A coloro che sostengono che l’espressione “apparire dell’apparire” sembra un’ulteriorita’ riflessiva …, di Vasco Ursini 25 marzo 2018

Vasco Ursini

A coloro che sostengono che l’espressione “apparire dell’apparire” sembra un’ulteriorita’ riflessiva, cioè qualcosa che si aggiunge al puro e già perfetto apparire, rispondiamo che questo loro convincimento è errato: infatti va sottolineato che un ente può apparire solo in quanto appare il suo apparire: l’ente appare, ossia è presente, in quanto questo suo essere presente è presente; se non lo fosse, il suo essere presente sarebbe un essere presente che “non è presente”, cioè l’ente non apparirebbe. Dunque, dire che un ente appare significa dire che appare il suo apparire, apparire che è un essente, che, in quanto tale, è eterno ed è presente come tale

La struttura originaria e l’apparire,di Vasco Ursini 25 marzo 2018

Vasco Ursini

La struttura originaria e l’apparire

Finalmente da qualche tempo si parla spesso di “struttura originaria”. Era ora!

Ma ci si dimentica di sottolineare che anche “l’apparire” è una “struttura”, cioè un complesso logico-semantico, una unità non semplice.

L’apparire, infatti, non è qualcosa di fenologicamente “puro”, ma un’identità-innegabilita’ logica, un esser-sé che nega di non esser non-sé.

Proprio in quanto l’apparire “è” apparire il “fenomenologico” è già “logico”, così come il “logico” è già “fenomenologico” in quanto l’identità-innegabilita’ logica “appare” come identità-innegabilita’ logica.

Questa struttura fenomeno-logica si articola in 3 momenti, che costituiscono quell’unico atto che è “l’apparire”: “l’apparire dell’apparire dell’apparire”, cioè la “coscienza di autocoscienza”.

Emanuele Severino, Conferenza sul  tema “Festa e Poesia: tra Dante e Leopardi”, alla ACCADEMIA CAPELLINI 28 Maggio 2016, audio di 2 ore

ACCADEMIA CAPELLINI
28 Maggio 2016
“Festa e Poesia tra Dante e Leopardi”
di Emanuele Severino
Sabato 28  maggio, nei locali dell’Accademia Lunigianese di Studi «Giovanni  Capellini, il professor Emanuele Severino ha tenuto una conferenza sul  tema “Festa e Poesia: tra Dante e Leopardi”

dal sito accademia capellini

2020-03-26_105350

“After the battle”: Emanuele Severino, il più strenuo difensore mai esistito della innegabilità del principio di non contraddizione, e Graham Priest, il grande logico teorico del “dialeteismo”, per il quale si danno contraddizioni vere.

“After the battle”: Emanuele Severino, il più strenuo difensore mai esistito della innegabilità del principio di non contraddizione, e Graham Priest, il grande logico teorico del “dialeteismo”, per il quale si danno contraddizioni vere.

Rimane il dubbio se queste due differenti tradizioni di pensiero siano riuscite ad intendersi durante il confronto tenutosi al convegno “All’alba dell’eternità” il 2 e il 3 marzo 2018.

vai a

 

 

Perché Nietzsche e la filosofia tutta sono cosa utile, segnalato in Amici di Emanuele Severino

vai a

https://www.huffingtonpost.it/entry/in-difesa-del-pensiero-contro-la-banalita_it_5e74a7d8c5b6f5b7c54226bf?fbclid=IwAR0MuYQ8P_uNHocUpTLPUPsLzeqiuF4znrJMfeKoPa5LQBva4SW8ti9xt8Q

segnalato in

(1) Amici di Emanuele Severino

Di ‘tutti’ i miei possibili critici, (dunque, oltre che di quelli passati e presenti, anche di quelli futuri) va detto che …, in Emanuele Severino, ‘Ancora sul senso del discutere’, in ‘La potenza dell’errare, Rizzoli, 2013, pp.178-180

Di ‘tutti’ i miei possibili critici, (dunque, oltre che di quelli passati e presenti, anche di quelli futuri) va detto che ‘tutti’, con maggiore o minore potenza sviluppano il Contenuto a cui si rivolgono i miei scritti. Questa affermazione non suona paradossale se si tiene presente […] che ‘tutte’ le possibili critiche al Contenuto dei miei scritti sono, tutte, sviluppi, più o meno rilevanti, di quel Contenuto (una parola, questa, che va con la maiuscola, “miei scritti” andando invece con le minuscole).Quel Contenuto è infatti la verità, il ‘destino della verità’. Immodesto non sono “io”, immodesta è la verità che ne ha il diritto perché non è cosa modesta e attira a sé il linguaggio imponendogli di testimoniarla. Ritorniamo brevemente su questi temi.
La verità è sola in quanto nega l’errore. Senza errore non c’è verità. L’errore con-ferma, la verità la rende ferma, nel senso che essa ha “il cuore che non trema” – per usare una espressione di Parmenide – solo in quanto mostra che essa è e significa “errore” e la necessità di negarlo. Essa vive, eterna (e l’uomo ne è l’eterno apparire), solo in quanto l’errore vive; ed è tanto più concreta quanto più l’errore è concreto e fiorisce ed è robusto, coerente, razionale, suggestivo, cioè quanto più sviluppa la ricchezza che gli compete. […]
In questo senso va detto che tutti i critici e tutte le possibili critiche al Contenuto a cui si rivolgono i miei scritti, sono, di quegli scritti, sviluppi, e spesso originali. Anche tutte le critiche che possono essere mosse a proposito del discorso che qui si è appena fatto intorno al rapporto tra verità e errore, agli escavatori dell’errore e della verità, e alla loro indispensabilità. La magnificenza dell’Occidente, che ormai conquista la terra, è il tempo dell’errore, della sua fioritura e del suo trionfo. Ma la verità non abbandona a sé stesso l’errore; esso cresce secondo le leggi della verità.
L’errore cresce secondo le leggi della verità anche perché ogni obbiezione che si possa fare a quel Contenuto (e ignorarlo è la forma preminente della negazione di esso) è convinta di affermare qualcosa che ‘differisce’ da tale Contenuto. Non solo, ma crede anche che il fatto di ‘differire’ non sia cosa di poco conto. E infatti è di tantissimo conto. Il Contenuto di cui si sta parlando è infatti la manifestazione del senso autentico e della necessità del differire dei differenti. E’ il punto infinitamente più stabile di quello che ad Archimede sarebbe bastato per sollevare la terra. Ben vengano dunque, daccapo, le obbiezioni, purché intendano essere per davvero obbiezioni; ossia intendano ‘differire’ da ciò contro cui obbiettano e tengano quindi in gran conto la ‘differenza’ dei differenti e l’impossibilità di negarla. E, una volta che avranno fatto tutto questo, capiranno di tenere in gran conto proprio quel Contenuto contro il quale essi vorrebbero andare.
Gli scavatori dell’errore sono gli erranti – e come individui tutti sono erranti, anche quelli che scavano la verità. Nel tempo dell’errore – un tempo che coincide con il tempo dell’ “uomo”, cioè con l’uomo quale è inteso all’interno della terra isolata dal destino della verità -, l’errore crede di conoscere ciò che ai propri occhi appare come errore; e si crede capace di distinguere questo, che gli appare come l’errore, dall’errante. Ma là dove domina l’errore che è tale agli occhi della verità, ed esso dice di voler combattere e distruggere ciò che ai suoi occhi è errore, ma non l’errante, là è inevitabile che ci si convinca che il fiorire degli erranti finisce con l’essere il fiorire dell’errore ai danni di ciò che è ritenuto verità, e si finisca col condannare, e punire e distruggere anche gli erranti. Questa confusione tra l’errore e l’errante attraversa tutta la storia del mortale. Eppure anch’essa contribuisce alla costituzione della concretezza dell’errore. Tutta la storia della sofferenza umana è richiesta da tale concretezza. Il destino della verità è destinato a oltrepassarla (cfr. ‘La Gloria’, Adelphi 2001; ‘Oltrepassare’, Adelphi 2007; ‘La morte e la terra’, Adelphi, 2011).
(Lo scritto è tratto da: Emanuele Severino, ‘Ancora sul senso del discutere’, in ‘La potenza dell’errare, Rizzoli, 2013, pp.178-180).

Il principio di non contraddizione nel pensiero di Emanuele Severino, segnalato da Vasco Ursini, in Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252

Il principio di non contraddizione nel pensiero di Emanuele Severino

Il ruolo che il principio di non contraddizione riveste nel pensiero di Emanuele Severino rappresenta molto probabilmente un ‘unicum’ nel panorama filosofico contemporaneo. Se, infatti, la tesi più nota e più scandalosa del filosofo bresciano consiste nell’affermazione dell’eternità di ogni ente in quanto tale, è il ‘modo’ in cui questa viene presentata che più colpisce, ossia come la stessa posizione concreta del principio di non contraddizione, il cui senso autentico viene visto come espresso per la prima volta – ed essenzialmente – da Parmenide: “l’essere è, mentre il nulla non è” (fr. 6, vv. 1-2 in E. Severino, Essenza del nichilismo, 3° ed., Adellphi, Milano 1995, pp. 20-243). Pensare ad un tempo in cui un qualsiasi ente si è annullato o è ancora nulla, significherebbe infatti pensare ad un tempo in cui l’essere è – ‘simpliciter’ – identico al nulla. Dunque, se “dell’essere (di ogni, di tutto l’essere) non si può pensare che non sia, allora di tutto l’essere […] non si può pensare che divenga, perché, divenendo, non sarebbe […]. Sì che tutto l’essere è immutabile. Non esce dal nulla e non ritorna nel nulla. E’ eterno” (Ivi, p. 63). Mentre per gran parte della filosofia contemporanea il principio di non contraddizione è un criterio “solo negativo, di ogni verità” (I. Kant, Critica della ragione pura, trad. di G. Colli, Adelphi, Milano 1995, p. 228), in quanto applicantesi a conoscenze in generale “prescindendo dal loro contenuto” (Ibid.), Severino vede in esso la manifestazione stessa della verità dell’essere e la chiave di volta della “struttura originaria del sapere”.
Dal principio di non contraddizione non discende però, secondo Severino, solo l’impossibilità del divenire in senso nichilista, ma anche – e innanzitutto – la ‘necessità della relazione’ tra ogni significato e la totalità del significare. Il principio viene insomma visto non solo nella sua valenza ontologica, ma anche in quella semantica, incarnandosi immediatamente in una posizione ‘olista’. Riformulato come ‘principio di opposizione universale – il positivo si oppone al negativo – il principio di non contraddizione afferma non solo l’opporsi di ogni ente al ‘nihil absolutum’, ma anche il proprio differire da ‘ogni altro positivo’. Ogni significato, opponendosi originariamente ad ogni altro significato, implica la totalità del significare.

(Robert Loss, Tempo, totalità e contraddizione. Ciò che il principio non dice. Elenchos e metafisica del tempo nel pensiero di E. Severino, in Scenari dell’impossibile. La contraddizione nel pensiero contemporaneo, a cura di F. Altea e F. Berto,Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 251-252).

(3) Amici di Emanuele Severino

Novant’anni dopo la pubblicazione di ‘Essere e Tempo’ cosa resta di Heidegger, di marco Pacini in l’Espresso, segnalato in Amici di Emanuele Severino

vai a

https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2017/04/26/news/novant-anni-dopo-la-pubblicazione-di-essere-e-tempo-cosa-resta-di-heidegger-1.300305?fbclid=IwAR2LKatr5p38KI5GcC_NIR7xb3-Rbr4-r71zXawuZ4knjtaRrH1cNlW8Jmo

segnalato in

(2) Amici di Emanuele Severino

Schopenhauer , Nietzsche, Freud: elementi per un confronto critico, di U. Galimberti, segnalato da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

vai a

https://sigmund-daubmir.blogspot.com/2007/05/schopenhauer-nietzsche-freud-elementi.html?m=1&fbclid=IwAR3gwoD4fGXcF7Fs88lcG3GVVmz1X37BZCYWZaZIGBT2g2AXnIcBtEfLylM

segnalato in

(2) Amici di Emanuele Severino

Emanuele Severino, La potenza dell’errare, in Dieci libri per affrontare la quarantena | L’ Intellettuale Dissidente

Antologia del TEMPO che resta

Emanuele Severino, La potenza dell’errare

Severino è stato uno dei pochissimi maestri del pensiero che l’Italia recente ci ha regalato. La sua produzione filosofica è pubblicata da Adelphi, mentre per Rizzoli sono apparsi i saggi divulgativi.

A questi ultimi appartiene La potenza dell’errare, quindi niente paura: anche chi è digiuno di filosofia può farcela. Sottotitolato Sulla storia dell’Occidente, che per Severino è storia del nichilismo, la “suprema follia”, ossia “la persuasione che le cose siano nulla, e il viverle come un nulla”, questo libro mostra come lo scambio delle parti, cioè il rovesciamento del mezzo in scopo, sia caratteristico della storia occidentale.

Allora tutte le ideologie – incluse le religioni, la democrazia, il capitalismo – che si servono della tecnica, sono destinate a perire perché la tecnica stessa da mezzo diventa scopo, ovvero nient’altro che l’aumento indefinito della potenza. Banalizzando, il nostro futuro sarà un fare per…

View original post 16 altre parole

RUBINELLI Renzo, Tempo e destino nel pensiero di E.M. Cioran – Aracne editrice, 2015

Antologia del TEMPO che resta

vai a

Tempo e destino nel pensiero di E.M. Cioran – Aracne editrice – 9788854868908

Ci sono libri che serbiamo in noi lungo il corso degli anni, libri che ci abitano e che attendono serenamente il loro kairos, il momento opportuno per venire alla luce, sbocciando dalla pienezza interiore di colui che li ha custoditi e difesi dal passare del tempo. Renzo Rubinelli ha deciso di offrire al pubblico Tempo e Destino nel pensiero di Cioran. L’esegesi si sviluppa prefigurando un dialogo fra due polarità estreme: l’eternità di Emanuele Severino e il nichilismo di Cioran. Tuttavia, nella tentazione mistica del pensatore transilvano, sembra potersi scorgere una percezione emozionale dell’Essere accompagnata dal dubbio «che l’ultima parola non risiede forse nella Negazione». Il libro contiene non solo una visione teoretica dell’opera di Cioran, ma anche una prospettiva affettiva della sua famiglia parigina e rumena, come Renzo Rubinelli l’ha scoperta nelle sue visite…

View original post 63 altre parole