Un autoritratto, Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 138-139

 

Pur essendo orgoglioso non mi piaccio. Sono antipatico a me stesso. Da molto tempo. Molti diranno che ho ragione ad esserlo. Difficile, comunque, che siano scontenti di sé come io lo sono di me. Sono orgoglioso – l’ho già detto – perché i miei scritti si rivolgono al Centro del Tutto, che è capace di mostrare quale forza abbia condotto Nietzsche ad affermare che non esiste alcun Centro e che ormai tutte le cose “rotolano via dal Centro”. Infatti un Centro che si lasci scappar via le cose è soltanto una prepotenza incapace di imporsi.
Ma il Centro non ha bisogno della mia fede che esso sia il Centro, ossia non ha bisogno che il mio esser “uomo” creda che il contenuto dei miei scritti sia il Centro di tutto e del Tutto. Quel che “io” credo essere il Centro non è il Centro: proprio perché sono “io” a crederlo. È nel mio esser Io del destino che il Centro appare come ciò che in verità esso è.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 138-139).

L’uomo e il destino, Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 100

 

L’ “uomo” si illude di capire e perfino di approvare la verità, e addirittura di capire e farsi sostenitore del destino della verità. In questa illusione mi trovavo e tuttora mi trovo (e vi si trova qualsiasi altrui esser “uomo” che creda di capire e di approvare il Contenuto del destino). Non è l’ “uomo” a capire il destino, ma è il destino stesso a capirsi e ad apparire nel proprio sguardo – e questo apparire siamo Noi nel nostro essere originariamente oltre l’ “uomo”.
Tutto ciò che il mio esser “uomo” vuole e compie in relazione al destino – soprattutto quando crede di “difenderlo” – è un equivoco, un’illusione. Il mio esser “uomo” è d’altronde un illudersi e un equivocare “in buona fede”. Anche questa autobiografia lo è: in quanto anch’essa appartiene al linguaggio che intende indicare il senso autentico del destino e salvaguardarlo e dissipare gli equivoci intorno ad esso. Il destino non ha bisogno di essere salvaguardato. È presente in ognuno – anche in Gesù e in Budda, anche nelle Chiese, anche nei credenti e negli atei, e nei bambini e negli idioti. Anche e soprattutto nei morti.
Ma da tutto questo non segue che nei miei rapporti con la Chiesa avrei potuto agire diversamente o che avrei potuto fare a meno di scrivere questa autobiografia.È impossibile agire diversamente da come si agisce.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 100)

Cosa significa “stare” ‘oltre’ il nichilismo”, Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 16

 

Stare ‘oltre’ il nichilismo significa sapere che “perpetuo” – e ‘ non’ “acquistabile” da una qualche operazione (come l’opera d’arte, o la grazia divina) – non è solo ciò che costituisce l’essenza delle cose, ma ‘tutto’ ciò che loro appartiene; e che dunque un evento consistente in “coloro ch non sono più” è soltanto il contenuto di un sogno; di un incubo. Non c’è nessuno che non sia più. Tutto è eterno.
È vero che ricordare è sognare; ma anche i sogni e ciò che essi mostrano sono eterni. Anche l’errare, la contraddizione, la stessa follia del nichilismo sono eterni. Eterno è ‘tutto’ il contenuto dei nostri ricordi, anche se, come dicevo prima, grigio, dis-tratto, sfigurato.
L”essenza del nichilismo è pensare che le cose vengono dal nulla e vi ritornano. Questo pensiero implica che si creda che gli esseri (ossia ciò che non è nulla) siano nulla. E questa è l’impossibilità estrema.
Appunto per questo i nostri morti ci attendono, come le stelle del cielo attendono che passino la notte e la nostra incapacità di vederle se non al buio.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 16)

Sotto il tavolo, in Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 7-8

 

Un pomeriggio dalla luce grigio-pervinca che precede il temporale e un bambino sui quattro anni seduto per terra sotto il grande tavolo della cucina. Dai lati scendono i lembi della stoffa che lo ricopre. La mamma si muove nella stanza. Sta aspettando la nuova ragazza che avrebbe aiutato in casa e che finalmente entra. Il bambino, ora, è più tranquillo – ma per quanto? Fuori ha incominciato a piovere.
Questo è il ricordo più lontano che ho di me stesso e del mondo. Cosa ben poco importante – ma, forse, in ognuno il ricordo più lontano tende a tener la testa fuori dall’acqua. Inoltre, non avrei dovuto dire: “Questo è il ricordo più lontano che ho di me stesso, ma: ” ” ” ‘Credo’ che lo sia. Non solo. Va detto anche: ” ‘Credo’ di essere stato quel bambino”. Che lo sia stato non è una verità indiscutibile: è una fede. Di solito, chi crede qualcosa senza esitazioni nel suo cuore (‘et non haesitaverit in corde suo’ dice il Vangelo) non sa di crederlo: si consegna completamente a ciò in cui crede e lo tratta come qualcosa di indiscutibile. Ma si illude. Come s”ingannerebbe chi, andando in giro di notte, fosse convinto di essere in pieno giorno. Si crede – si ha fede – proprio perché non si vede; e d’altra parte il credente è tale proprio perché tratta l’invisibile come visibile. Il suo illudersi è un contraddirsi. È un ‘errare’: ricordare è errare. Un libro di memorie è un errare.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 7-8).

Vasco Ursini: “Se n’è andato anche lui. Ora siamo sempre più soli …”

Vasco Ursini Se n’è andato anche lui. Ora siamo sempre più soli.

Lui spesso ha detto che si sta meglio dove i morti vanno a stare rispetto al tempo che vivono nella terra isolata.

Il guaio è che stiamo peggio noi che su di essa ancora stiamo.

Ciao Paolo, credo che ti faccia piacere rivederti qui tra Lui e me.

TRIGESIMO IN RICORDO DEL PROF. EMANUELE SEVERINO, ASES (Associazione Emanuele Severino) e COMUNE DI BRESCIA, Martedì 18 febbraio, ore 16.30, presso il Palazzo Municipale, piazza Loggia 1, Brescia

ASES (Associazione Emanuele Severino) e COMUNE DI BRESCIA

Martedì 18 febbraio, ore 16.30, presso il Palazzo Municipale,
piazza Loggia 1, Brescia

TRIGESIMO IN RICORDO DEL PROF. EMANUELE SEVERINO

Con:
EMILIO DEL BONO (Sindaco di Brescia),
INES TESTONI (Presidente di ASES),
ANNA SEVERINO (Vicepresidente di ASES),

e le testimonianze di:
FRANCO ANELLI (Rettore dell’Università Cattolica di Milano),
GIAN MARIO BANDERA (Direttore del Centro Teatrale Bresciano),
ILARIO BERTOLETTI (Direttore di Editrice Morcelliana),
ROBERTO CALASSO (Direttore della Casa Editrice Adelphi),
PAOLO CORSINI (Senatore, storico),
GIULIO GOGGI (Vicepresidente ASES),
MICHELE LENOCI (Professore dell’Università Cattolica),
MAURIZIO TIRA (Rettore dell’Università Statale di Brescia).
——
L’Incontro è pubblico

1

Roberta DE MONTICELLI, Lettera a Emanuele SEVERINO Intorno a una – eterna – lezione, in Il Mulino 24 gennaio 202

Caro professore,

se l’essere nella Gioia, come spero, le consente di ricevere qualche lettera senza che la Gioia sia interrotta dalla noia di leggerla, lasci pure che questa mia si depositi come foglia, soffio, ombra, umana illusione, fiato di voce o scintillio d’inchiostro là dove i più fra noi, tardi di mente e innamorati del visibile, stoltamente dimorano: nel Cerchio dell’Apparenza.

Non turberà l’eternità dell’esser suo, caro professore, questo cicaleccìo di una collega invisibile, sì, proprio quella dell’aula accanto, quella del giovedì. O forse era martedì? Che cosa conta, e chissà mai perché poi avevamo quest’abitudine di onorare gli orari di lezione, questa conformistica, veramente illogica acquiescenza alla misurazione di ciò che non esiste, il tempo.

Lei poi arrivava puntualissimo, molto più di me. Ben me ne accorgevo ogni volta che la folla dei suoi allievi in festosa attesa faceva barriera davanti a tutte le porte dello stretto corridoio su cui si aprivano le nostre aule, e i quattro gatti della mia classe e io restavamo bloccati per un pezzo, prima di entrare, con loro e mio rimpianto, nell’auletta degli esercizi di fenomenologia, piena di controversie e dubbi, invece che nella luce dell’incontrovertibile. Dove per due ore quelle menti giovinette e incerte, anzi certamente scosse da ogni sorta di amore e di terrore, si sarebbero spalancate alla ben rotonda verità dell’Essere, indefettibile e immobile: che sarebbe fluita senza interruzione alcuna dalle sue labbra, nel più religioso silenzio.

Lei cominciava col ben disporle, le menti, al saldissimo fondamento dell’episteme – diceva così, mi arrivava il suono della sua voce che inesorabilmente spezzava la parola greca, sapientemente appoggiando, con la pausa, la voce alla solidità di ciò che sta. Il sapere che sta, e non importa dove e come.

….

per leggere l’intero testo vai a

La rivista il Mulino: Intorno a una – eterna – lezione

Emanuele Severino su alcuni momenti del processo del Sant’Uffizio al suo pensiero filosofico, in Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 96

 

Prima dell’inizio del processo, i periti – “giudici”, nel linguaggio canonico – avevano avuto a disposizione alcuni mesi per stendere il loro “Voto”, che poi era un vero e proprio saggio sul mio discorso filosofico. Il “voto” di Fabro era il più ampio, ed egli ne trasse in seguito un libro, intitolato ‘L’alienazione dell’Occidente. Osservazioni sul pensiero di Emanuele Severino’, Quadrivium, 1981. È stato certo una delle figure più importanti del tomismo del Novecento – e mi si dice che tuttora sia la voce più seguita nelle Università pontificie. È stato molto amico di Ugo Spirito, che io conoscevo sin dal dicembre del 1950, quando ero andato a Roma per il concorso per la libera docenza. Spirito non era in commissione – che si riuniva nell’Istituto di Filosofia di cui egli, se ben ricordo, era direttore – ma era molto favorevole alla mia candidatura.
Da allora incominciò la mia amicizia con Spirito, che fece da collegamento nei miei rapporti con Fabro, molto cordiali nella sostanza, e che potevano anche dirsi di amicizia, sebbene altalenanti. Ma anche Bontadini aveva grande stima di Spirito, eppure lì la stima comune non fece da collegamenti tra Fabro e Bontadini.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 96).

CriticaMente: Galimberti: ricordando Severino: professori e maestri, testo di Federico Sollazzo, in costruttiva-mente.blogspot, 31 gennaio 2020

venerdì 31 gennaio 2020

Galimberti ricordando Severino: professori e maestri

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

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CriticaMente: Galimberti ricordando Severino: professori e maestri


Federico Sollazzo, Philosopher, sometimes lent to other forms of Art
Co-founder, with Mária Kovács, of the Independent Cultural Center
“Krinò” Workshop of Thinking
Among my Works:
Che cos’è la metafisica?
Transizioni. Filosofia e cambiamento
La questione della tecnica
The Contribution of Critical Theory in Understanding Society
Totalitarismo, democrazia, etica pubblica
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