala: F. Liszt, Consolazione n. 3 in Re bemolle maggiore…

F. Liszt, Consolazione n. 3 in Re bemolle maggiore«Hanno questo di proprio le opere di genio, che, quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose […], tuttavia ad un’anima grande, che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento […] servono sempre di consolazione» (Leopardi, Pensieri, 258-261)

Dopo il saggio di Nicoletta Cusano sul pensiero di Emanuele Severino è Giulio Goggi che scrive il suo “Emanuele Severino”, Lateran University Press, Pontificia Università Lateranense, Roma 2015, tratto dal gruppo FB  Amici a cui piace Emanuele Severino

Dopo il saggio di Nicoletta Cusano sul pensiero di Emanuele Severino è Giulio Goggi che scrive il suo “Emanuele Severino”, Lateran University Press, Pontificia Università Lateranense, Roma 2015, saggio che, come già annunciato sarà presentato alle ore 14.00 del 15.11.2016 all’università Vita.Salute San Raffaele di Milano.

Di tale saggio Emanuele Severino scrive:

“L’analisi di Goggi percorre l’intero sviluppo del mio pensiero filosofico, fino agli scritti più recenti. Constatando come anche illustri studiosi e pensatori non colgano talvolta il senso di quel discorso, tanto più spicca la capacità di Goggi di muoversi con estrema competenza nelle complesse articolazioni che conducono da ‘La struttura originaria’ 81958) a ‘La morte e la terra’ (2011), e nelle quali, tuttavia, il centro di quello scritto del ’58 permane lungo tutto il tragitto (e peraltro si era fatto innanzi già qualche anno prima)”.

Sorgente: (95) Amici a cui piace Emanuele Severino

Giulio Goggi, Emanuele Severino”, Lateran University Press. Intervista all’autore

Il volume di Giulio Goggi, intitolato “Emanuele Severino” (Lateran University Press), e presentato il 13 aprile alla Pontificia Università Lateranense, va a sviscerare il pensiero del filosofo. I temi della critica di Severino investono la fede intesa come volontà che il mondo abbia un senso piuttosto che un altro. Intesa in questi termini, la fede costituisce una violenza contro la pluralità irriducibile di tutti gli alternativi sensi possibili del mondo. Ed è contraddittorio anche il messaggio di fede (kérygma) in quanto avvolto dalla persuasione che il mondo sia creato, quindi esca dal nulla e vi faccia ritorno. Severino era arrivato a criticare alla radice la concezione della trascendenza di Dio e i capisaldi del Cristianesimo, che definiva “parte dell’alienazione essenziale dell’Occidente”.

Goggi qual è la tesi su cui verte il suo volume?

«Al centro del volume sta l’affermazione dell’eternità dell’ente in quanto ente: dire che ogni ente è un eterno significa che non c’è stato un tempo in cui ancora non era e che non ci sarà un tempo in cui non sarà più; il tempo in cui l’ente “non è” è il tempo in cui l’ente, ossia il “non-niente”, è niente, e questa identificazione dei non identici (il “non-niente” e il “niente”) è l’impercorribile assurdo. Nel libro si sostiene la tesi che il discorso di Severino sul senso dell’essere (un discorso estremamente articolato e ricco di sviluppi importanti) si va a poco a poco assestando procedendo in modo fondamentalmente compatto rispetto al nucleo centrale dell’affermazione inaudita dell’eternità dell’ente in quanto ente – e che la “svolta” impressa dalla testimonianza di questa grande luce si traduce in una radicale messa in questione dell’intera storia dell’uomo, caratterizzata dalla persuasione che le cose siano nel tempo e cioè siano un “divenir altro”.

Nel libro si fa vedere che tutte le problematiche teoretiche e storico-teoretiche del discorso di Severino sono attraversate dal tema dominante della verità dell’essere considerata in rapporto alla questione della salvezza che trova la sua grandiosa soluzione negli scritti più recenti. Una delle implicazioni più rilevanti della tesi dell’eternità dell’ente – a sua volta implicata dalla necessità di tener fermo l’esser sé dell’essente – è la necessità che ogni sopraggiungente sia oltrepassato. Severino chiama questo procedere infinito degli eterni la Gloria della terra. Lo stesso Severino fa quindi vedere che questo dispiegamento culmina nella manifestazione della totalità di dolori e delle angosce apparsi lungo la storia del mortale e che questa manifestazione sopraggiunge nell’atto stesso in cui appare il Tutto concreto e infinito dell’essere che quei dolori e quelle angosce oltrepassa infinitamente. Siamo destinati a questa sovrabbondanza incipiente del Tutto, che Severino chiama la Gloria della Gioia, e alle sue manifestazioni sempre più alte e concrete. Nella sua ultima parte il libro si sofferma a lungo, ovviamente nei limiti consentiti da una monografia, proprio su questo tratto del discorso di Severino rispetto al quale, a tutt’oggi, non sono usciti degli studi specifici».

per l’intera intervista vai a:

Sorgente: La strada per la Salvezza secondo Emanuele Severino

Intervista a Giulio Goggi sul libro:  Emanuele Severino, Lateran University Press

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Goggi qual è la tesi su cui verte il suo volume?

«Al centro del volume sta l’affermazione dell’eternità dell’ente in quanto ente: dire che ogni ente è un eterno significa che non c’è stato un tempo in cui ancora non era e che non ci sarà un tempo in cui non sarà più; il tempo in cui l’ente “non è” è il tempo in cui l’ente, ossia il “non-niente”, è niente, e questa identificazione dei non identici (il “non-niente” e il “niente”) è l’impercorribile assurdo. Nel libro si sostiene la tesi che il discorso di Severino sul senso dell’essere (un discorso estremamente articolato e ricco di sviluppi importanti) si va a poco a poco assestando procedendo in modo fondamentalmente compatto rispetto al nucleo centrale dell’affermazione inaudita dell’eternità dell’ente in quanto ente – e che la “svolta” impressa dalla testimonianza di questa grande luce si traduce in una radicale messa in questione dell’intera storia dell’uomo, caratterizzata dalla persuasione che le cose siano nel tempo e cioè siano un “divenir altro”.

Nel libro si fa vedere che tutte le problematiche teoretiche e storico-teoretiche del discorso di Severino sono attraversate dal tema dominante della verità dell’essere considerata in rapporto alla questione della salvezza che trova la sua grandiosa soluzione negli scritti più recenti.

per l’intera intervista vai a:

Sorgente: La strada per la Salvezza secondo Emanuele Severino

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L’Eternità dell’essente e la Gloria, presentazione del volume ” Emanuele Severino” di Giulio Goggi. VIDEO di 2 ore e 31 minuti con: Massimo Cacciari, Massimo Donà, Giulio Goggi e Emanuele Severino. Università Vita-Salute San Raffaele, 15 Novembre 2016

Il professor Cacciari ed il Professor Donà moderano l’incontro di presentazione del volume monografico ” Emanuele Severino” del Dottor Goggi. Ospite d’onore è proprio il noto filosofo, protagonista del volume, Emanuele Severino.
L’incontro si è tenuto, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, il 15 Novembre 2016.

GIULIO GOGGI, Emanuele Severino, Lateran University Press, 2015, pagg. 510

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