Vasco Ursini, Da un caro amico una lettera graditissima: … la risposta di Emanuele Severino alla Sua lettera …

Da un caro amico una lettera graditissima

Vasco Ursini

Prof.Ursini. rileggo spesso con un piacere “lussurioso”per la mente, quasi autorimodulante nell’energìa che profonde su me, la riposta di Emanuele Severino alla Sua lettera, e -mi permetta- tento qui di riproporla sapendo che molti miei amici ed adepti, e moltissimi studenti e studentesse di valore, hanno avuto da me l’apoteosi prosopopeizzata dell’altissima Filosofia del Prof.Emanuele Severino che ho da sempre adorato & venerato come fosse un semiDio tra gli uomini…qui nel nostro paese…”lacerato”….invidiato da mezzo mondo : “La lettera di risposta di Severino è datata 18. 6. 2003. Ecco il testo:

“Egregio e caro prof. Ursini, La ringrazio molto della sua gentilezza e della sua lettera. Grazie di cuore. E congratulazioni: lei fa dell’autentica filosofia. Mi è poi particolarmente gradita la competenza che lei mostra a proposito dei miei scritti. La sua lettera contiene la risposta a buona arte delle sue domande. E penso che nei miei scritti Lei possa trovare le risposte alle altre.

Comunque: la verità, certo, non illumina l’”individuo” – non illumina il “mendicante” – perché l’”individuo” è il contenuto del sogno dell’errare, ed è impossibile che la verità illumini l’errore. Ma “noi” siamo quel “re” che Lei richiama: e pertanto non è in quanto siamo “individui”, bensì in quanto siamo “re” (cioè eterno apparire della verità del destino) che ci capiamo e siamo l’apparire dello “stesso” e possiamo “essere d’accordo”. (D’altra parte, sino a che la solitudine della terra non tramonta concretamente, rimangono, nonostante la testimonianza del destino, le angosce e le asperità di cui Lei parla).

Anche scrivere libri, anche il linguaggio che testimonia la verità del destino è volontà di potenza e momento della solitudine della terra (Cfr. Oltre il linguaggio e La Gloria). Se in un altro cerchio dell’apparire del destino (ossia se in ciò che propriamente è il “prossimo”) quel linguaggio è accompagnato dal “consenso” che in tale cerchio compare rispetto a ciò che tale linguaggio dice, non è perché tale linguaggio produca, in quel cerchio, l’apparire della verità: appunto perché ogni cerchio è, eternamente, tale apparire. Quel linguaggio può essere però una condizione perché anche in quel cerchio la solitudine della terra si ritragga di quel tanto che consente al linguaggio di indicare il (già da sempre manifesto) destino della verità.

Con rinnovati ringraziamenti e con i saluti più cordiali, Emanuele Severino”.

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