Vasco Ursini, L’apparire finito e l’apparire infinito … in Amici di Emanuele Severino | Facebook

Vasco Ursini, L’apparire finito e l’apparire infinito

Alcuni amici mi hanno domandato in privato di dire una parola esplicativa su queste due forme dell’apparire. Poiché i richiedenti sono numerosi, mi pare più opportuno e veloce rispondere con questa breve nota. Nello sguardo del destino (da intendersi nell’accezione che Severino dà a questa parola) appare che, al di là della luce dell’apparire attuale, in cui sopraggiungono gli eterni, c’è la luce dell’apparire infinito. Per spiegare la differenza tra queste due forme dell’apparire occorre richiamare alcuni punti della riflessione severiniana e cioè: ognuno di noi è contraddizione; ogni determinatezza è una contraddizione. Il risolvimento della contraddizione non è un futuro come Hegel o Marx pensavano, ma il toglimento della contraddizione “è già da sempre”. Il toglimento di questa e di tutte le altre possibili contraddizioni è “l’apparire definitivo e infinito del Tutto”. Che non è ‘questo’ apparire. Ma è un apparire che non consente il sopraggiungere e l’assentarsi delle determinazioni. Negli scritti severiniani (cui rinvio) si mostra che l’esser già da sempre tolta della totalità delle contraddizioni non può essere un apparire in cui via via gli essenti vanno comparendo e da cui cui vanno congedandosi. Occhio dunque al nesso che c’è tra toglimento totale della contraddizione ed apparire totale ed esaustivo. Ora non c’è alcun dubbio che noi siamo autenticamente noi, la società è autenticamente se stessa là dove tutte le contraddizioni in cui si è imbrigliati sono tolte. In conclusione diciamo che attualmente l’apparire è ‘finito’, perché è appunto la dimensione in cui le cose entrano ed escono dal cerchio dell’apparire. Aggiungiamo che questo apparire finito, che è la struttura originaria della verità, è anche la struttura originaria della contraddizione. Il toglimento di ogni contraddizione è l’apparire infinito, che è il vero essere dell’apparire finito, ossia della tensione tra l’originario apparire della verità e l’isolamento della terra.

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