MASSIMO CACCIARI, TRA ESSERE E DESTINO QUANDO LA FILOSOFIA È SCOMMESSA ESTREMA., pubblicato su http://www.repubblica.it/

 

In “Dike”, il suo ultimo lavoro, Emanuele Severino porta fino in fondo un’indagine metafisica che va oltre il divenire, la morte e il linguaggio
Se la filosofia nasce, sempre, dalla “meraviglia”, forse anche il discorso di un filosofo è in grado di destarla. “Meraviglia” di fronte a un problema che non ammette negligenza alcuna nell’essere affrontato. Una simile “meraviglia” suscita in me l’opera di Severino, e quest’ultimo Dike l’ha rinnovata. È un libro-summa; vi trovano sviluppo tutti i motivi fondamentali del suo pensiero, a partire dalla relazione che esso fin dall’inizio presenta con Parmenide.

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Lectio magistralis di Massimo Cacciari e interventi di Friedrich-Wilhelm von Herrmann e Francesco Alfieri: IL PENSIERO FILOSOFICO DI EMANUELE SEVERINO, all’Almo Collegio Borromeo, Piazza Collegio Borromeo 9, PAVIA, venerdì 31 maggio 2019, ore 18

L’Almo Collegio Borromeo di Pavia festeggia uno dei suoi alunni illustri, il filosofo Emanuele Severino al quale, in occasione dei novant’anni, verrà conferita la medaglia.

La cerimonia, che si terrà venerdì 31 maggio a partire dalle 18 nella sala degli Affreschi del Collegio, sarà anticipata da una lectio magistralis di Massimo Cacciari e vedrà gli interventi di Friedrich-Wilhelm von Herrmann e di Francesco Alfieri.

 

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Massimo Cacciari, il 16.10.2014, ha dialogato con Edoardo Dallari a Modena in occasione della presentazione del libro Labirinto filosofico

Massimo Cacciari, il 16.10.2014, ha dialogato con Edoardo Dallari a Modena in occasione della presentazione del libro Labirinto filosofico.

Nel corso della conversazione sono venuti in luce diversi aspetti interessanti.
Ora, lasciamo che Cacciari stesso esponga alcuni passaggi del suo pensiero:
«La terribile paroletta «è», questa è penna è; nel momento stesso che dico che cosa questa penna è non dico che cosa questa penna è in sé. La paroletta «è» è necessaria, ma bisogna sapere che è terribile: perché se non sai che è terribile, puoi pensare che attraverso il tuo pensare, attraverso la forza del tuo comprendere, tu possa sussumere in te, nel tuo cogito, la cosa; annichilire in te la cosa. Se invece hai presente che la cosa è anche ciò che pensi come cosa in sé, allora so che ogni mia comprensione e predicazione della cosa non può essere esaustiva della cosa; la cosa mi eccede sempre e quindi non potrò avere con l’ente un rapporto di dominio, di comprensione dominante, di libido dominandi».

Ancora. «Ma l’ente alla fine che cos’è? Si giunge ad un atomo dell’ente? Si giunge ad una sostanza ultima dell’ente? Qui Platone ha ragione, giunge ad un punto in cui sembra veramente prefigurare quella smaterializzazione dell’essente che è propria della fisica contemporanea».

Punto primo: se «la cosa mi eccede sempre», afferma Cacciari, «non potrò avere con l’ente un rapporto di dominio, di comprensione dominante, di libido dominandi». Buono a sapersi. Se questa sentenza implichi delle enormi ricadute sul piano sia etico che politico, oppure no, è questione che lasciamo al giudizio del lettore.
Ora, che cosa dice alla volontà, all’agire, alla libido dominandi, la filosofia del limite evocata da Cacciari e che altro non è se non un omaggio a Kant? Questo: che tu non hai alcuna presa sulla realtà che sta al di là – come direbbe Kant – dell’«isola» del fenomeno. In altre parole: la volontà di potenza non potrà mai e poi mai esercitare la sua signoria sull’«ampio e tempestoso oceano» della «cosa in sé»: perché la «cosa in sé», per definizione, è chiusa al conoscere. Certo, tali affermazioni hanno la pretesa di ridurre il raggio d’azione della libido dominandi.
Bene, Cacciari può raccontarsela come vuole e tutto infiammato di sacro zelo può presentare tale ritorno a Kant come doveroso e indispensabile; ma noi non vogliamo arruolarci sotto la bandiera del filosofo di Königsberg, anche perché vi è un piccolo dettaglio: se «cosa in sé» vuol dire evocare qualcosa che l’intelletto può solo pensare ma non conoscere, allora il concetto di «cosa in sé» è contraddittorio: «Nel concetto di cosa in sé, la cosa in sé è, appunto, concepita, cioè conosciuta, e in quanto concepita e conosciuta, essa non è chiusa in sé e chiusa al conoscere, ma aperta al conoscere» (Emanuele Severino, la filosofia dai greci al nostro tempo la filosofia moderna, pag. 343). Ebbene, Cacciari dovrebbe spiegarci che cosa c’è che non va nella negazione della «cosa in sé» compiuta dall’indirizzo di pensiero idealistico e ribadita da Severino, altrimenti il ritorno al concetto-limite di noumeno rischia di ridursi ad uno slogan arbitrario.

Punto secondo: «Ma l’ente che cos’è?» chiede Cacciari. Ora, a Cacciari viene attribuita questa frase: «Non obbedisco a nessuno, neanche al Padreterno» (Cinquantamila.it, La storia raccontata da Giorgio Dell’Arti, biografia di Massimo Cacciari). Benissimo.
Obbedire, nell’etimo, significa prestare ascolto. Ora, Cacciari dovrebbe ascoltare alcune considerazioni. Eccole.
L’ente, come ha sottolineato anche Nicoletta Cusano (La filosofia futura, libertà e liberazione, pag. 80) appare in quanto si mostra una sintassi di base; o, per dirla con Severino, una persintassi. In altre parole: l’ente ha un predicato necessario. Ora, predicato necessario vuol dire che l’ente è in relazione a significati quali «l’esser sé», «non esser altro da sé», «non poter diventare altro ed esser altro da sé», «eternità», etc. Ebbene, questa è la «forma logica» dell’ente: è lo «sfondo intramontabile» che accoglie la totalità degli essenti che appaiono e scompaiono…

Quando Severino lasciò l’insegnamento universitario, Massimo Cacciari scrisse …

Quando Severino lasciò l’insegnamento universitario, Massimo Cacciari scrisse:

«Caro Professore, fu soltanto dopo la pubblicazione del mio Krisis, nel 1976, che lessi per la prima volta le sue fondamentali opere degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma credo che proprio la distanza della mia formazione filosofica e delle mie prime esperienze culturali e politiche dal suo percorso di studioso e dall’ambiente in cui esso maturò, mi abbia permesso di avvicinarmi, forse più di altri, al significato davvero decisivo che il suo pensiero riveste per la filosofia del Novecento. Finché la “storia” della filosofia contemporanea continuerà ad essere “giocata” o all’interno della “linea” nietzschiana-heideggeriana-ermeneutica, o nell’opposizione tra questa e quella analitica, temo non ne risulterà mai comprensibile il vero problema. Esso risulta evidente, a mio avviso, soltanto sulla base di una radicale contraddizione, di un autentico dramma a due protagonisti: Heidegger e Severino. Si tratta di una relazione inconciliabile, di un aut-aut. Quando finiranno le chiacchiere e confusioni alla moda, quando si potrà studiare la nostra epoca da una “buona” distanza, non dubito che tale decisione apparirà il problema fondamentale della nostra filosofia – e non solo. Heidegger – senza alcuna distinzione tra le varie fasi del suo pensiero – coglie tutta l’intrinseca debolezza dell’antiplatonismo idealistico e nietzschiano, per svilupparlo (lungi dal negarlo!), coerentemente e radicalmente, in un grandioso anti-Parmenide. L’opera di Severino (mille miglia oltre ogni astratta polemica) rappresenta l’altro polo. Davvero, ogni altra posizione sembra oggi “costretta” nella forma di questa polarità. Non credo, caro Professore, che aver compreso la sua lezione significhi semplicemente esplorare i contorni di tale polarità e saggiarne le conseguenze. Significa affrontarne la sua pretesa definitività, il suo “consummatum est”. La strada finisce anche giungendo alla mèta – anch’essa è aporia. E l’aporia può essere nuovo inizio. Su questo “scommettono” i suoi migliori allievi, io credo. Ne segua benevolmente l’improbus labor, senza mai consolarne debolezze e contraddizioni».

(tratto da:  Emanuele Severino, filosofo eterno di Davide D’Alessandro – in Il Foglio 30 dicembre 2017)

C’è o no una soggettività nella tecnica?   Dibattito tra Massimo Cacciari ed Emanuele Severino sulla questione: “la soggettività della tecnica”, video di 9 minuti

C’è o no una soggettività nella tecnica?

Massimo Cacciari su Emanuele Severino: “La sua lezione è pari a quella di Heidegger”, Corriere della sera, 22 febbraio 2001

ANTOLOGIA del TEMPO che resta

Corriere della sera (22 febbraio 2001): “La sua lezione è pari a quella di Heidegger” – Massimo Cacciari
« Caro Professore, fu soltanto dopo la pubblicazione del mio Krisis, nel 1976, che lessi per la prima volta le sue fondamentali opere degli anni Cinquanta e Sessanta. Ma credo che proprio la distanza della mia formazione filosofica e delle mie prime esperienze culturali e politiche dal suo percorso di studioso e dall’ambiente in cui esso maturò, mi abbia permesso di avvicinarmi, forse più di altri, al significato davvero decisivo che il suo pensiero riveste per la filosofia del Novecento. Finché la «storia» della filosofia contemporanea continuerà ad essere «giocata» o all’interno della «linea» nietzschiana-heideggeriana-ermeneutica, o nell’opposizione tra questa e quella analitica, temo non ne risulterà mai comprensibile il vero problema. Esso risulta evidente, a mio avviso, soltanto sulla base di una radicale contradizione, di un autentico dramma a due protagonisti: Heidegger…

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Omaggio a EMANUELE SEVERINO: L’Occidente e il Destino, Intervengono: Emanuele Severino, Massimo Cacciari, Carlo Sini, Antonio Gnoli – a cura di Adelphi Edizioni e Teatro Franco Parenti, 30 novembre 2015, Teatro Franco Parenti via Pier Lombardo, 14 – Milano. VIDEO e AUDIO

CARLO SINI:
EMANUELE SEVERINO:
 
gli audio sono anche qui:

 
(logo) Adelphi Edizioni
OMAGGIO A EMANUELE SEVERINO

Adelphi Edizioni e Teatro Franco Parenti
sono lieti di invitarLa alla serata

OMAGGIO A EMANUELE SEVERINO
L’Occidente e il Destino

Intervengono:
Emanuele Severino
Massimo Cacciari
Carlo Sini
Antonio Gnoli (coordina)

Saluto di Andrée Ruth Shammah

Lunedì 30 novembre alle ore 18:30
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14 – Milano
tel. 02 59995206


Emanuele Severino
Un cammino verso le radici del significato di dike: «il principio più stabile» secondo Aristotele.
Biblioteca Filosofica (2015, pp. 374)
€ 38,00

Il professor CACCIARI ed il professor DONA’ moderano l’incontro di presentazione del volume monografico ” EMANUELE SEVERINO” del Dottor Goggi

Il professor Cacciari ed il Professor Donà moderano l’incontro di presentazione del volume monografico ” Emanuele Severino” del Dottor Goggi.

Ospite d’onore è proprio il noto filosofo, protagonista del volume, Emanuele Severino