Vasco Ursini, Che cosa significa pensare secondo Emanuele Severino (da: Vasco Ursini, Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, Book Sprint Edizioni, 2013, pp. 22-24)

A opporsi radicalmente a tutta la storia della filosofia occidentale e dunque anche ai concetti di pensiero da essa prodotti è Emanuele Severino. Il concetto tradizionale di pensiero è da lui così definito:

Per l’Occidente il pensiero è “gesto”, “atto”, “azione”, “operazione”. E’ anzi il gesto nella sua assoluta purezza e agilità. Il gesto di qualcosa che sopraggiunge […], cioè viene fatto, sospeso, rifatto, ripetuto, comandato. Il pensiero è così, come tale, la più precaria e instabile delle cose” (La struttura originaria, Adelphi, Milano 1981, p. 90).

Severino aggiunge che anche nel concetto idealistico di pensiero  come atto puro o pensiero trascendentale è conservato “un tratto essenziale del gesto: l’agilità dell’auto- produzione” (Ibidem).

A questo concetto tradizionale di pensiero, Severino oppone il suo in termini assolutamente chiari:

“Al di fuori del nichilismo dell’Occidente, il senso essenziale del pensiero è l’apparire del Tutto. E l’apparire è eterno, come ogni ente. Ed è l’apparire della propria eternità. L’apparire eterno […] è la dimensione rispetto alla quale le cose possono essere dette lontane o vicine. In questo senso, è l’apparire attuale; […] L’apparire attuale è l’apparire che appare: se è detto”attuale”, la sua “attualità” indica il suo differire dall’apparire che rimane nascosto. […] Questo attuale apparire del Tutto è l’apparire che da millenni e già da sempre e per sempre illumina il Tutto. Questo, in cui appare il nostro mondo, e la storia dell’Occidente, e l’intera vicenda dei mortali. Questo, che non è opera degli uomini o degli dèi (e in cui appare l’alienazione dell’operare). I millenni della storia scorrono al suo interno. Nella necessità di questo suo senso, il pensiero non è gesto, atto, opera, azione, ma il luogo in cui sopraggiunge ogni gesto, atto, opera, azione […] E’ anzi, il pensiero,  il luogo in cui sopraggiunge la terra, ossia tutto ciò che può sopraggiungere. […] Il pensiero non è il gesto e il lampo, ma la ferma volontà del cielo, in cui procedono e si alternano le costellazioni dell’essere, gli eterni astri del “Sentiero della Notte” […] e, se è necessario che si manifestino, gli eterni astri del “Sentiero del Giorno” […] Ma la necessità che questo sia il senso autentico del pensiero è la necessità che il pensiero sia l’apparire della struttura originaria della Necessità […] Ne La struttura originaria il pensiero, in quanto apparire, è struttura, perché nella struttura originaria della Necessità l’apparire include originariamente sé stesso nel proprio contenuto (ossia nella totalità degli enti che appaiono). La Necessità non è tale senza questa originaria autocomprensione dell’apparire” (Ibi, p. 90-91).

Con questo brano Severino ha lucidamente definito il concetto di pensiero, Una definizione che contrasta nettamente con quella che la cultura dominante continua a dare di questo concetto. Severino aggiunge che da tale cultura occorre liberarsi mettendo in questione il comune modo di pensare.

Ancora oggi si dà per indiscusso che il pensare sia un’attività psichica e che tale attività sia modificabile da una mirata azione educativa. La stessa scienza pensa che la dimensione psico-mentale debba essere intesa come una funzione, come cosa tra le cose, e che il cervello è la condizione fondamentale del pensare.

Per mettere in questione il comune modo di pensare, occorre tornare, secondo Severino, alla filosofia autenticamente intesa e praticata. Allora ci si accorge che il riduzionismo, nel concepire la mente come cosa tra le cose, non si avvede della condizione che gli rende possibile parlare, cioè non si accorge che vedere la mente tra le altre cose significa vedere il Tutto che contiene la mente e le altre cose. L’intuizione autentica è saper vedere l’orizzonte totale in cui appaiono le cose come  parti del Tutto.

Per filosofia autentica si deve intendere, secondo Severino, la filosofia capace di indicare che il senso autentico della mente e del pensare è il senso trascendentale, cioè il senso per il quale il pensare non è una cosa tra le altre cose, ma è l’orizzonte totale entro il quale la mente si distingue, come parte, dalle altre cose.

Occorre però intendersi sul significato di  trascendentale: Il trascendentale non è il trascendente che sta al di là del molteplice, che costituisce il mondo. Il trascendentale è ciò che raccoglie in unità il molteplice senza lasciar fuori alcunché.

(Questo scritto è tratto da: Vasco Ursini, Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, Book Sprint Edizioni, 2013, pp. 22-24).

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