Vasco Ursini su: due sono le “anime” dell’Occidente, i suoi due inconsci: quello, più superficiale, del nichilismo e quello, più profondo, del destino della verità

 

Alcune delle affermazioni inaudite di Emanuele Severino che sconcertano il quieto vivere dei mortali del tutto isolati dalla verità del destino:

Una riguarda la “fede” dei mortali

e l’altra riguarda le due “anime” dell’Occidente, i suoi due inconsci:
“I mortali credono di vivere in un mondo che, comunque sia inteso da essi, è isolato dal destino della verità. Nei miei scritti, la parola ‘terra’ indica l’insieme di ciò che sopraggiunge [ … ] I mortali non sanno che ciò in cui credono di vivere è la terra isolata dal destino. Chi sa questo – chi sa – è il destino” (Oltrepassare, p. 30).
“Noi siamo la Gioia. Questa parola non indica un sentimento psicologico: indica il gioire del Tutto per il suo essere il Tutto: appagamento di ogni bisogno, liberazione di ogni dolore, il colmarsi di ogni lacuna.

Ma noi siamo anche la fede di essere circondati e penetrati dal dolore, dalla morte, dal niente. E facciamo presto ad allontanare dalla serietà della nostra esistenza la fola secondo cui noi saremmo il gioire del Tutto. Noi siamo la Gioia e, insieme la fede di essere tutt’altro. Due anime abitano nel nostro petto; una nascosta, e l’altra manifesta” (La strada, la follia, la gioia, p.87).

Dunque, due sono le “anime” dell’Occidente, i suoi due inconsci: quello, più superficiale, del nichilismo e quello, più profondo, del destino della verità.
Il nichilismo è l’inconscio dell’Occidente ma non è il suo fondo ultimo. Al fondo di quell’inconscio c’è un altro inconscio, che si può definire “inconscio dell’inconscio”, Quest’ultimo consiste nella verità originaria dell’essere, che è presente nel fondo di ciascuno di noi, di ciascun abitatore del tempo. E difatti l’uomo è la convinzione di essere mortale e non si avvede che nel suo più profondo inconscio è presente la propria eternità.

via Amici di Emanuele Severino

Vasco Ursini, La morte e la terra

La vita è essenzialmente l’attesa della morte. Giudicare, come spesso si fa, semplicemente “pessimistico” questo pensiero è cosa del tutto estranea alla “verità” che esso proclama.
Si tratta poi di verificare se la morte è “un andare nel nulla”, o se invece essa non annulla l’eternità dell’essente in quanto essente.
E’ questo il “dilemma” che sulla scia della risoluzione che Emanuele Severino ne ha dato, si sta cercando di affrontare e risolvere anche su queste pagine.

via (25) Amici di Emanuele Severino

Emanuele Severino: Il “Mein Kampf” «è basato su tre idee»: «darwinismo sociale» («lotta eterna tra forti e deboli», «selezione naturale», «spazio vitale» ecc.), «principio etnocentrico» (al centro dell’esistenza c’è una certa razza, un certo popolo) principio «della personalità» – da Post

 

da  (3) Emanuele Severino – Post

Il “Mein Kampf” «è basato su tre idee»:

«darwinismo sociale» («lotta eterna tra forti e deboli», «selezione naturale», «spazio vitale» ecc.),

«principio etnocentrico» (al centro dell’esistenza c’è una certa razza, un certo popolo)

principio «della personalità».

Qui vorrei rilevare che quei tre principi appartengono (in modo filosoficamente ingenuo) a una grande dimensione comune, che più o meno corrisponde ai due ultimi secoli della storia dell’Occidente. Quelli della «morte di Dio». Tutto a posto, allora, ritornando a Dio? No; la «morte di Dio» è la figlia legittima, inevitabile, della «vita di Dio». E invincibile sino a che non ci si sappia rivolgere al senso essenziale e non si sappia mettere in questione la «creatività» e la «volontà di potenza» dell’uomo ariano e non ariano che sia. (Emanuele Severino)

Il prezioso saggio di Nicoletta Cusano, “Emanuele Severino Oltre il nichilismo”, Morcelliana, Brescia 2011, segnalazione di Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

da   (2) Amici di Emanuele Severino

Il prezioso saggio di Nicoletta Cusano, “Emanuele Severino Oltre il nichilismo”, Morcelliana, Brescia 2011 si apre con questa “avvertenza”:

‘Oltre il Nichilismo’: a essere “oltre il nichilismo” non è non può essere un individuo, un “io empirico”, una volontà; a essere “oltre il nichilismo” è lo stare eterno e innegabile dell’essere, ciò che la filosofia di Severino chiama de-stino. Questo il contenuto centrale della filosofia di Severino e perciò di questo scritto.
Questo suo stare “sotto il titolo” non è una semplice interruzione grafica ma una cesura logica: è il segno del limite invalicabile tra la persona e l’oltrepassamento del nichilismo. L’indicazione che non è e non può essere un individuo a portarsi oltre il nichilismo.

Nella “Prefazione” Emanuele Severino scrive:

L’esposizione della Cusano è di alto profilo, quindi impegnativa; ma è anche la prima indagine ‘analitica’ sull’intero percorso dei miei scritti: un impegno rilevante per l’autrice, ma, insieme, un consistente aiuto per il lettore.

Il poderoso saggio su Emanuele Severino di Giulio Goggi (Lateran University Press, 2015) sarà presentato alle ore 14.00 del 15.11.2016 all’università Vita.Salute San Raffaele di Milano

 

via (1) Amici di Emanuele Severino

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Dopo il saggio di Nicoletta Cusano sul pensiero di Emanuele Severino è Giulio Goggi che scrive il suo “Emanuele Severino”, Lateran University Press, Pontificia Università Lateranense, Roma 2015, saggio che, come già annunciato sarà presentato alle ore 14.00 del 15.11.2016 all’università Vita.Salute San Raffaele di Milano.

Di tale saggio Emanuele Severino scrive:

“L’analisi di Goggi percorre l’intero sviluppo del mio pensiero filosofico, fino agli scritti più recenti. Constatando come anche illustri studiosi e pensatori non colgano talvolta il senso di quel discorso, tanto più spicca la capacità di Goggi di muoversi con estrema competenza nelle complesse articolazioni che conducono da ‘La struttura originaria’ 81958) a ‘La morte e la terra’ (2011), e nelle quali, tuttavia, il centro di quello scritto del ’58 permane lungo tutto il tragitto (e peraltro si era fatto innanzi già qualche anno prima)”.

Emanuele Severino sulla citazione “Creatio est productio rei ex nihilo sui et subjecti ” di Sant’Agostino

Nel mito di Adamo l’uomo vuole “uccidere dio” per impossessarsene.

Ma è altrettanto vero che, PRIMA ANCORA,  dio è il primo omicida, perchè pretende di creare l’uomo dal niente.

Pretendendo di crearlo afferma il principio che l’uomo era il nulla assoluto.

Creatio est productio rei ex nihilo sui et subjecti ” dice Sant’Agostino

Traduco alla buona: “la creazione è produzione della cosa da un precedente niente sia di se stesso che di ogni oggetto“.

La parola “creazione” vuole, dunque, imporre la totale inesistenza dell’ “essere” (e quindi del mondo) prima della sua produzione da parte di dio.

La nozione di creazione pone l’accento sul NULLA del punto di partenza (“ex nihilo“) dell’azione creatrice.

Ecco perchè Emanuele Severino indica che tutte le religioni partecipano delle visioni nichiliste.

Ben prima di Nietzsche

Emanuele Severino, Dal pensiero pre-ontologico all’ontologia greca, video di 4 min uti e 17

Prima dell’avvento del pensiero greco, cioè della riflessione filosofica sull’essente, le cose del mondo sono state concepite come una continua trasformazione, un continuo passaggio da uno stato all’altro. Col sorgere della riflessione filosofica, il trasformarsi delle cose acquista un senso nuovo e radicale: tutte le cose del mondo provengono dal nulla, stanno provvisoriamente nell’esistenza e precipitano nuovamente nel nulla.

Emanuele Severino L’ontologia greca e il clima comune, video di 1 minuto e 44

L’ontologia greca, ossia la concezione dell’ente in quanto caduco, oscillante tra l’essere e il nulla, costituisce il fondamento di ogni attività umana. Questo è il vero volto del nichilismo generatosi in Occidente col pensiero greco

Il “realismo” e le “stravaganze” di Maurizio Ferraris evidenziate da Mario Ciattoni, segnalato da Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino

Il “realismo” e le “stravaganze” di Maurizio Ferraris evidenziate da Mario Ciattoni.

Mario Ciattoni

Maurizio Ferraris, professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino, propone di distinguere tre tipi di oggetti: “gli oggetti fisici (i sassi, le montagne, i fiumi, ecc.), che occupano un posto nello spazio e nel tempo e che non dipendono dai soggetti; gli oggetti ideali (le teorie matematiche, ecc.), che non occupano un posto nello spazio e nel tempo, e che non dipendono dai soggetti; e infine gli oggetti sociali (le banconote, i contratti, le promesse, i matrimoni, ecc.) che occupano un modesto posto nello spazio e nel tempo, e che dipendono dai soggetti, pur non essendo soggettivi”.
Nel volume di Ferraris Il tunnel delle multe ci imbattiamo nella seguente sentenza: “Senza gli uomini, le montagne resterebbero quello che sono, e i numeri manterrebbero le medesime proprietà, mentre non avrebbe alcun senso parlare di offese e di mutui, di premi Nobel e di anni di galera”. Dunque, Ferraris ci sta dicendo che sia gli oggetti fisici sia gli oggetti ideali esisterebbero anche senza gli uomini, ma se non ci fossero gli uomini, non avrebbe senso parlare di oggetti sociali. Ebbene: queste considerazioni per Ferraris sono ovvie, del tutto scontate, come per lo più viene ritenuta ovvia la convinzione che noi uomini siamo esseri insignificanti nell’immensità di un universo che ci trascende.
Faccio un veloce esperimento mentale: provo a immaginare un universo senza uomini. Non è forse facilissimo immaginare il “nostro” universo pieno soltanto di “oggetti fisici” e “ideali”? Apparentemente sì, però un universo senza uomini, ossia tutto pieno soltanto di galassie, stelle, con il nostro pianeta pieno di montagne, onde dell’oceano profondo, laghi, giungle impenetrabili, sterminati deserti, vulcani, pietre, ruscelli, colate di lava, spiagge bianchissime, ghiacciai, fondali marini, numeri, ecc., è un universo…Immaginato, ossia pensato. Che cosa voglio dire? Voglio dire che c’è una difficoltà sul piano logico: per immaginare sino in fondo un universo senza uomini devo tirar via anche il “mio” pensiero che pensa un universo senza uomini, perché, forse è il caso di sottolinearlo, se un universo è senza uomini, allora, in quell’universo fatto SOLTANTO di “oggetti fisici” e “ideali”, non ci sono nemmeno io; in quell’universo non viene meno soltanto la mia capacità di sperimentare qualcosa, di vedere, toccare, odorare, gustare, ma è assente pure la mia capacità di “immaginare” qualcosa, ossia è assente tutto il mio mondo interiore fatto di fantasie e desideri; in quell’universo è assente pure la mia capacità di pensare quel pensiero che ritiene che sia pensabile un universo senza uomini, ossia un universo pieno soltanto sia di “oggetti fisici” che “ideali”. Un universo siffatto è peggio del buio pesto: nulla posso dire di un mondo nel quale io non esisto. Certo, la storia ci racconta gli avvenimenti storici, la cosmologia ci racconta gli avvenimenti cosmologici, ma sono…Racconti. Chiediamoci: che cos’è un “racconto”? Di più: non dobbiamo dare nemmeno per evidente il significato di una parola chiave come “uomo”…

via (1) Amici di Emanuele Severino