Vasco Ursini, La contraddizione come problema filosofico (tema trattato anche al congresso “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria”, tenutosi a Brescia nei giorni 2 e 3 marzo 2018)

Vasco Ursini

Vasco Ursini, La contraddizione come problema filosofico

In questi giorni si è ripreso a parlare, e molto, di contraddizione. Il tema è stato ampiamente trattato anche al congresso “All’alba dell’eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria”, tenutosi a Brescia nei giorni 2 e 3 marzo scorsi. A porlo e svilupparlo in un serrato confronto ci hanno pensato Graham Priest e Emanuele Severino.
Questo tema è antico e visitato quanto la storia della filosofia. C’è qualcuno che riconduce addirittura al “Poema sulla natura” di Parmenide la prima formulazione del “Principio di non contraddizione”, che bandisce le contraddizioni dal mondo e ne dichiara l’assoluta impossibilità.
Il principio fu in qualche modo esaminato da Platone, ma a darne la sua prima formulazione esplicita fu Aristotele che lo espresse sia nel suo “Organon” (negli scritti di logica) che nella “Metafisica”, ove ne operò una strenua difesa. Aristotele infatti pensava che questa fondamentale questione competesse alla “filosofia prima” non essendo essa risolvibile mediante i soli strumenti della logica. Le sue argomentazioni in favore della illimitata validità del Principio di non contraddizione fu filosoficamente così efficace che esso si costituì come la legge più autorevole dell’intero pensiero occidentale. Questa autorevolezza fu tale che, dopo di lui, pochissimi filosofi si assegnarono il compito di difendere quel Principio.
Più numerosi sono invece i filosofi che provarono a minare la validità del Principio di non Contraddizione. Fra costoro emerge la posizione espressa da Hegel, che fece della contraddizione il motore del procedimento detto “metodo dialettico” e l’architrave del proprio filosofare.
Sono poi da ricordare gli autorevoli dubbi espressi da Nietzsche sul Principio di non contraddizione che egli vedeva connesso più alla volontà di potenza che alla verità delle cose. Ci furono poi gli attacchi di Jan Lukasiewicz alle argomentazioni aristoteliche della “Metafisica” a favore del Principio.
A porre oggi apertamente in questione il carattere incontrovertibile del Principio di non contraddizione visto come un residuo della tradizione metafisica occidentale destinata al tramonto, sono molti epigoni di Nietzsche che si ritrovano nelle varie correnti di pensiero riunite sotto l’etichetta di “postmoderne”: si va dalla linea ermeneutica Nietzsche-Heidegger-Gadamer al pensiero debole, al decostruzionismo francese.
Occorrerebbe esaminare in profondità anche le posizioni assunte da Gentile e Wittgenstein rispetto alla contraddizione
Ci sono poi le posizioni critiche assunta dalla corrente logico-analitica nei confronti della contraddizione: Russel, il suo famoso paradosso rinvenuto nella teoria degli insiemi di Cantor, proprio quando si riteneva che questa dovesse fornire il fondamento definitivo della matematica; i paradossi insiemistici e semantici, a cominciare dal famoso “paradosso del mentitore”.
Va anche detto che da qualche tempo i filosofi analitici hanno riscoperto il gusto di esplorare l’impossibile attraverso l’elaborazione di adeguati strumenti logici, a cominciare dalle “logiche paraconsistenti”, in cui l’individuazione di contraddizioni non deve necessariamente condurre al caos logico-metafisico, ma solo ad ammettere che la contraddizione possa, talvolta, realizzarsi nel mondo.
Al Congresso cui sopra si è fatto cenno, in un confronto con Emanuele Severino, strenuo difensore del principio di non contraddizione liberato dal cappio del tempo in cui Aristotele lo aveva posto e quindi reso ancor più inattaccabile, Graham Priest ha sciorinato alla lavagna una serie di frasi, argomenti e diagrammi attraverso cui ha evidenziato la presenza di alcune contraddizioni concludendo che dunque non c’è nulla di sbagliato nel credere in alcune contraddizioni. La posizione filosofica di Priest è chiamata “dialetheismo” (ossia “teoria della doppia verità”, o delle contraddizioni vere). Taccio su ciò che gli ha ribattuto Emanuele Severino perché la sua posizione sul principio di non contraddizione è ampiamente trattata in numerosi scritti sia nel gruppo “Amici di Emanuele Severino” che nel Blog “Il pensiero filosofico di Emanuele Severino”.
Qui basti ricordare che sul principio di non contraddizione, così come da lui rifondato, poggia e “sta inattaccabile” la sua filosofia.

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