“ETERNITY AND CONTRADICTION. JOURNAL OF FUNDAMENTAL ONTOLOGY”: È online il primo numero della rivista ufficiale dell’ ASES – ASSOCIAZIONE DI STUDI EMANUELE SEVERINO

Esce online il primo numero di “Eternity and Contradiction. Journal of
Fundamental Ontology” (Pensa Multimedia Editore), la rivista dell’ “Associazione
di Studi Emanuele Severino” (ASES).

La rivista può essere consultata collegandosi
al sito della casa editrice (www.pensamultimedia.it) a quello ufficiale di Emanuele
Severino (www.emanueleseverino.it) e a quello dell’Ases (ases.psy.unipd.it).
Eternity and Contradiction ha spiegato il direttore scientifico, professore Giulio
Goggi “si rivolge a tutti coloro che, pur provenendo da differenti discipline e scuole
di pensiero, intendono aprire una discussione sui grandi temi della riflessione
filosofica, tenendo presente la lezione dell’illustre pensatore italiano.

La scelta della
lingua inglese va nella direzione del processo di internazionalizzazione del discorso
di cui l’ASES si fa promotrice”. Goggi è affiancato dalla presidente dell’ASES, Ines
Testoni professoressa e direttrice del “Master in Death Studies & The End of Life”
(Università di Padova). Riconosciuta tra le 100 scienziate più importanti per i suoi
studi sulla morte in Italia; autrice di un centinaio di articoli scientifici e di una ventina
di volumi, è anche componente del tavolo bilaterale MIUR – Ministero della Salute
per l’insegnamento di cure palliative nei corsi di laurea in Psicologia e direttrice
scientifica di progetti europei. Oltre a Goggi e Testoni la direzione scientifica è
composta dai professori Giorgio Brianese, Federico Perelda, Davide Spanio e Luigi
Vero Tarca. Direttore responsabile è stato nominato il giornalista Paolo Barbieri.
Della redazione fanno parte Stefano Avanzi e Yuri Oliynyk.
All’iniziativa hanno aderito personalità internazionali del mondo filosofico come
Friedrich-Wilhelm von Herrmann, ultimo assistente di Martin Heidegger,
Graham Priest, Bruno Pinchard, Paul Livingston e Thomas Soren Hoffman. Il
comitato scientifico è composto da numerosi filosofi italiani, tra questi Francesco
Alfieri, Alessandro Carrera, Hervé A. Cavalera, Biagio Di Giovanni, Massimo Donà,
Nicoletta Cusano, Sergio Givone, Leonardo Messinese, Gennaro Sasso, Francesco
Totaro, Mauro Visentin e Vincenzo Vitiello.
Nell’intervento di apertura della rivista, il professor Severino ha spiegato: “Questa
Rivista intende essere un luogo di discussione dei temi centrali del pensiero
filosofico. Tra di essi, e fondamentale, quello che riguarda la “verità” di ciò che è
conosciuto e voluto dall’uomo. Questo tema rimane il tema di fondo, nonostante le
prospettive che intendono eliminarlo o mostrarne l’irrilevanza; e anzi esso ha questo
carattere anche e proprio in seguito alla presenza di tali prospettive. Il senso greco
dell’esser cosa domina la terra perché è ritenuto indiscutibile. Ma perché non può
essere discusso? In questa domanda traspare una dimensione ignota alle sapienze
apparse lungo la storia dell’uomo. Dal punto di vista delle forme di sapienza apparse
lungo la storia dell’uomo una dimensione siffatta è un paradosso del tutto
inaccettabile […] perché esso mette in questione e nega il senso dell’esser-cosa che
domina la storia del mondo, ossia nega ciò che, in modo più o meno esplicito, ogni
forma di sapienza intende come la verità assolutamente evidente e innegabile: il  carattere diveniente, storico, temporale delle cose che si manifestano: il carattere che
viene affermato sia da chi sostiene che, al di là del divenire, esiste l’eterno, sia da chi
nega tale esistenza. Tale dimensione può essere chiamata “destino”. Questa Rivista –
si è detto – intende essere luogo di discussione dei temi centrali del pensiero
filosofico, è quindi aperta anche alla discussione di ciò che abbiamo chiamato
‘destino’”.
Nel primo numero sono presenti saggi di Michele Lenoci, Massimo Marassi, Giulio
Goggi, Hervé A. Cavalera, Carlo Chiurco e Andrea Possamai.

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La tecnoscienza dominerà il pianeta in quanto ascolta il sottosuolo filosofico del nostro tempo … in Emanuele Severino, a cura di Nicoletta Cusano, “Lezioni milanesi. Ontologia e violenza (2016-2017), Mimesis

“La tecnoscienza dominerà il pianeta in quanto ascolta il sottosuolo filosofico del nostro tempo. Si va dunque verso un’epoca in cui non sarà più il capitale a servirsi della tecnica, non sarà più la democrazia o l’Islam o il Cristianesimo o i nazionalismi o gli Stati a servirsi della tecnica, ma sarà la tecnica a servirsi di essi”

(Emanuele Severino, a cura di Nicoletta Cusano, “Lezioni milanesi. Ontologia e violenza (2016-2017), Mimesis, pag, 172, Euro 14).

CAPIRE EMANUELE SEVERINO Che cos’è la struttura originaria?, citazione da Nicoletta Cusano, Capire Severino, Mimesis Filosofie, Milano 2011, pp. 55 – 57

 

La struttura originaria è la struttura originaria dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto un essente è e appare. Senza la presenza di tale struttura nessun essente potrebbe essere e apparire. In altre parole essa è lo scheletro dell’essere, la sua grammatica di base, la sua ‘sintassi’ fondamentale. Poiché tale sintassi non è un unico significato ma un ‘intreccio inscindibile di significati’, essa è una ‘struttura’, cioè un complesso logico-semantico consistente nella totalità delle determinazioni che devono essere presenti affinché un essente possa apparire. Si può quindi dire che la struttura originaria è la ‘forma essenziale’ di ogni essente, ciò che ogni essente ‘formalmente’ “è”, o meglio, ciò con cui esso è necessariamente “in relazione”.
In quanto l’essere è l’immediatamente innegabile e l’innegabilmente immediato, la struttura originaria dell’essere è la struttura originaria della “necessità”, dove il termine ‘necessità’ – dal latino ne-cedo – esprime il senso assoluto dell’innegabilità quale autonegatività immediata del proprio negativo. In quanto il proprio negativo è l’immediatamente autonegativo, la struttura originaria è ciò che “sta”, innegabilmente ed eternamente; in altre parole, essa non è “un prodotto teorico dell’uomo o di Dio, ma il luogo già da sempre aperto della Necessità”. E’ lo stare innegabile dell’essere-significare.
In quanto l’essenza dell’essere è quella di essere ‘innegabile’ nel senso suddetto, “l’intento dell’intera indagine contenuta ne “La struttura originaria” è di determinare in maniera rigorosa il senso dell’opposizione del negativo e del positivo”. [ … ]
In quanto la verità originaria dell’essere consiste nell’innegabilità quale identità dell’esser sé e dell’immediata autonegatività del proprio non esser sé, essa non è un significato semplice ma un complesso predicazionale, un intreccio inscindibile di significati, cioè una “struttura”. essa “è la struttura delle determinazioni necessarie di ciò che con verità può essere affermato” e senza di cui “nessun essere può apparire”.
Queste ultime affermazioni ribadiscono che la struttura originaria è ciò che deve apparire affinché qualcosa possa essere e apparire, e cioè che essa è il “fondamento dell’essere: un essente è e appare in quanto è presente “una certa dimensione dell’essente […] costituita dalle determinazioni che competono con necessità a ogni essente e nelle quali consiste appunto il destino”. Queste determinazioni, che sono la ‘forma’ dell’essente, dalla ‘Struttura originaria’ alla ‘Gloria’ sono chiamate determinazioni “persintattiche”. Esse sono “l’esser sé dell’essente, il suo non esser altro da sé, il suo non poter diventare ed essere altro da sé, il suo essere eterno, e, ancora, l’essere dell’apparire infinito, la necessità che gli essenti della terra, sopraggiungendo, siano accolti dagli essenti dello sfondo, e la necessità che il sopraggiungere della terra sia la Gloria, cioè si dispieghi senza fine – e a queste determinazioni dello sfondo si aggiungano tutte quelle che gli competono e che costituiscono la dimensione stessa a cui si rivolgono i miei scritti, indicandole” (E. Severino, Oltrepassare, p. 179).
In questo passaggio compare il termine “sfondo” che è un altro modo di nominare la “sintassi” originaria dell’essere evidenziandone l’essere contenuto necessariamente ‘originario’ e ‘costante’ dell’apparire, l’insieme di determinazioni che non sopraggiunge e non tramonta mai all’interno dell’apparire trascendentale, ossia all’interno di quell’orizzonte che ospita l’apparire empirico e particolare degli essenti. Lo sfondo è appunto la “permanenza non sopraggiungente”. Come si nota, l’illustrazione della struttura originaria chiama direttamente in causa l’apparire.

(Nicoletta Cusano, Capire Severino, Mimesis Filosofie, Milano 2011, pp. 55 – 57).

Anche Heidegger sta tra la gran muta di cani … . Testo di Vasco Ursini con citazioni di Nicoletta Cusano e Emanuele Severino (in La strada, la follia e la gioia, Rizzoli, p. 65)

Anche Heidegger sta tra la gran muta di cani

Nicoletta Cusano è tra coloro che pensano che ” anche Heidegger si muove all’interno della prospettiva nichilistica occidentale, anche se egli la porta ad una delle posizioni più coerenti grazie all’esplicitazione di alcuni tratti fondamentali del divenire. Per questo aspetto Heidegger è in perfetta sintonia con il pensiero contemporaneo, il quale, proprio esplicitando i tratti fondamentali del divenire, perviene alla necessità di negare qualsiasi sapere assoluto definitivo. Al di là della sua eterogeneità il pensiero contemporaneo è come “ : (fin qui, Nicoletta Cusano).

Ora la parola di Severino:

una gran muta di cani che corrono tutti nella stessa direzione. Alcuni sono forti e ben fatti, altri gracili […] forse a molti di loro c’è bisogno di ricordarlo, ma e chiaro che stan tutti seguendo la belva ferita, cioè la verità definitiva e incontrovertibile […] Una gran muta che è all’inseguimento non di un fantasma, ma di una belva, nata in Grecia qualche secolo prima di Cristo, che fino a ieri era la regina della selva. Innanzitutto questo, infatti, è stata la filosofia, da Platone a Hegel: il tentativo di scoprire la verità assoluta “.
(Emanuele Severino, La strada, la follia e la gioia, Rizzoli, p. 65)

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino, parte 5°: TERRA, TERRA ISOLATA, TERRA CHE SALVA, CONTRADDIZIONE C, DIFFERENZA ONTOLOGICA , GLORIA; IO INDIVIDUALE. Da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 525

Glossario delle espressioni chiave della filosofia
di Emanuele Severino

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terra: la totalità degli essenti sopraggiungenti nel cerchio del destino.

terra isolata: è la terra in quanto isolata dal destino, ossia dalla sua verità. Così isolata, la terra è nulla, ovvero è il “positivo significare del nulla”.

terra che salva: si tratta della terra che libera dall’isolamento del destino. Nell’isolamento l’apparire del destino è contrastato dall’isolamento. Ciò significa che l’apparire del destino, in quanto tale, non impedisce l’apparire dell’isolamento della terra. Con l’apparire della terra che salva sopraggiunge una terra che non consiste solo nell’apparire del destino, ma nell’apparire del destino in quanto non più contrastato dall’isolamento e in questo senso “salvato”.

contraddizione C: poiché nell’Io finito del destino non può apparire l’Io infinito del destino, l’Io finito ‘isola’ l’essente dalla totalità concreta. Tale “isolamento” prende il nome di contraddizione C, giacché l’Io finito si contraddice mostrando un tutto che non è il tutto. Ma tale contraddizione è essenzialmente diversa dalla contraddizione in cui consiste l’isolamento nichilistico. L’Io finito del destino, infatti, non nega il destino come innegabile esser sé dell’essente, ma semplicemente non lo mostra nella sua totalità concreta: il destino non viene negato ma taciuto. L’isolamento nichilistico, invece, nega l’esser sé dell’essente e cioè nega il destino della verità. Mentre nel primo caso si tratta di un silenzio della verità su se stessa, nel secondo caso si tratta della negazione dello stare eterno e innegabile dell’essente (affermando il divenire altro dell’essente). Questa differenza è particolarmente importante. Infatti, se si dicesse che anche l’Io finito del destino è isolamento nel senso della negazione della verità, l’Io finito del destino non sarebbe de-stino e l’esistenza dell’Io infinito del destino, quale toglimento originario di ogni contraddizione, non potrebbe essere affermata. Ferma restando l’essenziale diversità tra le due contraddizioni, va però rilevato che la contraddizione C è la matrice originaria dell’isolamento della terra e della mortalità del mortale: se il Tutto apparisse nella sua concretezza, l’isolamento della terra dal destino non avrebbe luogo.

differenza ontologica: premesso che ogni vicinanza con la Differenza heideggeriana è puramente terminologica, la differenza ontologica severiniana indica la differenza tra l’essente in quanto appare circondato dal tutto concreto e l’essente in quanto appare nell’apparire finito, cioè separato dalla totalità concreta.

Gloria: indica la necessità che nessun essente della terra, in quanto sopraggiungente, sia “non inoltrepassabile”. Questa espressione non può essere sostituita da quella più semplice di “oltrepassabile”, perché quest’ultima indica semplicemente la ‘possibilità’ che qualcosa sia oltrepassato, mentre Severino allude all”impossibilità’ che ciò che sopraggiunge non sia oltrepassato, ossia alla necessità che ogni sopraggiungente sia oltrepassato. La Gloria è dunque l’inesauribile oltrepassare in cui la contraddizione C viene progressivamente tolta, senza poterlo mai essere completamente (in tal caso, infatti, si avrebbe l’impossibile identificazione di finito e infinito). La Gloria, come inesauribile sopraggiungere-oltrepassare di eterni, è il senso autentico del tempo.

io individuale: ‘ uno degli essenti isolati che appaiono nell’Io del destino. E’ l’apparire consistente nella (impossibile) volontà come fede nel diventare altro, ossia quale fede isolante la terra dal destino. La differenza tra Io del destino e io individuale è essenziale: mentre l’Io finito del destino è un contraddirsi (contraddizione C) che è tolto nell’apparire infinito, l’io individuale in tale apparire non è tolto come contraddizione, ma mostrato come negazione del destino.
(Il Glossario è tratto da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichiloismo, Mocelliana, Brescia 2011, pp. 528-529).

 

fonte: Vasco Ursini in  Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino, parte 4°: IO FINITO DEL DESTINO; IO INFINITO DEL DESTINO (GIOIA), da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 525

Glossario delle espressioni chiave della filosofia
di Emanuele Severino

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Io finito del destino: è l’essenza autentica dell’uomo quale apparire autocosciente di sé (Io). In esso la totalità dell’essente appare processualmente e dunque non nella sua concretezza. Per questo si dice che è “finito”. La processualità dell’accadere che esso ospita è il progressivo toglimento della “contraddizione C”. Severino lo definisce “l’occhio di luce in cui so mostra il Dio”, precisando che si tratta di un occhio sempre aperto, senza palpebra; una luce sempre accesa, che non si può spegnere (avrebbe luogo, in tal caso, l’impossibile: l’annullamento di quell’essente che è appunto l’apparire finito). Esso non può nemmeno smettere di apparire, come l’apparire empirico, perché per iniziare a smettere di apparire dovrebbe entrare e uscire da se stesso.

Io infinito del destino (Gioia): è l’apparire autocosciente di sé (Io) in cui appare da sempre e per sempre la totalità concreta dell’essente nella sua assoluta pienezza. In esso ogni contraddizione è ‘originariamente’ tolta: se non lo fosse, il destino avrebbe il proprio negativo “davanti” a sé, come qualcosa che deve essere tolto, e dunque non sarebbe de-stino. L’apparire infinito del destino non può apparire nella sua concretezza, nell’apparire finito del destino; e in quanto non vi può apparire, ne è l’ ‘inconscio’. (Il

Glossario è tratto da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 527)

 

Fonte: Vasco Ursini in (4) Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino, parte 3°: CERCHIO DELL’APPARIRE DEL DESTINO, da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 525

Glossario delle espressioni chiave della filosofia
di Emanuele Severino

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cerchio dell’apparire del destino: è l’apparire trascendentale in cui appare l’apparire empirico, ossia l’apparire degli essenti particolari.
“Trascendentale” qui non significa l’universale presente in ogni particolare, ma ciò che include in sé ogni apparire empirico. Anche l’apparire è una struttura logico-semantica, cioè una unità non semplice, perché consiste nell’apparire dell’apparire dell’apparire e nell’identità di “logico” e “fenomenologico”. L’apparire è essenzialmente autoapparire, ossia apparire del destino a se stesso, perché non può apparire “a” un destinatario diverso da se stesso. Se lo si intende così, si finisce in un regresso infinito, poiché anche quel termine diverso da sé, a cui l’apparire apparirebbe, dovrebbe “apparire a”, e quell'”a” sarebbe un altro termine che dovrebbe apparire a un luogo diverso da sé, e così via all’infinito. In quanto è coscienza di autocoscienza (apparire dell’apparire dell’apparire) il cerchio dell’apparire del destino è “Io”.

(Il glossario è tratto da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 526).

 

DA vASCO uRSINI IN (3) Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino, parte 2°: MORTALE, ISOLAMENTO, STRUTTURA ORIGINARIA, da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 525

il mortale: all’interno del nichilismo l’uomo è convinto di essere mortale, pur essendo presente in lui, seppure nel più profondo inconscio, la propria eternità. L’uomo è questa convivenza. Per questo Severino definisce “mortale” chi dimora nel nichilismo, intendendo la dimensione in cui ha luogo lo scontro tra il destino e l’isolamento della terra.

isolamento: è la fede che separa l’essente dal destino e dunque vuole l’impossibile. L’isolamento fondamentale consiste nell’isolare il “ciò che” dell’essente dal suo “è”.

struttura originaria: è la ‘sintassi’ fondamentale dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto un essente appare. In questo senso essa è il “fondamento”, anzi, l'”essenza del fondamento”. Ciò significa che essa non è ‘semplicemente’ fondamento, ma che è ciò che il fondamento deve essere per essere fondamento: essere fondamento significa essere “originario” ed essere originario significa essere “struttura”. Originario ‘significa’ immediatamente essente e immediatamente apparente, ovvero essente per sé e non per altro (se fosse noto o essente per altro, non sarebbe originario). Che l’ente sia è ‘per sé noto’: ciò per cui l’essere è noto è lo stesso essere che è noto. Ciò significa che l’essere è ‘immediatezza fenomenologica’ (F-immediato), ovvero l’immediatezza della presenza della connessione tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è”. L’immediatezza della connessione tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è” è l’immediatezza della identità-incontraddittorietà dell’essere: ‘immediatezza logica (‘L-immediato’). Il fondamento è originario perché la sua negazione è tolta originariamente (in quanto autonegazione immediata); se non fosse originario, non sarebbe fondamento. Dunque il fondamento è originario e l’originario è fondamento. Ma in questo modo il fondamento-originario è un “fascio” di significati, un semantema complesso, un ‘complesso di predicazioni e significati cooriginari: una “struttura”. L’essere è ‘struttura’ in quanto è ‘originario’, ed è ‘originario’ in quanto è ‘struttura’. La “struttura originaria” è il complesso logico-semantico che costituisce la ‘forma essenziale’ di ogni essente, ciò che ogni essente ‘formalmente’ “è”, o meglio, ciò con cui è necessariamente “in relazione”.

(Il glossario è tratto da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, pp. 525-526).

DA vASCO uRSINI IN  (1) Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino, parte 1°: DESTINO, NECESSITA’, NICHILISMO, da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Brescia 2011, p. 525

Glossario delle espressioni chiave della filosofia
di Emanuele Severino

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de-stino: significa lo ‘stare innegabile’ dell’essere. Il termine deve essere inteso in senso etimologico: il de- non ha significato depotenziante ma potenziante (Severino richiama il caso del verbo latino ‘de-amo’ che significa “amare più intensamente”); ‘stino’ deriva (come ‘epi-steme’) dal corrispondente verbo greco che significa ‘stare’. Il de-stino è lo stare innegabile ed eterno che ‘sta e non cede’ (‘ne-cedo) alla propria negazione.

necessità: indica l’impossibilità che il destino ‘ceda’ al proprio negativo. Il fondamento di tale impossibilità consiste nella immediata autonegatività della negazione del destino.

epi-stéme e anti-epistéme: sono le due forme fondamentali del sapere all’interno della civiltà occidentale. Sono in antitesi tra loro, poiché l’epistéme è l’affermazione dell’esistenza di una verità assoluta e definitiva mentre l’anti-epistéme è negazione che tale verità possa esistere, ma hanno il medesimo fondamento: la fede nell’evidenza del “divenire”. Per questo non si deve confondere il de-stino severiniano con l’epistéme occidentale.

nichilismo: la fede nell’evidenza del divenire porta a ritenere che l’essente sia essenzialmente libero di oscillare tra l’essere e il niente, ovvero che il suo “ciò che” sia originariamente separato dal suo “è”. Da Platone in poi l’ente è quel non-niente cui compete essenzialmente la libertà di venire dal niente e tornare nel niente. Per questo Severino, riprendendo Parmenide, definisce gli abitanti della civiltà occidentale ‘dìkranoi’, ossia dalla “doppia testa”, e parla di “follia” del nichilismo, mettendone in luce il carattere essenzialmente ‘inconsapevole’: il nichilismo non si accorge di pensare l’essere come nulla, ma crede, al contrario, di pensarlo come essere. Un esempio primario è il principio di non contraddizione aristotelico, che, temporalizzando l’essere, identifica l’essere al non essere proprio nell’atto in cui è convinto di contrapporli. In questo senso il nichilismo è definito l'”inconscio del mortale”.

(Il presente Glossario è tratto da: Nicoletta Cusano, Emanuele Severino – Oltre il nichilismo, Morcelliana, Bresci 2011, p. 525).

 

fonte Vasco Ursini in  Amici di Emanuele Severino

Heidegger visto da NICOLETTA CUSANO: Vasco Ursini segnala: Sintesi e Separazione, Mimesis/Filosofie, Milano – Udine 2017

 

Vasco Ursini a Amici di Emanuele Severino

Segnalo a tutti, e specialmente agli amici del gruppo, il nuovo libro di Nicoletta Cusano, Sintesi e Separazione, Mimesis/Filosofie, Milano – Udine 2017.
E’ un testo assolutamente prezioso. “L’indagine si rivolge inizialmente alla filosofia di Martin Heidegger e porta alla luce la profonda contraddittorietà della sua base teorica. Si interroga allora ‘sul fondamento’ del successo di tale pensiero, che benché gravato dalla contraddizione è tra i più studiati e seguiti del Novecento. Da qui l’ampliamento della ricerca e il suo rivolgersi alla direzione fondamentale della filosofia contemporanea, alla sua essenza e alle sue radici, che affondano nel modo in cui la filosofia da Platone in poi ha concepito l’ente quale sintesi tra la determinazione (ciò che) e il suo essere (è). Rilevando che la concezione dell’ente come diveniente presuppone da ultimo che la determinazione (ciò-che) in sintesi con l’essere consista in una struttura o unità relazionale dinamica di momenti, l’indagine mette a nudo la logica che pensa l’ente come essenzialmente diveniente – in questo libro definita ‘separante’ – e risponde a questioni di grande rilievo teoretico: come mai la determinazione separata dall’essere non è riconosciuta come nulla e perciò come autocontraddizione di essente-niente? E come mai il problema del nulla assoluto viene sostanzialmente accantonato fino a Hegel incluso per ripresentarsi potentemente all’interno del pensiero (filosofico e non) contemporaneo?” (Dal retro di copertina).

via (2) heidegger visto da nicoletta cusano – Ricerca di Facebook

Emanuele Severino, lezioni eterne – articolo di Davide Alessandro sul libro Lezioni milanesi. Il nichilismo e la terra (2015-2016), a cura di Nicoletta Cusano, Mimesis editore, in Il Foglio 8 ottobre 2018

Curato da Nicoletta Cusano, ecco l’ultimo “gioiellino” del grande filosofo italiano. Cinque incontri di due ore l’uno con gli studenti per discorrere di Ontologia e Occidente, di Contenuto dell’essenza del nichilismo, di Forma dell’essenza del nichilismo, dell’Apparire dell’essere, della Terra

Chi ha seguito, letto e studiato l’intero percorso filosofico di Emanuele Severino, sa che in alcuni libri pensa e scrive, in altri pensa e spiega. I secondi non sono meno importanti dei primi, anzi finiscono per chiarirli ed esaltarli, per renderli meno ostici e più vividi. Da una parte, il filosofo che sappiamo, il fuoriclasse del pensiero; dall’altra, il professore che con grande umiltà rende meno ardua la salita al colle. È il caso di Lezioni milanesi. Il nichilismo e la terra (2015-2016), curato da Nicoletta Cusano per la Piccola Biblioteca di Mimesis,

vai all’intero articolo:

Emanuele Severino, lezioni eterne – Il Foglio

SEVERINO EMANUELE, Lezioni milanesi: il nichilismo e la terra (2015-2016), a cura di Nicoletta Cusano, Mimesis, 2018. Testo tratto dal ciclo di lezioni, tenute alla Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, con il titolo: Oltrepassare

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino proposto da Nicoletta Cusano nelle ultime pagine del suo “Emanuele Severino – Oltre il nichilismo”, Morcelliana 2011, ri proposto da Vasco Ursini. Prima parte

Vasco Ursini a Amici di Emanuele Severino

Glossario delle espressioni chiave della filosofia di Emanuele Severino proposto da Nicoletta Cusano nelle ultime pagine del suo “Emanuele Severino – Oltre il nichilismo”, Morcelliana 2011:

De-stino: significa lo “stare innegabile dell’essere”. Il termine deve essere inteso in senso etimologico: il “de-” non ha significato depotenziante ma potenziante (Severino richiama il caso del verbo latino “de-amo” che significa “amare più intensamente”); “-stino” che dal verbo greco da cui deriva significa “stare”. Il de-stino è dunque lo stare innegabile ed eterno che “sta e non cede” alla propria negazione.

Necessità: indica l’impossibilità che il destino “ceda” al proprio negativo. Il fondamento di tale impossibilità consiste nella immediata autonegatività della negazione del destino.

Epi-stéme e anti-epistéme: sono le due forme fondamentali di sapere all’interno della civiltà occidentale. Sono in antitesi tra loro, poiché l’epistéme è affermazione dell’esistenza di una verità assoluta e definitiva mentre l’antiepistéme è negazione che tale verità possa esistere, ma hanno il medesimo fondamento: la fede nell’evidenza del “divenire”. Per questo non si deve confondere il de-stino severiniano con l’epistéme occidentale.

Nichilismo: la fede nell’evidenza del divenire porta a ritenere che l’essente sia essenzialmente libero di oscillare tra l’essere e il niente, ovvero che il suo “ciò che” sia originariamente separato dal suo “è”. Da Platone in poi l’ente è quel “non-niente” cui compete essenzialmente la libertà di venire dal niente e tornare nel niente. Per questo Severino, riprendendo Parmenide, definisce gli abitanti della civiltà occidentale “dikranoi”, ossia dalla “doppia testa”, e parla di “follia” del nichilismo, mettendone in luce il carattere essenzialmente “inconsapevole”: il nichilismo non si accorge di pensare l’essere come nulla, ma crede, al contrario, di pensarlo come essere. Un esempio primario è il principio di non contraddizione aristotelico, che, temporalizzando l’essere, identifica l’essere al non essere proprio nell’atto in cui è convinto di contrapporli. In questo senso il nichilismo è definito l’ “inconscio del mortale”.

Mortale: all’interno del nichilismo l’uomo è convinto di essere mortale, pur essendo presente in lui, seppur nel più profondo inconscio, la propria eternità. L’uomo è questa convivenza. Per questo Severino definisce “mortale” chi dimora nel nichilismo, intendendo la dimensione in cui ha luogo lo scontro tra il destino e l’isolamento dal destino.

Isolamento: è la fede che separa l’essente dal destino e dunque vuole l’impossibile. L’isolamento fondamentale consiste nell’isolare il “ciò che” dell’essente dal suo “è”.

Struttura originaria: è la “sintassi” fondamentale dell’essere, ciò che è necessariamente presente in quanto un esente appare. In questo senso essa è il “fondamento”, anzi l’ “essenza del fondamento”. Ciò significa che essa non è “semplicemente” fondamento, ma che è ciò che il fondamento deve essere per essere fondamento: essere fondamento significa essere “originario” ed essere originario significa essere “struttura”. Originario “significa” immediatamente essente e immediatamente apparente, ovvero essente per sé e non per altro (se fosse noto o essente per altro, non sarebbe originario). Che l’essere sia è “per sé noto”: ciò per cui l’essere è noto è lo stesso essere che è noto. Ciò significa che l’essente è “immediatezza fenomenologica” (F-immediato”), ovvero l’immediatezza della “presenza” della connessione tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è”. L’immediatezza della “connessione” tra il soggetto e il predicato della proposizione “l’essere è” è l’immediatezza dell’identità-incontraddittorietà dell’essere: “immediatezza logica” (L-immediato”). Il fondamento è originario perché la sua negazione è tolta originariamente (in quanto autonegazione immediata); se non fosse originario, non sarebbe fondamento. Dunque il fondamento è originario e l’originario è fondamento. Ma in questo modo il fondamento-originario è un “fascio” di significati, un semantema complesso, un “complesso” di predicazioni e significati cooriginari: una “struttura”. L’essere è “struttura” in quanto è “originario”, ed è “originario” in quanto è “struttura”. La “struttura originaria è il complesso logico-semantico che costituisce la “forma essenziale” di ogni essente, ciò che ogni essente “formalmente” “è”, o meglio, ciò con cui è necessariamente “in relazione”.

(Questo glossario continuerà in un prossimo scritto).

Nicoletta Cusano su: [Ontologia] LA STRUTTURA ORIGINARIA E L’APPARIRE, citazione proposta da Vasco Ursini

[Ontologia] LA STRUTTURA ORIGINARIA E L’APPARIRE

L’apparire è una struttura, cioè un complesso logico-semantico, una unità non semplice. Esso, infatti, non è qualcosa di fenomenologicamente “puro”, ma un’identità-innegabilità logica, un esser-sé che nega di non essere non-sé. In quanto l’apparire è apparire, il “fenomenologico” è già “logico”, così come il “logico” è già “fenomenologico” in quanto l’identità-innegabilità logica “appare” come identità-innegabilità logica.
La struttura fenomeno-logica è articolata in tre momenti, che costituiscono quell’unico atto che è l’apparire: l’apparire dell’apparire dell’apparire, ovvero la “coscienza di autocoscienza” (Nicoletta Cusano).

Ancora sull’intervento di Nicoletta Cusano su “Essere allievi di Emanuele” in occasione dell’incontro del 17 dicembre 2017 al Teatro Parenti di Milano: omaggio degli allievi a Emanuele Severino. A cura di Vasco Ursini

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Trascrivo qui l’intervento di Nicoletta Cusano, di cui è già stato pubblicato l’audio in questo gruppo e nel blog.
Lo trascrivo perché, a parer mio, siamo di fronte a preziose dichiarazioni, brevi ma assai illuminanti e significative, che indicano quattro punti fondanti del pensiero filosofico di Emanuele Severino. Gli scritti, rispetto agli audio, consentono al lettore di ritornare con maggiore facilità sul già letto, di rifletterci sopra, di capirlo in profondità.

Ecco l’intervento di Nicoletta Cusano:

Premetto che sono più che dispiaciuta di non poter essere presente oggi e ringrazio sinceramente gli organizzatori per questa opportunità alternativa di collegamento. Evito qui facili battute, prof. Severino, sulla tecnica, Saluto calorosamente i presenti e in modo particolare lo stesso prof. Severino.
Vado subito al significato decisivo della giornata di oggi, cioè “essere allievi di Emanuele Severino”. Dico la cosa che mi pare più importante e cioè che non si può essere allievi di Emanuele Severino se con questa espressione si intenda di seguire un maestro, E’ Severino stesso a chiamarsi fuori da questa logica nel momento in cui afferma che la sua riflessione è la testimonianza dello stare innegabile dell’essere, che in quel linguaggio prende il nome di “destino”, da intendersi appunto in senso etimologico.
Parafrasando Eraclito che affermava che “non ascoltando me ma il logos è saggio convenire che tutto è uno”, anche in relazione a Severino si deve dire che non ascoltando lui ma lo stare del destino, è necessario affermare che tutto è eterno.
Insomma, a mio avviso, si deve prendere sul serio e alla lettera quanto Severino afferma e vedere nella sua riflessione l’apertura di un luogo logico che che è essenzialmente riducibile a quelli apparsi fino qui. Ed è con quel luogo logico e con la fondatezza del contenuto che si deve confrontare la riflessione filosofica, al di là di qualsiasi personalismo,
A me pare che alla riflessione di Severino si debba riconoscere il rigore dell’autentica filosofia teoretica, che per definizione è sempre rivolta al fondo ultimo delle questioni. E in quel linguaggio questo rigore si manifesta in almeno 4 momenti fondativi e deduttivi che a me, l’ho già detto in vari contesti, paiono risolutivi. Sicuramente la fondazione dell’eternità dell’essente nella sua composita articolazione; la risoluzione della cosiddetta “aporetica del nulla assoluto”, cioè la questione della pensabilità del nulla assoluto; e qui vorrei sottolineare, come ho già fatto in altri contesti, che se non si risolve tale questione, non si può parlare dell’errore, della contraddizione, del contraddirsi, dell’insignificanza; la deduzione dell’esistenza dell’altro, come forse l’idealismo tedesco aveva cercato di fare; infine, ma attenzione ultimo solo nell’ordine del discorso, la fondazione che quel linguaggio chiama “Gloria”, e che poi indica, detto brevemente, l’inesauribilità di quella che qui, per brevità, possiamo chiamare esistenza.
Io concludo sottolineando l’aspetto a cui più tengo in questo contesto e cioè che chi ritenga fondate queste posizioni ha un compito: quello di proseguire nel cammino inaugurato da Severino. E lo deve fare con una consapevolezza, la consapevolezza che quanto ha detto Severino non è tutto quello che c’è da dire, e cioè che Severino ha iniziato a dirlo.
Io con questo chiudo. Ringrazio ancora gli organizzatori e i presenti per l’attenzione e auguro a tutto un’ottima prosecuzione di giornata.