Emanuele Severino ancora su “Musica e peccati di gioventù”, in Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 21-22

 

Tra le vacanze dopo l’esame di maturità e i primi mesi da studente del Collegio Borromeo, iscritto al corso di laurea in Filosofia, buttai giù un volumetto, pubblicato poi nel 1948 e intitolato ‘La coscienza. Pensieri per un’antifilosofia”. L’antifilosofia era la musica. Quelle pagine su muovevano nell’orbita di Arthur Schopenhauer e di Eduard Hanslick – ma era il tipico peccato di gioventù. Sarebbe riuscito meglio se non avessi dato ascolto a un noto filosofo di quel tempo, per il quale la mia scrittura era troppo secca: mi aveva consigliato di raddolcirla – insomma di imbellettarla. In seguito ritirai dalla circolazione tutte le copie possibili – ms incontro sempre qualcuno che mi indispettisce dicendomi di averlo letto e. Dopotutto, apprezzato. Ma anch’io ho agito ambiguamente, perché in “Heidegger e la metafisica, pubblicato da Adelphi nel 1994, insieme ad altri miei saggi giovanili ho incluso lo scritto ‘Lineamenti di una fenomenologia dell”atto’ (1950), che si ricollega esplicitamente a ‘La coscienza’.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 21-22).

Emanuele Severino su “Musica e peccati di gioventù”, in Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 21

 

C’era anche la musica. Sin da bambino avevo incominciato a suonare il pianoforte. Mio fratello lo suonava bene, ma a me piaceva soprattutto improvvisare qualcosa di mio. Poi, col maestro Manenti, che divenne direttore del Conservatorio di Brescia, studiai composizione. La pianista Roma Ferrari eseguì, intorno al 1948-’49, musiche di Camillo Togni, Luigi Manenti, Franco Margola e anche un mio pezzo. In quel periodo scrissi parecchia musica, tra cui una ‘Suite’ per strumenti a fiato e pianoforte, che dieci, quindici anni fa venne più volte eseguita in pubblico al Teatro San Carlo di Brescia e alla “Milanesiana”. Lo stile, tra Bartok e Stravinskij.
Agli strumenti a fiato mi aveva introdotto il papà di Esterina, che era anche professore d’orchestra (aveva suonato anche con Toscanini) : oboe, corno inglese, fagotto. Era a che uno dei poeti bresciani più noti e aveva scritto il libretto dell”opera “Salambò” del Maestro Manenti, che le mie ripetute sollecitazioni e la sua bellezza non è stata più eseguita.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 21).

Emanuele Severino sulla filosofia gentiliana, in Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 10

 

Da tanto tempo sono convinto dell’importanza eccezionale, e forse unica, della filosofia gentiliana, ma in un senso diverso da quello sostenuto da Bontadini: nel senso ‘negativo’, poiché Gentile è stato uno dei più grandi maestri del nichilismo, cioè dell’Errare estremo. Anche per spingere l”Errare all’estremo occorre stare in alto, sostenuti da una potenza concettuale che è indispensabile all’altezza che compete alla Verità.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, p. 10).

da (4) Amici di Emanuele Severino

“Ancora un poco…, in Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 160-161

 

“Ciò che se ne va scompare per un poco. I morti che se ne vanno scompaiono per un tempo maggiore. Ma poi, tutto ciò che è scomparso riappare. “Ogni cosa’ – da quella cucina d’inverno al fuoco che ardeva in quel camino, dai miei attorno al tavolo a quel bambino che ero io, e poi Esterina e tu e tu – può dire: “Ancora un poco e non mi vedrete; e un poco ancora e tornerete a vedermi, perché vado al Padre” *Gv 16,16. […- “E nessuno toglierà via da voi la vostra gioia” (ibid. 22).
Al di là della fede cristiana, “andare al Padre” significa che gli eterni del mondo di ognuno appaiono, in ognuno, insieme agli eterni del mondo di ogni altro, perché sopraggiunge in ognuno la terra che porta al tramonto il nostro esser separati. È la terra che salva perché è l’apparire della Gioia, ossia di ciò che da ultimo il nostro Io del destino è in verità.
(Emanuele Severino, Il mio ricordo degli eterni, Rizzoli, pp. 160-161)”.

Mimesis Edizioni ricorda Emanuele Severino

«La morte autentica è questa, che noi siamo i morti, mentre i vivi sono quelli che vengono dopo: siamo noi in quanto aperti alla Gloria»
Lezioni milanesi. Ontologia e violenza (2016-2017)

Emanuele Severino
(26 febbraio 1929 – 17 gennaio 2020)Mai come nel caso della morte del maestro Severino possiamo comprendere il significato di queste parole.

Perdiamo una delle più autorevoli voci del panorama filosofico contemporaneo.

Da sempre amico della casa editrice Mimesis, lo salutiamo con grande affetto, stima e riconoscenza.

Un ricordo di Vasco Ursini, 28.1.2020

Un ricordo di Vasco Ursini

In uno dei tanti colloqui telefonici che per anni ho avuto con Emanuele Severino gli dissi:
Non so se accadrà ancora che riappaia su questa terra isolata un pensatore della tua potenza speculativa, che non riscontro in nessun altro pensatore, del passato e del presente“.
E lui:

Sei troppo buono.Tranquillo, Vasco, accadrà quello che deve accadere. Inevitabilmente“.

Il senso dell’essere e dell’eterno. Ricordo di Emanuele Severno (1929-2020), di Armando Torno, Il Sole 24 Ore, 26.1.2020

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vai agli articoli di Armando Torno pubblicati su Il Sole 24 Ore

https://argomenti.ilsole24ore.com/armando-torno.html?refresh_ce=1


vai agli articoli di Armando Torno reperibili sul web

https://tinyurl.com/wmynunb

 

Katia Trinca Colonel RICORDA i passaggi a COMO del pensatore EMANUELE SEVERINO (1929-2020), in Corriere di Como, allegato locale del Corriere della Sera, 25 gennaio 2020

tratto da:

https://www.corrieredicomo.it/emanuele-severino-ricordi-del-suo-passaggio-a-como/

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Katia Trinca Colonel

si è laureata in Filosofia all’Università Statale di Milano e si è specializzata in counseling filosofico presso l’Istituto superiore di ricerca e formazione in filosofia, psicologia e psichiatria – ISFiPP – di Torino.

È giornalista culturale per il quotidiano Corriere di Como, allegato locale del Corriere della Sera.

Da sei anni tiene laboratori di filosofia nel Carcere del Bassone di Como e si adopera per la divulgazione della giustizia riparativa.